L’ultima trota dell’anno.

Trota iridea a mosca secca, GLoomis

Trota iridea a mosca secca, GLoomis

L’ultimo lancio della giornata di pesca è sempre un momento mistico per il pescatore, in quell’ultimo lancio ripone tutte le sue speranze, in quell’ultimo recupero sente il valore di tutti i lanci del giorno, soppesa com’è andata, capisce se è stata fortuna, sfortuna, bravura o inesperienza. Poi smonta la canna, felice e appagato o deluso e assetato di rivalsa.

All’ultimo lancio dell’ultimo giorno della stagione di pesca alla trota mancano poche ore. La consapevolezza di questa verità rende ancor più speciale il tempo che oggi passerò sul fiume, voglio apprezzare ogni bellezza della valle, dei suoi alberi d’autunno, ammirare ancora una volta quelle creature misteriose e spettacolari che cerchiamo di ingannare, che chiamiamo “regine”, le trote! Non le vedrò più per lunghi mesi.

La trota iridea

Quest’anno ho pescato pochissime volte la trota, distratto da altre pesche per me più nuove, da un’ernia alla schiena e da avventure esotiche, quando l’ho fatto mi sono lasciato conquistare dal fascino della scoperta, cercandola in fiumi che conosco poco. Ma il mio fiume da trote è il Sesia. Lì c’è un rapporto profondo tra me e l’acqua, mi conosce molto bene ed io conosco lei in un dialogo iniziato molti anni fa. Oggi sono qui soprattutto per salutare e per sentire ancora che il nostro rapporto è vivo, che ci capiamo ancora.

Uno scorcio di Valsesia! Leggendaria Bangher Rod & Twinpower.

Penso tutto questo e molto altro mentre guido risalendo i tornanti della valle, il cielo è coperto, la luce è perfetta. Ho deciso di pescare la mattina a mosca secca in una riserva del Mastallone, un torrente affluente del Sesia, di cui mi hanno regalato un permesso ad inizio stagione che non ho mai sfruttato. E’ la famosa “Selva”, ghetto dorato (cit. Ghilardi) per moschisti, di cui conosco solo le grosse trote portate a valle dalle piene ed i racconti di altri pescatori.

Nel piccolo parcheggio sul prato a bordo strada, sto montando la lunga e flessuosa canna, una nove piedi per coda cinque, quando sento un saluto in inglese alle mie spalle. E’ un ragazzo alto, giovane e atletico, non il solito anziano “vermaiolo” del luogo, esce dal bed and breakfast sull’altro lato della strada e mi viene incontro sorridente. <English? Fly fishing?> .

E’ un norvegese, di passaggio a Milano, oggi pescherà qui. Cerco di spiegargli che come pescatore a mosca sono scarso, ma è forestiero e chiede mille cose, sperando io conosca segreti magici che possano svoltargli la giornata. Mentre lo aiuto a schiacciare gli ardiglioni ci sorprende un’altra voce: <Hi Guys!>.

E’ un altro olimpionico della pesca, giovane, sandali di sughero ai piedi e canna da tenkara sotto braccio. Arriva a grandi passi sorride ma gli angoli delle labbra tradiscono amarezza… voleva scendere qui al fiume, ma andrà oltre. E’ australiano, di passaggio. Ma dove sono finito? Un raduno hipster? Un meeting internazionale di pescatori trendy?

Val Mastallone, "La Selva"

Val Mastallone, “La Selva”

Mah… potere del marketing. La Valsesia è molto grande, gli stranieri sono pochissimi e li trovo tutti oggi, tutti qui.   <Do you prefer to fish upstream or downstream?> chiedo all’amico norvegese, lui mi ha offerto dell’ottimo cioccolato, io gli lascio scegliere se risalire il torrente o scenderlo. Pescarlo insieme non mi sembra il caso, con la siccità che c’è la portata è ai minimi storici, in due non ci si sta…

Mannaggia a Odino, ovviamente sceglie di risalire.  Ci salutiamo, cammino tra i sassi della sponda fino ad una bella pozza. Lego una mosca beige, una bella effimerona. Ho smania di lanciare.

Un insetto si posa, il pescatore lo studia per imitarlo!

Un insetto si posa, il pescatore lo studia per imitarlo!

Il primo lancio della giornata prende. Prende un ramo dietro di me! Abituato alla pesca a spinning certi automatismi ancora proprio non mi appartengono. Un minuto dopo l’altro, un volteggio della coda dopo l’altro, la ruggine cade e il mio pescare si fa più discreto ed efficace. Eccola!  Si rompe la superficie dell’acqua ed una bollata inghiotte la mia mosca, ferro, la canna si piega, un missile tira dall’altra parte, provo a frenare la corsa e “snap”. Ho rotto! Non sono abituato neppure allo 0,14 di finale… Solitamente pesco in modo molto molto più energico. Keep calm.

Non passano molti minuti né molti lanci e ho in canna un’altra trota, tira come un ossesso, è un danza, io la conduco con un inchino verso la sponda, lei riparte con una piroetta verso la corrente a centro fiume. Sempre più vicini. E’ una bellissima iridea, si arrende al guadino dopo un balletto di qualche minuto.

