Salmerini ai Laghi Alpini. La spedizione 2014

Salvelinus Fontinalis

 

Anonima Cucchiaino & Friends in vetta sotto l’acqua

PARTE 1 – LA PAURA E L’ANGELO CUSTODE 

(di Franco Vanni)

Questa volta è stato diverso. Che fare 1.500 metri di dislivello con quindici chili di zaino e poco allenamento fosse dura, lo sapevamo. Che dormire a fine settembre a quota 2700 in tende da campeggio “quattro stagioni” potesse essere durissima, lo abbiamo imparato a nostre spese. Ma questa volta è stato diverso, perchè per la prima volta abbiamo avuto paura. Ne abbiamo avuta quando, all’imbrunire, il vento gelido ha spazzato il campo annunciando una notte di tempesta. Ne abbiamo avuta tanta trovandoci a saltellare precari su pietroni bagnati, con la pioggia che ci sferzava la faccia. E abbiamo temuto di non farcela quando, al momento di scendere, uno di noi si è bloccato per un dolore lancinante a un ginocchio. A quelle altezze i telefoni non funzionano. E con quel tempo gli elicotteri di soccorso non volano. Ma a ogni altezza, e con ogni tempo, a sconfiggere la paura sono il coraggio e la generosità.

 

laghetti alpini valsesia

Facce rilassate alla partenza

SEGUE PARTE 1 – LA PAURA E L’ANGELO CUSTODE 

(di Franco Vanni)

Quando domenica sera siamo finalmente arrivati a valle scivolando sul fango, con ore di ritardo sul programma, non avevamo i sorrisi euforici con cui siamo tornati alle auto gli anni scorsi tornando dai Laghetti. Avevamo sorrisi nuovi, più deboli e più forti. Più deboli, perché eravamo provati. Chi perché ha portato nello zaino anche l’attrezzatura del compagno che non ce la faceva più. Chi perché ha ceduto le bacchette all’amico infortunato. Chi perché fino all’ultimo metro ha dovuto lottare con un dolore che in città ti costringe a letto, ma che in montagna devi sopportare, passo dopo passo. Ma allo stesso tempo più forti, perché in ciascuno di noi era forte la consapevolezza che nessuno era stato solo nell’avventura, nemmeno per un attimo.

La montagna appare subito minacciosa

Me ne avevano parlato gli amici amanti della montagna, e non capivo. Ora so cosa vuol dire: è in quota, sopra e dentro alle nuvole, che ognuno può incontrare il proprio angelo custode.

Il tuo angelo può avere le sembianze di tuo fratello, del tuo migliore amico o dell’occasionale compagno di avventura, che hai conosciuto il giorno prima ma a cui sarai legato per sempre. Perché con coraggio e generosità si è tolto del suo per dare a te, e non ti ha abbandonato fino all’ultimo. Perché si è preso il tuo peso per farti arrivare fino in fondo. E ti ha spronato ad andare avanti quando tu eri sicuro che per te era troppo, che basta, che non ne avevi più. Quest’anno è andata così. E’ stata una prova dura, per alcuni durissima. Ma siamo tutti qui a raccontarlo con un sorriso speciale.

Quindi, viva l’Anonima Cucchiaino e grazie agli amici che ogni anno si aggiungono a noi in questa piccola impresa. Ora basta seghe: gustatevi il racconto di cosa è successo in un week-end memorabile, dall’arrivo a Varallo Sesia fino al ritorno in macchina a Milano.

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Un gregge di pecore rallenta la nostra ascesa ai laghetti alpini

