
I racconti, gli articoli, le storie di Anonima Cucchiaino sono ancora nei cuori di tanti pescatori. Lo so perché di tanto in tanto qualche lettore scrive un commento, un messaggio alla pagina Instagram chiedendo che ne é della nostra pagina. Complimenti e disappunto. A volte incontro sull’acqua pescatori che me lo chiedono: perché non scrivete più? La risposta è brutalmente semplice: manca “la grinta giusta” per citare un vecchio video virale caro a noi boomer. Non quella di pescare, no, quella mai. La voglia di ritagliare tempo in giornate che sembrano ormai sempre più veloci e frenetiche, tra urgenze e priorità che forse non sono poi tali. La voglia di condividere storie di passione alieutica in un’arena sempre più gridata, confusa e bulimica: quella dei social media. Ammesso che sia davvero così, forse è il nostro percepito che è cambiato; questo blog è iniziato che eravamo studenti, oggi siamo ultra-quarantenni, genitori, professionisti. Ma noi siamo sempre noi, l’acqua esercita sempre infinito fascino, voi, i nostri vecchi lettori siete cresciuti allo stesso modo, loro, i nuovi giovani, magari potrebbero apprezzare la scoperta di un contenuto sulla pesca con un ritmo diverso dai tiktok e senza il sensazionalismo degli strilloni professionisti. Solo passione raccontata. Non è poco. Quindi quando il vecchio amico e compagno di pesca Paolo Goldaniga mi ha detto “ho un racconto nuovo per te”, non ho potuto dirgli di no! Quale migliore occasione per tornare a pubblicare? In una manciata di ore (5 mesi N.d.R.) l’articolo è stato impaginato ed è pronto, qui sotto, per i vostri occhi avidi!
Voglio pensare che adesso ci tornerà la grinta per raccontarvi un po’ di storie, ne sono successe tante in questi anni, in Italia e all’estero, Marocco, Socotra, Papua, Bretagna, Bolivia… solo per dirne alcune.

Ho un legame profondo con la terra, col suo respirare, con la caligine che si forma la mattina d’autunno, trovo il suo profumo irresistibilmente affascinante.
Godo nel fresco delle albe estive, quando solo poche ore ti danno modo di respirare veramente, prima di affliggerti con sudore e zanzare; quando i pesci non ne vogliono sapere e l’unica idea allettante è quella di una birra ghiacciata all’ombra.
Amo imprecare quando, ancora a buio, si scende dalla macchina e il termometro dice “-6°C°”; quasi ogni volta maledico questa mia passione, mentre mi spoglio con le mani congelate per indossare degli stivali già umidi.
Come andrebbero le cose se nessuno di noi interferisse col fluire dei ritmi del tempo?
“I pescatori credono che il fiume sia stato creato tenendo conto anche di loro, e ne parlano come se le cose stessero davvero così”. (Cit. Norman Maclean, “A River Runs Through It”)

Da cosa nasce questa presunzione di avere il diritto di vivere l’acqua come ogni altro animale? Cosa ci spinge sempre e ancora davanti all’acqua che scorre, a quella salata o al denso odore del lago?
Succede qualche volta nella vita di un pescatore: un periodo grigio, privo di eventi e carico di sfortuna. Può durare giorni, settimane o addirittura mesi. Per quanto ci si possa accanire a fare le cose giuste nel momento giusto, qualcosa non funziona, il meccanismo non si innesca e i fallimenti si susseguono in sequenze inaudite. Ho cercato tanto di dare una risposta tecnica a questi “periodi negativi” o almeno a trovarvi una soluzione, una cura che potesse farmi svoltare e aiutarmi a tornare nella normalità piscatoria.
Ne ho trovate due, anzi ne ho provate due.
La prima è stata la più ovvia e apparentemente la più facile. Fermarsi. Prendersi un periodo di pausa totale e lasciare che altre passioni che popolano il mio animo prendessero il sopravvento: lo sport, la montagna, i funghi.
Lasciar passare qualche tempo, sperando che i pesci e l’acqua si dimenticassero di me e del mio accanimento verso di loro, una sorta di cessate il fuoco. Non ha funzionato.
Non ha funzionato perché l’attrazione è, e resta troppo forte, l’impulso profondo di tornare sull’acqua ho capito essere dominante nel mio carattere.

Ho quindi pensato al piano B.
L’idea è stata quella di convogliare queste energie nel cercare di restituire tutto quello che in tempi remoti o recenti, ho ricevuto da pescatori con più esperienza della mia, da persone che hanno dedicato del tempo ad insegnarmi qualcosa.
Guardando indietro negli anni ho realizzato il vero piacere che queste persone provavano nel trasmettere cose per loro ovvie a me, che le vivevo come una splendida novità.
Come una persona adulta che vede per la prima volta la neve.
Ho iniziato a cercare quella sensazione, l’emozione del trasmettere la passione.
Ha funzionato.
Vedere l’emozione di un amico che per la prima volta indossa un paio di stivali alti e guada un fiume in piena è qualcosa di grandioso, così come un’intera giornata in barca per un avvocato che si fa largo nei suoi impegni per respirare l’aria umida del fiume. Sensazioni per me ormai normali, quasi routinarie, purtroppo a volte date per scontate; per loro invece nuove, assolute e tremendamente vere.
Osservarli e condividere certi momenti con loro è un viaggio nel tempo, un respiro di aria fresca, un profondo ricordo riportato alla luce dopo tanto tempo.
Giugno forse luglio, poco dopo il tramonto. Lui poco più che ventenne nell’esplosione della passione del bassfishing, gli impongo di pescare unicamente a galla se vuole alzare il pesce giusto. Lui ascolta, si concentra e si allontana nel buio. Non molto tempo dopo stiamo fotografando il suo nuovo record personale, lo soppesa e con gli occhi spalancati mi chiede “ma lo vedi quanto è grosso”? E’ stato come chiudere gli occhi e rivivere quell’attimo preciso vissuto più di 10 anni prima.

