Gloria Alpina 2015 – Racconti da Trout-Packed Mountain

Jacopo e un salmerino spettacolare
Jacopo e un salmerino spettacolare
Fantastici 4!

Fantastici 4 al Lago Alpino: Domenico, Pietro, Jacopo, Frank

Pescare è spesso il pretesto per grandi imprese, dello spirito e del corpo, individuali o di gruppo. L’ascensione ai laghi alpini con tende e zaini in spalla è una grande impresa, specialmente se portata a termine da un gruppo di amici davvero speciali! 

Il calendario di pescatori e lettori di Anonima Cucchiaino è un alternarsi di novità e tradizioni, nuove pescate e pescate ricorrenti; la caccia ai salmerini in alta quota è un appuntamento fisso, una volta all’anno. Appuntamento fisso con la gloria, per gli indomiti eroi della pesca, quei fighi siderali che hanno nome Anonima Cucchiaino! Quest’anno tornati dove questa tradizione è cominciata, stesso lago del 2011, stessi anonimi, Pietro e Jacopo, nuovi amici, Frank e Domenico. (Li avete già incontrati tra siluri straordinari e prime trote nei report del 2015).  

Ci piace che sia uno di loro a raccontare quest’esperienza, un pazzo della pesca che può fregiarsi del titolo di “Official Friend”, uno che ha preso l’aereo dall’Olanda pur di raggiungerci e salire ai laghi…

Racconti da Trout-Packed Mountain 

di Frank Napoleone

4 amici, 3 specie da catturare, 2 giorni, 1 lungo sentiero.

Ci sono sensazioni per cui vale davvero la pena la fatica, gli sbattimenti, la stanchezza, le distorsioni, le vesciche e la perdita di artificiali “killer”.

Scoprire, capire, conoscere. Questo, per me vale la pena vivere.

E poi c’e l’amicizia che amplifica le emozioni, dimezza la fatica, spazza via gli sbattimenti.

La valle...

La valle…

Tutto inizia all’aeroporto di Schiphol – Amsterdam. La mia nuova casa (no non vivo in aeroporto per fortuna), mi aspetta un lungo viaggio, non le due ore scarse che mi dividono da Linate, ma le altre due che mi dividono dal piccolo Bed and Breakfast nel paesino sul fiume e le 4.5 ore di camminata che mi separano dai 950M/Slm ai 2160m/Slm dove si trova un angolo di paradiso sopra le tenebrose nuvole temporalesche della valle.

Passo il check-in e penso alla maestositá delle Alpi, attraverso i controlli di sicurezza e penso al bollare delle trote sotto cieli tersi e paesaggi incontaminati, mi siedo al gate e penso alle risate in macchina con Pietro che sará all’aeroporto in un’altra afosa notte milanese pronto per l’autostrada, con le canne infilate tra bagagliaio e la leva del cambio.

“Che cazzo di barba ti sei fatto?” è il mio primo pensiero, ma alla fine Pietro è un bel bagaj e gli concedo il look hipster/boscaiolo solo perché appena tornato dall’Alaska.  (Presto il super-report… Stay Tuned! N.d.R.)

Con “Into-the-wild” al volante ci dirigiamo verso la tangenziale, ingraniamo la quinta e non ci fermiamo più fino alla meta. Pietro non ha neanche le forze di arringare i motivi per cui nella sua macchina non si dovrebbe fumare, che ho già leccato la cartina e inalato la prima boccata del più omeopatico dei calmanti.

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Si va bene, è quasi la una, la sveglia è settata per suonare prima delle 7 ma io non ho sonno, fremo, scalpito, controllo le esche le ordino e le ri-ordino, imbobino il mulinello col filo nuovo, rifaccio lo zaino. Pietro mugugna, poi dorme. E anche io, spengo la luce della camera, mi ricorda le colonie delle elementari, spartana, essenziale, freddina. Mi piace. Faccio altre due tiri di camomilla e chiudo gli occhi.

Sono le 7 del mattino ed è ora di fare 3 cose fondamentali: Unirci con gli altri due membri della spedizione, Jacopo e Domenico, che ancora non conosco. Comprare del gas per il bivacco. Riempire la fiaschetta di Scotch.

Per tutto questo c’è il “Bardellastazione”, abbracci con gli amici, apprezzamenti sulle rispettive mise.

