Fishing Madagascar – seconda parte – Giant Trevally, la furia GT

Giant Trevally Big Gt Pietro Invernizzi

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Intro by Francis
Caro Lettore,
non ti preoccupare, ti rubo poco tempo, tu che stai leggendo pensi: “A me non me ne frega un caxxo delle introduzioni ad effetto, io voglio vedere i GT”, ok va bene, tra poche righe ti saranno raccontate storie da PANICO su GT e compagnia bella.
Però ci tengo a precisare una cosa: abbiamo fatto del nostro meglio per raccontarvi tutto quello che abbiamo vissuto in una settimana di pesca a Nosy Be. Pensiamo che abbiate capito che il capitano John Peluffo, da oggi ancora più amico, mentore e fan di Anonima Cucchiaino, è un mito assoluto e pescare con lui è da pazzi, il top!
Pensiamo inoltre abbiate intuito che, in una settimana, anche se prendi più di 170 pesci e peschi dalla mattina alla sera – la sensazione che hai al ritorno è che comunque non hai pescato abbastanza, ci voleva più tempo…
Forse però non vi abbiamo detto che il cibo era pazzesco, che ogni sera il cuoco di bordo ci ha preparato pietanze diverse cucinando sempre qualche pesce che ci siamo trattenuti durante la giornata di pesca.
O forse l’avevate intuito ? Potrei andare avanti un sacco, descrivere le mille emozioni ancora non dette, mille anedotti, ma invece mi fermo. Tu, caro lettore, vuoi i pesci grossi, lascio la parola prima al mio caro amico Federico, il celeberrimo Urban Fishing, che ti racconterà i brividi del Vertical Fishing e poi a Pietro, il mio amico Pietro Invernizzi – quel grandissimo della serie A di Anonima Cucchiaino,  che narrerà della furia dei Giant Trevally.
Prego maestri…

La bocca della grande cernia
Vertical Jigging, Vertical fever  by Fede
Ci sono poche tecniche di pesca che mi affascinano più del vertical jigging. Sono sempre stato attratto dal mistero che accompagna calare il tuo pezzo di piombo sagomato nelle profondità: non sai mai cosa aspettarti. Tanto affascinato da aver voluto impiegare questa tecnica ovunque fosse possibile, da pontili durante i viaggi, da barchette di fortuna in ogni mare, addirittura in acqua dolce per insidiare (con incredibile successo aggiungerei) i persici reali. Ma oggi finalmente si fa sul serio, oggi finalmente il gioco si fa duro.

Double strike

Double strike… ops, 1 strike e mezzo… Qualche big predator ha mangiato!

Abbiamo trascorso la mattinata a lanciare grosse stick e a catturare i nostri primi gt e tazar, è quasi ora di pranzo e John ci dice che lì al largo c’è un bel banco, se vogliamo fare del vertical. Io e Francis scattiamo come due molle, contagiamo con il nostro entusiasmo Pietro e Matte e in men che non si dica siamo in navigazione. Prepariamo febbricitanti le canne da jigging, gli assist, i jig. Dopo quaranta minuti che sembrano un’eternità la barca rallenta bruscamente e il capitano da sopra ci urla: <Calate! Calate, giù giù!>. I nostri jig spariscono veloci nel blu, ci sono 60 metri di fondo, aspetta ancora un attimo, ancora un attimo, ancora… ecco, siamo sul fondo. Iniziamo a recuperare come dei tarantolati.
Non faccio in tempo a salire di dieci metri che arriva la prima botta in canna: una delle cose più belle del vertical è sicuramente la mangiata. La foga con cui il pesce si avventa contro il jig si trasmette amplificata cento volte
lungo la tua treccia verticale, piegando la canna, scuotendo braccia e gambe, rizzandoti i peletti dietro al collo. Breve combattimento e il primo pesce è a bordo. Anche i miei compagni sono presto incannati, siamo su un banco di Rusty Jobfish, specie decisamente poco timida, e le catture iniziano a susseguirsi ad un buon ritmo.

Rusty Job Fish per Federico

Rusty Job Fish per Fede!

