Solo a pagamento, zero sbattimento. Cronaca da un futuro passato

copertina trota
Trota Iridea a mosca secca

Trota Iridea a mosca secca

Molto tempo fa, agli inizi del ventunesimo secolo, era consuetudine accettata socialmente andare a pagamento. Nessuno si scandalizzava, anzi spesso ci si vantava con gli amici o al bar. Addirittura, lo so sembra assurdo, i padri o gli zii portavano figli e nipoti a provare la loro “prima volta” proprio a pagamento. Certo non c’era il fascino della conquista, ma il risultato era assicurato, tutto veniva più facile ed il tutto era perfettamente legale! Oggi questa mercificazione della carne sembra impossibile, tutti sappiamo che lo stato non lo permetterebbe e che quello che conta è come si ottengono certe conquiste…
Avete capito di cosa stiamo parlando vero?
Naturalmente delle Trote a Pagamento.

Trota Fario a Mosca Secca

Trota Fario a Mosca Secca

 

Concetto che molto ma molto erroneamente veniva a quei tempi limitato ai “lago-pago” ai laghetti pronta-pesca, laddove a mio avviso per quanto aberrante era una pratica più giustificabile; le trote a pagamento invece erano spesso “camuffate” da catture meritevoli in quanto in ambienti bellissimi e magari di ottimo allevamento, quindi ben pinnate…

Capitava così che il pescatore anche quello più sofisticato, sempre avido di catture, cercasse le acque più pescose… ma le acque più pescose non erano intese come quelle dove il pesce naturale abbondava, magari schivo alla cattura ma abbondante in taglie e numero, le acque più pescose erano quelle in cui “si prendeva più pesce”… equazione pericolosa… infatti quei tratti dove erano immessi quintali di pesci adulti erano i tratti dove i pescatori, bravi o meno bravi, prendevano tanto e sempre, con buona pace delle sveglie all’alba, delle condizioni meteorologiche e di malizie tecniche che erano più vezzo che necessità per quelle catture facili.

In quei tempi lontani e culturalmente primitivi, prima che le acque interne fossero riconosciute come un bene prezioso, da tutelare fortemente a livello nazionale, prima che i pescatori capissero il senso di una pesca consapevole, con metodi rispettosi del pescato, con limiti rigidissimi e severi, prima che scarichi, prelievo idrico e centrali idroelettriche fossero limitati al minimo per non impattare eccessivamente sull’ecosistema, prima che il pescatore divenisse sentinella ambientale e guardiano del fiume piuttosto che predatore, prima che il regolamento, il permesso, la licenza ed il legislatore fossero unici per tutto lo stato… in quel tempo arcaico e rozzo che ha visto estinguersi innumerevoli specie e perpetrarsi abomini indicibili… in quel tempo barbaro, diciamo intorno al Luglio 2014, si ambienta la nostra storia qui di seguito raccontata.

