Fishing Madagascar – Prima Parte – Spinning al Vela

Spinning Sail Fish

Intro by Pietro

Oltre 170 catture, 32 specie diverse, 4 pescatori, 6 giorni di pesca. Questi sono solo alcuni dei numeri impressionanti di questo viaggio in Madagascar all’insegna della pesca spinning top water con esche artificiali; ma ridurre una simile esperienza ai numeri sarebbe un delitto. Un viaggio come questo è un grande privilegio per l’anima del viaggiatore.  Un privilegio volare ai tropici mentre i colleghi vanno in ufficio, un privilegio stare in costume da bagno al sole mentre a Milano si leva la nebbia autunnale,  un privilegio avere amici veri con cui condividere ogni minuto di questa vita vera, fatta di pesca, pesca, pesca, niente telefonini, niente stress, sveglia col sole e a letto con il buio.

Un privilegio ancora più grande la nostra vita agiata di europei,  percepita in forte contrasto con la povertà disarmante di questa terra d’Africa, che dalla barca non vedi guardando il mare blu all’orizzonte, ma che non puoi ignorare quando metti piede a terra. 

Paesaggio Madagascar Nosy Be

Paesaggio Madagascar Nosy Be

 

La  preparazione al viaggio è stata maniacale, non solo nel senso di molto curata, ma nel senso letterale di “fatta da maniaci”… Francis, Fede, Matte ed io, amici pescatori di vecchia data, come pazzi abbiamo surriscaldato e fuso le nostre carte di credito acquistando il meglio dell’attrezzatura commerciale e di quella artigianale, confrontandoci costantemente in una enciclopedica chat di gruppo!  Ovviamente alla fine avremo solo un paio di costumi e qualche maglietta, ma decine di chili di overweight in attrezzatura da pesca.

Il giorno della partenza non sembrava mai arrivare, l’equipaggiamento da pesca non sembrava mai completo… E poi ci siamo trovati qui, con i piedi nella sabbia e le valige in mano pronti a salire sul “Blue Marlin”, barca da pesca favolosa, con una leggenda della pesca come John Peluffo come comandante, un mate d’esperienza incomparabile come Issà “Baba” e un secondo iper-simpatico ed efficiente come Thierry. Siamo qui, increduli, agitati e felici, sotto il sole d’Africa e sopra il mare, impazienti di dar fuoco alle polveri, di tempestare con bordate di mille lanci i mari Malgasci.

Inizia la navigazione, fra poco la Pesca Tropicale non sarà più solo un sogno remoto, sarà nostra esperienza.

Blue Marlin, eccellente barca da pesca!

Blue Marlin, barca da pesca favolosa!

Mangianze e Tazar by Francis

Nonostante si trattasse un volo notturno, non abbiamo dormito niente. Un po’ perchè eravamo scomodi, un po’ perchè eravamo giusto un pochino eccitati.

Arriviamo all’aeroporto di Nosy Be confusi e stanchi, all’apertura dei portelloni dell’aereo il caldo tropicale ci avvolge e ci toglie quel sapore di autunno milanese che abbiamo ancora un po’ addosso. Tra una cosa e l’altra recuperiamo i bagagli ed immediatamente possiamo riabbracciare John. Ci dividiamo in due macchine e ci dirigiamo al Manga Soa Lodge che dista mezz’ora dall’aeroporto.

Arrivati il Blue Marlin ci aspetta – con a bordo due vecchie conoscenze : Issa “Baba” e Thierry. Issa – il vecchio saggio di bordo – con i suoi occhi furbi di chi ne ha viste davvero tante – accompagna pescatori in madgascar da più di 20 anni, Thierry è un concentrato puro di muscoli e simpatia.

Il loro apporto all’azione di pesca è fondamentale : ci incitano a pescare, guadinano i pesci, sfottono i nostri nodi e li rifanno come si deve, ci prendono in giro se perdiamo un pesce grosso, così da farci tornare subito il sorriso. Carichiamo zaini, valige e canne e ci guardiamo attorno meravigliati e ancora un po’ indecisi su cosa fare. John – da capitano esperto nota l’indecisione a bordo – e con la sua voce decisa e squillante ci urla: <Belin cazzo ! montate tutto velocemente che tra 20 minuti siamo a lanciare!>.

