Secondo lancio, primo aspio

Pietro Invernizzi Aspi in Po
Aspio, spinning, Po

Autoscatto sul fiume, primo aspio della prima uscita. Stagione invernale 2017

Che sarebbe stata un’ottima giornata di pesca lo si poteva capire già dal secondo lancio.

Non tanto perché aveva abboccato un bellissimo aspio argentato di taglia generosa, ma per come aveva abboccato!

L’esca, il pesciolino di legno, ingoiata per la testa, segno inequivocabile che i pesci avevano fame.

Era domenica mattina, uno dei primi giorni in cui l’inverno si fa sentire la notte, in cui si brinano i campi e le auto parcheggiate. Era molto tardi per essere la mattina di un pescatore, arrivato alla riva del fiume l’orologio segnava le undici esatte.

La nebbia che aleggia sempre vicino ai grandi fiumi la mattina, nascondendo sogni pinnati

La nebbia si stava già alzando, lasciando intravedere sprazzi di cielo azzurro e l’acqua calma e trasparente davanti a me. Ero solo. Solo in macchina ad ascoltare la musica, solo a camminare lungo l’argine alto della sponda, tra gli alberi e i pensieri. Solo sul fiume, nessuna canna da pesca in vista oltra alla mia. 

L’attacco dell’aspio… esche dalla testa!

Al secondo lancio l’abboccata è stata furiosa, a pochi metri da me, quando ormai l’esca era quasi a galla, l’acqua è esplosa in mille schizzi mentre una coda grigia e argento ha descritto una capriola in aria; non avrei potuto desiderare un inizio migliore. Ho ferrato, per quanto possa servire dopo una mangiata così violenta, ed in breve ho portato a riva il primo bell’aspio di quest’anno. Autoscatto e rilascio.

Attimi prima del rilascio. (GLoomis NRX, Stella 4000, Sufix 832)

Ero lì per loro, gli aspi. Ormai una pesca che mi ha appassionato molto e che coinvolge sempre più pescatori. Quando la stagione della trota è ormai un ricordo, quando il pescatore a spinning che è in te prevale sulla voglia di pesca a mosca al temolo, quando non ti senti in vena di lucci e bass, allora l’aspio è un miraggio, è l’alternativa, anzi… diventa la tua prima scelta e non ti fa rimpiangere nient’altro! 

Ero lì per pescare aspi, con la stessa attrezzatura perfezionata negli anni passati, con le scatolette nella giubba traboccanti di esche vecchie e nuove, con una grande fiducia in ogni gesto; una fiducia maturata in moltissime ore sul fiume, in giornate di pesca con grandi maestri, grandi amici o in completa solitudine, ma sempre felice di essere in pesca.  

Dettagli di pura bellezza!

Sbam! Il barbo lottatore si è arreso.

Essere da solo sul grande fiume è puro ritiro spirituale, riaffiorano quelle domande esistenziali che nella vita quotidiana non si ha voglia di affrontare… sempre troppo stanchi, troppo di fretta, troppo distratti. O forse troppo impauriti, fa paura chiedersi se la vita ha un senso nel traffico in moto, al telefono col capo, mentre spingi il carrello al supermercato, quando guardi il prossimo episodio su Netflix… Invece se sei al tuo posto davanti all’acqua, puoi farti tutte le domande, sull’universo, sulla morte, sull’amore; perché la pesca è come l’arte migliore: la risposta all’assenza di risposte! 

Tra un pensiero e l’altro tenevo sempre salda la canna, sempre pronto a contrastare le violente abboccate tipiche dell’aspio. Lanci lunghissimi con una spinta secca impressa alla canna veloce, trecciato sottile e setoso (sufix 832) che fila via lontano dalla bobina dello Stella 4000. Filo che affonda in fretta, trascinato verso il fondo dall’esca compatta e pesante, legata ad un finale in fluorocarbon dello 0,30.  Considerata la violenza della prima cattura ed il fatto che ha sferrato l’attacco sotto il pelo dell’acqua, mi sono dedicato per lo più a recuperi veloci, jerkati e a mezz’acqua, alternati a qualche lancio più lento accarezzando il fondo. Le abboccate sono arrivate una dopo l’altra, regalandomi una mattina da ricordare. Pesci stupendi, non enormi ma tutti di buona taglia. Alle 13.00 avevo preso 12 aspi, slamandone due o tre.  Non bisogna essere avidi, ho deciso di fermarmi.

Aspio, asp, pietro invernizzi

Uno dei tanti aspi di taglia. Autoscatto sul fiume

Ero appagato tanto quanto affamato, ho scelto con cura un punto panoramico sulla sabbia asciutta, ho dato le spalle al vento leggero e posato la giubba. Il menù stellato prevedeva “fetir” egiziano, ovvero una specie di pizza di sfoglia farcita con sgombri alla sevigliana che, per la cronaca, è una scatoletta marocchina con sgombri con cipolle, pomodori e altre spezie… delicatissimo!  Pasto stellato nel contesto del fiume.  Quello che ho trovato nella rosticceria marocchina di domenica mattina.

Nel pomeriggio ho scelto di provare esche nuove e recuperi strani, girovagando alla ricerca di posti nuovi, qualche altro aspio ha abboccato ed anche un bel barbo, combattente sempre fiero ed apprezzato dallo spinner. Alle 17.00 il sole stava calando rapidamente, ho provato qualche lancio con il popper più bello che abbia mai visto, un gioiello in legno fatto a mano da Mark White, era ovvio che non fosse il modo più efficace per “prendere pesci”, ma era il modo migliore per avere forti emozioni… e le emozioni sono arrivate, da infarto!

Due inseguimenti a pelo d’acqua, due grandi gorghi nella luce del crepuscolo. Nulla di fatto.

Sono tornato sui miei passi. In solitudine ho camminato sull’argine, in solitudine ho guidato fino a casa. Ero stanco, libero, profondamente felice e soddisfatto. La prima uscita di pesca all’aspio era iniziata alla grande sin dal secondo lancio, oggi voglio pensare sia stato solo il preludio di una lunga serie di uscite a caccia di questi piccoli “tarpoon” d’acqua dolce!

Rock’n’Rod

 

 

 

 

7 Comments

  • Diego Traversa ha detto:

    Grande Pietro..
    Dopo soli due articoli in un mese iniziavo a preoccuparmi! 😉
    E’ iniziata la stagione aspiosa?! Com’è il livello dell’acqua? Giganti baffuti non se ne son visti?
    Prima della primavera possiamo farci una giornata insieme sul fiume.. devo farmi perdonare la buca al Pedrone!

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Diego,
      si abbiamo deciso di concederci il lusso di diradare un pochino gli articoli, magari due o tre al mese invece di quattro; ma avere sempre la qualità più alta che possiamo!

      Livello acqua bassissimo, aspi presenti, glani nella mia unica uscita non li ho visti.

      Volentieri per un’altra pescata invernale!

      Rock’n’Rod
      P.

  • Walter Scandaluzzi ha detto:

    Sesia direi sapendo bene o male dove bazzichi. Complimenti

  • Marco ha detto:

    I tuoi racconti di pesca sono sempre uno spettacolo i pesci sono sempre stupendi cosa sire grazie che sei tornato a scrivere

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie a te Marco!
      Scrivere è un piacere soprattutto quando lettori come te mi dicono di apprezzare i miei racconti.

      A prestissimo,
      Rock’n’Rod
      P.

  • mimmus ha detto:

    “L’esca, il pesciolino di legno”… mi fai morire!!
    C’è gente che si scanna per marche, modelli e colorazioni degli artificiali 🙂

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