PARTE 2 – BENEDETTA SIA LA PAUSETTA
(di Francis Needham)
E’ la terza volta che salgo su al Lago.
La prima fu un episodio drammatico – Sovrappeso e fuori forma la salita è stata una via crucis, la discesa un dramma biblico.
Arrabbiato con me stesso la volta seguente, la seconda, mi presentai all’appuntamento magro, allenato da mesi di pugilato e per di più non fumatore.
La salita è stata impegnativa ma serena, la discesa veloce e senza intoppi.
Questo terzo anno non so bene cosa sia successo.
Quest’anno eravamo in 8 con ben 4 ospiti oltre a noi dell’Anonima :
– Francesco, fratello di Pietro
– Matteo, compagno di uscite in Sesia da anni
– Federico, gran pescatore, gran costruttore ( urban fishing) e da oggi anche grande amico
– Luigi, il sassofonista della mia band – l’unico non pescatore, però amante della montagna.
Come da protocollo, oltre alle solite email organizzative impeccabili con suggerimenti su come impostare lo zaino, sulla divisione dei carichi, sul piano di battaglia e i vari appuntamenti quest’anno la chat di gruppo di whatsapp “laghettata” è stato un delirio continuo di informazioni utili, ironie, misurazioni dei pesi degli zaini facendo a gara a chi è più tecnico.
Io – complice un periodo molto intenso di lavoro – ho pensato bene di banalizzare le informazioni ricevute e di ridurmi all’ultimo.
In verità la task list era semplice
– zaino con vestiti
– roba da pesca
– panini
– sale pepe e olio ( il mio contributo alla cambusa)
– tenda e saccoapelo
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La faticosa salita verso il primo lago

Ho fatto lo zaino la sera stessa che siamo partiti ( io, Pietro, Luigi, Federico, Francesco e Matteo abbiamo optato per dormire in valle la sera prima per essere più tonici il mattino ).
Nella fretta mi è sembrato ragionevole :
– Riempire di vestiti a caso
– Prendere quasi tutta attrezzatura da pesca spinning e mosca a disposizione ( cassette e cassettine piene di esche, 2 canne spinning, 1 mosca, 3 muli, fili eccetera)
– Portare ingredienti per panini – “tanto li faccio lì” ( compresa 500gr di maionese, 750gr di tonno, vari etti di affettati, 500 gr di pan carrè )
– Portare attrezzatura a caso da campeggio – coltello multi uso con tanto di martello – più altri due coltelli – più lampada da testa e quant’altro
Mi sono dimenticato di aggiungere che quest’anno la salita l’ho affrontata da fumatore, e decisamente fuori forma.
Al punto di partenza della salita arriviamo carichi di entusiasmo, ci spariamo selfie, ci motiviamo a vicenda, ricordiamo il percorso e … pesiamo gli zaini.
Tutti pesano tra i 10 e i 12 kili, a cui aggiungere poi le tende, che sono almeno un paio di chili in più a testa.
Il mio pesa 17,8.
Non ci faccio caso, vengo un po’ sfottuto, e con il ricordo vivido di me l’anno precedente che zompetto in salita tranquillamente, cominciamo la salita.

 

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Dopo la lunga camminata, l’arrivo al Lago Immacolato

La salita si divide in 3 checkpoint
– Rifugio Pestilenza ( circa 2 ore di camminata )
– Lago Immacolato ( 40 minuti dal rifugio )
– Lago Oscuro ( 1 ora circa dall’Immacolato )
Quella che segue è una cronaca veloce di come sono andate le cose:
– 15 minuti dopo la partenza ho il fiatone e mi fanno male le gambe
– 16 minuti dopo la partenza chiedo di fare pausetta
– 17 minuti dopo la partenza il gruppo di coda comincia a incitarmi a modi full metal jacket
– 22 minuti dopo la partenza vorrei fare un altra pauesetta ma non lo dico
– 32 minuti dopo la partenza finisco l’acqua
– 1 ora dopo la partenza ho accumulato e obbligato gli altri ad altre 2/3 pausette
– 1 ora e qualche minuto dopo la partenza la stretegia di motivazione è diventata tecnica, il mantra è “se ti fermi è peggio”
– 2 ore dopo la partenza siamo poco oltre la metà strada del primo checkpoint
– 2 ore e mezza dopo la partenza collasso a terra – cedo parte del carico ai miei compagni e rubo le racchette a Francesco – la motivazione diventa goliardica “su le mani per Francis Needham”
– 3 ore e mezza dopo la partenza, dopo una decina di pausette, di imprecazioni laiche, di motivazioni, arriviamo al rifugio.
– 3 ore e 32 minuti dopo la partenza, vengo insultato abbondantemente quando tiro fuori il tonno in scatola e la maionese.
Potete immaginarvi il resto ma in verità dopo la pausa al rifugio e una conseguente ridistribuzione dei carichi del mio zaino sulle spalle degli altri siamo arrivati prima al Lago Immacolato senza troppi patemi ( complice sopratutto il tratto poco impegnativo ).
Al Lago Immacolato abbiamo pescato per un’oretta – facendo il pieno di salmerini – e poi su al Lago Oscuro, salita infernale ma che siamo riusciti a fare con solo 2 pausette.
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La bellissima livrea dei pesci del lago

PARTE 3 – NOTE TECNICHE, OVVERO “COME CIAPA’ I PES!