Prendendo il termine da un filmato visto poco prima di partire ribattezziamo affettuosamente questi mascelloni “merde rosse”, anche se in verità sono voraci e discreti combattenti quando raggiungono taglie importanti, hanno colori e riflessi bellissimi, e in più sono deliziosi grigliati! In mezzo al banco di “rusty”però, (Rusty Job Fish il loro vero nome), girano predatori ben più pericolosi. Francis porta a galla il primo squalo, un meraviglioso giovane white tip! Sono creature stupende, che, come sottolinea il capitano, vanno trattate con il massimo rispetto. Una foto veloce e via di nuovo libero di mordere pesci nell’oceano!

squalo vertical jigging

Francis e il suo squaletto white tip!

Ho un problema con la mia canna, va riparata, e visto che ha appena preso uno stramaledettissimo squalo Francis, da vero gentleman inglese quale è, mi porge la sua combo dicendomi <Finché la tua non è riparata facciamo un pesce a testa>. Calo il suo adorato Shimano Butterfly da 160gr bianco, due colpi e la canna si appesantisce bruscamente. Per fortuna la Beastmaster di Francis è la canna più tosta che abbiamo in barca, e con lo stella 20mila cerco di tenere le sfuriate il più possibile. Il pesce è forte e testardo, ma man mano che riesco ad alzarlo molla, fino a quando affiora a pochi metri dalla barca: è una meravigliosa cernia!Cernia per Fede
Sono contentissimo di questa cattura, restituisco la canna al mio amico ringraziandolo di cuore, lui cala, e la scena si ripete quasi identica. Questa volta il pesce è più imbizzarrito, nervoso, non sappiamo proprio cosa potrebbe essere, e anche quando lo vediamo rimaniamo un po’ perplessi. L’equipaggio, ben più esperto, urla subito all’unisono  < Capitain, grosso! Bellissimo!> Come dargli torto, l’emperor (una famiglia di pesci che ricorda vagamente i nostri dentici) preso da Francis è veramente pazzesco, e di taglia praticamente massima per la sua specie. Una cattura incredibile! Come direbbe Pietro, gli dei della pesca hanno voluto ripagare la generosità dimostrata verso gli amici.
Huge Capitan Fish

Big “Pesce Capitano”

Il sole è alto, tira solo un alito di vento, e jiggare è faticoso molto più di quello che sembra. Recuperare più o meno freneticamente jig dai 150 ai 250g a quelle profondità è un esercizio aerobico. Paradossalmente meno faticoso quando prendi e combatti un pesce, anche grosso, perché dopo una manciata di calate consecutive hai il fiatone. Siamo, come ci capiterà continuamente, assorti dalla pesca. Ci dimentichiamo di abbassare la temperatura, e soffriamo. Nei casi peggiori alcuni di noi vengono colpiti da veri e proprio colpi di calore, costringendoci ad una ritirata all’ombra del pozzetto. L’unico sollievo sono secchiate di tiepida acqua di oceano sulla testa e lo scintillio dei pesci negli occhi.
Mentre ci riposiamo e ci rifocilliamo all’ombra il simpatico Thierry ci chiede se può usare una delle nostre canne. Ovviamente, gli rispondiamo, e lui in quattro e quattr’otto ci fa vedere come si fa. Dando sfoggio di tutta la sua potenza tira su un rusty grosso quasi quanto lui!
La bocca della grande cernia

