Il luccio più grande… Un nuovo record

grande Luccio record pike pietro invernizzi

grande Luccio record pikeCosteggiando il lungo canneto che orla la sponda meridionale del lago, passavamo lenti trainando, il vecchio motore fuoribordo sei cavalli borbottava il suo minimo guidato da papà, accanto a lui io e mio fratello ci alternavamo alla lenza, dieci minuti per uno.

“Tre colori”.  La lenza di rame rivestita di tessuto cambiava colore ogni dieci metri e noi ne calavamo tre svolgendoli a mano dall’aspo, in fondo una girella di metallo univa la lenza madre ad un finale di qualche metro di nylon dello 0,20 di diametro e infine l’esca: un “tollino”, ovvero un cucchiaino leggero martellato, color argento da un lato e rosso dall’altro, lungo pochi centimetri.

Così, durante le vacanze estive sul lago, giravamo in lungo e in largo tutte le sponde pescando persici reali, e ne prendevamo parecchi, i più grossi li tenevamo per mangiarli gli altri venivano rilasciati. Ogni tanto abboccava anche qualche bel cavedano, ma quel giorno, davanti a quel canneto, non fu un cavedano e neppure un persico a strattonare la lenza nella mia mano.

Canna in traina

Era un pesce, questo era chiaro, ma doveva essere enorme… Credo fosse il 1992 ed io avessi dieci anni, mi alzai in piedi e iniziai il combattimento.

Papà dopo aver recuperato la sua lenza velocemente, mi tranquillizzava e mi diceva cosa fare, se tira troppo lascialo andare, se sembra stanco o si ferma recupera piano una bracciata alla volta. Con la lenza a mano la frizione la fa il pescatore con le dita…  Avevo il latte alle ginocchia, ero terrorizzato all’idea di perderlo o di rompere il filo. Il pesce finalmente arrivò vicino alla barca, e papà lo guadinò in un attimo. L’aspettativa non fu delusa, era enorme e bellissimo! Era un luccio, il mio primo luccio. Il primo luccio che avessi mai visto ed era ben sessanta centimetri per un chilo e ottocento grammi…  Aveva un solo piccolo amo conficcato sul bordo esterno della bocca, non si era liberato per un soffio. Quel giorno ero l’eroe di me stesso!

Povero luccetto, fu bollito e mangiato, accompagnato da patate e maionese fatta in casa. Ripensandoci oggi è un ricordo strepitoso, mi rivedo piccolo come piccolo era quel luccio e rivivo emozioni grandi e straordinarie, come straordinaria è la fortuna di crescere pescando, soprattutto condividendo simili avventure con papà e fratello prima e amici e moglie poi…

Dal 1992 al 2016 sono passati 24 anni, nei quali ho avuto la fortuna di poter pescare lucci in tanti luoghi diversi, soprattutto in Italia e recentemente anche all’estero in Irlanda e Danimarca. 24 anni in cui ho imparato tecniche mirate per la pesca all’esocide, ho capito quali sono le attrezzature adeguate ed ho approfondito la conoscenza delle rive del “mio” lago, quel lago in cui pesco sempre con la stessa barca e lo stesso fuoribordo di allora… anche il giorno delle nozze, l’anno scorso.

Tanti cappotti, ma anche tanti lucci, alcuni di taglia importante ed oltre il metro di lunghezza… eppure il luccio non era tra le mie priorità, nel senso che negli anni passati non mi ossessionava come altre catture sognate e bramate disperatamente.

Solo l’autunno scorso ho iniziato a dedicarmi seriamente alla pesca al luccio, a cercare di mettere a frutto insegnamenti vecchi e nuovi, esperienze vecchie e nuove, dirette ed indirette… mi sono dato un obiettivo che ho avuto la fortuna sfacciata di raggiungere ai primissimi tentativi. Prendere un grande luccio sopra il metro e venti in acque libere! Fu una enorme soddisfazione. Ma iniziai a volere qualcosa di ancora più specifico… in fondo ero in barca con un amico-maestro, tracciava lui la rotta e non era il “mio” lago. Ho iniziato a sognare un grande luccio nelle acque a cui sono più legato, acque difficili per la pesca al luccio; volevo sentirne il pieno merito, prenderlo da solo. E così è stato. grande Luccio record pike pietro invernizzi

A capodanno una prima grande soddisfazione è arrivata a traina e alla riapertura della pesca al luccio un pesce possente ha abboccato a lancio, pescando a jerk. Ma il “mostro”, il luccione record, il Re incontrastato del lago, ancora mancava.

