La stanza dell’autocostruzione – 38 – Macchia Nera

Gli studi artistici e una storia familiare che ha la pesca nel DNA sono due fattori che combinati insieme non avrebbero potuto portare a un risultato diverso. Lo dimostra la passione per l’autocostruzione fin dalla tenera età, quando la maggior parte dei più incalliti pescatori di oggi scoprivano come innescare un verme.

Sono Giovanni de Francesco (Macchia Nera), ho 38 anni e sono un insegnante di arte e immagine nelle scuole medie (non per vocazione aimè)… Sono nato a Messina proprio sullo stretto dove ho vissuto sino al 2014, anno in cui ho iniziato a viaggiare con mia moglie per lavoro… sono un grande appassionato di pesca con esche artificiali, quindi spinning, vertical ed inchiku, ma direi più correttamente dell’elemento acqua e delle sue creature. Sono infine anche molto appassionato di musica, suono batteria e drum machine nei Branches dall’età di 16 anni, gruppo che nell’underground italiano è abbastanza conosciuto nell’ambito della dark/wave e del post/punk.

Da quanto peschi?
Provengo da una famiglia di pescatori sia per passione che per professione, quindi pesco da quando ho memoria…

Quando hai iniziato a costruire? Ti ricordi la tua prima creazione?
Ho iniziato a costruire sin da bambino ma in modo del tutto istintivo senza il vero fine di catturare un pesce…. Non ricordo sinceramente la mia prima creazione ma immagino che fosse qualcosa realizzata con le piume.

Perché hai iniziato ad autocostruire?
Ho fatto studi artistici, istituto d’arte ed accademia di belle arti, ho sempre saputo che prima o poi mi sarei scontrato con questo mondo con la dedizione con cui sono solito fare le cose, ovvero al massimo delle mie possibilità! Forte dell’esperienza fatta in ambito artistico/laboratoriale (oreficeria, pittura, scultura, decorazioni interno ed esterno) e di una certa “sensibilità” verso il volume ed il colore che sin da piccolo mi ha accompagnato, un giorno, ho deciso di smetterla di buttare un mare di soldi in plastichetti e quindi di iniziare a costruirmeli da solo…

Quando peschi che tecniche pratichi, dove e rivolte a che pesce?
Pesco principalmente al serra ed alla spigola, ma nei giusti periodi dedico molto tempo ai grandi carangidi, leccia e ricciola, sia a spinning “classico” sia a shore jigging con l’uso di casting jig-jig/head. Pratico anche il vertical e l’inchiku dalla barca alla ricerca del dentex e del dentex gibbosus… Da qualche anno mi sono appassionato anche al tonno rigorosamente a spinning….


Qual è il tuo più grande vizio?
Non saprei…

Qual è il materiale che ami di più? E quale tecnica di costruzione?
E qui il discorso diventa un pò complesso…. Premetto che senza le resine poliuretaniche non avrei mai intrapreso questa strada, gli studi artistici fatti in passato mi hanno sempre fatto affrontare l’opera in funzione di una sua fattibile riproducibilità tecnica. Parto da un master in legno o meglio ancora in resina, su cui faccio uno stampo… Ho comunque una grande stima per chi lavora il legno…

Nel corso degli anni, produttori e tecnologie hanno migliorato molto le nostre attrezzature da pesca, per te qual è stata la novità più utile e rilevante?
Non saprei, non penso sinceramente sia cambiato poi tanto da 20/30 anni fa, è tutto un revival ed un copia incolla, per noi spinner direi il sistema di spostamento dei pesi meglio conosciuto come long casting e il miglioramento delle resine poliuretaniche…. Poi vorrei anche dire quale secondo me è la più devastante: i moderni ecoscandagli che stanno decimando interi banchi di pesce in tutto il mondo…

Qual è l’elemento che conta di più nel successo di un artificiale? Colore e realismo, equilibrio dei pesi e vibrazioni, forma e sua idrodinamica?
Vivo in un luogo dove quattro punti principali vanno valutati ancora prima di uscire di casa per andare a pesca: stagione, vento, corrente, foraggio! Lo stretto di Messina è un luogo magico ma altrettanto difficile, vento costante, forti correnti, scadute rapidissime e di conseguenza acqua sempre cristallina, quantità immense di pesce foraggio, ti costringono ad avere una certa esperienza sulla fauna del posto, perché il predatore è estremamente selettivo! Ecco perché, a differenza di molti, credo per esperienza che un’imitazione più realistica possibile sia assolutamente da preferire ad una di fantasia. E per questo motivo tra i miei autocostruiti c’è praticamente la maggior parte del pesce foraggio del mediterraneo, che cerco di riprodurre in maniera quanto più verosimile possibile… L’artificiale perfetto? non esiste! ma ne esistono tanti, uno per ogni situazione di mare/stagione/vento/corrente/preda; trovare il giusto compromesso tra estetica e funzionalità, per ogni punto elencato prima, questa per me è la vera sfida…