Mitico Thierry e un big Rusty Job Fish

Abbiamo jiggato un po’ ad intermittenza durante tutta la nostra crociera, catturando i pesci più disparati. Non sempre trovarli è stato facile, come non sempre è stato facile prenderli. Se poi contiamo anche gli squali furbetti, che approfittano dei pesci rallentati dal comabttimento per un facile pasto, il recupero di ogni cattura è avvolto da mistero, curiosità, e una lieve strizzetta che arrivi qualcosa e si porti via il tuo pesce, magari con tutto il jig. E’ successo, è successo.
Quello che ancora manca però, è un bel GT incattivito a jig.
Pietro  a prua guarda l’orizzonte, è alla ricerca di un vela, con la canna già in posizione di lancio e una posa da surfista per tenere il giusto equilibrio sulle lunghe e dolci onde. Intorno alla barca esplode una mangianza di tonnetti, in un secondo siamo già pronti con le canne da light, ma dalla torretta si leva un urlo che ci gela <Cazzo quanti GT sotto, calate subito i jig, subitooooooo!>. Si scatena il panico, Matte è il primo a calare. Chiude l’archetto,  due jiggate di numero e all’altro capo della lenza rispondono con un bordata. Il pesce parte subito a tutta manetta, un altro po’ si porta dentro la canna con tutto Matteo attaccato. Alcuni metri di fuga e inspiegabilmente la treccia da 65lb esplode negli anelli. Io sono li che lo guardo e jiggo, ad un certo punto stessa bordata. Tiro le tre o quattro ferrate più forti che ho, il pesce si oppone deciso, sento che è qualcosa di diverso, deve essere lui, un GT finalmente. Lo alzo faticosamente di una decina di metri, ma a quel punto il pesce si slama, lasciandomi profondamente amareggiato. Cerco di rimanere calmo, e con il jig ancora lì dove lo ha lasciato quel pesce infame ricomincio a jiggare.
Uno, due, tre, la canna si piega, tutta. Sembra che abbiano annodato la mia treccia direttamente al fondo dell’oceano.
Incannata di Matteo a Vertical!

Incannata di Matteo a Vertical!

Il pesce deve aver seguito il primo GT, da due testate sorde e potenti, rispondo con una serie di ferrate a due mani, ma non lo sposto. Deve essere davvero grosso. Inizia a muoversi, tira con enorme potenza, poi si stufa del nuovo piercing e lo sputa. Voglio piangere, recupero veloce stavolta, per controllare l’amo, ma un simpatico tazar passa e decide di tagliare tutto. Francis è il terzo a calare, intercetta il tazarone birbantone in caduta, e mi vendica portandolo in barca. E’ davvero grosso.

Nel frattempo è arrivato anche Pietro, cala, ma anche lui è sfortunato e dopo un attimo ha il finale tranciato. Quello che è appena successo ha dell’inverosimile, in un paio di minuti abbiamo agganciato e perso una serie di pesci enormi, ora tutte le nostre canne sono con i finali da rifare e la mangianza sparisce veloce. John dice che i bulli che ci hanno maltrattato erano grossi GT, ci dispiacciamo molto, anche perché non ne vedremo più durante le nostre sessioni di vertical.
Continuiamo a jiggare spostandoci di spot in spot, catturando ancora e ancora specie nuove e colorate, uno squalo e qualche carangidotto, che sono sempre molto divertenti. Facciamo anche qualche coppiola, di qualche pesce rimane solo la testa. Gustiamo una tartare di bonito che un quarto d’ora prima era ancora in mare e siamo di nuovo pronti per la lotta. P1110746
Matte decide di cambiare jig, ne mette uno lungo e più grosso. Scarrocciamo lenti e lui jigga vicino al fondo. Lo sto guardando, e vedo la sua schiena piagarsi sotto una brusca inchiodata.
Il pesce rimane un secondo fermo, e poi nuota deciso verso il fondo. Sembra che nulla possa fermarlo, è chiaro da subito che si tratta di qualcosa di grosso e prepotente. Matte fa una fatica mostruosa a tenere il pesce, ma non ha intenzione di mollare. Il combattimento è lungo, gli formiamo una capannella intorno, un po’ per cercare di tenerlo, un po’ perché siamo troppo curiosi di vedere cos’è e ci vogliamo godere il combattimento. Issa, stizzito, ci urla <Eeeeee ragazzi, pesci, dai!> rimettendoci subito in riga ed al lavoro. Abbiamo addirittura il tempo di fare un paio di calate, ma poi finalmente il mostro affiora. Matteo è sbigottito, e noi forse più di lui, nel veder apparire quell’enorme bocca, e l’enorme cernia che c’è dietro. Partono una serie di baci e abbracci, congratulazioni e pacche sulle spalle. E’ un pesce davvero magnifico, imponente, vagamente preistorico.

Cernia Vertical Jigging

La grande Cernia di Matteo!

