Skuola di peska: la moska

Il mio pesce più grosso

Quello che state per leggere è il report della prima uscita a mosca di Vitta, Official Friend di Anonima Cucchiaino, scritto da lui in prima persona. Negli anni, di spedizione in spedizione, Vitta si è guadagnato diversi soprannomi Apache: Aquila dei Monti, Portatore di Manfrotto, Apprendista Lanciatore. Anche con la coda di topo – sotto la pioggia e in braghe corte, in compagnia mia e di Francis – si è distinto per tenacia e spirito di adattamento non comuni. Ecco qui la sua storia:

“Vitta…. due cose!”

Le chiamate di Franco le riconosco ormai quasi subito dalla sua perentorietà. Oltre che dalla foto stupida che appare sul cellulare quando lui mi chiama. Non fosse per quello, lui è una di quelle persone che riconosceresti dal modo di esprimersi anche se avesse un’altra voce e un’altra fisionomia. Anche se fosse donna, strano….. ma lo riconosceresti. Questa affermazione/domanda a punti ne è un esempio classico.

“La prima; il 16 ci sei alla presentazione del libro (#ilclimaideale)? Poi, io dal 17 al 19 ho preso ferie. Andiamo a pescare? Spegniamo il cellulare e andiamo a prendere delle trote gigantesche!”

Antefatto: Qualche giorno prima della spedizione ai laghetti, Franco si presenta alla porta del mio studio portando in dono una canna da mosca nuova di zecca.

Per me.

Cioè…. io adesso ho anche una canna da mosca.

E delle esche da mosca.

“Oh… questa magari non è la canna più pettine del mondo ma te la tieni per tutta la vita e comunque fa paura.”

Si non mi importa che sia fichetta.

Io ho una canna da mosca!!!

Gentile e inaspettato ricambio di recenti favori, ha ben pensato che i laghetti sarebbero stati l’ideale per l’occasione. Sia perchè sarebbe stato più divertente e stiloso pescare, sia perchè in presenza della serie A avrei avuto i necessari insegnamenti per padroneggiare al meglio la tecnica. O almeno a riuscire a buttare una mosca in acqua lasciandola attaccata a un finale.

mittag

il lago sotto la pioggia

 

Sfortunatamente per cause di forza maggiore non sono riuscito a partecipare alla spedizione di quest’anno. Con mio grande dispiace e rammarico, grandissimo rammarico, diciamo pure quasi una sonora incazzatura, ma solo quasi.

Ben sapendo del mio stato d’animo al riguardo e dell’esistenza della mia canna da pesca nuova già abbandonata, avendomela regalata lui e voglioso di farmela provare, mi lancia quindi questa folle proposta.

“Ho sentito anche Francis e c’è anche lui. Andiamo in un laghetto pieno di trote enormi dove si può pescare solo a mosca. Così la provi e impari!”

In effetti il problema principale è che oltre a un lancio che Francis mi aveva fatto fare credo ormai due anni fa, io non ho mai pescato a mosca. E non essendo propriamente un pescatore provetto, le possibilità di farlo sarebbero diminuite sempre di più col tempo. Ma ora ho una canna!Anzi DUE canne, una da spinning e una da mosca. Sono PRO.

Mi prendo pure io un giorno di ferie, nel senso che mi dico che giovedì non lavoro essendo un libero professionista e gli do l’ok.

Al termine della serata della presentazione parte l’organizzazione; sveglia tranquilla, sarei passato a prendere tutti e poi avremmo deciso dove andare.

Altro che sveglia alle 6 e occhi cisposi. Arrivo da Franco comodamente alle 10.30, quindi passiamo da Francis e ci prendiamo un comodissimo caffè.

Decidiamo solo in quel momento quale sarebbe stata la nostra meta: Mittagsee.

Saliti in macchina uno degli anonimi mi fa notare: “Vedi il cielo com’è grigio lì in fondo? Grigio brutto e carico di pioggia? Ecco… noi stiamo andando lì”.

sbrogliare

storie di code da sbrogliare

 

Il viaggio passa piacevole tra cori da stadio “la serie B (calcisticamente e non) è un paradiso fantastico”, “autista, autista, autista dal cuore gentil autogrill autogrill!!” e amenità varie, mentre sul parabrezza dell’auto cominciano ad abbattersi prima goccioline piccoline poi sempre più grosse.

All’arrivo al Mittagsee ormai piove. Ma a nessuno sembra importare qualcosa. Mentre i due anonimi preparano la loro attrezzature con mani esperte e abili ormai sentendosi pronti a pescare, faccio loro presenti che, sfortunatamente, non so neanche da che parte cominciare. E che la mia canna è tutta da armare. Sciocchi loro a pensare che bastasse dirmi “fai così, così e così. Poi sei apposto!”. Stolti.

Spiegarmi i passaggi non basterà sicuramente a evitarmi di fare un casino incredibile cercando di inserire la coda nel mulinello. E soprattutto non mi aiuterà a capire come fare i nodi. Grazie a dio gli anonimi, come una balia con un bambino a cui vada cambiato il pannolino, mi hanno a turno aiutato con calma a sistemare tutti i miei casini e a spiegarmi i rudimenti della pesca a mosca. E mentre Franco mi armava uno streamer (spigandomi cosa fosse) Francis prende la sua prima trota.

francis

Sir Francis Needham con fario

 

Esaltato dalla sua cattura e dalla grandezza della bestia, mi metto subito in mezzo ai miei due baby sitter che mi spiegano, tra un lancio e un altro, come e quali movimenti fare.