Questo ardente desiderio, questa nuova ossessione, è cresciuta e di recente non ne ho fatto mistero

Così mi ritrovo al tramonto di una sera di fine primavera a riprovarci.  Marta è salita in barca con me per fare un giretto, un paio d’ore di traina prima di chiudere il weekend e tornare in città. Ho avuto una precisa intuizione sulla rotta da fare e la profondità cui tenere l’esca artificiale, esca scelta su suggerimento del colore dell’acqua e della stagione. Calo due lenze e inizio la trainata. Non uso ecoscandaglio, niente elettronica, ma so per esperienza che sono in prossimità di un “gradino” del fondale, un gradino di rocce su cui incagliare è un classico, ma chi non risica, non rosica…

Le canne sono entrambe appoggiate al fondo della barca e trattenute, una destra ed una a sinistra, negli scalmi dei remi. Osservo attentamente quella alla mia sinistra perché è quella in cui ho più fiducia. La barca rallenta bruscamente da sola, si arresta, e inizia a ruotare verso destra… Cosa? Ero distratto! La canna di destra è piegata all’estremo, Marta si esalta ma la calmo subito: <E’ il fondo amore!>. Sogghigno per la sua ingenuità alieutica, la mia “grandissima” esperienza non ha dubbi in merito. Appoggio un piede sopra il calcio della canna per non farla finire in acqua, poi con calma metto in folle il motore ed inizio a recuperare la canna di sinistra, quella libera. Intanto la barca arrestata dal fondo, ruota ancora verso destra.

Il fondo per definizione è fermo, la canna che ha preso il fondo invece, comincia a dare dei lunghi colpi…

Passo la canna libera a Marta e le chiedo di recuperare in fretta. Afferro la canna “incagliata” e inizio scettico il recupero… Sembra davvero di aver preso il fondo, ma il fondo se recupero lentamente si solleva e piano piano si avvicina! Ho il cuore in gola come 24 anni fa. Due lunghe e potenti testate mi tolgono ogni dubbio, è un pesce ed è grosso… Assesto delle lunghe ferratone, come un cretino pensavo fosse il fondo, ma forse questo è il modo migliore per ferrare i  lucci davvero grossi: non ferrare forte subito, ma avanzare deciso ( o continuare deciso il recupero se a lancio). grande Luccio

Dopo momenti che sembrano infiniti in cui molto lentamente recupero un grande peso che piano piano si lascia avvicinare, ecco che aggalla un coccodrillo… E’ un luccio sontuoso! Le gambe mi tremano e comincio a guardare nervosamente l’impugnatura del guadino in barca alla mia sinistra.  Lo avvicino ancora, è davvero grosso, non vedo l’esca… buon segno, immagino sia preso bene. Afferro il guadino e lo immergo in acqua… Il grande esocide, che sembrava pronto alla resa, con una codata si volta verso il fondo e parte come un missile! La frizione del mulinello sibila come fosse lasciata aperta, invece è tarata sulla treccia da 65lbs, il fluorocarbon dell’1 e ancorette Owner 3/0… E’ una fuga feroce, disperata e straordinariamente potente… io invece, impotente, posso solo stringere forte la canna e aspettare che finisca. Quando finisce è finita. Lo recupero piano, ma ormai è esausto, arriva a pancia all’aria, entra con la testa nel grande guadino ma faccio fatica a farlo entrare tutto, è troppo grosso, sono momenti pericolosissimi… mollo la canna e con le mani lo faccio entrare nella rete! Preso! Preso! Preso!

