Una Trota da Sogno. Un tranquillo weekend da paura! – Seconda Parte

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Pietro e la Grande Trota, foto jappo/americana ;-)
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Attimi prima del release!

Esistono creature plasmate dai sogni, così belle che non sappiamo descriverle.

Quando le rughe sulla superficie dell’acqua si distendono, al pescatore è dato spiare il fondale, il sipario si apre e si cerca con occhi avidi l’apparizione del sogno. Quasi sempre, innumerevoli volte, il palcoscenico è vuoto, solo sassi e ombre scure, eppure, le creature esistono.  Serve l’inganno del pescatore e tutta la sua fantasia, per evocare un pesce da favola.

L'acqua del Sesia

L’acqua del Sesia

Spengo la sveglia prima ancora che suoni, non ho dormito molto ma non si tratta di andare in ufficio, si tratta di pescare, di respirare montagna, di ascoltare il fiume e di voler afferrare i sogni. In pochi minuti sono vestito, con le palpebre pesanti ma un ruggito latente nello stomaco. L’amico Simone bussa alla vecchia porta di legno della stanza, sono le cinque e quarantaquattro minuti, è puntualissimo, ma lo sono anche io.

La sera prima, ebbri di una giornata favolosa, abbiamo deciso di pescare in alta valle, dove ancora  un manto bianco e soffice copre le sponde e ovatta ogni suono.

Parcheggiamo con cautela mentre le ruote fanno scricchiolare neve e ghiaccio. Armiamo le canne sorridenti: è l’alba!

La lama d’acqua corre scura, lenta e profonda, è il momento più carico di aspettative: primi lanci alle prime luci.

Alterniamo esche ogni due o tre lanci, accucciati tra i massi innevati. Simone per lo più con rotanti argento e minnow di dimensioni ragionevoli, io con snodati di dimensioni generose ed esche siliconiche piombate. L’aria è fresca, qualche parola tra noi, l’archetto del mulinello che scatta e il costante canto del fiume, non c’è altro.

Dettaglio di pinna pettorale

Dettaglio di pinna pettorale

Iniziamo a risalire, Simone mi precede, un lungo raschio lo peschiamo velocemente e ancora non si è vista una pinna. Eppure le condizioni sono analoghe alla settimana prima, quando pescare ha regalato grandi soddisfazioni, e sono uguali a ieri, quando all’alba ho preso due marmorate… io continuo a crederci anche se il sole inizia a salire, benedicendo il cielo velato di nuvole. Sono quasi le sette.

Simone è a monte, lancia lungo e recupera a favore di corrente, una pesca veloce in cerca del pesce in caccia; io pesco più lento e pratico quell’esercizio mentale ripetuto migliaia di volte: immagino il fondo del fiume e le tane delle trote dei miei sogni. Quando immagino dove si trova la creatura, capisco come fargli arrivare l’esca in base a ostacoli e correnti, e scelgo l’esca con cura, secondo un equilibrio tra istinto e razionalità.  Un lancio a pochi metri da me, aspetto che l’esca affondi il giusto, respiro con calma per godere della pace del momento, per essere consapevole che tutti i preparativi meticolosi fatti nelle ore e nei giorni precedenti, sono stati fatti per questo momento; guardo l’acqua scura e so che tutti gli anni che ho passato a pescare sono stati un percorso e che questo attimo è solo un passo lungo il cammino. Chiudo l’archetto e non penso nulla di tutto ciò.

Recupero. Arresto. Ferrata repentina e lunga… La canna si flette violentemente fino a piegarmi il polso, strappata da una testata brutale.

Occhio e opercoloApro velocemente un giro di frizione al mulinello, perché sento una pressione eccessiva sull’attrezzatura, con la canna assecondo le testate, sono colpi lunghi e potenti in successione, come colpi di mortaio, come enorme tamburo sul mio cuore; sono in piedi a canna alta mentre il pesce piano piano scende con la corrente vicino al fondo del fiume. Ho gridato <C’è! … E’ grossa!> E Simone arriva emozionato alle mie spalle. La grande trota inizia a vedersi poco sotto la superficie ed io abbasso velocemente la canna, mantengo un angolo retto per sfruttare tutta la sua piega e la sua elasticità, ma la punta è bassa, sul pelo dell’acqua per evitare che il pesce salti o si scuota in superficie.

La vedo bene finalmente, è lunga, scura e indiavolata! Piano piano accorcio le distanze e, camminando sulla sponda, cerco di tenermi a valle; mentre si scuote energicamente rompendo la superficie dell’acqua vedo chiaramente che il piccolo amo singolo della mia esca è puntato sul labbro superiore, mentre tutta l’esca sporge fuori dalla bocca… Terrore! Da questo momento sono terrorizzato, è davvero allamata in modo delicato! Vedo Simone fare una foto e gli ringhio di mettere via la macchina fotografica! Provo ad accostarla a riva, con la mano sinistra libero il guadino dalla calamita che lo fa pendere sulla mia schiena, ma una fuga veloce della trota verso il centro del fiume mi costringe a tenere salda la canna mentre il guadino resta in acqua ai miei piedi. Appena si arresta la fuga la avvicino di nuovo, cerco di non avere esitazioni, di farle sentire che io non sono stanco, che è il tempo della resa. Eccola contro i sassi della riva, eccomi con il guadino sulla sua coda; lascio la canna a terra e la infilo nella rete. Presa! Presa! Presa!

