Viva la regina! Viva le trote in Valdieri!

Trota fario dalla livrea strepitosa
Trota fario dalla livrea strepitosa

Trota fario dalla livrea strepitosa

L’appuntamento “morbido” delle 7.30 permette di prendercela decisamente più comoda rispetto alle 5.00 del giorno prima. Quando scendiamo per fare colazione alle 7.00, troviamo Emilio già lì ad aspettarci, facciamo qualche chiacchiera assonnata  fino a quando ci raggiunge Simone e finalmente il richiamo dell’acqua si fa più forte degli sbadigli. Risaliamo la valle per scendere in una meravigliosa gola che promette catture da sogno.


Jacopo ed Emilio TodeschiniSiamo tre pescatori a spinning e uno a mosca ed un solo un torrente… le cose sembrerebbero complicate, ma quando peschi con gente capace, tutto si fa incredibilmente più semplice. Risaliamo battendo ogni correntina, buca e salto d’acqua, ma l’alta pressione trasforma la vorace cattiveria delle trote del giorno prima in un vago appetito: oggi vanno studiate e sudate. La formazione a quattro si sfrangia velocemente secondo i ritmi di ognuno, Simone elegantemente chiude le fila facendo pescare gli ospiti e purtroppo Emilio ci deve salutare troppo presto a causa di altre incombenze, ma per fortuna rimangono con noi le sue esche. Infatti ci lascia una scatola piena di ondulanti ed ondulantini con moltissime colorazioni, dai 3 ai 10 grammi e tutti fatti “a doppia foglia”, cioè con due diversi metalli accoppiati.  Pietro ne monta uno giallo risale il fiume a sinistra là dove si biforca e prende subito una fario dai colori così belli da sembrare dipinta, mentre Jacopo e Simone cappottano nel ramo laterale di destra. Più a monte, al riunirsi della biforcazione, Jacopo perde un’ora buona a cercare un punto in cui la corrente non se lo porti via per guadare, mentre Pietro insieme a Simone aggredisce una buca profonda da cui fanno capolino, in rapida successione, tre belle trote che si difendono come diavoli, due sui nuovi ondulanti di Emilio, chiamati “Pirata” ed una su un voluminoso shad in gomma.Pietro e trota fario del Gesso

Ci inerpichiamo su per la gola, attraversiamo prati e ruscelletti per scendere in un tratto in cui l’acqua ruggisce feroce tra alte pareti di roccia: “Sapete – ci illustra Simone- qui se riusciamo, mi piacerebbe creare una ferrata da pesca”. Ci sporgiamo quel tanto che basta per non morire ed ammirare il progetto sognando di poterci spingere un giorno oltre quello sperone di roccia a far ballare i nostri inganni nella corrente sostenuta. Scritta che risale al tempo della monarchia

Proseguiamo fino a una scala scolpita nella roccia, quella che Elena di Savoia fece costruire per scendere in quelle stesse correnti e far volteggiare le sue mosche.

Arrivati all’ultimo scalino, dopo una solida presa sulle spine di una robinia ed un sicuro passaggio tra le ortiche, ci troviamo in fondo a una strettoia in cui l’acqua corre veloce: qui servono rotanti pesanti.

Dopo una serie di lanci precisi, dietro l’artificiale di Jacopo si materializza una sagoma scura che si stacca dalla parete, pochi istanti dopo uno scatto immortala la piccola trota scurissima che torna poi veloce verso la sua tana.

Jacopo con una fario scurissimaSimone, da buon presidente, gioisce a ogni cattura come se fosse sua, contento dei frutti della sua gestione e di come gli sforzi quotidiani vengano ripagati. Scendiamo la valle per andare a provare un tratto più basso, ma l’importante captazione dell’Enel  che non rispetta il deflusso minimo vitale del fiume – fotografata e documentata istantaneamente da Simone – compromette fortemente il tratto, (alla faccia dell’idroelettrico come “energia pulita” N.d.R.), lo rende terreno fertile per la proliferazione di una fastidiosa alga che compromette l’azione di molti artificiali, ma non dei nuovi ondulanti che ci planano sopra e fruttano a Pietro la sua ultima trotella di questa due giorni di fuoco.

 

I nuovi ondulanti Pirata,"doppia foglia" , di Todeschini

I nuovi ondulanti Pirata,”doppia foglia” , di Todeschini

Risaliamo in macchina per raggiungere gli altri a pranzo mentre sopra le nostre teste si riuniscono i più malfamati nuvoloni del cuneese. Appena spegniamo i motori si scatena l’inferno: pioggia battente che si alterna a pioggia scrosciante, vento a raffiche e un calo della temperatura di 40 gradi Celsius, 90 gradi Farenheit e anche un paio di gradi Kelvin.

Matteo simpaticamente si presta a questo scatto da premio Pulitzer!

A scaldarci però c’è il vino rosso di Todeschini e la robusta cucina del posto condita dalla simpatia dei commensali: Simone, Emilio e sua moglie (una delle eroine votate a sopportare un pescatore ), due ragazzi che si sparano after hours di pesca come se piovesse e Matteo De Falco con la sua appassionata troupe pronta a sfidare, non senza qualche preoccupazione, il tempaccio. Tutti hanno qualcosa di interessante da raccontare, uno spot, una nuova esca, una cattura mirabolante, un’emozione, uno scempio ambientale e i discorsi si accavallano l’uno sull’altro creando una catena inestricabile di interesse alieutico che ci avvolge tutti. Intanto divoriamo foglie di salvia fritte, peperoni arrostiti sott’olio con “bagnetto verde” e acciuga, fiori di zucca impanati e fritti e mestolate di polenta con il coniglio, e per finire due torte occitane di carote e fagioli… tutto strepitoso!  L’ora è giunta ormai e noi indomiti Anonimi dobbiamo salutare la compagnia e risalire in macchina, ma non per raggiungere un altro spot di pesca, bensì per tornare verso Milano.

Portiamo negli occhi lo splendore di una valle ancora largamente incontaminata e selvaggia, i pesci magnifici che abbiamo avuto il privilegio di poter ammirare e il calore dei nuovi amici conosciuti.

Jacopo e Pietro

Rock’n’Rod

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