Il Grande Temolo. Ninfe e pizzoccheri in Valtellina

Grande temolo di Valtellina, pesca a ninfa. GLoomis NRX 10' #3

Tazza grande all’americana colma di caffè bollente, della moka si intende, il gatto grigio che mi osserva perplesso dalla poltrona. Fuori cielo pallido, i primi alberi gialli e rossi nel bosco verde consumato, indosso un golf di lana, è Autunno. La stagione della pesca alla trota è alle spalle, così come il caldo dell’estate, ma è iniziato un nuovo capitolo, fatto di pescate eroiche e romantiche, tra  tra cervi in strada e boschi in fiamme, freddo e bruma, sciatt e pizzoccheri. Ieri si è pescato il temolo a ninfa. Uno dei pesci d’acqua dolce più belli del mondo.

Ancora una volta mi viene voglia di battere i tasti e scrivere, lo chiamiamo “report”, raccontare a sconosciuti e vecchi amici, raccontare quanto può essere straordinaria una ordinaria giornata di pesca. E’ il piacere della condivisione, il desiderio che altri che ancora non conoscono finalmente capiscano e che chi già ci capisce si unisca a noi.

Valtellina, (Autunno su acqua 2017)

Valtellina, (Autunno su acqua 2017)

Tre ore di sonno non bastano a chi ha passato le tre decadi da un pezzo e lavora come un pazzo, ma per fortuna l’età non logora l’adrenalina alieutica, non mi avrete mai come volete voi, finché campo voglio vedere l’alba in pesca, costi quel che costi! Arrivo in anticipo di qualche minuto all’appuntamento nelle lande remote della Brianza, ma il mio vecchio amico Ale è già lì, pronto e performante; lui ora costruisce mosche e fa la guida di pesca di mestiere, ce l’ha nel Dna, glielo si legge in fronte anche nel buio prima dell’alba.

Faccio un po’ fatica a sostenere la conversazione con gli standard di frizzantezza che noi pescatori abbiamo prima della pesca, mi sento gli occhi pesanti e il cervello scarburato, ma ci pensano gli eventi a ridestarmi… Una colonna di fumo nero, più scuro del cielo nella notte, si alza imponente dal profilo della prima montagna che si avvicina. Elicotteri, lampeggianti lontani, odore acre persino in macchina e, no, non siamo noi, è chiaramente odore di  bruciato. La strada aggira il monte scuro e ci si mostra l’altro lato della colonna di fumo: un’intera riva boschiva in fiamme, uno scenario che stinge il cuore, una montagna in fiamme nella notte. I tipici incendi dei boschi secchi d’autunno… o forse in autunno dovrebbe piovere? Sono confuso. Più confuso di me c’è un cervo. Traffico, le poche auto in  giro a quest’ora hanno rallentato, andiamo avanti piano ed ecco perché: un giovane cervo con gli occhi grandi è sulla statale, gli zoccoli scivolano sull’asfalto, cade, si rialza e cade, un uomo di un servizio di vigilanza ha acceso i lampeggianti della sua auto, allerta le altre auto,  con una giacca tra le mani si avvicina all’animale con l’intento di calmarlo. Passiamo oltre. C’è un che di surreale in questa mattina. Pochi minuti e qualcosa d’altro non torna nel paesaggio, si fa sempre più vicino ed è quello che sembrava: un’auto rovesciata a bordo strada, le ruote al cielo girano ancora, una decina di persone tutt’intorno, cellulari alla mano. Sirene ci vengono incontro, al primo bar ci prendiamo un caffè che è meglio. <Doppio. Grazie!>.

La bellezza del Temolo

Saliamo la valle ed il cielo inizia a schiarirsi, a striarsi di rosa e arancione, lascia vedere l’azzurro, i neri si saturano piano di colore. Ci sono quattro gradi, vapore dalla bocca, giacca messa in fretta, cappellino di lana! E’ un sollievo di normalità rendersi conto che la stagione avanza nonostante tutto. Montiamo le canne, le lunghissime e flessuose canne da pesca a mosca con la ninfa. Dieci piedi, tre metri di leggerezza e sensibilità. Mi rifornisco di un po’ di nuove ninfe killer da Ale e siamo pronti, momento magico: la discesa al fiume. Un piccolo sentiero tra gli alberi, l’acqua che prima si fa sentire con il suo canto delicato e poi si lascia scorgere tra le fronde degli alberi, meravigliosa: verde e disegnata da mille decori sempre in movimento.

