Siluri in Po con Fabio Zuanon

siluri po

siluri poHo tutti i miei pensieri  che planano sull’acqua, ancora stralunato, ancora sorpreso e meravigliato dalla bellezza di un paesaggio inaspettato.

A lungo avevo desiderato una pescata in barca sul Grande Fiume d’Italia e finalmente quel giorno è arrivato e non ha deluso le aspettative, anzi… E’ successo la prima vera giornata di Primavera con un alba carica di bruma, una giornata di sole caldo e colori accesi, un tramonto esplosivo incendiato di arancio e rosso, fiamme spente lentamente dalle sfumature del viola e del nero dell’imbrunire.

Tutto è iniziato con una telefonata: <Allora siamo d’accordo, domani si pesca, ci troviamo alle 5 in quel posto sulla statale, va bene?>, <Alle cinque è perfetto!> ho risposto carico di entusiasmo.

Alle cinque è drammatico, ho pensato mentre alle due e trenta puntavo la sveglia alle quattro. Ma l’adrenalina alieutica ha poteri straordinari, alle quattro ero in piedi con un’ora e mezza di sonno alle spalle, alle 4.45 stavo mangiando un cheese-bacon-burger da Mac Donald come colazione, il tutto condito da mezzo litro di Coca Cola.  Ed è qui che inizia una memorabile giornata di pesca.

siluri po

L’acqua del Grande Fiume all’alba

Fabio, puntualissimo, mi sorprende a metà panino, per rompere il ghiaccio gli offro due cornetti alla crema mentre digerisco il bacon, aumentando la sua perplessità sul mio approccio alla giornata.

Fabio Zuanon, detto Zua, è un pescatore che gode di fama straordinaria. Pescatore da più di trent’anni è forte in diverse tecniche ma è famoso come cacciatore di siluri, nonché membro da principio dell’ex-Gruppo Siluro Italia.

Anonima Cucchiaino non ama il siluro, lo abbiamo scritto più volte. Non lo ama per quello che rappresenta oggi in Italia, ma è comunque il predatore più grande delle nostre acque ed è un peccato non cercare di cimentarsi nella sfida. Fabio è la persona giusta con cui tentare questa pesca, ma anche con cui discutere dei temi legati al siluro oggi… infatti ha una lunga esperienza diretta, è appassionato e non estremista nelle sue posizioni. Iniziamo a parlarne già in macchina e così mi sembra un attimo dopo che siamo in riva al fiume a calare la barca.

Sono eccitato e nervoso, sembra uno scenario esotico, invece siamo nel corso medio-alto del Po. Nebbia e bruma nascondono le sponde, cielo plumbeo e basso, una enorme massa d’acqua color caffè latte scende potente e veloce, quasi senza rumore, solo qualche brontolio tra i vortici più forti che increspano la superficie del fiume che smaltisce la piena.

La gru cala il bolide, un canadian 445 preparato da pesca: pianale, seggiolino, livewell (l’acquario per tenere l’esca viva), motore potente a poppa e motore elettrico comandato a pedale in prua; è una specie di bass boat, un mezzo da pesca perfetto.

In barca carichiamo due canne da spinning leggere per gli aspi, due canne da spinning pesanti per i siluri, due canne da casting/vertical jigging pesantissime per siluri a “fireball”, tecnica e montaggio adattati e sviluppati per la pesca al siluro dal grande pescatore francese Xavier Wella, tecnica che scoprirò di lì a poco…

siluri po

La barca plana velocissima sull’acqua e la bruma inizia ad alzarsi lasciando distinguere chiaramente sponde selvagge per chilometri; non so più se sono sul Rio delle Amazzoni, sul Paranà o se questo Brown River, come lo chiama scherzando Fabio, è davvero il Po di casa nostra!

Rallenta e spegne il fuoribordo, da prua attiva l’elettrico e ci prepariamo a scendere con la corrente lungo la sponda lanciando il più vicino possibile ad ostacoli e rami della riva.

