La stanza dell’autocostruzione – 40 – Shuka Blades

Un materiale insolito per chi si dedica all’autocostruzione, l’acciaio, unito alla forma forse più riconoscibile per uno spinner, che non a caso ne prende anche il nome, la pala. Anche se le forme sono notissime, farle lavorare non è per nulla scontato. Avete mai provato la frustrazione di usare un rotante che gira male? Ecco, appunto. Questi invece, non lo fanno.

Buongiorno a tutti, mi chiamo Andrea, ho 35 anni e sono di Genova, sono sposato con una fantastica ragazza russa ed ho un figlio di un anno e mezzo, lavoro come impiegato e ovviamente la mia più grande passione è la pesca, mi piace anche molto viaggiare e quando viaggio e pesca si uniscono, per quanto mi riguarda si raggiunge il massimo. Da un paio d’anni mi cimento nella costruzione di Spinner Bait, Chatter Bait e Doppia pala e sono felice di raccontarvi un po’ di me e delle mie esche, le Shuka Blades.

Da quanto peschi?
Pesco veramente da quando ho memoria, l’untore del morbo è stato mio zio, colui che mi ha infettato col virus di questa sana malattia, e che questi ultimi anni sto coinvolgendo sempre più in viaggi di pesca all’estero; non ci sono ricordi della mia infanzia che non siano in riva ad un lago o un torrente. Come tutti ho iniziato a pescare “alla vecchia maniera” pane e galleggiante, quando si è bambini si deve sempre prendere, quindi scardole, alborelle e vaironi erano i miei target, poi crescendo, di conseguenza sono aumentati anche gli obbiettivi, quindi cavedani, trote, carpe, reali, bass, con tutte le tecniche, ma sempre con una preferenza verso lo spinning, fino ad arrivare all’incontro con il RE, il LUCCIO.

Quando hai iniziato a costruire? Ti ricordi la tua prima creazione?
La mie primissime creazioni risalgono ai tempi delle medie, si trovava poco o niente nei negozi di pesca, internet non esisteva ancora e sulle riviste si vedevano esche di fatto introvabili, quindi se si volevano cose un po’ diverse toccava ingegnarsi. I miei primissimi lavori (ne conservo ancora uno) erano stati dei popperini da bass in legno di balsa, con armatura passante da tonno ed un piombo esterno incollato sotto la pancia e con mia immensa gioia ci avevo preso anche diversi bass, roba piccola, però era stato emozionante. Per qualche anno poi, come per molti, io e la pesca abbiamo preso strade diverse, ma la passione al massimo si assopisce, non svanisce, quindi è tornata più forte di prima, e con essa, dopo qualche anno è ritornata anche la voglia di costruire.

Perché hai iniziato ad auto costruire?
Ho ripreso a costruire, in particolare gli spinner perché mi è sempre piaciuto mettere mano alle esche, modificarle, adattarle, così, dato che lo spinner bait è un’esca che mi ha sempre dato gioie e nella quale ho sempre creduto moltissimo è venuto naturale provare a costruirmeli da zero e come volevo io.I primissimi spinner li ho fatti con stampi improvvisati in gesso per me e per pochi amici, ottenendo i primi risultati e prendendo le prime facciate mi sono piano piano evoluto utilizzando stampi in alluminio ed una volta trovati dei punti fermi ho iniziato anche a costruire chatter bait e doppiapala. Gli spinner sono esche tutto sommato semplici, e molto spesso ritenute banali, è chiaro, sarei un bugiardo se dicessi che manovrare uno spinner è difficile come far sbandare un jerk, però è un’esca che ha molteplici varianti, nasce come artificiale anti incaglio nella sua versione ad amo singolo, però con un trailer hook, con una testina pesante e con pale “da uomo” in open water è udibile e rintracciabile anche a notevole distanza. In molti vedono lo spinner solo ed esclusivamente come esca veloce e di reazione, eppure secondo me è ben più catturante se recuperato lentamente con le pale al minimo dei giri ed in prossimità del fondo. Stesso discorso per la dimensione ed il tipo di palette, il peso della testine influisce sulla profondità di lavoro, ma anche le palette influiscono a che livello di profondità lavorerà la nostra esca. Il legno mi affascina e mi piace moltissimo, ma i pochi lavori che ho fatto me li tengo per me…sono ancora troppo brutti…ma non mollo!