Iridea in Val Mastallone

Iridea in Val Mastallone

Il torrente qui è più stretto, fa schiuma in superficie ed è profondo contro la parete di roccia opposta a me. Provo a pescare a ninfa. Cambio finale, una bella ninfa pesante su amo jig in tungsteno in fondo, beige con codina verde acida, ed una piccola arancina trenta centimetri più in alto. Poi ancora un po’ di nylon, un pezzetino di filo colorato, un metro e mezzo di nylon e ancora la coda di topo fino al mulinello. La facilità del “lancio” di questa tecnica è un sollievo dopo i rami e le pose orrende dei miei sgraziati volteggi a mosca secca.

La prima passata è un’iridea da circa cinquanta centimetri! La seconda passata è una fario, fuga brutale all’inizio, ma poi si arrende più in fretta. Il torrente è pieno di pesci, tutte pollastre immesse per noi pescatori. Dopo l’adrenalina dei primi due o tre pesci, adesso sono deluso. L’ambiente è favoloso, ma la pesca è una farsa. Non dico non ci sia tecnica, sicuramente la bravura può fare la differenza tanto in riserva quanto in un laghetto a pagamento, ma la sfida è falsata, è un parco giochi, non è la Natura.

Trota Fario a mosca secca, GLoomis. “Pinne pettoriali atrofiche non lasciano dubbi…”

Pensare che c’è chi ritiene questi tratti “esempi di gestione”…per me la gestione esemplare è quella che protegge e preserva il più possibile lo stato naturale di un corso d’acqua, non quella che fa divertire i pescatori con pescioni a pagamento che soppiantano l’ittiofauna autoctona.

Mentre faccio questo ragionamento ho incannato il fondo… la ninfa si è incastrata nella roccia, la lotta sembra essere impari, ed ecco un pescatore griffato di tutto punto sbucare all’improvviso. Non sto facendo bella figura, lo so, dopo i primi incontri mi chiedo se questo sarà russo, canadese o brasiliano. <Uè, ciao!>. E’ milanese. E’ felice e soddisfatto della sua pescata. Rompo il filo con nonchalance e decido che è ora di cambiare acqua. Torno alla prima pozza, prendo altre due trotone pollo. Smonto tutto, non è pesca che fa per me.

 

Dopo due maestose piadine con toma e speck non può mancare l’entusiasmo.

Il pomeriggio decido di andare a caccia di grandi marmorate a spinning nel Sesia. Ma dov’è il Sesia? Irriconoscibile!   Ridotto ad un rigagnolo da siccità e prelievo idrico. Uno spettacolo deprimente e intollerabile. Dove sono gli animalisti, i verdi,  gli attivisti vegani? Perché il canale è pieno d’acqua e la scala di risalita dove c’è lo sbarramento è in secca? Un fiume secco per più di tre giorni è un fiume morto. Non sembra interessare a molti.

Mi dirigo in un lungo tratto dove so che c’è sempre un po’ d’acqua, perché un canale scarica e un altro prende centinaia di metri più a valle.

Sono solo qui a pescare. La tecnica la conosco bene, almeno credo. Mi impegno a fondo ad accarezzare ogni tana tra i grandi sassi, ad indugiare con il pesciolino finto sulle correntine più vive. Una, due, tre trotelle seguono e mordono, ma il grande amo singolo le salva.

Recuperi dal fiume...

Recuperi dal fiume…

Le ore passano, non dico una parola da mezza giornata, ascolto solo il canto dolce del fiume, troppo debole per ruggire si offre comunque in tutta la sua delicata bellezza. Camminando sulla sponda raccolgo tra i sassi in secca tre cucchiaini rotanti, una vecchia bobina, un bombix ed un pesce di gomma! Un ottimo triste bottino. Di solito ad ogni uscita raccolgo dal fiume detriti in plastica o gomma, questa volta direttamente le esche altrui.

L’esca passa veloce nella corrente centrale ed una bella botta in canna mi illude per un attimo, è solo una piccola iridea vorace!

E’ tardi ma c’è ancora luce, si potrebbe pescare ancora un po’, ma vedere una portata così ridotta è uno strazio: questi sono gli ultimi lanci.

Un tremito ed un’altra trota si fa ingannare. La guardo bene, prima di rilasciarla, so che è l’ultima trota dell’anno. L’ultima trota dell’anno non è la grande regina che speravo, ma è una piccola meraviglia, enorme speranza per il futuro.

Nell’ultimo lancio dell’ultimo giorno sento tutta la meraviglia dei giorni passati sul fiume in montagna, ho avuto fortuna e sfortuna quest’anno, di certo ho fatto esperienza; nessuna trota leggendaria, ma tante trote da ricordare. Per me, per noi di Anonima Cucchiaino, la Stagione della Trota va rispettata con sacralità, dalla prima domenica di Ottobre fino a Febbraio, niente trucchi e niente inganni, da domani si pesca altro aspettando la nuova stagione!

Recupero e smonto la canna; potrei essere felice e appagato, ma resto triste, arrabbiato e preoccupato per tanta siccità.

Mi allontano dal fiume senza sognare future catture, ma sperando abbondanti nevicate quest’inverno. E’ semplice: senza acqua non ci sono pesci.

Rock’n’Rod

2 Comments

  • Fabio ha detto:

    Ciao Pietro,
    io ho tolto il disturbo alle regine con una settimana di anticipo…. livelli desolanti, a Doccio quasi potevi attraversare, non ci resta che attendere un attacco vegano.
    a presto ragazzi

  • mimmus ha detto:

    Anche (e soprattutto) in Calabria, ho evitato per un intero anno di andar per torrenti 🙁
    Ora avrei ancora un po’ di tempo fino alla prima di novembre (questo è il calendario) ma c’è poco da fare: non piove.

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