Fabio sa di essere in un “hot spot”, un posto che gli ha dato molte catture in passato. Con canne corte e mulinelli di taglia 8000 bobinati con trecce 100lbs e finale in nylon dell’1 lanciamo dei modesti ma micidiali J13 snodati a cui sono stati provvidenzialmente cambiati ancorette e split ring.

siluri po

Stiamo lanciando da forse meno di cinque minuti quando una botta in canna mi sorprende, sento solo la botta senza nessuna trazione, un istante dopo un grosso gorgo apre l’acqua dietro la mia esca… <Probabilmente una musata! Ha rifiutato… ma credo fosse grosso!> Il mio cuore a questo punto, strigliato da iniezioni massicce di adrenalina, si regola sulle 120 pulsazioni al minuto e non rallenterà più fino a notte. Nella mezz’ora seguente, a spinning pennelliamo la riva, si succedono altri due o tre episodi di codate e gorghi d’acqua senza attacchi; sono siluri che rifiutano o scansano l’esca! Brutto segno.

Ad un certo punto un grossissimo pesce è disegnato nello schermo dell’ecoscandaglio… proprio sotto la barca, staccato un metro dal fondo!

Inneschiamo shad, grub, crank ed ogni armamentario artificiale possibile per fare fuoco a volontà sul bestione. Niente. Non si muove. Brutto segno.

<La piena è in calo> mi spiega il guru, <probabilmente hanno la pancia piena; i pesci sono attivi ma ci stanno ignorando gli artificiali. Te la senti di pescare con il vivo?>

siluri po

Anonima Cucchiaino non apprezza la pesca con l’esca naturale e ancor meno quella con il vivo, per vari motivi etici e tecnici, ma non abbiamo posizioni “talebane” su questi temi, ovviamente considerandole nel rispetto assoluto delle leggi dell’uomo e di Natura. Dice giustamente Fabio: <Capisco che l’uso del vivo sia crudele, ma tutto l’esercizio della pesca ricreativa lo è… Da un punto di vista ambientale se insidi un siluro con un pesce poco pregiato, nel senso di alloctono ed abbondante nel fiume, che abitualmente è predato e che a fine giornata in un modo o nell’altro sarà mangiato dai suoi predatori naturali, non fai nessun danno>. Resta il fatto che la tecnica non mi piace ma sono d’accordo, inoltre è capitato anche a me in un recente passato di pescare con il vivo in mare, e quando poi ho la canna in mano sono comunque felice.

Detto fatto mi viene spiegato il principio della pesca a “Fireball”.

La treccia da 100 lbs è legata direttamente ad un grosso piombo, credo sui 300 grammi, al quale è attaccato un amo impressionante… da tonni! A quell’amo si innesca la bocca della nostra esca passando per le narici; dall’anello del piombo parte una spessissima treccia, credo in kevlar, con legata una molto molto robusta e micidiale ancoretta , fissata sotto pelle sul fianco del pesce scelto come esca. A questo punto si cerca di tenere il filo verticale sotto la barca con l’esca a 10 centimetri dal fondo, mentre la barca scivola a valle con la corrente. Il comandante deve essere bravo, anzi bravissimo, a scegliere la giusta “passata”, sia nel senso di capire in quale spot possono essere i pesci, sia nel senso di saper interpretare la corrente e far trovare la barca nella giusta posizione per scendere alla giusta velocità, né in piena corrente del fiume, né in acque ferme o in rigiri strani.

siluri po

Ci spostiamo a tuono verso un’altra location, anche questo posto è bellissimo, un ramo del fiume più stretto, dove l’acqua alta fa sì che ci siano solo piante sommerse lungo le sponde. Adesso il sole è alto e scalda l’aria, bruma e nebbia sono spariti e mi sembra di rivivere la pesca sul Sacramento River in California. Qui, il nostro italianissimo fiume, non è da meno!