Quando peschi che tecniche pratichi, dove e rivolte a che pesce?
Come ho anticipato prima, l’inizio della mia rovina ha coinciso col giorno in cui ho preso il mio primo luccio, da quel momento la ricerca di questo fantastico predatore per me è diventato il solo sinonimo di pesca; non che non vada più a trote o che schifi tutti gli altri predatori, però il luccio è l’unico pesce che riesce sempre a farmi tremare le gambe. La sua imprevedibilità, il suo comparire dal nulla in acque già battute per ore, sentire la botta in canna, l’adrenalina del combattimento e finalmente averlo tra le braccia dopo innumerevoli cappotti, per me è il massimo della soddisfazione. Mi piace molto insidiarlo a casting ed in particolare utilizzando spinner bait e jerk, ma in questi ultimi anni però devo dire che per crescere e non fossilizzarmi troppo mi sono imposto di cercare di insidiarlo con esche che in passato mi entusiasmavano meno, quali gomme e swim bait, trovandole veramente insostituibili ed in certe situazioni letali. Come tutti ben sanno però Genova e la Liguria non sono lidi propriamente famosi per quanto riguarda la pesca al luccio; sarebbe più “semplice” e probabilmente ugualmente gratificante dedicarsi ai predatori marini, però io sono strano ed il mare su di me non riesce ad avere la stessa attrattiva di un lago, magari del nord Europa, quindi tutte le volte che posso, salgo in auto e mi metto alla ricerca di quello che è diventato il mio cruccio, poi magari ci scappa anche un viaggetto all’anno in Svezia o in Irlanda e fortunatamente l’estate ci sono le vacanze in Russia, precisamente in Karelia, giusto giusto al confine con la Finlandia ,i luoghi d’origine di mia moglie, quindi fortunatamente riesco a togliermi un po’ di voglia anche se purtroppo il tempo che riesco a dedicare alla pesca non è mai quanto vorrei realmente.


Qual è il tuo più grande vizio?

Il mio vizio più grande, al quale sto cercando di porre rimedio, è senza dubbio la fretta, quando inizio qualcosa oppure quando ho qualcosa in mente devo farlo e realizzarlo il prima possibile, devo dire che però l’auto costruzione coi suoi tempi necessari, mi sta insegnando che conviene aspettare un po’ di più o cercare soluzioni apparentemente più valide rispetto alla prima che mi passa per la testa e metterci il tempo che ci vuole per far le cose per bene…

Qual è il materiale che ami di più? E quale tecnica di costruzione?
Il legno sicuramente mi attrae e mi affascina però ormai sono affezionato al piombo e al duro acciaio…suona strano e brutto da dire però il piombo è un materiale incredibile, si fonde a temperature relativamente basse, si solidifica in brevissimo tempo e può prendere tutte le forme che si vogliono, la sua piccola contro indicazione è nell’essere tossico, quindi va lavorato all’aperto o il luoghi ben areati indossando sempre una mascherina di adeguato livello di protezione.

Nel corso degli anni, produttori e tecnologie hanno migliorato molto le nostre attrezzature da pesca, per te qual è stata la novità più utile e rilevante?
Sarebbe riduttivo limitarsi ad elencare un solo fattore che si sia evoluto più degli altri in questi ultimi anni, devo dire che negli anni che mi ero un po’ allontanato dalla pesca avevo lasciato un mondo nel quale stavano arrivando i primi trecciati, dove reperire esche diverse dai Rapala o dai Martin era fantascienza, ma nel giro di poco tempo è cambiato tutto, c’è stata un’evoluzione esponenziale veramente su tutta la linea: canne, trecciati, Fluorocarbon, siamo passati dal medioevo alle navicelle spaziali nel giro di pochissimi anni.

