Trote e Temoli. Pesca a ninfa in Valtellina con Mauro Mazzo

Un grosso Temolo
GLoomis 10 piedi e 6

La piega della GLoomis 10 piedi e 6

Ci conosciamo appena, Mauro ed io, ma sappiamo di avere la stessa tremenda passione: pescare! Telefonicamente liquidiamo in fretta i convenevoli, si decide di andare sul fiume alla prima mezza giornata libera di entrambi. Mi vuole portare in Valtellina, in una zona libera dove dice si possa pescare benissimo sia a spinning che a mosca… sono in dubbio tra le due tecniche, la notte mi agito tra la confortante idea di lanciare cucchiaini e rapala come faccio di consueto ed il timore di agitare maldestramente la coda di topo tra i rami cappottando mestamente innanzi ad un pro della pesca a mosca.

Piccola fario meravigliosa a ninfa

Piccola fario meravigliosa a ninfa

Alla fine ho portato entrambe le soluzioni: canna spinning e canna mosca… deciderò all’ultimo.

In automobile non parliamo che di pesca e mi rendo conto che Mauro ha una passione strepitosa che lo divora, mi confessa: <La notte prima di una pescata io ancora oggi sono inquieto, fremo per svegliarmi ed essere sull’acqua! Non credere che con il passare degli anni la nostra passione diminuirà… anzi, di anno in anno aumenta! Altre cose perdono di attrattiva con l’avanzare dell’età, pescare diventa sempre più importante!>, mentre lo dice gli brillano gli occhi, ha l’entusiasmo di un ragazzino eppure ha già doppiato gli “anta”. Mangiamo un panino al volo mentre facciamo i permessi, intanto si affronta l’argomento donne e pesca, Mauro mi da un consiglio prezioso per garantirsi felicità e convivenza con il gentil sesso: <Metti le cose in chiaro dall’inizio. Non cedere mai, non fare mai un passo indietro sul tuo bisogno di pescare, deve essere sempre evidente che rinunciare alle tue uscite di pesca non è un’opzione. Puoi amare una donna, ma non puoi scegliere tra lei e la pesca>.

Noi apparteniamo alla pesca in modo ineludibile.

Possiamo anche appartenere ad una donna, ma la felicità nasce da un equilibrio tra questi due amori, una convivenza forzata che deve smussare spigoli ed eccessi da ambo le parti.

Suv da pesca

Il mezzo spettacolare da pesca!

Scendiamo dal portentoso mezzo di Mauro, l’automobile dei sogni di ogni pescatore: un gippone mercedes customizzato, fatto sulla base di quello fatto per l’esercito canadese, Vernice stealth, rapporti corti, baule enorme sempre pronto con tutto il necessario per la pesca.  Auto spartana ma con gadget di ogni sorta, come ad esempio visori infrarossi per avvicinarsi al fiume di notte a luci spente… Un giocattolo che il governo dovrebbe garantire di diritto ad ogni pescatore serio!

Non ho più dubbi, non posso sprecare quest’occasione di imparare!

Non è sempre questione di “prendere pesci”, piuttosto di “apprendere dalla pesca”!

Così mentre il pro-staff Gloomis arma la sua 10 piedi a filo, io armo la mia nove per la cinque con un finalone lungo e due ninfe classiche: una phaesant tail più pesante in fondo e una “boh-non-so-come-si-chiama” marroncina e arancione trenta centimetri sopra. “Mauro il Pro” con la sua lunga e flessuosa canna ha uno 0,12 come finale, io per stare più tranquillo uso uno 0,16.

In pochi passi siamo sul fiume, l’Adda parecchi chilometri sopra al lago.

Sono venuto altre due volte a pescare a mosca da queste parti, la prima volta a ninfa ed una volta a streamer, ma oggi siamo in libera e la cosa la preferisco di molto.

Mauro, che conosce questi posti come le sue tasche, mi carica come una molla dicendomi che l’acqua è perfetta per limpidezza e livello; solo il vento teso che con raffiche decise devia i nostri lanci ci impensierisce un po’, lo stesso vento che crea continui cambi di luce giocando a mettere e togliere nuvole davanti al sole.

