Intervista a Matteo De Falco


Amato da molti perché gira il mondo e filma scene di pesca, con una passione contagiosa, che fanno vivere le stesse emozioni ai lanciatori di tutta Italia. Bonariamente odiato dagli stessi per il medesimo motivo. Direttore editoriale della sezione pesca di Caccia&Pesca ha condotto e conduce moltissimi programmi dell’emittente satellitare fra cui: Per un pugno di mosche, Hot Spot Italia, Big Fish e tutte le varianti di Passione Artificiale. Collabora con La Gazzetta dello Sport per cui ha scritto articoli, naturalmente di interesse alieutico, portando la pesca sportiva su un quotidiano a tiratura nazionale. In poche parole è probabilmente uno dei più invidiati pescatori italiani. Sicuramente è il responsabile di tutti quei “Biiiig fish” che si sentono urlare sulle spiagge e sui fiumi di tutta Italia.

Da quanto peschi?

Credo di aver preso il mio primo pesce a 4 anni e quindi sono quasi 35 anni. È la prima volta che faccio questo conto e devo dire che non appena ho scritto “35” mi si è stretto lo stomaco. Ragazzi, sto invecchiando!

Che tecniche pratichi, in genere dove e rivolte a che pesce?
Tutte le tecniche che prevedono l’utilizzo di esche artificiali e anche la traina con il vivo (tecnica di famiglia). Specificare “il dove” è un po’ più complesso. Il lavoro mi porta (e mi ha portato) ovunque. Le acque che frequento di più per esclusivo divertimento sono quelle del Veneto. In acqua dolce il pesce che amo di più è senza ombra di dubbio il luccio che pesco solo a mosca, poi temoli e trote. In mare il tonno (possibilmente a spinning), spigole (poche e sudatissime), dentici e ricciole.

Qual è la tua tecnica preferita e perché?
Ci sono stati anni in cui la pesca a mosca ha assorbito completamente le mie giornate e anche le mie notti. È la tecnica a cui sono più legato in senso assoluto e quella che trovo più completa per il ventaglio di pesci insidiabili. Detto questo lo spinning in mare è una tecnica che…mi batte davvero in testa. Se poi parliamo di spinning in mangianza sui tonni non si riesce a tenermi fermo.


Quanto tempo riesci a dedicare alla pesca?
Anche qua dobbiamo fare un distinguo fra lavoro e passione. Diciamo comunque che sono attorno alle 200 uscite l’anno…

Cos’è per te la pesca?
Il modo migliore che ho trovato per sentirmi in pace con me stesso. Il mio rifugio, il mio lunapark, un’arena e un pensatoio. È un mondo in cui continuo a sentirmi inadeguato e incapace e poi di colpo il padrone dell’universo. È avere le gambe che tremano ed aver voglia di urlare di gioia. È riflessione quando percepisci un rifiuto e istinto quando cambi un artificiale semplicemente perchè “te lo senti”. È sbuffare quando non senti niente per ore, è farsi venire il mal di schiena a furia si stare piegato per far lavorare meglio un artificiale, è sentire il profumo del caffè alle 4 e mezza della mattina, è avere male alle mani perchè stai rilasciando un pesce e vuoi farlo correttamente anche se l’acqua è a 4 gradi. È una telefonata di un amico che ti racconta di quello che ha preso o non ha preso. È fare un nodo, una connessione o un terminale la sera prima. È svegliarsi nel cuore della notte e vedere che mancano ancora 4 ore alla sveglia. È cercare di tradurre un blog in slovacco per capire che diavolo hanno fatto per prendere quel mostro. È ricevere una mail con una foto di un amico che sta dall’altra parte del mondo a pesca. È lo sguardo del mio vicino che pensa che io sia pazzo. È l’odore infernale che ho in macchina quando decido deliberatamente di lasciare il belly boat bagnato nel portabagagli perchè sono troppo stanco per portarlo in garage. È ascoltare il racconto di uno al bar che ti dice che ha preso un siluro di 4 metri con un filo dello 0,12. È vedere un artificiale e pensare che se lo avessi avuto “quella volta” le cose sarebbero andate diversamente. È fantasticare, ricordare, riflettere, sorridere, divertirsi e un altro paio di miliardi di cose che vorrei scrivere…spero però di aver reso l’idea lo stesso.