Equipaggio Madagascar 2015

Matteo, Francis, Issà, Thierry, Pietro, Fede

Come dei veri navy seals ci dividiamo i compiti e montiamo tutto a tempi record: Io e Fede gestiamo il tubo e assembliamo le canne – Pietro e Matte ricompongono i mulinelli – Issa e Thierry ci danno una grandissima mano a montare i finali giusti con dei nodi a prova di MONSTER FISH.

I 20 minuti volano e cominciamo la prima vera azione di pesca Malgascia: Spinning light sulle mangianze di tonni. Attraversiamo una zona, poco fuori da Nosy Be, dove il mare sembra bollire. Mangianze di diverse dimensioni esplodono di continuo intorno a noi.

Il primo problema è posizionarsi bene con la barca : tutti sanno che – come dice un noto rapper – il tonno quando vede la barca si spaventa e va sott’acqua. John in maniera molto esperta manovra con i motori cercando di intuire la direzione della mangianza in modo tale di posizionarci ad una distanza di lancio destinata ad accorciarsi progressivamente.

Per le mangianze peschiamo tutti con canne leggere, io con una Biomaster da 1 oncia e un rarenium 5000 con treccia power pro da 30lbs. Io e Matteo peschiamo a poppa – Pietro e Fede a prua. Questo assetto – deciso in modo casuale – resterà quello di base per tutta la vacanza.

John ferma i motori e grida: <lanciate!>.

Federico "Urban Fishing" Marrone e un Torpedo Scad

Federico “Urban Fishing” Marrone e un Torpedo Scad

I primi lanci sono quasi sempre a bordo mangianza – recuperiamo come diavoli lanciando piccoli metal jig, lipless o minnow sperando che la nostra esca sia di taglia simile a quella dello sventurato pesce foraggio.

Una menzione d’onore va a fatta a Federico “Urban Fishing” Marrone – che per questo viaggio, dopo non poche incitazioni, ha costruito degli artificiali per questa spedizione : gli “anonimi malgasci”, piccoli minnow rinforzati color sgombro-blu ideali da sparare su mangianze.

Mentre lancio e osservo i miei compagni mi rendo conto la nostra frenesia in barca è pari alla frenesia dei pesci di fronte a noi.

Finalmente lancio in mezzo alla mangianza, distinguo facilmente le sagome dei pesci e le loro cacciate. Recupero dritto e veloce, e SBAM. Canna piegata fino al manico, sfrizionate infernali e comincia il combattimento, un vero spasso.

Bonito o Kawa Kawa preso a light spinning

Bonito o Kawa Kawa preso a light spinning

Il bilanciamento tipo di preda/attrezzatura è perfetto: non certo al limite della follia, ma abbastanza per godersi un combattimento sportivo al 100%. Con l’aiuto di Thierry che guadina i pesci con prontezza tutti salpiamo diversi bonito – alletterati che vanno dai 2 ai 4/5 kili, sono frequenti i doppi e i tripli strike simultanei!

Pietro con Bonito

Pietro con Bonito

Matteo ci stupisce e prende un pesce diverso, una specie di sugarello super steroidato – che poi scopriremo chiamarsi “torpedo scad” – specie che a quanto pare accompagna i bonito durante le loro scorribande sulle sardine.

Questa pesca, sicuramente frenetica, dopo un po’ può sembrare ripetitiva. La verità è che nel mare le sorprese non mancano mai…

Uno degli ultimi giorni, durante uno spostamento decidiamo di nuovo di fare qualche lancio su delle mangianze. Prendo la cannetta leggera e sparo un lipless custom made di Spoonboy di 8cm in mezzo alla mangianza. Lo lascio affondare un attimo e parto con un recupero un po’ più sfizioso e … SBAM.

Canna piegata fino al manico, fuga incontrollata… no, non è un tonnetto!

Francis e un grande Barracuda

Francis e un grande Barracuda

Tira tira tira, prende filo ma non si inabissa, sta sotto il pelo dell’acqua, ma non salta. Siamo tutti confusi, vedendo che va per le lunghe il mio combattimento attira l’attenzione dell’equipaggio. Devo lottare cercando di guadagnare il filo cm per cm, non c’è verso di forzare il misterioso pesce che sembra stancarsi ma che non intende mollare. Finalmente arriva sotto barca: è un bellissimo Barracuda, con i suoi 126 cm sarà il più grande della vacanza !

