Pescare per la capitale. Aspi, perca e divinità ostili

No filter. La meraviglia di pescare!

No filter. La meraviglia di pescare!

Quando la pesca è una passione totalizzante, padrona della tua vita da decadi, accade che la ricerca spasmodica della cattura non sia sempre lo stimolo che guida la tua voglia di pescare. Accade che il desiderio di condivisione di esperienze, la voglia di far felice un altro pescatore con una cattura a noi già altrimenti nota, superi il desiderio di ripercorrere percorsi già battuti in solitaria. Detto in parole povere: può succedere che ci renda più felici far prendere pesci ad amici piuttosto che prenderli noi stessi.

Quando la pesca è padrona della tua vita da decadi, accade che tu abbia tanti amici pescatori, o almeno dovrebbe accadere… se siete pescatori da tanto e non avete amici pescatori, o siete persone veramente orribili, oppure dovreste andare da uno  psicologo bravo. Nel mentre, continuate a leggere Anonima Cucchiaino che, è scientificamente provato, aiuta a vivere meglio e ad avere soldi, donne e successo nella vita! 

Federico Marrone, "Urban Fishing Lures" in pesca a caccia di aspi

Federico Marrone, “Urban Fishing Lures” in pesca a caccia di aspi

Federico è un caro amico da tanti anni, abbiamo già condiviso pescate favolose insieme: epici laghi alpini, diversi fiumi di montagna, grandi laghi, acque tropicali; è un pescatore eccezionale e costruisce esche micidiali.

Federico prende molti aspi ma di taglia piuttosto modesta. Il suo record attuale credo sfiori i settanta centimetri, io lo derido puntualmente suggerendogli di innescare queste sue catture… La qual cosa sono certo lo innervosisca parecchio. Ma com’è possibile direte voi? Lui, quel Federico della “Urban Fishing” che vanta pesci pazzeschi in ogni dove… Semplice, Fede è di Roma e pesca aspi nei laghi del centro Italia. In quelle acque l’aspio ha abitudini completamente diverse dagli aspi che pesco io nei grandi fiumi padani e soprattutto un accrescimento inferiore. Dalle nostre parti passare i settanta centimetri è abbastanza frequente, i pesci record di ogni “aspista” che si rispetti superano, magari di poco, gli ottanta centimetri e si favoleggia e si dibatte di esemplari intorno ai novanta… aspettando la metrata leggendaria.

Se non sto pescando, vorrei essere a pescare! Sempre.

Se non sto pescando, vorrei essere a pescare! Sempre.

<Fede, dammi retta, vieni su in inverno, ti porto nei posti giusti al momento giusto, facciamo due giorni cattivi e “sbam” ti regalo il tuo personal best!> – così promettevo spavaldo e arrogante durante le nostre lunghe telefonate. Forte di un esordio invernale da farsi venire male al polso, una di quelle giornate in cui cambi posto per non prendere troppi pesci, ho insistito perché  l’amico della capitale prendesse il treno.  Il fato però è cinico e beffardo, Diana e Nettuno ghignavano in buona compagnia con tutti gli dei della pesca, pronti a punire la spavalderia del nordico pescatore. Radunate fitte schiere di nubi su tutto l’arco alpino, il volere divino ha rovesciato  incessanti piogge copiose; i grandi fiumi si sono caricati d’acqua, il Po ha registrato dai tre ai quattro metri di piena in una notte, laddove pochi giorni dopo avremmo pescato noi.

Tramonto sul Po

Tramonto sul Po

E così ci siamo ritrovati a camminare su fanghi molli seppur gelati, ancora carichi di troppa acqua, a calpestare sabbie insidiose che drenavano a verso valle la sbornia della piena, a lanciare in acque troppo torbide. Il fiume davanti a noi oggi, in questa pallida giornata di Dicembre, è un fiume in cui i pesci hanno già mangiato, è finita l’orgia alimentare tipica di una piena montante, le aree di pre-frega sono state spazzate via e i gradini migliori rimescolati e resi illeggibili alla vista. Secondo la mia modesta esperienza, sono le peggiori condizioni possibili per cercare di pescare gli aspi da riva. In barca potremmo battere velocemente prismate, ostacoli, foci e cercare il risultato con una pesca di quantità; a piedi fatichiamo a camminare su sponde ostili e lanciamo senza convinzione in acque ignote.

Fango molle eppur ghiacciato...

Fango molle eppur ghiacciato…

Eppure siamo qui, con tutta la nostra determinazione e con tutte le risorse tecniche a disposizione. Del resto vale sempre e comunque la massima: “hai più possibilità di pescare pescando che stando a casa sul divano!”

Con noi c’è un terzo pescatore, un bomberissimo della pesca a spinning, nuova vecchia conoscenza di Anonima: Paolo, “Pol” Goldaniga, canna sempre feroce in pesca!

Mille lanci, diversi posti eccellenti: nulla. Nulla di nulla.

Ci spostiamo, il Grande Fiume è una delusione troppo grande oggi. Andiamo in Adda in cerca di acque già più “stabili” e pulite, ed infatti le troviamo. Torno a crederci ed esorto anche er romano de Roma: <Daje! >  

Luci sul fiume.