Ti ricordi il primo pesce che hai preso?
Ovvio. Una trota al lago di Pianozes (una “vasca” in cui buttavano miliardi di pesci) nel bellunese. Mi ci portò mio nonno non sapendo che quella sarebbe stata la “sua fine”. Ci volevo andare tutti i giorni dalla mattina alla sera. Per me era come andare in Patagonia. Mi ricordo distintamente che durante il “combattimento” (ah ah ah “combattimento”) ho avuto in più occasioni la sensazione di non farcela fisicamente. Questo ti fa capire quanto ero piccolo.

Quali sono i tuoi record attuali?
Di record ne ho tantissimi io! Sono riuscito a fare cappotto in mezzo ad una mangianza di tonni l’anno scorso. Sono riuscito a perdere un temolo gigantesco la settimana scorsa perchè venivo da una battuta di pesca a lucci e credevo di avere in mano una canna per coda 9 con un finale da 30 libbre e non una coda del 4 con lo 014. Sono riuscito a sbagliare tre volte lo stesso luccio. In un solo lancio con il mulinello da casting ho fatto la madre di tutte le parrucche ed ho spaventato l’unico snook che ho visto in una settimana. Sono riuscito a non vedere un permit a 8 metri quando lo vedeva anche mia nonna da casa, sono riuscito ad attaccarmi tre volte di fila allo stesso albero facendo un “back cast” pescando a mosca e sono riuscito anche a non capire perchè diavolo, quel giorno, pescando a jigging io non abbia preso nulla. Questi sono gli unici record che m’interessano e che devono spingermi a migliorare.

Cosa ne pensi della gestione delle acque in cui peschi?
Scandalosa. Purtroppo i pescatori ricreativi non hanno nessuno che li rappresenti a livello politico. I nostri mari sono assaltati da flotte di pescherecci la cui strumentazione farebbe invidia alla Nasa. I controlli non ci sono per una mera questione di priorità. Ogni iniziativa in favore delle nostre acque è demandata solo ed esclusivamente alla buona volontà dei pescatori che rubando tempo (e soldi) alle proprie famiglie combattono battaglie degne di Don Chisciotte. Le regole sono poche e sbagliate. È certamente più importante fare l’ennesima riunione autoreferenziale che non intraprendere una seria campagna di revisione delle misure minime in acqua dolce ed in mare. È più importante multare un ragazzo di 14 anni che sta pescando dove non potrebbe che misurarsi con quei quattro mezzi delinquenti che sono esattamente dalla parte opposta del fiume che pescano con il tramaglio. La situazione è questa. Credo che a cambiare debba, però, essere anche il nostro atteggiamento. Non possiamo volere il “fritto di paranza” appena pescato e poi lamentarci perchè strascicano sulla secca dove andiamo a dentici. Chiediamo il pesce spada al ristorante e poi ce l’abbiamo con i long liner. Non parlo di quegli idioti che mangiano la zuppa di datteri e che ti dicono “tanto li hanno già pescati”. Un dattero ci mette circa 80 anni a diventare di taglia e per “raccoglierlo” si devastano intere scogliere. Ma come si fa mi chiedo?! Abbiamo esempi più che virtuosi di stati in cui la pesca ricreativa è fondamentale per l’economia di un paese e genera indotti spaventosi. Siamo noi ad andare in America e non viceversa. Pensa se fra un paio d’anni spiegassimo a un abitante della Florida che può venire in Adriatico a pescare a spinning  “blue fin tuna” di un quintale e a drifting pesci di tre mentre sua moglie va a vedere la Galleria degli Uffizi a Firenze… Siamo seduti su una pentola piena di oro e la stiamo gettando dal balcone.

Catch&Release si o no? (Su quali specie e per quali motivi)
Mi prendi in giro? 🙂 Su ogni specie senza distinzioni. Che non vuol dire farlo sempre e comunque. Vuol dire essere prima di tutto in grado di farlo, conoscerne cioè le regole e saperle applicare correttamente. L’ho già detto in altre occasioni, per una questione di sostanza in acqua dolce (se non facciamo “catch and release” nel giro di due anni andiamo a pesca di insetti) e per una questione di forma in mare. Andare a spigole, prendere un pesce di un paio di chili e mangiarselo con la propria famiglia è meraviglioso. Prendere 7 spigole di tre etti, due congelarle, una darla al gatto e una al tuo vicino (a cui il pesce non piace nemmeno) è una semplice idiozia. È poi ovvio che ci sono specie più sensibili di altre. Ad esempio, trattenere una marmorata per mangiarsela mi sembra una follia. Catch and release, catch and release, catch and release!

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