Il primo giorno, torniamo in barca al primo giorno, dopo aver scaldato i muscoli con la frenesia delle mangianze decidiamo di andare a pescare qualche scoglio invitante e i reef che lo circondano.

John ci incita sempre a pescare in modo diverso fra noi, ad alternare attrezzature leggere, medie e pesanti, per avere un’azione di pesca più varia e con più possibilità di catture. Sulle tecniche impiegate ci sarebbe da scrivere un libro intero, preferisco quindi soffermarmi su uno dei pesci più stronzi e divertenti che abbiamo incontrato ovunque in questa vacanza e che ha attaccato ogni nostra esca: il Thazard, come lo chiamano i locali, o Narrow Barred Spanish Mackerel.

Il primo incontro lo ha avuto Pietro.

Thazar, spanish mackarel a light spinning

Thazar, spanish mackarel a light spinning

Con un gesto perfetto ha lanciato il suo Max Rap ( una esca che si è dimostrata essere davvero un asso pigliatutto della vacanza ) vicino alla punta dello scoglio investita da un cambio di corrente.

2 jerkate e SBAM ! Sfrizionata, canna GLoomis Escape da 1oz piegata vertiginosamente, John urla: <Thazard!> e Thierry si arma subito di raffio. Ci vogliono diverse fughe e sfrizionate prima che il pesce sia finalemnte a bordo, Thierry ci allontana e lo annocca con “molta insistenza”. Questo è il primo pesce di taglia che peschiamo della vacanza, questo è il primo incontro con uno dei pesci più incredibili della vacanza.

Spanish Mackarel - o Thazard - preso con Jackfin Pelagus

Spanish Mackarel – o Thazard – preso con Jackfin Pelagus

Il thazard è una macchina da guerra, una specie di sgombro ibridato con una tigre, un potenziale cattivo delle tartarughe ninja alla riscossa. Ha denti affilati con acciaio e trancia di netto qualsiasi cosa.

I thazard sono stati la causa maggiore di perdita di esche durante la nostra settimana di pesca. Anzi no, durante tutte le settimane di pesca di tutti i pescatori del madagascar. Anzi no, i thazard sono la causa maggiore di perdita di esche.

Mateo e Thazar, Mark White Lure

Mateo e Thazar, Mark White Lure

Non importa che pesce tu stia cercando, che canna hai in mano, dove stai lanciando. All’improvviso l’acqua può esplodere e un thazard può attaccare la tua esca con una ferocia inaudita, regalandoti emozioni fortissime, fughe spettacolari con cambi di direzione improvvisi.

Ne abbiamo presi molti e non ce n’è uno che abbia dato un attacco uguale all’altro. ricordo perfettamente di uno, ovviamente perso, che ha attaccato una nostra esca saltando fuori dall’acqua. Perché perdo tempo a raccontarlo?

Thazar in primo piano  e Mark White Lures

Thazar in primo piano e Mark White Lures

Perché prima di partire ci giravamo video youtube di azioni di pesca tropicale per gasarci di brutto e uno di questi mostrava azioni di pesca spettacolari al thazard.

Guardando il video pensi a quanto vorresti essere il protagonista di quel video, e quanto quello che vedi è un sogno irrealizzabile. Poi ad un certo punto ti rendi conto che ci sei dentro.

Fede e Thazar-one

Fede e Thazar-one

Cioè non è tanto il video in sè – è il concetto di vivere in prima persona quello che prima hai visto su youtube.

Pazzesco.

La taglia dei Thazard è varia – i più grossi li abbiamo fatti io e fede – e sono due pesci stimati tra i 10 e 15 kili, ma diversi tra i 4 e i 7 kg sono stati presi in tutti i modi. Per la stagione, a Nosybe Ottobre è inizio stagione, un ottimo risultato.

I Thazard li abbiamo trattenuti tutti per due motivi. Primo: ce ne sono un sacco e hanno ottimo tasso di riproduzione e accresciemnto. Secondo: sono spettacolari da mangiare.