Peschiamo un’ora circa senza risultati, intanto vediamo ripetersi continue cacciate di aspi lungo la riva… Non resistiamo alla tentazione e ci concediamo una pausa. Monto un CD9, lo lancio dietro un albero sommerso… BAM! Inconfondibile la mangiata dell’aspio. Perso. Rilancio… BAM …zzzzzzzzz… canta la frizione e in breve il pesce è in barca. Non male, forse sui 55 centimetri. Non molto dopo ne prendo un altro con l’intramontabile ondulante Ardito da 12gr, questo più piccolo… <Questo è perfetto come esca!>.

Ed eccolo nel livewell aspettando il suo cruento ma profittevole destino!

siluri po

Fabio è un maestro eccezionale, spiega ogni cosa con generosità e dovizia di particolari. Una cosa me l’ha descritta attentamente: < Tieni il freno aperto ed il pollice sulla bobina. Se senti mangiare allenta la pressione del pollice e lascia che il siluro prenda filo… poi dopo qualche attimo, quando ti senti sicuro, chiudi il freno, vai a contatto e ferri deciso!>. Semplice, no? Nel dubbio gli richiedo un paio di volte il processo fino a quando sono certo di averlo ben chiaro in mente e di essere prontissimo.

Pesco concentrato, nervi a fior di pelle. <Attento che qui è un buon posto!> mi dice, ma non finisce la frase che un tirone violentissimo mi piega il polso strappando mezzo metro di filo dalla bobina in un secondo!

Istantaneamente, di puro istinto, tiro una ferratona!

Ovviamente ferro a vuoto. Idiota!

Altro tratto di fiume, stessa tecnica e stessa esperienza della mia guida, anche qui dice: <Questa è un’ottima passata, stiamo concentrati!>. Mi chiama, mi giro e vedo che sta lasciando correre il filo e il filo si tende verso monte… è un pesce! Attimi pieni di emozione. Chiude il freno, porta a tensione e… ferra! <Nooooo…> Anche lui è stato fregato, l’aspio che aveva innescato adesso ha tutta la metà verso la coda completamente squamata. Lo cala di nuovo.

Passano pochi minuti e si ripete la scena. Mi chiama, guardo in trepidazione la fuga del suo filo e trattengo il fiato quando dice: <Ok adesso io lo ferro!> BOOOOM! Ferratona a cui segue la canna piegata da colpi tremendi!

siluri po

Ciak! Azione! Va in scena la lotta con un siluro di taglia.

Fabio lo combatte con maestria, dopo pochissimi minuti è sotto barca, mi offro di fare il gloving, ma preferisce farlo lui, così mi passa la canna. Adesso sono io a tenerlo ed il pesce riparte, ripartendo si libera dall’amo però continua a sfrizionare! Ora è attaccato solo ad un amo dell’ancoretta sulla pelle esterna alla bocca! <Fabio se si slama non odiarmi!> gli dico preoccupato mentre assecondo le ultime testate del bestione! DSCN5831

Sotto barca è sempre il guru a risolvere la situazione: lo prende per la mandibola inferiore e lo tiene saldamente. Io preparo il grande telo verde su cui lo dobbiamo issare eeee… Olééé! Eccolo il “mostro” del fiume, questo pescione amato da pochi ed odiato da moltissimi, questo pescione che, di per sé non ha nessuna colpa a parte quella di essere stato portato qui ed altrove da uomini sconsiderati.

siluri po

Ormai il Po non è quello di quando Fabio era ragazzo. Qui trote, savette, alborelle, cavedani e lucci sono praticamente estinti. Prima a colpi di disastri ambientali, perdite di oleodotti, guasti a depuratori, dighe devastanti… infine anche dal proliferare di antagonisti troppo forti: barbi spagnoli, breme, aspi per dirne qualcuno, e ovviamente anche lui: il grande glano, il possente siluro. Ma oggi qual è il quadro della situazione? Tutto il basso Po e la parte bassa dei suoi principali affluenti, come ad esempio dell’Adda vicino alla foce, presenta un’ittiofauna quasi completamente danubiana, ed è evidente non solo che l’intervento dei pescatori ricreativi non può cambiare le cose ma addirittura che allo stato attuale la fauna esistente sarebbe quasi da tutelare.