La bellezza del Temolo, pinna dorsale

La bellezza del Temolo, Pinna dorsale

Siamo soli, Natura e noi. Iniziamo i gesti di posa e passata della pesca a ninfa in fiume. Un balletto elegante, certo non il volteggio sublime della pesca a mosca secca, ma comunque un approccio discreto e contemplativo in cui io trovo ormai grande fascino e bellezza. Alzo la vetta della canna, proietto con un gesto del braccio destro la ninfa di punta, quella più pesante, a monte nel punto di corrente che reputo migliore,  la mano sinistra raccoglie coda per entrare subito in pesca, “sentire” la tensione della lenza e le ninfe nel loro cammino, mentre la destra ruota in modo secco il polso per ottenere un mending, un piccolo ribaltamento della lenza fuori dall’acqua verso monte. Serve per far sì che le ninfe scendano in modo naturale con la corrente, se la lenza fosse a valle nell’acqua le “trascinerebbe”, o almeno le terrebbe troppo staccate dal fondo, invece l’obiettivo è avere la ninfa di punta che sfiora i sassi del fondo e l’altra, o le altre se ne abbiamo legate tre, sollevate una ventina di centimetri nella corrente.

Una selezione di ninfe da temolo di Alessandro Negri

Mi concentro in questi gesti, nel tentativo di affinare questa sensibilità. Sono in una fase stupenda e irripetibile di questa tecnica di pesca, forse la più entusiasmante: non più principiante allo sbaraglio, ma molto lontano dall’essere davvero bravo. E’ quel momento in cui c’è tanto da imparare ma i risultati cominciano ad arrivare e i miglioramenti sono tangibili. Intanto Ale con un fischio mi fa voltare, è a valle, ha la canna in piega e porta a riva con maestria un bellissimo ibrido di marmorata. Foto veloce e rilascio. Quasi mi spiace vedere una trota, tolleranza zero: quando la stagione è chiusa la si lascia in pace, ma del resto sono incontri che non si possono evitare cercando il temolo.

Torniamo in pesca. Ale si avvicina, con gentilezza e grande professionalità mi suggerisce un tratto di corrente ed una passata da fare. Mi spiega con calma come fare i movimenti corretti per stare in pesca con le ninfe al posto giusto nel momento giusto. Provo, miglioro, sbaglio clamorosamente e riprovo. Dopo alcuni minuti gli chiedo di farmi vedere, è la cosa migliore. Prende la mia canna, mi mostra il gesto e la passata, una volta, due e poi ancora e… ferra! La canna si piega e una grande pancia di pesce specchia il cielo dal fondo. <E’ grande!>. Il pesce tiene il fondo, la potente GLoomis NRX 10′ coda 3 è in piega, lo stanca ma non lo alza, del resto il finale dello 0,14 impone calma e delicatezza. Si avvicina, mostra una pinna dorsale impressionante, riparte a centro fiume. <E’ enorme!>.

Super Temolo, Alps FLy FIshing

Ho il privilegio di guadinarlo, acqua al ginocchio, leggermente a valle rispetto ad Ale, grande cautela nella scelta del momento. Il pericolo maggiore in questi casi è la “ninfa libera” cioè quella che non è in bocca al pesce e che ha la tendenza ad allamarsi al guadino mentre il pesce riparte… sarebbe catastrofico. Preso. Ci battiamo il cinque, lo misuriamo: cinquantadue centimentri esatti, per gli standard delle panzane di internet sarebbe un sessantacinque… E’ massiccio all’inverosimile, un temolo da sogno! Ale si dispiace un po’, mi dice: <Avresti dovuto prenderlo tu… volevo lo prendessi tu!>, so che è sincero, lui ne ha pescati diversi così ed anche più grossi, ma io al contrario sono molto contento, non avrei potuto avere lezione migliore. Pesce di rara bellezza.

Quando il Giappone fotografa la Valtellina

Le ore passano, il clima è mite, quasi dolce. Ci si rilassa, i pensieri sono leggeri, le preoccupazioni lontane, perché pescare è soprattutto questo, no?  A quanto pare non per tutti. Una scena disgustosa ce lo conferma. Camminiamo lungo l’argine per raggiungere un tratto di fiume più a monte, superiamo una buca molto promettente ma decisamente affollata, sotto di noi sei pescatori in fila, come aspettassero l’autobus, lanciano da una spiaggetta verso la prismata di fronte dove l’acqua profonda sembra nascondere catture da sogno. Schiamazzo. Ci fermiamo e guardiamo allibiti la scena: uno urla all’altro che gli ha pescato sopra, l’altro lo insulta, si accendono, goffamente si corrono incontro nell’acqua, si urlano improperi a muso duro uno in faccia all’altro e si spintonano… la situazione sta per degenerare in rissa! Un amico corre nell’acqua e va incontro ai due, vorrà placarli? No, fa capire che sono due contro uno… Si allontanano ringhiando e continuano a pescare la stessa pozza. Signori distinti e ben vestiti tra i quaranta e i cinquant’anni.  Ma veramente ne vale la pena? Ma davvero stavate facendo una rissa di sabato mattina sul fiume? La peggiore angheria subita in pesca da un altro pescatore può giustificare di rovinarsi la giornata così? Il fiume è lungo, le belle pozze tante, il nostro suggerimento è: a torto o ragione spostatevi e godetevi la giornata! Per il fegato marcio c’è sempre il lunedì mattina.