Francis e Thazar

Francis e Thazar

Perché se vai a pesca in madagascar alle 8.30 arrivi in aeroporto e alle 10 in punto sei a pescare sulle mangianze di tonni, poi passi tutto il giorno a fare reef e drift su posti da urlo e ti trattieni qualche Thazard, quando arrivi stremato alla Calypso ( la mothership dove dormiamo) come per magia ritroverai quel maledetto Thazard sotto forma di carpaccio speziato con lime e deliziose spezie di Nosy Be.

I giorni volano, ogni giorno arriveremo a cena più stanchi e provati – ma con sorrisi sempre più larghi ed ebeti. DSCN7569

 

Popper and Stick by Fede

Inutile dire la quantità di attrezzatura che viaggia nelle nostre quattro anonime valige. Ognuno di noi ha dato il massimale della propria carta di credito per arrivare preparato, nei casi più gravi riducendosi in totale miseria per quelle due manciate di esche giuste e la canna che ti mancava. Tutte stupende, tutte esche più o meno nuove per noi, come del resto anche sono nuove, tutte da sperimentare, l’attrezzatura, le situazioni e gli approcci.

Ho e abbiamo avuto più volte nel corso delle nostre vite la fortuna di pescare in acque tropicali, ma mai prima d’ora io, come anche Pietro e Matte, avevamo intrapreso un viaggio solo ed esclusivamente di pesca. (Ok, Francis già c’era stato, e infatti ci ha portato, mitico). Devo ammettere che la differenza tra farsi una battuta ogni tanto mentre ti sposti con famiglia o amici e fare invece una cosa del genere, è davvero abissale. Tu, ora, sei li, per pescare, e basta. Non si fanno prigionieri. Giorno dopo giorno, tante ore ogni giorno, senza tregua. Sotto il sole cocente, con le onde che ti sbattono di qua e di la, e in faccia, e il vento che ti arriccia fastidiosamente i capelli davanti al viso che non vedi niente, e la crema da sole che si mischia agli schizzi ed al sudore sciogliendosi, pizzicandoti negli occhi. E le spalle sempre dure dai mille lanci, e gli avambracci che pungono dalle mille jerkate, e i polsi che cigolano dai mille pesci. (Un po’ tipo come ci immaginiamo di trascorrere l’eternità in un eventuale paradiso insomma.)

Ci gettiamo nelle pesca, tanto che, quando troppo poco spesso, alziamo lo sguardo, ci rendiamo conto di quanto fino a quel momento, ci sia passata inosservata la bellezza immensa di quei luoghi: isolotti di scura lava scolpita in rocce poliedriche, spiagge di sabbia bianca che affogano lentamente in acque turchesi, pareti a picco sull’oceano, punteggiate da alberi lunari e uccelli marini, baobab e volpi volanti.

Paesaggio alle Mitsio

Piano piano inziamo a capire come muoverci, come pescare, quali esche usare.

Francis è il popper master, gli piace da matti sfiancarsi le braccia con queste esche dalla bocca larga. Ogni tanto qualcuno di noi lo segue, e devo dire che i popper hanno un fascino tutto loro. Un pesce che attacca il Dumbbell fiammante tra un fragoroso “pop” ed un altro, o vedere due o tre testoni grigi che si litigano il tuo Bull Gt mentre saltella allegro sul mare appena increspato sono scene che emozionano forte.

Gt e stick bait by Bersa Lures

Gt e stick bait by Bersa Lures

Ma ben presto emerge una categoria di esche la cui efficacia è, almeno durante la nostra settimana di pesca, innegabilmente superiore: le stickbait. Belle, colorate, di una certa consistenza, micidiali nelle versioni sinking, dal sottile Orca di Shimano all’iper-realistico Pelagus della JackFin, passando per i formidabili ForTuna di Ap Lures (giusto per citare alcune delle più catturanti), le stickbait vanno ad imitare al meglio il foraggio di cui questi predatori tropicali fanno man bassa. Lanci lunghi, il più vicino possibile a punte rocciose, sassi isolati, o ancora meglio in mezzo a banchi di fucilieri che stretti stretti si tengono per mano dalla paura. Chiudi l’archetto, un attimo di attesa, l’esca ritrova il suo assetto in acqua, e con un movimento lineare e progressivo del braccio abbassi la canna tirando in avanti l’esca. La prima “pullata”.