Qual è l’elemento che conta di più nel successo di un artificiale? Colore e realismo, equilibrio dei pesi e vibrazioni, forma e sua idrodinamica?
Parlando delle esche che faccio io la cosa più importante sono senza dubbio le vibrazioni, in secondo piano viene il colore, inteso però come il colore d’insieme, i particolari tipo testine con 1000 sfumature li ritengo utili solo per far abboccare i pescatori, infatti le mie testine sono tutte monocolore e senza troppi fronzoli: sono sicuro al 100% che avrei preso esattamente gli stessi identici pesci se avessi lasciato le testine color piombo, ben più importante è la forma delle palette ed i relativi flash poi viene il colore dello skirt.

Ci descrivi i principali processi e fasi della costruzione di un tuo artificiale?
Per prima cosa preparo l’anima dello spinner unendo uno spezzone di filo d’acciaio da 1,2 mm ad un amo dritto con l’occhiello, quando ne ho un po’ vado a creare la testina vera e propria, fondendo del piombo e colandolo in degli appositi stampi, da qui cartavetro e liscio la testina, vernicio e poi una mano di resina, una volta che ho la testina pronta inizia la parte divertente, ovvero decidere quante e che palette montare ed il tipo di skirt da utilizzare.

Quanto tempo dedichi all’autocostruzione e quanto alla pesca?
Diciamo che costruire per me è un modo per essere in pesca anche quando non lo si è, cerco di andare a pesca almeno una volta a settimana, compatibilmente con gli impegni famigliari, mentre per quanto riguarda la costruzione dipende un po’ dai momenti, ci sono dei periodi che riesco a far qualcosa tutte le sere, magari per un paio d’ore, ed altri giorni che mi risulta impossibile, anche se bene o male cerco sempre di utilizzare tutti i miei ritagli di tempo per fare/pensare qualcosa inerente alla pesca, cerco di non fermarmi mai.

Cos’è per te la pesca e cosa significa per te costruire esche?
La pesca per me è una fuga dal lavoro, dalla quotidianità, è stare in contatto con la natura sia soli che in compagnia di persone fidate, la pesca è imparare sempre qualcosa di nuovo, è andare sul lago sicuri di far pesce e prendere un sonoro cappotto, la pesca è fare quattro lanci senza pretese mentre si fa un giro con moglie e figlio e prendere un pesce che ti ricorderai per sempre, la pesca è una componente fondamentale della mia vita che spero un giorno di poter condividere con mio figlio. Costruire per me è un grande motivo di gioia, che come dicevo prima mi permette di aver a che fare con la pesca anche quando non sono sull’acqua, costruire e catturare con le proprie esche è qualcosa di estremamente appagante, come è motivo di enorme soddisfazione quando qualche amico, conoscente o qualcuno a cui hai mandato qualche tua esca, ti chiama e ti manda le foto di un bel pesce preso con una cosa che hai fatto tu. Per me costruire non è solamente fare qualcosa per prendere dei pesci, ma è stata la via per conoscere tantissimi appassionati con la mia stessa malattia, è riuscire a regalargli delle emozioni attraverso i miei artificiali e quando so che le mie esche hanno preso qualcosa mi emoziono come se quel pesce l’avessi preso io.

Qual è la tua marca di esche artificiali presente sul mercato preferita?
Sicuramente la Rapala per un fattore storico e per un fatto di cuore, se devo dire esche di gomma dico la Fox, i pro shad secondo me sono lo shad definitivo, se devo dire jerk dico salmo slider, costa poco va da solo e buca tantissimo, se devo dire spinner bait dico il da-bush di savage gear, secondo me è il miglior spinner commerciale sul mercato, nonché è stato il mio modello di riferimento quando ho iniziato a costruire i miei.