Purtroppo durante la risalita, com’è successo anche con la mia, e nonostante il recupero sia stato piuttosto lento, la cernia si è “gassata”. Come ci spiega il navigato Issa <Ce model de merou la, sempre problemi. Mai vive.> Non ci vogliamo rassegnare, sfiatiamo la vescica natatoria della grossa cernia, e rischiando le mani in sacrificio agli squali, Pietro la tiene per la coda muovendola dolcemente avanti ed indietro nel tentativo di farla riprendere. Dopo oltre un quarto d’ora ogni sforzo è vano, tratteniamo il pesce. Ci dispiace molto, ma la consapevolezza che un pesce da 30 chili come quello sfami un villaggio intero per giorni, e che un prelievo di quel genere in quel mare abbia un impatto praticamente nullo, ci lascia comunque sereni e ancora entusiasti per quella cattura epica.

Vita in barca... bagno al tramonto.

Vita in barca… bagno al tramonto. “Calypso” mother ship, “Blue Marlin” fishng boat.

GT, aka Giant Trevally, aka Furia Ignobilis!  by Pietro

Preistorico, potente, prepotente, bestiale, massiccio, furioso. Sono i primi aggettivi che mi vengono in mente se penso al GT. Non c’è dubbio che le auto sportive  abbiano questa sigla come tributo al pesce tropicale preferito da moltissimi pescatori: il Giant Trevally, o precisamente Caranx Ignobilis

Dice wikipedia : “Per quanto riguarda la sua pesca è un combattente energico e con una potenza incredibile.

Si pesca con esca artificiale e, prima di sferrare l’attacco decisivo, il pesce segue la preda da vicino per osservarla. La pesca del carango gigante necessita attrezzi potenti: canne in grado di lanciare artificiali da 200 grammi, mulinello per 140/170 metri di trecciato da 80 libbre.”

Un bel GT per francis

Francis e un signor ingnobilis GT

Ignobilis… ci piace questo attributo, non come dispregiativo generico ma come denominazione di cattiveria pura!

Chiunque abbia pescato almeno una riccioletta, un tombarello, uno sgombro e qualche pesce d’acqua dolce, sa bene quanto sia abissale la differenza di forza dei pesci corridori dei mari rispetto ai pinnuti dell’entroterra. Il GT è probabilmente il più brutale, non ha la resistenza infinita di un tonno, non ha la velocità supersonica di un pesce vela, ma è il più “zarro” (Per i matusa: vuole dire “brutto ceffo”. N.d.R.).

E’ “il bullo del reef”… è il primo che ti tira una testata se provi a “scavallargli” (Per i matusa: vuole dire “sottrargli indebitamente”.N.d.R. ) un pesce da sotto il naso.

Il suo hobby preferito è spaccare le esche più costose dei pescatori di tutto il mondo a morsi o sbattendole sui coralli!

E’ l’unico pesce che io conosca che fuori dall’acqua grugnisce! E’ una leggenda. Rispettarlo profondamente è un sentimento naturale, è un combattente troppo fiero e indomito per non rendergli i dovuti onori. Il grosso GT era il mio principale obiettivo di questo viaggio, non avevo mai avuto occasione di prenderne uno e non vedevo l’ora di cimentarmi nella lotta.

In navigazione verso la gloria alieutica...

In navigazione verso la gloria alieutica…

La mia attrezzatura è molto simile a quella dei miei tre compagni di ventura: Shimano Ocea BB Heavy Spinning da 150 gr con un lussuosissimo Twin Power 12000SW bobinato raso raso con Sufix 80 lbs, finale Shock Leader Sufix 0,90mm per 100lbs. Solid ring e spit ring Owner over 250 lbs. Perbacco senza saperlo sono in linea con i consigli di Wikipedia…

Abbiamo un vastissimo assortimento di esche, elencarle tutte sarebbe impossibile, quasi tutte tra i 15 e i 40 cm, in prevalenza sui 20 cm, con nuoto a galla o di superficie.

Già il primo giorno di pesca il GT si  manifesta, lo prendono Francis e Fede, ma sono ancora pesci sotto la taglia sperata, comunque bellissimi, comunque infuriati.