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Pietro e la Grande Trota

E’ davvero portentosa! E’ grossa sul serio, ben più di quella grande dell’Apertura della scorsa settimana… Accanto al letto del fiume una pozza d’acqua lenta circondata da sassi è perfetta: libero la trota in quella piscina e con Simone la osservo estasiato!

Lunga, scura, pinne enormi, sana, massiccia, alta e forte dalla testa alla coda. Selvatica e selvaggia come solo le più antiche creature cresciute nella corrente sanno esserlo.

La livrea quasi non presenta marmoreggiature, ma bellissimi punti neri… tremo pensando si possa trattare di una mastodontica fario, ma la coda a timone, la forma della testa e l’opercolo, fanno vedere il suo dna di marmorata: è un ibrido!

Simone è felice quanto me, non capita spesso di vedere simili meraviglie. Quando lui è pronto a scattare la sollevo per qualche secondo mentre lui scatta a ripetizione. Lo faccio due o tre volte e poi è il momento emozionante del rilascio. Simone è pronto con la fotocamera, ci riempiamo gli occhi ancora una volta di quella rara bellezza mentre la ossigeno avanti e indietro nell’acqua tenendola per la coda… sembra superfluo infatti da subito è pronta a scattare, mai come questa volta ho avuto l’impressione di non aver ferito la mia cattura.

Libera! Un fulmine nero sparisce nell’oscurità, ritorna materia di sogni, ritorna mistero e desiderio lasciando una scia di felicità. Dall’antro più scuro del fiume ha portato luce di pura gioia nei cuori dei pescatori che l’hanno evocata.

Occhiaie e felicità alieutica!

Occhiaie e felicità alieutica!

Una trota di pura meraviglia che ricorderemo a lungo.

Il pensiero vola alla trota dei miei sogni, la cattura più bella; e questo momento si unisce a quel racconto. Non posso fare a meno di pensare che qualcuno lassù abbia messo una buona parola per me con gli dei della pesca! Vorrei tanto raccontargli anche questa storia, ma chissà, forse l’ha vista in diretta e sorride compiaciuto…

Magnificient Sesia

Magnificient Sesia

Ci abbracciamo ed esultiamo, Simone ed io, telefoniamo  al maestro Savio e lo tiriamo giù dal letto, smettiamo di pescare per festeggiare con una colazione al bar. Il sole si è scrollato le nuvole ed ora è una giornata mite, quasi primaverile. Andiamo a visitare il museo della pesca di Varallo, ma io mi addormento appena incontro una panca in legno! Il resto della giornata è fatto per lo più di chiacchiere, un pranzo con i miei due amici e poi due lanci con il maestro Savio, in giro per il nostro meraviglioso fiume. Posti incantevoli, natura, e acqua, e pesca sincera; pesca fatta con passione ed esperienza, senza secondi fini, senza sponsor, senza manie, senza trucchi, senza ipocrisie; il piacere di pescare e di condividere la pesca nei suoi aspetti più belli. Così peschiamo e così viviamo ed animiamo questa pagina.

Pietro Savino e Simone nelle sale del Museo della Pesca

Pietro, Savino e Simone nelle sale in allestimento del Museo della Pesca di Varallo Sesia

Prima di lasciare il fiume e tornare alla città, raccolgo come sempre qualcosa dalle sponde; penso a tutte le esche che perdo, quindi a piombo, ferro, vernici, plastica e anche parti di nylon che restano in acqua… non lo facciamo apposta, ma noi pescatori non siamo affatto a impatto zero come spesso diciamo di essere!

Per questo ad ogni uscita credo che tutti noi si debba tirare via dal fiume qualche plastica trovata, almeno in misura pari a quanto abbiamo lasciato noi nel fiume, per poi buttarla in un cassonetto. Piccoli gesti, grande valore.

Oggi sono stato fortunato e porto via un grande rifiuto: un estintore,  ed anche un avvolgi-lenza in plastica.

Guido solo verso casa, il sole è ancora alto, ma non ho cuore di pescare ancora, il fiume oggi mi ha dato più di quanto potessi chiedere. Canticchio come un ragazzino e non penso ad altro che alla mia cattura, alla mia creatura di sogno. Un’altra storia di pesca vissuta. Una storia a lieto fine da rivivere e raccontare.

Rock’n’Rod

See You Spoon

In Rod We Trust

23 Comments

  • Fabio ha detto:

    Che dire, domenica percorrendo il magnifico Sesia ad ogni lancio sognavo la cattura dei sogni…. Che Ancora non e’ arrivata, non importa, gli amici dei della pesca per ora si fanno beffe di me facendomi prendere delle fario minuscole con esche enormi. Va bene cosi’ ogni volta mi rafforzo, in piu’ le tue prede mi danno fiducia e non mi fanno mollare mai!
    Bravo prestazione estrema!