Qual è il tuo sogno di costruttore di esche?
Il mio sogno di costruttore sarebbe che un giorno le mie esche facessero “il salto” ma in questo paese è molto difficile, quindi mi accontenterò delle foto di amici, conoscenti ed altri pescatori felici di aver forato coi miei frullatori, quindi il mio sogno in generale sulla pesca sarebbe che l’Italia diventasse un paese con una mentalità da paese evoluto, mi piange il cuore vedere e toccare con mano quanto le nostre povere acque siano depauperate e maltrattate, ma mi fa ancor più male incontrare sulle sponde dei laghi “pescatori” che se non portano a casa un pesce non sono contenti. Sentire alle soglie del 2020 che il luccio si mangia tutto e che lì non ci dovrebbe essere è veramente anacronistico, quindi mi auguro e spero che la mentalità del pescatore medio nel corso dei prossimi 10 anni possa avere la stessa evoluzione tecnica che hanno avuto le attrezzature da pesca. Ok, è più facile che le mie esche facciano il salto…


Se potessi scegliere un altro costruttore a cui affiancarti, presente o passato, il più bravo, chi sarebbe?

Sarò un nostalgico, ma Lauri Rapala dev’essere nominato per forza è stato il primo, aveva pochissimo materiale a disposizione, ma grazie al suo ingegno ed alle sue abilità ha rivoluzionato il mondo della pesca, è stato un grande ed è stato geniale. Di costruttori dei giorni nostri ce ne sono veramente di bravissimi che personalmente reputo degli artisti, Oliffo è un mago, i suoi lavori sono semplici e di una robustezza incredibile, ho anche avuto il piacere di conoscerlo all’enduro sul lago di Endine ed è veramente un bravo bischero, mi piacciono tantissimo anche i lavori di Marco Sbembo e le gomme di Cristiano Luraschi, due ragazzi veramente in gamba che ho avuto il piacere di conoscere durante la fiera di Ferrara dello scorso anno e dai quali puntualmente mi rifornisco di jerk – crank e gomme. In Italia abbiamo veramente tantissimi costruttori fenomenali, basta accedere al gruppo projectbait su facebook per rimanere strabiliati.

Quali sono, nell’ordine, i primi materiali e attrezzi che consigli a chi vuole iniziare ad autocostruire? E con quale imitazione partire?
Parlando di esche rotanti come dei semplici doppia pala basta munirsi semplicemente di filo d’acciaio spesso almeno 1 mm e da questo con delle pinze a becchi tondi e dei tronchesini si può iniziare. Piombi, palette, perline e tutto il resto della componentistica si trovano facilmente in commercio. Per quanto riguarda gli spinner bait il discorso è un po’ più complicato perché fondere il piombo non è il massimo ed è una lavoro che dev’essere fatto con attenzione ed adeguatamente protetti, quindi è un lavoro da non prendere neanche in considerazione se non si hanno guanti, occhiali protettivi e mascherina adatta, io utilizzo quella che usano i saldatori, e soprattutto un luogo ben areato dove farlo. Per i primi stampi va benissimo del normale gesso ceramico che almeno una decina di colate riesce a sopportarle, per lavori meglio rifiniti è meglio munirsi di stampi in alluminio, per i colori e l’assemblaggio poi si può dar sfogo alla fantasia.


Che consigli daresti a chi si avvicina all’autocostruzione?

Consiglio a chi voglia iniziare ad auto costruire di cimentarsi nel fare esche che già ben conosce, magari di provare a copiare dei modelli in commercio, ma poi di sperimentare e di provare a camminare con le proprie gambe, in fondo il bello del costruire è arrivare ad ottenere dei risultati partendo da zero, due cose ritengo fondamentali, sbagliare ed imparare dai propri errori e non dare niente per scontato, semplicemente perché il confine tra il fare un’esca che nuoti bene ed una da buttare è una linea molto sottile.

Per vedere le sue esche o per contattarlo potete andare sulla sua pagina Facebook.

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