Calma. Manteniamo la calma. Non abbiamo cambiato idea, non siamo impazziti; sul siluro la pensiamo sempre allo stesso modo: in bacini chiusi come Endine o l’Idroscalo e molti altri, è stata una vera follia criminale immettere il siluro ed oggi è da contenere, se possibile da eradicare del tutto in favore di pesci autoctoni! Non solo, nella parte superiore di fiumi e torrenti che sono terra di conquista progressiva del glano (ad esempio l’Adda a Spino d’Adda) è più che sensato che sia obbligatorio sopprimere questo pesce. Certo chi amministra le acque deve saper creare e tutelare l’habitat dell’ittiofauna autoctona, come marmorate e lucci. Però nel Po medio e basso, come si può obbligare i pescatori ricreativi a uccidere questi bestioni? Gli stessi pescatori che sono testimoni allibiti di fenomeni massicci di bracconaggio, per lo più da parte di bande dell’Est impunite, che con reti e altri metodi criminali rastrellano tutti i pesci del fiume siluri inclusi, ma non solo siluri.

Gli stessi pescatori che vedono tutti i giorni società straniere, austriache, tedesche e non solo, che organizzano costosi tour di pesca al siluro per turisti paganti; quasi sicuramente eludendo le nostre tasse ma sfruttando le nostre risorse… quelle stesse risorse che l’amministrazione italiana si ostina a condannare e bistrattare: il Grande Fiume e i suoi Grandi Pesci.

siluri po

 Facciamo due o tre foto con l’autoscatto e poi, da vero equipaggio, tiriamo in due il telone e lasciamo scivolare il pescione di quasi due metri di nuovo nel suo fiume.

Torniamo in pesca carichi di entusiasmo e felicità! Fabio adesso pesca col morto, io con il vivo, così dovrei avere più possibilità… Dieci minuti dopo è Fabio ad avere in canna un altro pesce! Non è un caso… non è così facile tenere costantemente l’esca in pesca alla giusta distanza dal fondo ed alla giusta velocità!

Questa volta insiste perché sia io a recuperarlo… sappiamo tutti che è un disonore… ma lui insiste, ne ha presi mille ben più grossi; capisco che ci tiene davvero e che da questa esperienza, grazie ai suoi consigli, posso imparare qualcosa, per cui alla fine prendo la canna in mano e mi godo la lotta possente che un pesce da 160 o 170 cm offre in fiume! Questa volta foto a bordo barca e release veloce.

siluri po

E’ una giornata calda, luminosa e già ricca di ricordi che vale la pena tenersi stretti. Individuiamo una spiaggetta, tiriamo su la barca e mangiamo panini, chiacchieriamo e ci godiamo appieno una dose massiccia di assoluta libertà nella Natura.

Caffè della moka fatto con il fornelletto a gas… meraviglia assoluta!

siluri po

Ancora in pesca, un’ora dopo l’altra, non cala l’adrenalina, non scende l’emozione, scende solo il sole. Poco alla volta è quasi il tramonto ed il cielo inizia a fiammeggiare striando nuvole in mille toni di arancio e di rosso.

Un ultimo spot tenta Fabio, <Qui è ottimo! Eccezionale!> – non ha dubbi, lo vedo sicuro e stringo forte l’impugnatura della canna.

<Ecco! Sta prendendo filo…> sibilo con il cuore in gola, <Ferro adesso? Ferro adesso?> In modo agitato e scomposto tiro una ferrata!

Sento il pesce rispondere con un tirone, ma la frizione forse è troppo aperta… vuoto. Nulla. Perso!