Piccola pausa, recuperi veloce alzando la canna, la tua esca è ancora ferma, e poi via, la prossima pullata. E la prossima, e la prossima, fino a quando ad un certo punto, magari proprio appena ti distrai, arriva un torpedo che colpisce la tua stick senza neanche fermarsi. Tenere ben stretta la canna, sempre! Certo, recuperi cadenzati e lineari vanno benone, ma essere creativi è la cosa più divertente. A Johh (il capitano) piace mettersi nella testa del piccolo povero pesce foraggio ferito, a come nuoterebbe in quel mare turchese pieno di bocche fameliche. A me piace pensare se fossi un feroce pinnuto, come dovrebbe muoversi la mia preda per farmi perdere ogni freno inibitorio.

Non c’è limite alla fantasia nelle varianti di recupero che si possono eseguire con una stick affondante. A volte basta accelerare.

Fede e GT - jackfin

Fede e GT – jackfin

Ho appena preso un Gt belloccio lanciando sul solito banco di fucilieri, e decido di lasciar pescare i miei compagni da quel lato della barca. Mi sposto a tribordo, e proietto il mio fuciliere di resina il più lontano possibile. Vado con il solito ritmico recupero, sempre killer in fase di ricerca, e arrivato ad una decina di metri dalla barca scorgo nettamente una lunga e grigia sagoma che pedina stretta la mia stick. Thierry mi urla: <Tazarooooone, grosso, grosso, vai piano, fermo, fermo!>. Per una volta non ubbidisco, è scattato qualcosa nel mio midollo allungato, quel siluro che segue così dritto, lineare, senza fremiti, è una visione familiare. Accelero al massimo il recupero, appena l’esca comincia a surfare l’acqua il pesce scatta come una molla abbattendosi sulla stick. Miracolosamente si allama all’angolo della bocca, perché con quei denti, un barracuda da un metro e diciotto, taglia qualsiasi cosa. E’ un’esperienza questa, di cui faremo tutti tesoro.

Fede e big barracuda

Fede e big barracuda

Alla fine ripensandoci, non so quanti sono stati i pesci che hanno attaccato le nostre esche su stop, accelerate, sbandate, ma sicuramente sono stati tanti, e non c’è stata cosa migliore che potessimo fare più che essere creativi.

E poi oltre a capire l’attrezzatura e la tecinica, c’è da capire il proprio corpo. Per nostra fortuna tutti ci siamo più o meno preparati in maniera fisica agli sforzi che ci avrebbero atteso: chi con i guantoni al sacco per rafforzare i polsi, chi in piscina per aumentare la resistenza, chi alle sbarra per corazzare la schiena, chi alla scrivania con il completo preciso per allenare la bellezza in modo assurdo.

Federico ...si è allenato e non sente la stanchezza!

Federico …si è allenato e non sente la stanchezza!

Francis è un bestione e impara ad usare la sua forza unita più che altro alla massa per per girare la testa anche ai pesci più testardi. Ogni tanto lancia un urletto da meretrice per lo sforzo, ma va bene, attira gli uccelli di mare che sono molto belli. Pietro inizia a domare le lunghe braccia nervose, spara lo stick attraverso tutto lo stretto di Mozambico ormai, sempre concentrato con lo sguardo all’orizzonte alla ricerca di un segno dal mare e se c’è da combattere… spezza le reni! Matte, il più smilzo (per una volta non sono io, yay), prova mille ferrate, e colpo dopo colpo, la sua potenza cresce, fino a quando gli unici pesci che gli sti staccano dalle ancorette sono quelli rubati, strappati, dalle demoniache cernie. Manico ben piantato e stretto sotto l’ascella e nessun cinghiale di mare gli fa più paura! Io imparo subito che quando lanci a tutta potenza e la tua esca invece è ben conficcata nel corrimano dietro di te, il Power Pro da 65libre taglia la carne tra le ultime due falangi del tuo indice come fosse burro. Dopo una breve scenetta alla Peter Griffin quando si fa male, il mitico ed esperto Issà mi medica con un buon cerotto e qualche giro di nastro, tutto a posto. Tassativamente indossare sempre un paio di guanti con le dita intere.

Equipaggio! Francis e Matte, carichi!

Equipaggio! Francis e Matte, carichi!