Luci sul fiume.

Paolo ferra: <c’è!>.  <Dai che li abbiamo trovati!> esulto ingenuo. La lotta è strana: perca. Fotografiamo un bel perca, ma con l’amaro in bocca.  Paolo si converte al pesce vampiro, cambia esca e pesca nei rigiri d’acqua giusti… ne prenderà un altro grande come una matita e ne slamerà un terzo forse piuttosto grosso. Fede ed io restiamo fedeli alla linea. Fede ed io non sentiamo neanche una tocca. Ci spostiamo. C’è tempo per un ultimo spot, una curva remota del fiume, un giro d’acqua non facile da trovare per chi pesca da riva. Il tramonto è pazzesco, di quelli da togliere il fiato!

Un bel perca per consolarsi... Lucky hat! Cappellino al top!

Un bel perca per consolarsi… Lucky hat! Cappellino al top!

Federico lancia per primo laddove abbiamo visto una bollata o una schiena emergere, è un rigiro contro la prismata più a valle rispetto a noi. Recupera e una inequivocabile scia segue l’esca: <E’ un aspio! E’ un aspio!> Altri lanci e nulla accade… più a valle lungo la prismata si protende sull’acqua un albero … impossibile lanciare lì. O forse no… in questo momento ho un tipo di attrezzatura ed un’esca che mi consentono lanci straordinariamente lunghi, parecchio più lunghi dei miei compagni… credo sui sessanta metri; quindi lancio lunghissimo, ma più al largo: nella corrente oltre la prismata, ben più a valle della pianta sull’acqua. Punta della canna bassa, filo in tensione e aspetto che il pesciolino finto sia portato dalla corrente contro la prismata, recupero a strappetti, punta sempre bassa fino a far passare l’esca sotto i rami contro la prismata e … <C’è!>.  Botta inconfondibile, recupero contro corrente e posso guadinare un aspio. Mai come oggi sudato e desiderato… Fine dei giochi. La taglia è buona ma non avrebbe fatto una gran figura neanche tra i pescatori capitolini. Ultimi minuti, ultimi lanci, ultime vane speranze.

Guadinare con stile...

Guadinare con stile…

Un’altra mattina ci vede sfrecciare in autostrada con le canne a bordo, ancora noi due e un altro amico, Giulio, un vecchio amico ma novello pescatore, curioso di imparare e di vedere se è proprio vero che l’Anonima prende sempre pesci e pescioni…

Siamo determinati ma preoccupati per il risultato, infatti le condizioni sono le stesse di ieri. Sappiamo che in Adda oggi avremmo parecchie più possibilità di catturare, ma noi non cerchiamo una cattura a tutti i costi: Roma è salita per il Grande Aspio ed il Grande Fiume è l’acqua dove cercarlo. Ci accaniamo tutto il giorno, mille lanci su sponde desolate, nessun segno di vita a darci speranza. Giulio è perplesso, quest’esordio alieutico risulta alquanto deludente.

Aspio in Adda Pietro Invernizzi

Aspio in Adda

E’ pomeriggio tardi, insisto per pescare a lungo un tratto dove non possono non esserci… Una botta mi flette la canna e recupero l’artificiale con l’ancoretta “incaprettata” sul filo: <Fede un aspio! … mi ha dato!>  – urlo per motivarlo. Mi guarda scettico, leggo nei suoi occhi la convinzione che si trattasse del fondo o di una jerkata troppo violenta. Uomo di poca fede. So cosa ho sentito e quell’ancoretta sul filo mi è già successa altre volte con gli aspi: spesso inseguono l’esca, la superano e mangiano da davanti. Così ho preso tanti pesci con l’esca in bocca al contrario e l’ancoretta  con il gambo e le punte degli ami rivolti verso la coda…

Passano meno di due minuti e il fato mi da conferme, convincendo l’amico romano che avessi avuto ragione sulla tocca: Federico ferra, combatte e porta a riva un aspio! Un bel pesce. L’unico di giornata. Niente che la capitale non conosca già.

Urban Fishing Lures colpisce Aspio!

Urban Fishing Lures colpisce Aspio!

Gli dei hanno premiato la sua abilità, la sua costanza  e tenacia, ma la taglia non troppo generosa ci ha ricordato che non si può mai essere sicuri del risultato quando si pianifica una pescata: le condizioni possono peggiorare in fretta, mille veriabili possono andare storte oppure, a volte, tutto è perfetto e nulla abbocca o tutto è sbagliato e qualcosa ci sorprende e ci fa felici.

La pesca è padrona della nostra vita perché ha il fascino del gioco d’azzardo e il fondamento di una ricerca scientifica. Il pescatore si muove in costante equilibrio tra conoscenza e ignoto, esperienza e fortuna, i risultati sono frutto di questa ricerca, di questo cammino…

Intanto gli dei sorridono, Roma continua a sognare i grandi aspi del nord ed il fiume ci aspetta paziente.

 

 

 

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