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grandissimo Fabio e grazie del commento! Lo spirito è quello giusto 😉 I risultati arrivano per chi è rock’n’rod!
      P.

  • liuis ha detto:

    Avevi detto che il prossimo report sarebbe stato qualcosa di eccezionale, dopo aver letto e visto la cattura è stato molto di più che eccezionale, cinque minuti di vera andrenalina alle stelle…………GRANDE….GRANDE……GRANDE……

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie infinite Liuis! Mi fa davvero piacere che ti sia piaciuto 😉 A prestissimo, Rock’n’Rod
      P.

  • Simone Ardigò ha detto:

    Rock’n’Rod puro…..mi sono tornate le palpitazioni…..che bella avventura che abbiamo vissuto assieme….grazie!!!!….poi con il tuo racconto ha il sapore ancor di più di una fiaba fantasy….se poi penso alla cornice strepitosa del Sesia innevato mi dico che é stata una vera e propria impresa di pesca….chissà la marmoratona ora come sarà????? intanata e molto più saggia????…..viva la Regina !!!!!!

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Viva la Regina! Grazie Simone, è stato bello e importante condividere il momento 😉
      Io me la immagino intanata e più saggia… e furiosa! Guai al prossimo pesce o artificiale…
      Rock’n’Rod
      P.

  • Mimmus ha detto:

    Ma che è ‘sto Sesia?? Un paradiso?? Voglio pescarci anche io!!!

    Complimenti vivissimi per tutto

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Per essere un paradiso è un paradiso… anche se pesci così sono rarissimi, non è proprio scontato che escano 🙂 Ma il posto è stupendo e le grandi regine selvatiche ci sono… bisogna corteggiarle a lungo! Comunque ti aspettiamo, piccole o grandi, tante o cappotto, sono certo ti piacerebbe! A presto, rock’n’rod
      P.

  • Enrico ha detto:

    Con affetto, odiandovi.
    As usual racconto strepitoso e cattura maestosa.

    Anonima è opera sociale meritevole, nel mio caso funziona come antidepressivo per compensare le delusioni dell’ennesimo cappotto di sabato e domenica u.s., stavolta in R1 e NK2 sul Sarca.

    Sia lode alla vostra meritoria opera.
    A presto!
    enrico

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ahahahahah! Grande Enrico! L’idea di essere opera sociale come antidepressivo mi piace molto 🙂 Scherzi a parte, felice davvero che ti piacciano racconto e blog! GRAZIE!
      A presto, Rock’n’Rod
      P.

  • Andrea Tomaselli ha detto:

    Grazie all’Anonima per il bellissimo blog sulla pesca!
    Complimenti Pietro per le tue fantastiche e meritate catture, è un piacere leggere i tuoi resoconti (peraltro scritti magistralmente).
    Un plauso inoltre alla tua opera di sensibilizzazione sui rifiuti nei nostri tanto bistrattati fiumi: se ogni pescatore facesse come te la situazione sarebbe almeno un pochino migliore.
    Complimenti ancora per la trotona!

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie infinite Andrea!!! Mi fa davvero molto piacere che ti piaccia il blog, il mio modo di scrivere ed il nostro messaggio! Mi auguro continuerai a seguirci! (Se ti fa piacere iscriviti alla newsletter, ti avvisa solo quando c’è un nuovo articolo, uno alla settimana).

      Grazie ancora e a presto!
      Rock’n’Rod
      P.

  • Fabio ha detto:

    Pietro, trovo molto bello il pensiero rivolto alla natura, se ogni pescatore ad ogni uscita portasse a casa un pochino di rumenta probabilmente vedremmo degli spot sempre piu’ puliti. Ciao a tutti

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie Fabio!
      Esatto, l’idea è un po’ quella di diffondere questa cultura… niente di estremo né di troppo oneroso, in fondo a pesca andiamo per divertirci, ma se a fine giornata portassimo via qualcosa, con poco sforzo faremmo un bel servizio! Ci guadagnerebbe il fiume, ma anche la vituperata categoria dei pescatori!
      😉
      Rock’n’Rod
      P.

  • pescadur ha detto:

    Ciao intanto complimenti per una trota da sogno. L hai misurata ?

  • pescadur ha detto:

    Ciao intanto complimenti per una trota da sogno. L hai misurata ? Secondo te è più grossa di questa ?http://www.anonimacucchiaino.it/2014/05/27/la-grande-trota-marmorata-del-sesia/

  • Pietro Invernizzi ha detto:

    Ciao Pescadur! Grazie dei complimenti.
    Ho deciso di proposito di non riportare le misure nel racconto perché vorrei che tutti noi ci liberassimo un po’ da questa ossessione delle misure… io per primo 😉
    Anche perché “quanto è grande un pesce” è relativo, secondo dove lo hai pescato, con che tecnica etc. etc.
    Comunque sì, l’ho misurata, era poco più piccola di quella dell’anno scorso 😉

    A presto e Rock’n’Rod

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