Per la cronaca è Jacopo il più stiloso: scarpa asolo “neo-vintage” molto tecnica ma non all’apparenza, calza in misto cachemere blu petrolio, pantalone beige, maglietta ufficiale della Serie A di Anonima, quella azzurra, e camicia a quadri rosso-bianco-azzurra che richiama calze e maglietta. “Moda lago-alpino Spring/Summer 2015” ha un vincitore.

Domenico non lo conoscevo, è un ragazzo dal volto simpatico, come spesso hanno gli uomini del sud. Lui è un calabrese Doc, si vede dal sorriso, l’abbronzatura di fine Agosto e la soppressata da 1 Kg che custodisce nello zaino.

La pesa degli zaini è il momento fatidico, siamo tutti tra i 12.5 e i 15 scarsi. Bene così, non ci resta che incamminarci.

<Ecco dobbiamo arrivare là> indica Pietro, puntando alle vette lontane all’orizzonte. “Mi prende per il culo” è il mio primo pensiero, ma faccio il figo e quindi lo gnorri.

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Premetto che il mio allenamento di routine sono i 12 km di media giornaliera che faccio in bici. Quelli che mi separano dal tragitto casa, ufficio, spot di pesca, casa. Nell’ultima settimana li ho raddoppiati nella speranza di aumentare il fiato e magari anche un po’ le gambe.

Dobbiamo andare con passo spedito, non solo perché dobbiamo metterci in pesca “ilpiùprestopossibile”, ma anche perché è prevista pioggia nel pomeriggio. Sono quasi le 10 e vogliamo arrivare su, e possibilmente bivaccare, prima che il temporale si avventi su di noi. E così si va.

Vi risparmio le espressioni di fatica, il sudore copioso, ma vi sottolineo che il paesaggio, i discorsi tra amici, il profumo del bosco le pizzette, e i panini con la mortazza ci fanno sembrare molto più leggeri di quello che siamo. In fondo la fatica è anche positiva, soprattutto per chi come noi sta seduto davanti a un computer 10/12 ore al giorno. Ti dà un motivo nuovo per capire cosa vuol dire vivere, stancando ed allenando il corpo oltre che alla mente (Se voi correte, non annuite con la testa con il “ecco perche corro” perché no, non è la stessa cosa. Le vostre nike air da 18 grammi contro i 14 kg dello zaino, i vostri giardini Indro Montanelli contro 1250 metri di dislivello, no. Quello vale la mia strada in bici. N.d.R.)

Posers... belli belli in modo assurdo!

Posers… belli belli in modo assurdo!

Io parlo di fatica vera, senza leggins da mostrare al bello che corre anche lui al parco o la nuova cuffietta da sfoggiare con la “bella figa” che avete incrociato ai giardinetti.

Torniamo sul sentiero, mentre la vegetazione si fa piú rada, il bosco lascia spazio a sparuti arbusti, le poiane fischiano piú vicine e le caprette zampettano su e giù da sassi. È tempo del pranzo, ci sediamo fuori dal rifugio dove il pastore passa l’estate. Mangiamo avidamente, non solo per la fame ma anche perché le nuvole temporalesche sono vicine, nere e minacciose.

Paesaggio alpino!

Paesaggio alpino, nuvole minacciose.

Ripartiamo. La vegetazione cessa, ci sono solo prato e piccoli arbusti, sassi e salite sempre più ripide, e le nuvole che ci inseguono. La voglia di fare una pausa ogni 5 minuti c’è, ma la paura di essere sorpresi in ascensione e prima di aver acceso il fuoco per la cena ci infonde adrenalinica energia… e si continua.

Arrivati in vetta, una piccola discesa che corre frenetica lì, al lago tanto ambito. Mi sento come un bambino la mattina di Natale davanti alla carta di Grazzini da scartare, vorrei correre verso quel meraviglioso specchio d’acqua immobile, e stracciarlo come facevo coi regali, ma questa volta a colpi di rotanti, ondulanti e piccoli minnow.

Il campo e il lago

Il campo e il lago

Urla di gioria, abbracci e via a cercare la location per il campo montare le tende e insomma…. Finalmente si pesca.

Canne armate, siamo a bordo lago. Passata un’ora di “scimmia” da cattura questo è il bollettino: Jacopo 8 pesci, Pietro 4 io 2, Domenico 1. Altrettanti slamati. Io sono talmente adrenalinico, colpito dai colori delle fario, dalla bellezza dei salmerini e dai salti delle iridee che devo accendere subito un calmante. Che con i colori del crepuscolo in quota non è affatto male.