Ci descrivi i principali processi e fasi della costruzione di un tuo artificiale?
Parto sempre dalle armature in acciaio, con le dime rappresentate dagli stampi stessi in gomma siliconica, se l’armatura deve essere piombata ancora prima della colata la inserisco in stampi in gomma siliconica per bassofondenti dove colo prima il piombo, se il piombo verrà aggiunto in un secondo momento (nell’apposita sede studiata prima sul master) allora colloco l’armatura negli stampi in gomma siliconica dove colo la resina poliuretanica, aggiungo l’esatta quantità di piombo e stucco. Raffino i grezzi carteggiandoli finemente dove necessario, applico l’alluminio adesivo/foil/carta olografica e coloro il dorso se il pezzo lo richiede, a questo punto stendo una prima mano molto sottile di epossidica. Carteggio o opacizzo molto finemente il pezzo su cui dopo vado a colorare con l’aerografo, incollo gli occhi 3d, firmo e stendo un’ultima mano di finitura con resina epossidica…

Quanto tempo dedichi all’autocostruzione e quanto alla pesca?
Al momento dedico più tempo all’autocostruzione che alla pesca, tranne quando in estate torno in Sicilia per le ferie…

Cos’è per te la pesca e cosa significa per te costruire esche?
Il mare è un luogo che mi ha sempre attratto… il mare come il cielo è (almeno nella mia mente) infinito, quando sono in pesca quel pezzo di treccia assume nel mio caso il collegamento tra me e questo mondo tanto fantastico e misterioso quanto concreto. Cercare di capirlo, di indovinare le sue geometrie, i suoi mutamenti e le sue infinite variabili è per me la vita stessa… Costruire esche è semplicemente un modo che mi permette quelle piccole rivincite che mi prendo tutte le volte in cui indovino la tattica o la strategia, a discapito, di tutte le altre volte in cui vince lui…


Qual è la tua marca di esche artificiali presente sul mercato preferita?
Sicuramente Duo, Daiwa e Ima.

Qual è il tuo sogno di costruttore di esche?
Sicuramente non è quello di farlo per mestiere, il rapporto col cliente mi snerva, produco già fin troppo e più di quel che faccio non potrei fare, quindi punto alla qualità, non più di 150/200 pezzi l’anno, ma rigorosamente venduti ai giusti prezzi ed a chi li merita.

Se potessi scegliere un altro costruttore a cui affiancarti, presente o passato,  il più bravo, chi sarebbe?
Beh ce ne sono tanti… grazie al gruppo project bait sono in contatto con tantissimi bravi artigiani…. Il problema è sempre la distanza…

Quali sono, nell’ordine, i primi materiali e attrezzi che consigli a chi vuole iniziare ad autocostruire? E con quale imitazione partire?
Sicuramente il legno, è ciò con cui abbiamo cominciato tutti, a seconda della sua natura è facilmente lavorabile… direi che è la base! E poi il piombo, che per chi come me ha l’aggravante di un mare profondo e ricco di correnti e quindi di pelagici, può essere un buon punto di partenza per un corretto uso delle resine dopo… Per carità non voglio dire che lavorare il piombo sia facile, (ho speso molto tempo e risorse sulla lavorazione del piombo tra jig ed inchiku) anzi può essere anche pericoloso, ma creare un casting jig semplicemente anche schiacciando e modellando un piombo e colorandolo può dare (almeno sullo stretto) immediate soddisfazioni…

Che consigli daresti a chi si avvicina all’autocostruzione?
Di saper osservare attentamente, tanto la natura quanto gli artificiali già esistenti, e di avere costantemente una base di umiltà che aimè è sempre più rara…
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Per contattare direttamente Giovanni o vedere tutte i suoi artificiali potete andare sul suo blog oppure sulla sua pagina Facebook.

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