A fine vacanza siamo un organismo unico, fluido e ben oleato. Ci alterniamo al lancio in quella che sembra una ritualizzata danza tra maestosi uccelli di mare, ci aiutiamo a combattere e slamare i tantissimi pesci, ci dispensiamo a vicenda preziosi consigli e generose dritte. Forse è proprio questa la cosa più bella da scoprire, realizzare quanto sia profondamente appagante e soddisfacente vivere e condividere un’esperienza di suo già così bella come una vacanza di pesca ai tropici con un gruppo di amici veri con i quali sei così in sintonia.

La vela del Vela

La vela del Vela

Il Vela, ossessione e meraviglia by Pietro

Sapevamo di questa possibilità: il vela a spinning. Altri lo hanno preso prima di noi.

Certo, certo… altri hanno trombato Megan Fox, qualcuno avrà dato il primo limone a Jessica Alba e qualcun altro  si sarà anche fatto Eva Mendes al college; ma sulla terra, nel mondo reale, se ti fai la bella della classe sei già felice.

Ecco il vela non è mai stato in classe con noi fino ad ora… fino a quando John, durante un trasferimento, ha indicato un punto all’orizzonte e ha detto <Vela! Belìn ragazzi preparate le canne che tiriamo ai vela!>

Ed i vela li vediamo, spuntano le loro pinne dorsali sotto al volo di alcuni uccelli, talvolta un salto o una spadata che rompe la superficie ci dicono dove sono.

Siamo tutti intontiti, stregati. Lanciamo skipping lure e stickbait senza sapere troppo bene cosa aspettarci… In breve è il delirio. In momenti diversi ad ognuno di noi succede che dietro alla skipping lure recuperata veloce sul pelo dell’acqua appaia la punta della pinna dorsale di un pesce ben oltre i due metri… Immaginate l’adreanalina?

<Accelera!>, <Slow! Slow!>, <Ferma! Ferra cazzooo!> sono momenti di puro panico, i pesci vela sono ormai attorno alla barca, sono diversi, sono di una bellezza sconcertante e sono enormi ai nostri occhi.

John Peluffo pattuglia il mare dall'alto del Blue Marlin

John Peluffo pattuglia il mare dall’alto del Blue Marlin

Accade a diversi di noi che, quando ormai l’esca è a fine recupero il vela dia un colpo di spada… tratteniamo il fiato, il pesce afferra l’esca, ferratona bestiale… libero! Accade a me due volte, accade agli altri e… non accade a Matteo! <C’èèèèèèèèèèèèè>, John sgasa coi motori sia per aiutare la ferrata nella durissima bocca del rostrato, sia per allontanarsi dalla traiettoria di nuoto del pesce più veloce che esiste al mondo!  Tiriamo su le nostre lenze e accendiamo le fotocamere estasiati! La frizione del Biomaster 10000sw bobinato a power pro 65lbs sibila in modo disperato, Matte afferra la canna con tutte le sue forze puntandola nella cintura,<WOOOW!> esclamiamo tutti increduli, ormai lontano  il vela è esploso in un salto controluce, neanche Sampei mostrava un quadro tanto perfetto!  E’ solo l’inizio di una lunga lotta che durerà più di venti minuti… siamo tutti con lui, muoriamo di curiosità per vedere da vicino tanta meraviglia, per vincere questa battaglia dell’Anonima Cucchiaino, fiato sospeso fino all’ultimo in questa avventura da Amaro Montenegro, finalmente il finale in fluoro da 100lbs è alla portata della mano di Thierry…  <Preso!>, <Ehhhhhh!> Partono urla incontenibili di gioia, abbracci e sorrisi a mille denti! Due o tre foto veloci con una simile meraviglia tra le mani e poi via! Lanciato libero nell’oceano.

Il vela sotto barca...

Il vela sotto barca…

Oggi è il secondo giorno di pesca, adesso il vela non è più un miraggio.

Megan Fox è diventata la nostra vicina di casa e anche noi tre vogliamo concupirla!

Il panico si ripete anche il terzo giorno, meno pesci, ma stessa adrenalina. Alcuni, tipo il sottoscritto ad esempio, ne attaccano e ne perdono diversi…

Altri, tipo Fede prima e Francis dopo, ripetono il miracolo!