Fede e un big GT

Fede e un bel GT

Al secondo giorno vengono a farci la festa in gruppo! Ne prendiamo 5, di cui 4 di buona taglia. Il mio primo GT è già di quelli da overdose di goduria, di quelli che fanno cantare la frizione cantare, che ti fanno sentire le potenti testate mentre corrono verso il fondo a zig zag in parallelo alla barca. Ma più di tutto ricorderò per sempre la spettacolare abboccata!

Sono in piedi a poppa sul Blue Marlin, ho lanciato su un branco di “fucilieri”, pesce foraggio adorato dai pesci predatori malgasci, accanto a me c’è Francis che pesca, Fede poco più avanti a prua. Sto pullando veloce una grossa e strepitosa stick bait blu e argento sopra un mare turchese, nel momento in cui vedo una scia d’acqua alzarsi dietro l’esca, Fede e Thierry mi urlano: <Ce l’hai dietro, ce l’hai dietro!>; Thierry incalza: <Ferma! Ferma!>, Fede gli fa eco: <Accelera! Accelera!>; io vedo perfettamente che i pescioni sono due, due grosse e tozze schiene scure che si danno spallate inseguendo l’esca! Faccio quello che penso più corretto: accelerate brusche e stop in sequenza… Ormai sono vicini alla barca, cuore in gola, ricordi in slow motion, la realtà in fast forward: uno dei due pescioni si ruota e nuota sul fianco, sta guardando l’esca da vicino! Fermo. Si avventa! BAM! BAM! BAM! Lui è partito a missile, io gli sto tuonando tre ferrate che avrebbero girato un treno Freccia Rossa, ma non fermano il Caranx Ignobilis, lui si porta via trecciato velocemente e oltre al sibilo della frizione mi sembra di sentire il suo ruggito!  Un bel GT per Pietro

 

Grande soddisfazione, ma il “big” deve ancora arrivare… Vogliamo tutti alzare l’asticella.

E’ il terzo giorno, giorno in cui anche Fede e Francis raggiungeranno Matteo nell’olimpo dei pescatori che hanno preso un vela a spinning, un traguardo che ancora mi è precluso. Gli dei hanno altro in serbo per me.

Per sfuggire ad un vento un po’ troppo forte sul mare aperto, ci ripariamo dietro un’alta costa rocciosa merlata da baobab, alcuni dei quali addobbati con enormi pipistrelloni, il nostro Fede “Alberto Angela” Marrone,  puntualizza: <volpi volanti!>.

Ci sono dai due ai tre metri di fondale, acqua cristallina, coralli e rocce adornano il fondale.

Double strike

Double strike, pesci a light spinning!

I miei compari si prendono una pausa dalle canne pesanti e tirano verso riva con il light spinning divertendosi con vari pesci da reef. Ostinato io prendo un’Orca violaceo, gli cambio anellini e ancorette, owner del 3 in pancia e del 2 in coda, lo armo e

mi metto a babordo a prua, a lanciare verso il mare aperto, con immaginazione aperta e frizione ben chiusa!

L’arresto è spaventoso! <C’èeeeee!>, gemo urlando mentre con colpi di reni cerco di non cadere in acqua e piantare gli ami nelle dure mandibole del bestione che sta tirando come un dannato.

John dall’alto della torretta mi avvisa serafico: <Belìn stai attento che questo è bello! Ha fatto un bel gorgo sulla mangiata…>

Sono in trance agonistica, mi impegno a pomparlo come un bastardo, gemere di dolore non è mai stato così piacevole! Il sadismo nella pesca può raggiungere vette altissime!

Senza strappi, senza colpi bruschi, ma con tutta la mia forza, sollevo la canna e la forzo a una piega da capogiro, la frizione del twinpower fischia, abbasso la canna veloce e recupero qualche metro. Vivi, muori, ripeti. Il copione del film si ripete moltissime volte ed entrambi siamo sempre più stanchi; lui sta lottando per la vita, io ucciderei pur di portarlo in barca!

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Pietro alle prese con il piacevole sforzo di sollevare un grosso GT!