(di Pietro Invernizzi)

Se non sei un pescatore, salta questa parte., è la più noiosa… non racconto come ho vissuto la mia esperienza ai laghi alpini quest’anno! La gioia dei paesaggi incontaminati, della condivisione con gli amici, degli incontri con camosci e stambecchi; l’orrore di una notte insonne con sacco a pelo accidentalmente bagnato e conseguente gelo atroce, gli insulti che ho rivolto all’amico Francis per avergli dovuto portare chili di zavorra per poi vederlo “spagliare” flaccido con sizza in bocca… Qui parlerò solo di come abbiamo preso i pesci, anche quest’anno seppur meno degli anni passati.

I pesci che popolano acque ad altitudini elevate, in questo caso ben oltre i duemila metri sul livello del mare, hanno ben poche occasioni di sfamarsi… per un lungo periodo dell’anno sono praticamente in letargo, con temperature dell’acqua proibitive, il loro metabolismo è rallentato al massimo, il tempo deve sembrare loro infinito nei lunghi mesi sotto la coltre di ghiaccio e neve che li sovrasta. Gli insetti compaiono solo a primavera quando neve e ghiaccio si ritirano… ma oltre i duemila metri di altitudine anche i grassi lombrichi e le succulente cavallette, che riempiono i prati poco più a valle, diventano rari o inesistenti… Quindi la pausa estiva è l’occasione per divorare tutti quegli insetti ed insettiniche capitano a tiro ed in effetti capita di vedere grandi schiuse di “cosi alati” neri, beige o rossicci (perdonate l’infinita ignoranza in materia di entomologia dell’autore…N.d.R.). Certamente i pesci più grandi approfittano dell’estate anche per assalire gli avannotti di propri simili, i nuovi nati, che di certo sono il pasto più calorico…

Da questa premessa si capisce una cosa: i pesci d’alta quota, siano essi salmerini, trote fario o iridee, in estate sono pesci voraci, relativamente facili da ingannare e non troppo sospettosi!

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Salmerino (Salvelinus Fontinalis)

Tuttavia fare un buon risultato non è sempre scontato… le condizioni meteo, la frequentazione del lago da parte di altri pescatori, lo spirito sadico degli dei della pesca, questi ed altri fattori possono rendere sporadiche se non assenti le catture…

Il vantaggio di frequentare questi laghi da qualche anno, di aver ascoltato il parere di molti altri esperti pescatori e di essersi sempre presentati con più canne in pesca (quest’anno eravamo ben 7 a pescare simultaneamente! N.d.R), ci permette di fare statistica!

Ecco  le conclusioni per la Pesca a Spinning: come canna basta una canna leggera e abbastanza corta, massimo casting weight suggerito 21 grammi, mulinello taglia massima 3000 se in lega leggera, altrimenti anche meno, in bobina trecciatino o,12 e fluorocarbon 0,18 o 0,20 oppure direttamente un nylon 0,18 o 0,20. Si potrebbe fare anche più sottile… dipende però dal peso delle esche che intendete lanciare.

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La salita al lago oscuro

Generalmente un piccolo ondulante recuperato lentamente, con qualche colpo di cimino, è  l’esca killer! Più i pesci sono apatici, più aiuta scendere di taglia fino ad usare piccolissimi ondulanti argento o arancioni… Il rotante sembra funzionare bene solo su pesci già attivi, ma è assolutamente da avere se si vuole pescare le piccole buche dei torrentelli “scolo” dei laghi. Tra i minnow hard bait i jerk, anche di 7 o 8 cm hanno dato ottimi risultati, mentre i minnow tradizionali erano completamente ignorati soprattutto se di taglia superiore ai 3/5cm… Ottimi risultati anche per piccoli lipless: lanci lunghi, recuperi lineari lenti con qualche pausa e qualche jerkatina. Le gomme, viste con sdegno e snobismo dall’Anonima Cucchiaino, pare siano l’una esca in grado di fare davvero la differenza in caso di totale apatia… ma noi fortunatamente non ci siamo trovati in questa situazione!