La testa di questa creatura è davvero impressionante! Le pinze d’acciaio da 28 centimetri scompaiono interamente nella sua bocca mentre cercano di slamare un pesce artificiale di 30 centimetri inghiottito.

grande Luccio record pike pietro invernizzi

 

E’ una creatura straordinaria, decisamente il più grosso che io abbia mai visto.  E’ lui il mio grande luccio.

Un nuovo personal best, un nuovo record per me e per Anonima Cucchiaino, un pesce davvero importante in generale e soprattutto in acque libere italiane.

Grazie, grazie a chi mi ha trasmesso questa passione, grazie a quel lago che ogni volta che lo vedo penso mi conosca e mi saluti e che amo profondamente, grazie amici con cui condividere e imparare!

ROCK’N’ROD

IN ROD WE TRUST

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13 Comments

  • mimmus ha detto:

    Oh Gesù mio!

  • Fabio ha detto:

    UAU!!!!! Sei veramente un G.B. (Goldenboy) ! il pezzo é come sempre bello e avvincente, ma la cosa piu’ significativa é che nelle nostre acque si possano ancora fare catture di questo livello. sognare la cattura della vita in Alaska o in Nuova Zelanda é una cosa, farla nel tuo lago, nel tuo fiume, nel tuo sottocasa ha un gusto ancora piú epico.
    Bello bello bello ! poter sognare il pesce della vita in acque libere italiche!
    Ora l’asticella per il prossimo pesce é VERAMENTE tanta roba! a presto!!!

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie mille Fabio! Dici bene, è fantastico pescare il mondo, ma le soddisfazioni più grandi nascono dalle sfide di sempre, quelle di casa nostra… A prestissimo e Rock’n’Rod!

      Non bucare troppe trote in Sesia che prima o poi tonro a pescarci 😛

  • Andrea ha detto:

    Grandissimo, complimenti!!!
    Quello è uno di quei pesci che rimarrà impresso nei ricordi per sempre, ed è bello vedere che i nostri laghi ospitano ancora dei veri mostri.

  • Simone Ardigò ha detto:

    Caro Pietro, ho le gambe dure che non riesco ad alzarmi dalla sedia dopo aver letto il tuo racconto….che dire….hai preso il “mostro” del lago….hai catturato la leggenda anche tu….complimenti….immagino che Marta sarà ancora sotto shock….ora ha vissuto con mano la mole delle prede del suo cacciatore….complimenti!!!! Degna cattura dell’Anonima Cucchiaino!!!!!

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie grazie grazie Simo!
      Ti ringrazio con grande piacere anche qui… è stata davvero una soddisfazione “enorme” 😉

      Spero di rivederti presto a pesca, magari a mosca sul meraviglioso Gesso della Regina!

      A presto, Rock’n’Rod

  • Fabio Zuanon ha detto:

    Complimenti Pietro, una cattura straordinaria, uno spettacolo della natura, una natura che, nonostante tutto, resiste ai nostri suprusi e ci stupisce ancora facendoci regali come l’incontro di queste creature.Il tuo racconto è come sempre “vero” e avvincente! Sono veramente contento di leggere che una cattura così l’hai fatta tu, nel senso che, nel “tuo” lago, il Re lo cercavi da trent’anni, secondo me questi “percorsi” danno un senso alla pesca. Complimenti ancora, a presto.

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Fabio, ti rispondo in ritardo ma con immutata gratitudine per il tuo commento!
      Grazie davvero. Sei un autentico “guru” della pesca e sono onorato dei tuoi complimenti!

      Concordo assolutamente sul significato profondo dei “percorsi” nella pesca; sono alla base del valore dell’esperienza del pescatore, nobilitano quel senso di costante ricerca e curiosità che anima la nostra passione.

      Non vedo l’ora di tornare a pesca con te! A prestissimo!
      P.

  • Claudio ha detto:

    Cosa dire…veramente ottimo che l’abbia catturato tutto perchè così hai potuto dargli il giusto onore coronando il tuo best nel tuo lago…e altrettanto ottimo perchè essendo in acque libere ha avuto la possibilità non scontata di tornare nel suo regno !!! Spettacolo puro…
    A presto !

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