Il bass fantasma di fine agosto

Bass preso a buio fatto
Le vacanze estive sono il miraggio che ci fa tirare avanti per tutto l’anno: si sognano mete lontane teatro di avventure alieutiche irripetibili da raccontare insieme ai ritardi dei traghetti e lo spago allo scoglio più buono mai assaggiato. Però quella non è la realtà, ma un piacevole intervallo dalla routine. E infatti, al rientro dalle ferie, tra i grandi piaceri oltre a quello di dormire nel proprio letto e riconoscere il getto della doccia, c’è quello di ritrovare i propri spot e i propri pesci.

Bass preso a JerkEcco quindi che a pochi giorni dalla ripresa nei rispettivi uffici, io e Pietro ci troviamo per provare qualche bass del dopo lavoro in una cava che ormai conosciamo molto bene. Pietro si presenta in forma sgargiante, zoppo peggio di Aigor di Frankenstein Junior a causa di una brutta botta al ginocchio ma il ritmo lento della sua camminata si addice a questa battuta in cui i racconti delle vacanze sono più frequenti dei lanci. Non ci proviamo nemmeno a concentrarci, ma va bene così, anche solo il piacere di essere lì ci ripaga di tutto. Però, ecco, siamo lì a pescare, e quindi, magari sarebbe anche più divertente allamare qualcosa, no?

Cambiamo gli approcci per vedere a che altezza e dove siano i bass ma per un po’ tutto tace, così, giusto per farci riiniziare l’anno col Bass milanesenervoso… Poi una timida abboccatina sulla mia gomma mi distrae, ferro deciso e l’amo salta in aria lasciando nell’acqua shad e pesce. Per fortuna che il relax estivo riesce a frenare il travaso di bile. Poco dopo è il turno di Pietro che ne attacca uno su jerk. Bene, uno è arrivato, certo se fosse un po’ più corposo non farebbe schifo. Nello stesso punto ne portiamo a riva ancora qualcuno, stessa taglia, stessa delusione.

Esche diverse, recuperi diversi, spot e zone diverse portano tutti inesorabilmente allo stesso risultato: bass piccolini. E questo non è bene. Sono solo le otto, è presto (anche se, a giudicare da come cammina, per la gamba di Pietro è ormai troppo tardi e sicuramente dovranno amputarla), ma le ombre sono già sparite e il buio incombe. Continuiamo ancora a salpare bassettini sperando che ogni volta si tratti di quello “giusto” fino a quando chiamiamo gli ultimi tre lanci.

Ultime fasi della cattura di un bassArriva il momento del patatrac: sono a fine corsa del lombricozzo che innesco, niente ha fermato la sua corsa a saltelli verso la riva, ma quando alzo la canna per tirar fuori l’esca dall’acqua, letteralmente da sotto i miei piedi parte un attacco di pura cattiveria che apre in due il lago davanti a me. Il rumore e la quantità di acqua mossa ci spaventa e lascia imbambolati per un attimo. Il secondo dopo sto “pucciando” la gomma lì sotto, sperando inutilmente che il mostro non si sia mosso di una virgola. Qualche movimento e l’esca viene attaccata da uno della solita taglia, che è davvero improbabile abbia fatto tutto lo show al quale avevamo appena assistito.

Forse il mostro del lago ha deciso di manifestarsi, dandoci una vaga idea di cosa potremmo incontrare in futuro, lasciandoci con gli occhi sgranati e le ginocchia che tremano, come davanti a
un fantasma. Di sicuro cercavamo l’emozione di tornare a misurarci con i soliti noti e, come spesso accade, anche un luogo che pensiamo di conoscere a fondo, ci sorprende come non avremmo mai sperato.

Rock ‘n Rod!

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