Fede cerca di evitare i primi salti del Vela

Fede cerca di evitare i primi salti del Vela

Fede lo allama lanciando una stick da prua, vediamo chiaramente il vela accendersi di mille colori brillanti prima di attaccare l’esca. Poi il pescione parte alla velocità del suono e ci manda in visibilio con una serie senza fine di salti, siamo tutti a fare il tifo, concentrati nella lotta come se la canna in piega fosse la nostra. Sullo sfondo passano due grandi balene che, con i loro sbuffi d’acqua e le loro codate, rendono ancora più incredibile e memorabile la scena.

Il vela issato a bordo per due foto veloci!

Il vela issato a bordo per due foto veloci!

Ed eccoci ancora a urlare di gioia: <Presooooooo!> Una foto veloce, neppure troppo curata, sono pesci davvero troppo belli in acqua e troppo violentati nel pozzetto di una barca: libero!

Federico con il suo vela

Federico con il suo vela

E’ il tramonto. Il grande sole africano è basso all’orizzonte e un grande fiume d’oro e arancio viene incontro al nostro sguardo sfavillando.  Inseguiamo ancora il volo degli uccelli, inseguiamo le pinne che sfrecciano sotto di loro. E’ ancora vela. Fede e Matteo, come due signori, come due amici veri, non pescano, hanno gli occhi pieni di gioia e soddisfazione: <E’ il vostro turno ragazzi!>

Così siamo rimasti soli Frank ed io, i due anonimi puri, a lanciare le nostre esche in mare. Come 15 anni fa, quando durante il viaggio di maturità abbiamo inseguito e preso un grande pesce vela messicano!

Ed eccolo, vedo la canna piegata contro il sole, sento la frizione dello Stella 14000sw bobinata a 80lbs urlare indemoniata mentre il filo sembra perdersi lontano nell’oceano. Sono dietro di lui adesso. A tifare con gli altri. A guardare lo spettacolo dei salti che si stagliano contro il cielo ormai infuocato.

Francis in lotta col vela...

Francis in lotta col vela…

Dopo poco più di dieci minuti siamo ancora io e Frank, come 15 anni fa, ad abbracciare e ammirare un pesce vela! Oggi lo sappiamo, i sogni non si uccidono, i sogni nuotano nel mare; insieme lo lanciamo in acqua e poi ci abbracciamo. Francis è pienamente felice e soddisfatto, un vela a spinning, non chiedeva niente di meglio a questo viaggio. Ci aspettano aperitivo  e cena.

Il vela di Francis! sailfish big spinning

Il vela di Francis!

Ho ancora tre giorni per il mio vela. E’ tutto talmente bello e felice che cerco di non farmi travolgere dall’ansia da prestazione, ci riuscirò fino a quando, ancora due o tre volte John dirà <Vela! Belìn vela Pietro!>.

In quei momenti dei prossimi giorni mi sentirò come Baggio ai rigori di Usa ’94, come il teenager che si è fatto Eva Mendez al college: al momento giusto farò la cosa sbagliata, troppo in fretta…

Alla fine saranno sei le abboccate andate a vuoto.

Tramonto sull'Oceano

Alcune clamorosamente sbagliate, altre solo sfortunate. Ma il rammarico per non aver preso il vela svanirà presto,  non solo edulcorato da altre catture degne di nota (stay tuned, settimana prossima esce la seconda parte! N.d.R), ma spazzato via dalla gioia di aver avuto compagni di pesca che, quando è stato il mio turno di prendere un vela hanno smontato le canne, hanno insistito perché lanciassi io, perché tutte le opportunità fossero mie  e la felicità condivisa.

Grazie ragazzi, la felicità è arrivata lo stesso, siamo un grande equipaggio.

In fondo non è neppure così male avere una scusa per tornare, un nuovo sogno da cullare e una vendetta alieutica su cui intessere una fitta trama di pensieri per i mesi a venire!

Rock’n’Rod

See You Spoon

In Rod We Trust


 

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Tra una settimana: Fishing Madagascar – Seconda Parte – Giant Trevally, la furia GT

N.B. Se volete contattare John per organizzare il vostro prossimo viaggio di pesca trovate tutte le info sul suo sito http://www.fishinginmadagascar.com/ ma non dimenticate di dirgli che siete nostri lettori per un trattamento Rock’n’Rod!

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