Trota su piccola ninfa Alps Fly Fishing

Trota su piccola ninfa Alps Fly Fishing

Passiamo oltre. Allibiti. Siamo nuovamente soli sul fiume, Ale prende un paio di temoli, io ne sbaglio uno in ferrata.  Mi concentro, mi rendo conto che sono bene in pesca e… <C’è!>. Canna in piega, Ale fa il tifo per me, lo lavoro con calma, è un bel temolo ed io ai fili sottili non sono molto abituato. Passa i quaranta centimetri, è profumato e bellissimo, foto e rilascio.

Pietro Invernizzi Big Grayling, pesca temolo, fly fishing

<Smile for the camera, say: “Grayling!”>

Ora sono felice e… affamato! Il fiume si sta alzando in fretta, prende mezzo metro in pochi minuti. E’ il destino dei corsi d’acqua con tante cetnraline idroelettriche. In breve siamo davanti a sciatt memorabili, preludio di ottimi pizzoccheri. Vino rosso corposo in tavola e viva la Valtellina!

Temolo a ninfa per Pietro

L’Adda è paziente, ci ha atteso. Si è alzato ancora un po’ ma è velato il giusto. Un paio d’ore di pesca pomeridiana vedranno Ale, guida e maestro, prendere altri cinque pesci ed io sbagliarne un paio e prendere una piccola fario. Niente degno di nota a parte la qualità altissima del tempo trascorso. Il sole è ancora alto quando torniamo all’auto, sono davvero felice di tutti gli insegnamenti ricevuti da Alessandro e dal fiume, mi sento stanco e rilassato come accade poche volte nella vita.

La bellezza dell’Adda. Solo mosca no kill

Non vedo l’ora di tornare a pescare i temoli, a cercarne anche io uno come quello preso oggi da Ale con la mia canna! Ma sarà giusto prenderlo quando ne sarò degno, è bello non accelerare le tappe in un percorso di crescita; perché la pesca è anche e soprattutto una costante ricerca, un cammino di comprensione della natura e di sé stessi, cammino di consapevolezza, tecnica e spiritualità. Oggi sono un passo più vicino all’olimpo delle ninfe, là dove il grande temolo aspetta.

Rock’n’Rod

6 Comments

  • mimmus ha detto:

    Abbiamo vissuto nell’inferno degli incendi per tutta l’estate 🙁 Bruttissimo svegliarsi la mattina sotto un cielo giallo, l’odore acre di fumo, la cenere sulle auto, i Canadair nel cielo.

    Ti ho inviadiato assai quando ho letto la frase “mi sento stanco e rilassato come accade poche volte nella vita”.

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Mimmus, che orrore gli incendi… Poi a fine Ottobre è ancora più strano, no? Ancora più sconcertante. Grazie del commento, fa sempre piacere sapere che ci segui 😉
      A presto,
      Rock’n’Rod
      Pietro

  • DIEGO TRAVERSA ha detto:

    Gran bei pesci! Anche quello da 40+ è un temolo da ricordare.. complimenti!
    Questo weekend ero anch’io in Valtellina ma credo più a valle

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Diego!
      Grazie mille! Hai ragione anche il 40+ è un signor pesce, poi un moschista scarso come me non può e non deve pretendere troppo… 😅😅😅
      Spero ci incroceremo presto!
      Mi farebbe piacere imparare qualcosa anche da te/voi!
      Rock’n’Rod
      Pietro

  • Claudio ha detto:

    Non mi intendo assolutamente per niente ne di temoli ne di pesca a mosca…ma i racconti di pesca, quelli scritti in un certo modo, vanno oltre alle tecniche e alle catture…poi i tuoi…li leggo solo quando ho il tempo necessario per godermeli…deve essere una lettura tranquilla…come i passi sul fiume…nessuno scroll per anticipare le foto…un buon bicchiere di vino bevuto a sorsi. Detto questo, sensazioni agrodolci tra la natura in ginocchio e quella di bellissimi pesci in salute, l’amicizia di due pescatori che si godono una pescata e la rissa sfiorata da altri…peccato. E collegandomi al bel passaggio che hai scritto riguardo ai “report”…mi permetto di concludere citando che “la felicità è reale solo se condivisa”…attendo il prossimo. Ciao

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Claudio,

      mi spiace risponderti solo ora, ma spero di raggiungerti perché tengo particolarmente a ringraziarti del commento.
      Sono lusingato, è bellissimo pensare che un mio racconto possa regalare qualche minuto di relax e qualche emozione ad un amico pescatore!
      Proprio perché la felicità è reale solo se condivisa.

      A prestissimo spero,
      Rock’n’Rod

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