Un grande amico e un eccellente pescatore, un senso dell’acqua innato e nessuna paura di imparare; abbiamo condiviso tanti viaggi ed esperienze di pesca e di vita assieme. Ma non ha mai preso un Aspio a galla. Mi sembra una cosa tanto strana da dovervi subito porre rimedio, così ci ritroviamo a derivare coi nostri kayak in un bel fiume al tramonto. Ci fermiamo e scendiamo sulla spiaggia per risalire a piedi fino al punto in cui sono certo potremmo colmare questa inspiegabile lacuna. Ci sistemiamo uno accanto all’altro e mi gusto la scena come se fosse un ampio calice di Barolo.
Lui appoggia l’artificiale esattamene dove deve, percorre pochi metri e un pesce lo fa letteralmente scoppiare; il tempo di una foto ed è libero. Il suo frugale abbraccio e il “grazie” che mi ha sussurrato non credo possano valere come decine dei pesci identici a quello preso quel giorno.
Grazie alla pesca ho stretto legami con persone che frequento anche nella vita di tutti i giorni, persone vere e schiette, persone in balia della nostra stessa passione. Il nostro rapporto sarebbe lo stesso al di là dei pesci, in particolare una, alla quale ho dato tutti i consigli che fossi in grado e all’altezza di dare. Tanto insicuro quanto appassionato.
Non ho nessun merito per quella cattura, ma solo la gioia che abbia scelto anche me per condividere la sua felicità scrivendomi: “Paolo ho fatto il danno, io te lo dico, ho il cuore a mille”. Una grande marmorata va condivisa con grandi amici, per questo l’ho vissuta come un privilegio, come qualcosa di intimo da raccontare a poche persone.
(E questa condivisione, questi amici che anche a noi hanno scritto o scrivono messaggi simili, sono alla base della ragione per cui Anonima Cucchiaino esiste e resiste. N.d.R.)
Sono ancora in questo “famoso” periodo negativo, sono ancora affamato di belle esperienze di pesca che trascendono la cattura, ma per fortuna ci sono delle iridee selvatiche per le quali abbracciarsi, per fortuna ci sono delle carpe che si credono Bass per le quali ridere!

Nella pesca spesso tutto è casuale, il vero talento è essere sempre pronti a quel momento.
Si, ma perché lo faccio?
Forse per guadagnarmi il solo diritto di farne parte, forse solo perché è talmente naturale che non potrebbe essere altrimenti.
Probabilmente esiste un accordo non scritto, che lega chi ha raggiunto i propri obiettivi e vuole riscattare ciò che ha ottenuto, e chi davvero si merita quello che ancora non gli è stato concesso.
Credo e spero di essere nel mezzo, ma ancora guardo dal basso all’alto grandi pescatori che hanno fatto per me quello io spero di fare per gli altri.
Pietro e Fabio sono alcuni fra questi, e per questo non posso che essere loro grato di aver lanciato assieme delle esche nelle stesse acque.


Ho letto, con l’urgenza di fare subito un lancio, non ho capito molto, ma sono contento, comunque, di questo ritorno. Evviva! Viva la pesca. E viva la vita
Ahah grazie Michele! Che bello trovare un tuo commento. Appunti un po’ rapsodici, vero, ma comunque un ritorno a pensieri e parole di pesca. A presto!
Grandi ragazzi, è sempre un’ emozione leggere i vostri articoli! Mancavate…
Grazie mille Daniele! Quest’anno cerchiamo di scrivere un pochino di più. Rock’n’Rod
Grande Pietro!!! Si sentiva la mancanza dei vostri racconti.
Ciao Ale, grazie infinite! Adesso qualcuno lo tiriamo fuori promesso! Spero ci vedremo presto, magari in pesca!
Rock’n’Rod
Tight Lines Pietro!!
Sempre bellissimo leggere avventure, esperienze, sentimenti legati alla pesca, grazie,
Grazi perchè spesso capita a tutti di vivere momenti negativi e racconti, seppur brevi, scritto con anima e cuore legati ad una passione che in molti raggiunge livelli impensabili è un vero tocasana, qualcosa che regala momenti di appagamento e pace in giornate che si preannunciano stressanti e vissute nel caos cittadino.
Ciao Giovanni, grazie mille!
Hai ragione, quando siamo nello stress e nel caos cittadino ci aiuta sempre cercare rifugio ed evasione nei pensieri di pesca, nella nostra passione! Grazie davvero.
See You Spoon
Caro Pietro,
qui da Genova urlo…. Pietro torna!!!! Con tutta la ciurma dell’Anonima…. Bello e emozionante l’articolo di Paolo che non conosco nonostante sia di Genova.
Che dire? Tutti noi appassionati abbiamo l’acqua e i pesci nel DNA…. In qualunque momento possiamo tuffarci in pescate memorabili, con o senza Amici, ma per i svariati motivi della vita non lo facciamo o ci dimentichiamo di farlo…. Grazie Paolo per avermelo ricordato 👏👏👏
Caro Simone,
che bello tornare a leggere un tuo commento, quanti bei momenti sull’acqua passati insieme.
Ti mando un enorme abbraccio e spero di vederti prestissimo!
Rock’n’Rod