Il gioco è bello come la prima volta che ho provato lo spinning e non immagino nuovamente a cosa sto andando incontro. Sebbene non riesca a lanciare a più di due metri di distanza (credo a inizio giornata di essere sembrato più Indiana Jones con la frusta che un pescatore a mosca ), mi accorgo di avere una visuale diversa della mia esca sott’acqua. Mi sembra una pesca più tecnica, più di gioco e abilità con la preda ma soprattutto molto ma molto più sensibile. Certo di pesci disinteressati ne vedo molti sott’acqua, ma mi rendo conto di bloccarmi completamente quando una grossa ombra scusa si avvicina al mio streamerino che piano piano torna alla vicinissima riva. Non sono tecnicamente pronto nel caso abboccasse, ho la coda nella mano sinistra troppo lontana dalla destra per bloccare il filo e comunque per usare il mulinello (senza contare la matassa da recuperare che mi ritrovo tra i piedi). Ma sono comunque in grado di giocare con la mia esca per invogliare il pesce ad avvicinarsi, a cercare di sembrare una preda e non una semplice esca. E nel mio più grande stupore la trota abbocca. Francis subito mi fa tirare su la punta della canna per far stancare la trota, risolvendomi così anche il problema del recupero.

azione di pesca

Io pesco, Francis guadina

 

La battaglia è più lunga di quanto mi sia mai successo prima. La leggerezza della canna mi fa sentire per la prima volta un combattimento come mai prima d’ora. Non è un semplice recupero cercando di non perdere il pesce. Sento per la prima volta la forza del pesce e, su suggerimento degli anonimi, aspetto che si sia stancata abbastanza per portarla verso riva. Guadino e posso toccare la mia prima cattura a mosca. Non solo; è anche il pesce più grosso che io abbia mai preso in vita mia. E come per la prima volta che una piccola iridea ai laghetti alpini ha stupidamente scelto la mia esca come preda, questa grande irida mi riempie di pura e naturale felicità. Mi piace la mosca. E non solo perché non ho cappottato (Francis a fine giornata mi confessa che lui pensava che per me sarebbe finita così) ma anche perché la tecnica è divertente e interessante.

Franco con trota

Franco con trota

 

Muovendoci lungo l’argine del laghetto osservo entrambi gli anonimi e osservo i due diversi stili. Francis più funzionale e diretto e Franco più elegante e disteso. Chiedo informazioni sul movimento e piano piano i miei lanci sono sempre meno delle frustate. La mia esca, sempre lo streamer per ora, non cade a poca distanza con il finale che praticamente si attorciglia su se stesso, ma assomiglia sempre più a una linea dritta. Ho spazio per recuperare facendo lavorare l’esca sott’acqua.

Finalmente anche Franco al mio fianco scappotta e passiamo una buona oretta sotto la pioggia a battere le sponde. Provando a migliorarmi sempre di più e cercando di prendere confidenza col lancio, lascio sempre più coda durante il movimento. Stolto, stolto Vitta. Perché nessuno mi ha detto di guardare non solo davanti ma anche dietro?

“Nooo. L’albero NO!” diventa una frase quasi ricorrente e lo streamer (di Franco) che mi ha fatto prendere la mia prima trota rimarrà per sempre tra le frasche di un albero come ex voto.

E’ una buona occasione per fare una pausa e rifocillarci al bar del laghetto. Una buona bottiglia di vino e un maestoso piatto di affettati mentre ci asciughiamo scaldati dalla stufa sono una splendida ricompensa. E la scanzonata compagna della serie B rende tutto migliore ancora.

Finalmente smette di piovere e rifocillati e asciutti ci rimettiamo a pescare. Questa volta monto una mosca secca che però non mi porterà fortuna per il resto del pomeriggio.

pranzo

B-Pride con rosso e affettati

 

Mi allontano dagli altri per lasciarli pescare in pace senza l’assillo di avermi vicino a fare domande e a farmi prestare le esche e mi faccio tutto il lago. I pesci non sembrano neanche interessati alla mia mosca e non succede nulla se non tanto, tantissimo filo parruccato. Mi accorgo verso la fine di avere una vescica esplosa sulla mano destra, tipico esempio, mi dicono, di chi non stringe abbastanza la canna. Ma mi va benissimo. Al ritorno al punto di partenza decidiamo che va bene così. Loro con qualche cattura in piu e io no. Mettiamo via le canne e soddisfatti dalla giornata ritorniamo verso Milano. Lascio i due anonimi con il compito di scrivere questo report.

Questa splendida giornata mi ha veramente fatto felice. Oltre che per il detto “meglio una giornata di pesca sotto la pioggia che una giornata di sole in ufficio” sono davvero contento di aver provato a pescare a mosca. Non solo, ma di aver voglia la prossima volta di provarci ancora e migliorarmi sempre di più. Di aver passato una divertentissima giornata con due amici folli quanto me ma soprattutto di aver preso il pesce più grosso della mia vita. E’ sicuramente poco per chi abitualmente legge questo blog, ma almeno una volta nella vita ci siete passati tutti.

Ieri è stata la mia volta.

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