 

Il pensiero nel recupero di un GT è “far capire chi comanda”, fargli sentire che sui coralli non ce lo lasceremo andare, no amico, non ti è permesso! Dai una testata? Io ti restituisco una cannata! Delicatezza serve, nel senso di non dare strappi, di muoversi in continuità e armonia sulla scena, ma la lotta è brutale e questo è un godimento supremo per il pescatore.

Combattere un GT è un incontro di pugilato!

Finalmente è a guadino! Mentre facciamo le foto ho il fiatone e faccio davvero fatica a sollevarlo… Grazie Thierry, grazie Johnn, grazie ragazzi siete dei fighi pazzeschi.

Spettacolare pesce, spettacolare rilasciarlo libero alle sue acque… dopo tutto questo lui riparte come una saetta verso il fondo, io mi sdraio su un divanetto a bermi una coca-cola ghiacciata!

Finalmente il mio GT è arrivato. L’ancoretta ventrale si era aperta… Una owner extra strong del 3, non pensavo fosse possibile.

Francis e un bel GT

Francis e un GT a popper!

Il quarto giorno succede quanto osavo solo sperare.

200e0c7 Non provatelo a casa.

I ragazzi che hanno compiuto l’azione di pesca di seguito descritta sono quei duri senza limiti di Anonima Cucchiaino, farlo da voi potrebbe causare danni ed ingiurie permanenti a voi, ai pesci ed all’attrezzatura da pesca.

 

Stiamo ancora pescando a light, è una giornata splendida e peschiamo pesci a ripetizione mentre driftiamo con il vento lungo la costa su fondali da due a cinque metri di profondità.

Agugliona a light spinning

Agugliona a light spinning

Io prendo carp rouge, blue fin trevally e altri pesci simili a saraghi tropicali, Francis e Fede prendono aguglie, Trevally di ogni tipo, Matteo ci offre una scena spettacolare: allama una bella cubera con un max rap bianco, la sta combattendo, mentre la porta sotto barca sbucano due cicciose cernie… una strappa di bocca alla cubera il rapala, l’altra insegue la cuberotta e se la mangia in un boccone!

Pitetro a light spinning

Poi il mio max rap 19 azzurro, provvidenzialmente armato con owner e anellini rinforzati, viene afferrato da una forza soprannaturale… La mia fedelissima cannetta, compagna di mille salmoni in Alaska, la GLoomis Escape tre pezzi per 1 oncia, si flette con una curva al di là dei limiti della fisica, sembra esplodere… La frizione canta come neanche la Sirenetta in calore, i metri di power pro 30 libbre si sbobinano dal Sustain 5000 come piume al vento! Siamo in double strike, anche Matte a prua ha un carangide in canna che va dalla parte opposta… John è in stallo con i motori, ce lo dice, “capiamo chi ce l’ha più grosso”, il pesce in canna ovviamente… Il tempo del maschio confronto non ci sarà, il suo Caranx si è slamato!

Il mio tira e molla prosegue, tanti interminabili minuti, fino a quando posso urlare di gioia! Un gran bel GT è a bordo, non il più grosso, ma… preso a light attrezzatura stressata veramente al limite!

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Light spinning… Nice GT!

Tramonta il sole dell’ultimo giorno di pesca, sorridiamo colmi di felicità e malinconia per l’imminente addio alla barca, al mare malgascio ed ai suoi pesci, a questa situazione idilliaca di vita in pesca tropicale!

Alle spalle, guardando verso il sole, scintillano le acque scaglie d’oro e cobalto, davanti a noi  il cielo è soffice e caldo e solo un piccolo scoglio in mezzo all’oceano ci guarda con gli occhi di scuri uccelli di mare. Una pietra antica, bizzaro scherzo di vulcano di tempi remoti, un bersaglio perfetto per i nostri lanci!

Lo scoglietto del BIG GT

Lo scoglietto del BIG GT

Scelgo un’esca che mi affascina straordinariamente, il For Tuna Stick di AP lures, con cui abbiamo già preso moltissimi pesci nei giorni scorsi, ma in colore “zarrissimo”, nero, con tigrature arancio fluo e occhi traslucidi senza iride, solo bianco opachi… come l’esca arrivata dall’oltretomba.