Pietro lotta con un temolo

Pietro lotta con un temolo

La prima mezz’ora seguo il maestro, non lancio o faccio finta di farlo, ma in verità studio attentamente quello che fa lui; come alza la vetta della canna, lancia delicatamente la lenza in acqua ed esegue una passata lunga. Osservo come impugna la canna, come la muove assecondando la corrente del fiume, vegliando ad ogni istante sulla corsa delle ninfe radenti al fondo senza mai alterarne la traiettoria naturale. Mauro è gentile e mi insegna: <Il 50% della pesca a ninfa lo fa la mano sinistra, la canna lancia, asseconda la discesa e ferra il pesce; la sinistra deve lavorare dal primo istante! Appena la lenza tocca l’acqua la mano sinistra recupera in modo da avere sempre il giusto contatto, la giusta delicata tensione e sensibilità sulle ninfe e poter sentire la benché minima tocca!> Morbidi quindi, ma non troppo…

Della ninfomania ho capito questo: bisogna essere sempre un po’ barzotti!

Quasi pronti all’azione, ma senza far notare in modo palese le nostre intenzioni alle trote, solo così arriveranno golose sull’esca!

 

Mauro Mazzo e trota fario a ninfa

Mauro Mazzo e trota fario a ninfa

Detto fatto Mauro apre le danze! Subito ferra e porta a riva una piccola fario bellissima, poi un’iridea dall’aspetto ruspante, quindi un discreto temolo… Ormai sto fremendo, Mauro da vero signore, mi lascia stare davanti e pescare l’acqua per primo, pesco concentrato.

La difficoltà più grande è il vento teso che spinge sulla parte di coda e finale che resta fuori dall’acqua, creando un arco di lenza che annulla la sensibilità sull’esca e addirittura sposta la ninfa dalla sua traiettoria naturale nella corrente…

Il mago GLoomis ha la canna piegata in modo mirabolante, vado al suo fianco e mi godo lo spettacolo! Una splendida fario sui quaranta centimetri è portata in giostra con lo 0,12. Presa e, ovviamente, rilasciata. Peschiamo no-kill, con ami barbless tra il 18 ed il 14.

Release Fario dell'Adda in Valtellina

Release Fario dell’Adda in Valtellina

Nella pesca a ninfa puoi fare passate cercando tane dietro sassi e ostacoli, oppure passate lunghe sui fili di corrente; cioè quelle linee di demarcazione tra la corrente veloce del fiume ed i suoi lati dove l’acqua è più lenta. Facendo questo secondo tipo di passata spesso abbiamo allamato meravigliosi temoli!

Il primo, ovviamente, è stato Mauro, poi è stato il mio turno con un pesce discreto che ammiccava verso i quaranta centimetri. La pesca al temolo è chiusa, anche se fortunatamente non sono ancora in frega, quando qualcuno ci capita… lo recuperiamo il prima possibile e lo rilasciamo con amore.

patagonia fly fishing catch and release

fly fishing catch and release

La giornata trascorre così, piena di gioia pura per il semplice fatto di essere in pesca sul fiume. L’attività dei pesci è qualcosa che aggiunge meraviglia alla gioia! In un solo pomeriggio Mauro ne prenderà più di venti io cinque o sei, perdendone altrettanti sulle mangiate.

Non posso fare a meno di pensare a quanto è bello ed importante mettersi alla prova di tanto in tanto con tecniche che si conosce poco. Praticando sempre e solo una tecnica si diventa ottimi pescatori di quella tecnica, ma per migliorare ancora è utile attingere alle malizie di altri modi di pescare, possibilmente accompagnati da ottimi maestri.

Da ogni tecnica di pesca si può cogliere qualche aspetto utile per un altro modo di pescare, un nodo, un’intuizione, una particolare lettura dell’acqua… mescolando soluzioni, idee, strategie!

L'Adda in Valtellina

L’Adda in Valtellina

Mettersi alla prova con una nuova tecnica ci fa tornare bambini, ci fa capire quanto c’è sempre da imparare e, sorprendentemente, acuisce rapidamente il nostro “senso dell’acqua”… quel sesto senso che ci fa sentire dove sono i pesci e ci dice quando e come prenderli.

Lasciamo il fiume e siamo già amici con una storia di pesca condivisa, siamo felici della nostra giornata e per questo la vita è migliore.

E’ ovvio che la fine di un giorno di pesca è solo l’inizio dell’attesa per il prossimo giorno di pesca!

Intanto la ninfa è qualcosa di sempre meno sconosciuto e sempre più attraente, torneremo a corteggiarla prima o poi…

Rock’n’Rod

 

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