release_pietro_invernizzi

Foto e release…

Mi sveglio insolitamente pigro per essere un giorno di pesca. Avendo da poco realizzato il mio sogno di pescatore di trote a spinning, mi trovo ad essere un po’ disorientato… di certo meno agguerrito e motivato. La grande trota marmorata resta la divinità che venero ed il Sesia è il tempio in cui mi reco devoto in preghiera. Altri fiumi ed altri ambienti sono amati e oggetto di bramosia alieutica; ma il Sesia è casa e sul Sesia oggi sono a pescare. È un sabato mattina, essendo poco motivato ed essendo molto lunga una giornata di Luglio, mi trovo ad armare la canna da pesca solo alle 11 del mattino, la novità è che oggi ho con me solo attrezzatura da Pesca a Mosca niente spinning, niente cucchiaino.
Se il fiume è lo stesso ed il pesce che sogno anche, per trovare nuovi stimoli ed una nuova sfida, la tecnica deve essere diversa! Messa da parte, solo provvisoriamente questo è chiaro, la fedele attrezzatura “a cucchiaino” ho portato su una canna 9 piedi coda 5 per secca e ninfa ed una potentissima NRX 9 coda 7 per pescare a streamer. Due esperti pescatori moschisti mi accompagnano, uno che stimo davvero moltissimo di cui però non svelerò l’identità ed un suo amico, anche lui moschista d.o.c.g. che non conosco ma che sembra una persona molto a modo, molto esperta e molto simpatica.
Seguo il primo che, per comodità, chiamerò “Paolo”. Risaliamo la corrente lungo le sponde e cerco di studiare il suo lancio ed il suo approccio, osservandolo dall’altro lato del fiume, è un poeta e grande interprete di questa pesca. L’amico dell’amico invece, lui pesca a scendere. Tutti e tre a mosca a secca.
Paolo è gentilissimo e di tanto in tanto mi spiega i miei errori più grossolani. Lui prende 3 o 4 trotelle ed io, pur pescando in modo approssimativo, grazie alla mosca giusta, una mayfly beige di taglia piuttosto generosa e complice il lato migliore del fiume, faccio salire, bollare (e non riesco a ferrare!) 3 trote di cui due stupende fario tra i 30 ed i 35 centimetri… pesci di tutto rispetto a secca nel Sesia. Alle 13.15 siamo di nuovo tutti e tre alla macchina. Paolo ed io siamo abbastanza soddisfatti, infatti il fiume era palesemente più alto del dovuto di almeno 10 centimetri a causa di un residuo scioglimento della neve, inoltre il passaggio di gommoni del rafting di certo non era d’aiuto, per cui, tirando le somme, l’attività riscontrata non è affatto male.

Paolo in pesca nel Sesia

L’eccelso Paolo in pesca nel Sesia

L’amico di Paolo invece è molto deluso, <Non c’è pesce, almeno io decisamente mi aspettavo più pesce…>, offeso, perchè se offendi il mio fiume stai offendendo la mia-famiglia-dio-e-la-patria, rispondo con sacrosante parole di verità: <io pesco qui sempre e ti posso assicurare che il fiume è pieno di trotelle, trote ed anche trotone, anche nei tratti che abbiamo appena pescato>.

Perplesso il gentile signore, a cui porto il dovuto rispetto e che in verità è anche parecchio simpatico, scuote la testa… <sarà… ma se così fosse avrei preso un po’ di più, invece è salita una sola piccola e basta>. Ci separiamo e, mentre pranzo, non posso non pensare che: il fiume era alto e freddo, quindi non l’ideale per la mosca secca; abbiamo pescato solo due ore scarse, quindi poco tempo; c’erano anche dei gommoni del rafting a rompere le palle e, nonostante tutto, si sono materializzate 7 o 8 trote, di cui due anche di buona taglia. Trote vere, selvagge, si intende… Eppure quel signore esperto era deluso.

Il pomeriggio si unisce a me Matteo, anche lui ha voglia di pescare a mosca ed ha un blocchetto di permessi per il “Tratto no-kill solo mosca di Varallo”, nel Mastallone, mi invita, accetto.
Di questo tratto so solo: che non l’ho mai fatto e quindi sono curioso di provarlo; che degli amici moschisti, di cui non svelerò l’identità, mi hanno detto: <è molto pescoso ma le trote sono smaliziate e noi (che siamo bravissimi è sottointeso N.d.R.) e pescavamo con lo 0.12 o lo 0.14 abbiamo preso parecchio, altrimenti…>

Matteo in pesca

Matteo in pesca

Scendiamo al fiume che pioviggina. Matteo va diretto nell’hot spot sotto il Ponte Antonini di Varallo, io preferisco esordire più a valle. Mentre lego il finale vedo Matteo recuperare la prima trota iridea di taglia discreta. Scelgo un finale corto, un po’ perchè l’acqua è veloce, un po’ perchè decido di non scendere sotto lo 0.18 e montare una grossa mosca da caccia inaffondabile. Penso alle trote immesse e conosco i loro appetiti: un “bug post-atomico” con pancia arancione, zampette, schiena in foam e pallina piena d’aria che non va sotto neanche se ti ci tuffi sopra!
La bollata a secca è sempre un’emozione e le prime due o tre trote mi hanno divertito molto, la mia mosca sulle trote-pollo è chiaramente killer, altro che finezze tecniche…

<Meglio una Olive Dun su amo 18 o una Traun Tricolor? O forse una March Brown in Cul de Canard?> … Va’dà via el cul!