Tuttavia va notato che quest’anno le catture sono state molto più sudate degli altri anni!

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Si allestisce il campo sulle sponde del lago

Ecco le conclusioni circa la Pesca a Mosca: sufficiente una classica 9 piedi per coda 5, anche se nulla vieta scelte ben più leggere. Curiosamente quest’anno la pesca a mosca si è dimostrata da subito molto ma molto più redditizia dello spininng! Con un rapporto di quasi 10 catture a 1!!!  In particolare l’uso di mosche secche, anche da caccia, nere o rossicce, montate parachute, palmer o come vi pare…  Le malizie di finali sottilissimi e lunghi non si sono neppure rivelate necessarie; Franco e Francis quest’anno pescavano con uno 0,18 su un finale di 3 metri scarsi e anche quando i lanci non erano particolarmente aggraziati, spesso era sufficiente aspettare qualche secondo in più con la mosca in acqua per vedere una saetta scura lanciarsi in bollata! A volte piccole iridee o salmerini venivano persino a bollare sul filo disteso sul pelo dell’acqua…

L’unico aspetto “negativo” della mosca secca sul cucchiaino è l’impossibilità di fare selezione sulla taglia delle prede, inoltre, come è ovvio, se puntate al “big” del  lago, è più probabile che scelga un piccolo pesce come pasto piuttosto che una formichina volante…

Infine: molto poco redditizie le ore dell’alba, meglio i momenti caldi della giornata!

Quali sono i punti migliori del lago?

Soprattutto le trote iridee in questi  laghi sono pelagiche, cioè vanno in giro a zonzo, le troviamo sia sotto riva sia in centro lago… spesso in superficie talvolta a mezz’acqua; se c’è vento tendono a raggrupparsi in fondo al lago dove il vento probabilmente accumula depositi superficiali. In assenza di vento ogni eventulae refolo superficiale vale la pena di essere sondato con un lancio.

Per i salmerini vale la pena insistere nelle adiacenze di dove si è effettuata una cattura, infatti i piccoli anche se non si possono definire “in branco”, sembrano popolare numerosi le stesse zone.

Se si cerca il Big Fish invece, soprattutto trota fario o grande salmerino, meglio concentrarsi “là dove l’acqua è più nera”, ovvero dove c’è maggiore profondità e possibilmente grandi sassi o fratture nella roccia. Se questa situazione è presente sotto riva, allora dovremo concentrarci sotto riva e magari vicini al fondo.

Catture Anonima Cucchaiino al Lago Alpino

PARTE 4 – LA DISCESA E’ UNA SALITA AL CONTRARIO!

(di Jacopo Savoia)

Se la salita è stata epica oltre il dovuto a causa di “qualcuno” fuori forma e con lo zaino pieno di orrore e mistero, la discesa non si presentava con le migliori premesse…

Ormai è tutto in discesa! può diventare una minaccia più che un auspicio!

La sera di sabato, fieri di aver vinto la salita ed aver pescato molti simpatici pesci, felici di essere tutti insieme e con le tende montate in un posto strepitoso, al calar del sole iniziavamo a preparare la cena. Calare del sole è sinonimo di picchiata verticale delle temperature! Mentre le ottime 18 porzioni per 8 persone di risotto giallo si stavano finalmente cuocendo, una nuvola nera avvolgeva il campo, un feroce vento tagliante increspava il lago Oscuro e raggiungeva le nostre facce, attraversava come fantasma i nostri molti vestiti e si insinuava avido di morte nelle nostre ossa! Raffiche sottili e affilate di pioggia e nevischio condivano il dramma meglio di quanto il parmigiano reggiano stagionato 30 mesi condisse il risotto giallo, destinato a raffreddarsi in 72 secondi una volta servito nei piatti… La cena è stato il momento del panico, i pensieri di tutti suonavano questa cantilena: “quest’anno abbiamo pisciato fuori dal vaso”, “se continua così dobbiamo prepararci a scendere”, “se trovo chi diavolo fa le previsioni meteo lo ammazzo”, “freddo sì, ma questo è pericolo…”