Per prendere un pesce prepotente, ci vuole un’esca prepotente!

Aspetto che la barca sia alla giusta distanza dallo scoglietto, quella roccia nera sarà meno di quattro metri di diametro e uno di altezza, sono gli ultimi lanci, fremo per far scattare il braccio… I miei amici stanno già recuperando. Ecco, sono pronto.

Lancio con tutta la mia forza e l’esca cade a trenta centimetri dalla roccia. Esito un istante per farle prendere assetto di nuoto e tiro una prima pullata. Una sagoma nera, controluce, si scaglia con furia inaudita da destra verso sinistra, dal mare aperto verso il mio pesciolino artificiale, metà del corpo è fuori dall’acqua, la velocità è sbalorditiva, mi sembra enorme! Enorme il peso che si abbatte sul polso, tiro una ferratona lunga, poi ancora altre. Tengo stretta la canna, il pesce è partito come uno stallone a cui hanno sparato tra le zampe!

I compari hanno già le esche in barca, John con maestria fa una sfuriata di motore: allontana noi e il pesce dallo scoglio. Ora è mare aperto, c’è fondo, c’è tempo per lottare!

I minuti sono ore mentre sudi in combattimento contro un pesce che sogni, mi motivo parlando ad alta voce e gemendo <Vieni fuooooriiiiiii! Ti prendoooooo!>, per chi come me è abituato a trote e pesci “dolci”, avere a che fare con simili rapporti di forza è davvero stupefacente… Penso di avere in canna un pesce davvero davvero grosso, taglia record, ma quando finalmente sarà sotto barca, saranno chiare due verità: è comunque il GT più grosso di tutta la vacanza, ma è allamato per la coda!

big gt pietro invernizzi giant trevally

Nella lotta o nello slancio dell’abboccata si è preso al centro della coda… ecco perché tirava ancor più di quanto fosse lecito pensare!

Ancora una volta gli dei hanno giocato con me, con noi, ma il gioco ha divertito entrambi questa volta, un pesce da ricordare per noi, una beffa per cui sorridere per loro.

Conclusioni  by Francis

Rieccoci in città.
La velocità con cui si sono susseguiti i giorni con John è stata impressionante.
I dettagli più stupidi sono quelli che alla distanza mi fanno sorridere di più.
Perchè, per usare le parole del nostro mitico capitano: <belìn ragazzi, alla fine è un gioco!
Perché si può essere tecnici, tenaci, competitivi, accaniti, preparati, concentrati, invasati… ma è altrettanto importante essere – e forse non è così scontato – divertenti, spensierati, matti, folli e generosi.
Non è un mestiere il nostro – è condivisione, gioco e passione.
Noi & John Peluffo!

Matte, Francis, John, Pietro e Fede

E se le catture sono state epiche – l’azione da pesca da urlo – l’attrezzatura top, l’equipaggio – o meglio – Io, Pietro, Fede, Matteo capitanati da John e assistiti da Issà e Thierry siamo stati davvero leggendari.
Non abbiamo mai smesso di prenderci tutti per il culo dall’inizio alla fine – ci siamo divertiti come dei matti.
Oggi sono a Milano – e dopo l’orgia di pesca tropicale – penso alle cose stupide e ai disastri combinati a bordo.
Penso a chi nel lancio ha preso cimini di canne parcheggiate scagliandole in mezzo al mare – a chi sbagliando ferrate si è quasi sparato esche da 2 once in faccia – e chi nello spasmo del lancio si è liberato in un canto libero di copioso gas intestinale, seminando il panico da ridarola a bordo…
Insomma, fosse per me sarei già ripartito !
Alla prossima avventura tropicale !
Stay foolish, Stay Anonima Cucchiaino
Rock’n’Rod
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N.B. Se volete contattare John per organizzare il vostro prossimo viaggio di pesca trovate tutte le info sul suo sito http://www.fishinginmadagascar.com/ ma non dimenticate di dirgli che siete nostri lettori per un trattamento Rock’n’Rod!

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