Forse anche lo 0.18 era troppo raffinato, soprattutto quando facevo la mossa segreta di Hokuto (…località storica della pesca a mosca, vicina ad Aberdeen in Scozia. N.d.R.) … a fine passata recuperavo a strappetti la mosca che, un po’ patinava, un po’ nuotava sotto il pelo dell’acqua… BAM! Una volta su cinque partiva a razzo una trotona, tra i 30 e i 45.

Rainbow Trout fighting...

Rainbow Trout fighting…

Raggiungo Matteo, il quale si sorprende del mio finale corto e della mia bizzarra imitazione; lui giustamente usa un finale lungo nella lenta lama e ha scelto una moschina secca che “match the hatch” dovrebbe imitare la schiusa… I miei primi tre lanci con la “bistecca di Chernobill recuperata alla Hokuto”, alla faccia dei manuali di pesca alla mosca, hanno preso tre trotone, una signora fario sui 40, una bella iridea e poi una irideazza palestrata sui 50 che ha fatto il rodeo sotto il ponte, con tanto di salti ed applausi del pubblico sovrastante.

Non è che i manuali sbaglino è chiaro, ma è che si dovrebbe scrivere un nuovo manuale: “Pesca alle Trote Facili” dove si spiega l’importanza della mosca pane, della battuta forte sull’acqua quando cade la mosca, da preferire alla posa delicata, di quanto è adescante la secca quando draga… etc. etc.

Mah. Suona il telefono. Rispondo, lasciando distrattamente la lenza in bando nell’acqua sotto una cascatella poco a monte del ponte. Finita la telefonata alzo di scatto la canna e… tiraaaa!

Ho allamato una trota sui 35/40cm per lo sfintere anale. Detto in altre parole: l’ho presa per il culo!

Fortunatamente anche questo release va a buon fine. Mah. Mah…

trota su bug_chernobil

Il “bug” killer…

Matteo mi saluta, deve tornare a casa per degli impegni. Ebbro di catture a secca, decido di affinare le mie scarse doti a ninfa, tecnica che pratico saltuariamente da uno o due anni.
Dalla coda parte un conico lungo poco meno della canna, poi 20 cm di linea colorata arancio e giallo fluorescenti per segnalare posizione e lunghezza, quindi uno spezzone di 60 cm di 0,18 con una sola grossa ninfa classica: phaesant tail, ramata e verdina.
Alla prima calata: c’è! Ecco un tremito strano sulla canna e recupero a riva una bellissima marmoratina autoctona di una ventina di centimetri… che meraviglia! Grazie fiume! Secondo passaggio: c’è! Due zig zag decisi e si arrende una piccola fario… poco dopo un ibrido. Penso “finalmente il pesce autoctono del torrente”…BAM! Inconfondibile il tirone di un sommergibile arcobaleno zittisce i miei pensieri! Ho in canna un’iridea sui 50, tira e molla, tira e molla, si difende caparbiamente e mentirei se dicessi che non è divertente. Foto, libera. Ancora una poco più a monte e decido che è ora di smettere. Ma prima di andarmene voglio provare la buca sotto la cascatella di uno sbarramento…
Decido di accorciare il finale e lascio uno 0,20 a cui lego un piccolo streamer zonker piombato. Mi porto a monte della cascata, sopra lo sbarramento con l’acqua al ginocchio. Lancio pigramente nell’angolo sinistro della buca e aspetto che lo streamer affondi. Mentre aspetto qualche secondo pensando come proseguire la serata, un missile di pesce sui 65 centimetri squarcia l’acqua davanti a me in uno spettacolare salto… trasecolo, decido di lanciarci sopra…

recupero e, recuperando, vedo rapidamente la coda tendersi da sinistra verso il centro della buca… BA-BA-BA-BAM! C’è c’è c’è! Quel missile si era avventato sullo streamer in caduta e si era anche allamato da solo… era già incannato… incredibile!