Tramonto in alta quota

Tramonto in alta quota

Ma gli dei della montagna volevano solo darci un avvertimento, dopo 20 minuti di panico la nuvola nera era svanita, il vento quasi cessato e  noi ritornammo a veder le stelle! Giubilo, saltelli, cori da stadio e vino rosso! Tutti in branda in mezz’ora. Qualcuno ha dormito beato, qualcuno ha bestemmiato bagnato, qualcun altro ha sofferto felice comunque di avercela fatta! Per tutti l’alba è stata un sollievo, niente pioggia, niente tormenta, solo molto freddo e la promessa di un sole più caldo in tarda mattinata!

Cucina in alta quota!

Masterchef…

Abbiamo pescato ancora e ci siamo rifocillati gaudenti con polenta ed affettati, ci siamo sparati un sacco di pose e smontato il campo. Intanto il giovane romano, lamentando un dolore al ginocchio dalla sera prima, aveva la brillante idea di essere l’unico a farsi due giri del lago pescando posseduto da un fervore olimpico. Risultato? Appena abbiamo iniziato la discesa mortacci sua gli si è bloccato il ginocchio! Emergenza! Dall’Oscuro all’Immacolato si è consumato il dramma: le racchette di Francesco sono passate da Francis a Federico, il giovane zoppicava, arrancava, sopravviveva stoico… Franco, Francesco ed io lo abbiamo assistito in un’ora e mezza di discesa… gli altri da un’ora aspettavano pescando al Lago Immacolato. Si è deciso l’inevitabile:  lo zaino di Federico è stato ridistribuito tra tutti, “la compagnia si divide” come nella Valle di Mordor (Signore degli Anelli N.d.R), Franco ed io abbiamo deciso di accompagnare lo zoppo ed ogni passo è stata una conquista mentre il tramonto si faceva minacciosamente vicino; Pietro ha fatto da lepre, andando velocemente a valle con Francesco e Matteo che rientravano a Milano, mentre lui dopo aver avvisato fidanzate e famiglie del ritardo, restava in allerta con il cellulare acceso, pronto a chiamare aiuti o più semplicemente a risalire in auto lo sterrato dell’ultimo pezzo di strada risparmiando così al terzetto dello zoppo 40 minuti buoni di fatica… Francis e Luigi nel mezzo lentamente raggiungevano Pietro e aspettavano la telefonata… Paesaggio d'ata quota

Alle 7.15 di sera, stanchi ma colmi di gloria abbiamo telefonato a Pietro, l’auto è arrivata ed il resto sono pacche sulle spalle, goliardia, una cena da leoni in trattoria, foto bellissime per indelebili ricordi, gambe indolenzite al rientro in ufficio. Ma il lunedì mattina, nella banalità del male della vita d’ufficio in città, quello che abbiamo vissuto ci fa sentire forti e speciali!

L’Anonima Cucchiaino, la passione per la pesca, ancora una volta ci hanno portato in alto, in alto tra nuvole e stambecchi, in alto nei valori più belli dell’amicizia e della fratellanza! Lo rifaremmo? Sì! Subito! (Ehm Ehm…Magari non a fine Settembre… magari un po’ più in basso... N.d.R.)

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N.B. I nomi dei luoghi e dei laghi sono stati cambiati di proposito nell’intento di preservare un po’ quest’angolo di paradiso… Chi ha riconosciuto la località sarà felice di ritrovarsi nelle foto e nel racconto, a chi invece ignora dove si trovino questi laghi e questi paesaggi, suggeriamo di trovare la montagna più vicina, indagare con il CAI o con le associazioni di pesca locali dove sono i laghi alpini, quando e come sono accessibili ed infine, raccolte tutte le informazioni necessarie e prese le dovute cautele, provare l’avventura ed il fascino della scoperta!

2014 laghetti 153

SEE YOU SPOON

IN ROD WE TRUST

ROCK’N’ROD

 

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