Abbiamo uno svariato range di canne: che hanno lo stesso rapporto dei nostri fisici:

Jacopo ha una dolcissima canna da 5.4”, io una 6.6” (bellissima, nuovissima, ancora vergine), Domenico una 7” e Pietro una Antares Shimano da 8”. Azioni light e medium light, alcuni prediligono il corto o medio per la salita, altri la possibilità di lanci piú lunghi e maggior controllo.

Peschiamo con ondulanti tra i 5 e gli 8 grammi, alcuni piccoli rotanti, azzardiamo anche piccoli minnow, lipless e jig. Funziona tutto molto bene ma l’esca killer è di Jacopo, che ad ogni lancio della sua micro canna tira fuori un’amica pinnata. È un ondulante con una colorazione quasi fire tiger ma piú scura e opaca sui toni di colore di un piccolo salmerino, che non dà scampo alla curiosità delle trotelle.

Fario spettacolare del lago alpino!

Fario spettacolare del lago alpino!

Nel tramonto per me funziona benissimo un micro-spoon shimano oro e rosso, con amo singolo, che mi granatisce due record del weekend. la cattura piú grande (Salmerino da 35cm) e la piú piccola (baby iridea da 7 scarsi).

Cena: Le buste di risotto inondate dal parmigiano, cotte nella pentola nascosta al forte vento che purtroppo si alza in serata, ci sembra la cosa piú buona del mondo. Oltre a ricordarci di svariati spot del caffé solubile anni 80 con musiche degli intillimani.

Il sole tramonta, il vento spinge, il whiskey lo contrasta, ma per battere il freddo non ci resta che indossare tutto ciò che abbiamo e ficcarci nel sacco a pelo, nella tenda. E buonanotte. Sono le 21:15.

Risotto alla milanese... in quota!

Risotto alla milanese… in quota!

Ecco io vorrei descrivere i colori del lago al tramonto e al crepuscolo, ma sarebbe inutile, più inutile di quando le vostre tipe fanno le foto ai tramonti alle 5 terre, meravigliosi, poi le riguardi e dici… boh va bè.

Alla sera il lago diventa prima trasparente, poi blu come le calze di Jacopo poi un po’ smeraldo e poi nero, plumbeo.

La mattina invece è rosa, come i nostri nasi, poi il sole sbuca dalla montagna e sembra riversargli colate d’oro puro che galleggia, e mentre questo colore glorioso si dirada eccole lì, le bollicine delle trote e dei salmerini.

Salmerino e Real Deal Urban Fishing

Salmerino e Real Deal Urban Fishing

Dopo il caffé solubile e le madeleine andiamo sulla riva e da lì, chi in senso orario e chi in senso anti orario, ci lanciamo nel giro del lago.

Jacopo fa stragi, Pietro mica male io e Domenico poca roba.

Per fortuna grazie alla gloriosa Serie A di Anonima Cucchiaino, in particolare a Jacopo, mangiamo una strepitosa polenta vuncia.

Fario Alpina

Fario Alpina

Dopo il rancio non ci resta che smontare e tornare a valle. Dove oltre alla meraviglia del paesaggio riassaporo la fatica ed anche il dolore di una distorsione causata da un piede in fallo con tanto di caduta.

Non importa, perché sono vivo! Sono vivo oltre il monitor del mio computer. Sono vivo come l’Italia, il mio paese che mi sembra così triste e dimesso nelle cittá e cosí meraviglioso e pulsante nell’unicitá della sua natura, vivo perché ho mangiato la polenta, ho visto i colori, ho preso delle trote selvatiche, perché i miei amici mi hanno lanciato una pasticca di enervit quando ero stanco, perché ci siamo divisi i carichi, scambiato gli artificiali, abbracciati e sfottuti.

Insomma, sono vivo, e scalpitante come le trote di quel laghetto d’alta quota, quell’angolo di paradiso che ci ha fatto toccare il cielo, riflesso nella sua gelida acqua.

Frank

See You Spoon

Rock’n’Rod

Non perderti i racconto delle precedenti leggendarie e mitologiche ascensioni ai laghi alpini di Anonima Cucchiaino, clicca sui seguenti anni per aprire le pagine relative:

-> “Salmerini ai laghi alpini – La spedizione 2014” Report 2014

-> “Il Grande Salmerino alla corte di mille trote. Cronache dal Lago Oscuro” Report 2013

-> “Trote e Salmerini nei laghi alpini” Report 2012

-> “Il giorno in cui la grande salita si è travestita da passeggiata” Report 2011

 

 

 

 

 

 

 

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