La 9 piedi coda cinque è piegata all’estremo e la trotona, un’iridea di almeno 3 kg, fa quello che vuole, salta, corre da una parte all’altra della buca mentre io, divertito, mi godo il combattimento. Essendo un pesce “pronta-pesca” non ho l’adrenalina alle stelle e non penso all’album dei ricordi… mi godo la lotta ed indugio, indugio anche troppo… alla fin fine si infila sotto la cascata, anziché precipitarmi a valle, provo a tirare un po’ da monte… ma recupero solo lo streamer con il suo amo senza ardiglione. Libera. Pazienza, ne ho abbastanza.

Trota Iridea catturata a ninfa

Trota Iridea catturata a ninfa

Sono le 7 di sera, inizia il tramonto e ho una voglia matta di pescare dove “non ci sono pesci”… o forse semplicemente dove ce n’è il numero giusto e dove non si lasciano pescare in modo tanto facile… Anzi, probabilmente c’è qualcosa in me che non va, ma scelgo la cosa più difficile… monto uno streamer lungo una spanna sulla coda 7, finale 0,30, cerco la regina dei sogni.

Lanci sgraziati in correntoni ostili. Sono solo. Io, il fiume all’imbrunire ed il sogno di un’antica regina del fiume da ghermire.
Alle 21.30 mi allontano tra le ombre ormai nere del bosco, attento cammino a passi incerti tra i sassi ormai nascosti nella semi-oscurità… respiro bruma, respiro sfida e libertà. La regina, la divinità, la legittima abitante del fiume non ha abboccato questa sera! Ma io, io lo so che c’era! C’è sempre! Si vede che oggi non sono stato degno di lei…

Tramonto sul Sesia

Tramonto sul Sesia

Smonto la canna più felice di questo cappotto serale che delle trotone del primo pomeriggio…
Con amarezza, non con arroganza lo giuro, penso che in pochi pensiamo così e che sempre più ci lasciamo viziare dalle catture facili… dalle “trote a pagamento”, dalle “gite in riserva” o nei “ghetti dorati” (cit. Sandro Ghilardi) pieni di pescioni ammiccanti. Ogni tanto ci caschiamo anche noi in questi dolci tranelli, anche noi ci abbiamo pescato qualche volta e ci ripescheremo, ma almeno sappiamo cosa è vero e cosa è falso, cosa vale e cosa non vale nulla…

I pesci facili, le riserve, sono abitudini pericolose come le droghe; una realtà virtuale da cui è difficile tornare.

E pensare che io pagherei tanto per trote tutelate, non per trote adulte immesse!
Ma siamo in pochi, usiamo come scusa i fiumi sempre più vuoti per pescare in vasche sempre più piene… Chissà in futuro…

In Rod We Trust
Rock’n’Rod

 

9 Comments

  • Andrea ha detto:

    Bellissimo articolo Pietro che offre molti spunti di riflessione…per colpa del pago ho perso un botto di amici pescatori, quindi il 99% delle mie pescate a lucci o sono in solitaria o con un altro sadico come me conosciuto appunto sul lago.
    Alla fine passo quasi sempre per orso scorbutico e pure sfigato perché rispetto agli altri prendo forse 1/10 dei pesci che prendono loro (stima molto ottimistica e poco veritiera facciamo 1/100), però per quanto mi riguarda un pesce selvatico anche se piccolo ha un valore immenso, neanche paragonabile al “pollo più bello” preso a pago.
    Ogni pesce preso in ambienti difficili, è un ricordo indelebile nella mente, una storia, un’avventura, ed anche una lezione imparata su come quella battaglia è stata vinta, non un semplice numero, ma un’esperienza vissuta col cuore in gola, l’adrenalina al massimo e 1000 pensieri nella mente; ogni salto ogni scrollone della testa a bocca aperta (maledetti lucci) è vissuto con ansia e terrore…il solo momento di godimento è quando la preda è finalmente nelle nostre mani, a tiro di obbiettivo, per una rapida foto, meno dura il combattimento meglio è…è troppo prezioso e sudato quel pesce che finalmente ha deciso di abboccare al nostro artificiale per “godersi il combattimento” non sono ammessi fronzoli, sarebbe peccato mortale perderlo!
    E’ ovvio che pescare “facile” è sicuramente meglio in termini di risultati e di stress o ansia da prestazione, forse più godibile sotto certi aspetti, però le emozioni e le sensazione di un pesce VERO sono indescrivibili, e finché i pochi continueranno a passare per sadici anziché che per PESCATORI le nostre acque continueranno ad essere bistrattate anziché valorizzate.
    Grande Pietro continua così!!

  • Pietro Invernizzi ha detto:

    Grazie mille Andrea! Sottoscrivo ogni parola di quello che dici! Descrivi perfettamente quanto sia più importante ed emozionante pescare i pesci veri e selvatici!
    L’ incapacità di saper distinguere tra un pesce “vero” e un pesce “finto”, tra un’acqua “naturale” e un’acqua “artificiale” è uno dei peggiori mali del mondo della pesca e porta a non saper valorizzare gli aspetti di ricerca, sacrificio, studio e attesa che sono i valori più belli della nostra passione, quando la cattura è il compimento di un percorso e non una pretesa a tutti i costi.
    Il divertimento non deve essere ricercato solo nella cattura, ma in tutto l’esercizio della pesca; se non capiamo questo… allora limitiamoci ai laghetti pronta-pesca, ma non mistifichiamo torrenti, fiumi, laghi etc.
    Rock’n’Rod

  • Mimmus ha detto:

    Quasi sempre mi sobbarco ore di risalita in mezzo ai rovi per un’unica trota (di taglia… intendo 35-45 cm), se va bene. Anche perché qua trote a pago e no-kill, non ce ne sono, se non laghetti di 20 metri.

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Mimmus, ben venga che non ci siano le trote pago… ben vengano anche i laghetti di 20 metri se i padellatori folli e gli pseudo-garisti si possono sfogare lì! Ti auguro che riusciate a tutelare quelle acque ancora così “selvatiche”!
      Buona estate! Rock’n’Rod

  • Davide ha detto:

    Vero, però…
    a onor di cronanca, che tu scelga la marmorata del Sesia, la fario selvaggia dopo ore di camminata sul Vogna, o la spinnatona di Scopello, i venti erotti euro per pescare li devi sempre spendere.

    Ciao,
    Davide.

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Il giornaliero ha lo stesso prezzo solo per Scopello, le altre costano… ma il problema è che la maggior parte dei pescatori preferisce spenderli per prendere pollastre piuttosto che sudarsi catture non scontate!
      E per colpa di questo circolo vizioso sempre più spesso le società (come la SVPS) sono costrette per sopravvivere (sorveglianza, incubatoio di valle etc.) a creare tratti più o meno “pronta pesca”!
      Non solo… ma la cosa più triste è che non sono solo vecchietti padellari a pretendere i pesci “facili” di vasca, ma anche pescatori sofisticati, pam evoluti etc. che, magari pescando su pesci belli e ben pinnati, ma comunque di vasca, fan finta di non vedere la realtà e alla fine si illudono che un fiume ben curato e popolato secondo natura sai come quella riserva d’oro imballata di trotone facili…

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