Ci riproviamo, stessa passata. Io con il vivo, lui con un grub di gomma…

Fiato sospeso, tensione alle stelle ed ecco l’assurdo: non avverto più il peso della lenza… Dev’essere la famosa “starata”, la mangiata in cui il pesce vien su dal basso e viene incontro al pescatore. Recupero veloce, più veloce che posso, arrivo a contatto e ferro a canna alta… troppo alta credo… BAM!!! <C’è! C’è!> Stavolta ho il pesce in canna, lo recupero indemoniato, splendide testate provano ad opporsi al 100 libbre ma dopo poco lo vedo sotto la barca: un pesce lungo 120 o 130 centimetri, un pesce bello ma non memorabile. Libero! <Cazzo! Ho perso anche questo!> ringhio nervoso.

L’inesperienza in pesca si paga, penso, ma sono troppo felice di questa giornata e non mi dispiaccio troppo.

siluri poOrmai il cielo vira velocemente verso il viola, il fiume sembra più minaccioso senza luce. Planiamo veloci verso l’ultima riva, il motore si spegne e per ancora un quarto d’ora peschiamo a spinning derivando con la corrente. Uno spettacolare tramonto ci saluta e con il buio stiamo issando la barca, pronti a tornare in città.

A me quest’esperienza ha insegnato tanto, tanta tecnica di pesca ma soprattutto tanta consapevolezza sul potenziale spettacolare del Grande Fiume e sul potenziale alieutico del Siluro. Grazie, ancora una volta di cuore grazie, Fabio!

Non vedo l’ora di tornare a correre in barca su queste acque. Non vedo l’ora si possa parlare della gestione di questo fiume in altri termini.

Rock’n’Rod

See You Spoon

In Rod We Trust

 

 

10 Comments

  • Paolo ha detto:

    Carissimo,
    mi sono iscritto al tuo blog per caso un giorno girovagando per il web. Trovo i tuoi articoli veramente belli, appassionanti nei racconti e molto ricchi di particolari.
    Sei riuscito a trasmettere la passione e la bellezza dell’andare a pescare. Secondo me anche un non pescatore si appassionerebbe a questa attività leggendo il tuo blog.
    Questa sera parto per il trentino, in val di non, pensavo di non pescare, ma leggendo il tuo ultimo articolo ho già messo le canne in macchina e domani mattina vado al lago di Santa Giustina un posto stupendo con trote meravigliose.
    Aspettando il tuo prossimo blog ti auguro una buona Pasqua.
    Grazie
    Paolo Pezzali

  • pietro invernizzi ha detto:

    Grazie mille Paolo! Mi fa davvero felice che ti piacciano i nostri racconti e mi fa ancor più felice se addirittura ti invogliano a pescare 🙂
    Chissà se le trote oggi ti stanno premiando… Come dicono gli anglosassoni: Tight lines!… E Buona Pasqua!
    A presto, Rock’n’Rod

  • liuis ha detto:

    Come SEMPRE……grande….

    Buona Pasqua……..

  • Luca ha detto:

    Non sono uno spinner,ma i vostri racconti sono
    Entusisuasmanti e pieni di energia,fanno venire voglia di prendere tutto (l’armentario) e dirigersi verso il fiume…..

  • Paolo ha detto:

    Ciao, per caso girovagando sul web mi sono iscritto sul vostro blog.
    Da quel giorno aspetto con piacere ogni vostro racconto.
    Riuscite sempre a dare informazioni tecniche ma anche e sopratutto descrivere l’emozione e gli stati d’animo che prova ogni pescatore.
    Sono convinto che anche un non pescatore se leggesse i vostri blog si appassionerebbe a questa meravigliosa “arte”.
    Sono stato in trentino tre giorni per le festività pasquali, non volevo portare via le canne, ma dopo aver letto il vostro ultimo blog, ho caricato subito l’attrezzatura in macchina.
    Vi ringrazio e vi auguro buona Pasqua.
    Paolo

  • Paolo ha detto:

    Scusate non mi sono accorto che mi avevate già risposto. Ciao

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *