Trote e Salmerini nei Laghi Alpini

copertina_lago alto e fario 44

copertina_lago alto e fario 44Un weekend epico di pesca in alta quota! Tre “anonimi” pescatori e un loro amico fotografo si inerpicano verso due diversi laghi alpini affrontando fatiche inenarrabili per pescare trote e salmerini pernottando in tenda ben oltre i 2000 metri di quota. Le catture non sono mancate e vorremmo scrivere fiumi di parole, ma eccezionalemente ci piace che sia proprio Emanuele, detto Vitta, l’amico fotografo, a raccontare quest’avventura vista con gli occhi di chi è profano della pesca.

Visioni d'alta quota

Visioni d’alta quota

“Mamma mi compri una canna da pesca?”
“no…”
“ma perchèèèhhh…”
“perchè se pescassi del pesce poi non lo mangeresti e puzzerebbe…”
In sintesi questa è stato il rapporto che ho sempre avuto con la pesca.

Ad eccezion fatta di quando ho accompagnato un amico e suo padre a fare della pesca a traino con un gozzo.
Se non ricordo male siamo riusciti a prendere solo un gabbiano.
Lo abbiamo ucciso ma non lo abbiamo mangiato, mia mamma avrebbe gongolato. Peró ricordo di aver mangiato dell’ottima farinata.

A parte questi brevi excursus la mia vita si è sempre interessata alla pesca solo per sentito dire o, meglio, solo nei casi in cui il riferimento all’attività ittica era necessario, vedi:
“pescato di fresco” – al ristorante
“pesca di beneficenza” – all’oratorio
“pescara calcio” – seguendo il Piacenza Calcio in trasferta
“datevi all’ittica” – urlato ai giocatori del suddetto Piacenza
“ahhhh… ti piace pescare il pesce” – banale sarcasmo al bar nei confronti di un malcapitato qualunque
“…si anche io mi faccio di canne…” – il più tipico dei fraintendimenti, secondo solo a “hai una cartina?”

Luci del mattino tra le montagne

Luci del mattino tra le montagne

Sarà il ritorno da splendide vacanze, sarà che la sorte quando vuole è cattivella e sciocchina, ma l’idea di restare in città nel fine settimana mi sembrava la cosa peggiore che potesse capitarmi.
Discorrendo del più e del meno davanti a una tazza di the con biscotti assieme a qualche membro dell’Anonima Cucchiaino (che comunque tutt’ora immagino andare a pesca vestiti mimetici e con strani cappucci neri in testa), salta fuori la parola “laghetti”. Senza rendermene conto, si vede che avevo bevuto molto the, il giorno dopo mi trovo nel mezzo di uno scambio di mail preparatorie per il week end.
Devo aver pensato “Si vede che devo essermi proposto di andare a fotografarli…” e subito dopo “….è successo di nuovo…maledetto the.”
Oltre alle varie liste di cibi, zaini, sacchi a peli, vestiti più o meno pesanti (devo davvero portare la calzamaglia? Ma dove diavolo han detto che andiamo?!), resto interdetto davanti a quella che chiamano “alieutica pro pescatore”. Niente di quello che si sono scritti per me aveva senso. Cosa diamine sono dei “rotanti”? Avrei capito molto di più un gruppo di nerd che gioca a Magic.
Colgo comunque l’occasione al volo e seguo più o meno pedissequamente (grazie a mio fratello che mi ha venduto le scarpe da trekking alle 8.45 di venerdì
sera) le varie liste per la preparazione.
Bevo poco venerdì sera e sabato mattina alle 5 sono in macchina a prendere
il primo “anonimo”. Tempo mezz’ora e sono tutti, o quasi, sulla mia macchina, chiaramente sovraccarica.

macchina alla partenza

macchina alla partenza

Bagagliaio stipato e zaini schiacciati all’inverosimile per lasciare spazio alle canne da pesca, che se no si rompono. Io vengo fornito di un tubo e di un sacchetto
dentro cui dovrebbe trovarsi la mia.
Piccolo inciso; l’anonimo che mi ha fornito la canna da pesca non è riuscito a
partecipare alla spedizione. (Jacopo, serie A) Mi sono reso conto solo dopo dell’importanza che questo fine settimana aveva. E solo adesso capisco il perchè della tristezza e del rammarico dei restanti anonimi per la sua mancanza. Le ragioni per cui non ha partecipato sono state serie, la sua compagna oltre a capirlo profondamente gli ha anche dato del cretino (adoro gli eufemisimi), ma fino all’ultimo ha sperato di
riuscire a farcela (lui,non la compagna).
Per queste ragioni, con un ultimo commiato via messagio e all’urlo di rock ‘n’ rod, partiamo. (Jacopo aveva partecipato con sommo onore alla prima spedizione laghetti alpini, ma in questi giorni era ammalato. N.d.R.)
Come ogni viaggio che si rispetti, il primo autogrill in autostrada è dedicato al cappuccio, brioche, sizza e benzina. Non questo. Sono potuto scendere dall’auto solo per fare rifornimento, con la promessa, al massimo, di poterci fermare al bar della stazione dove dovevamo comunque passare a prendere i permessi per pescare.
Il viaggio, per quanto piacevole per la presenza di amici, è stato, come le mail, completamente incomprensibile per me. Intrecciati, salmerini, troppi
siluri, mosca, ondulati, citazioni di personaggi di cui ignoro completamente l’esistenza ma che evidentemente o sono più cattivi di Schwarzenegger in terminator (il primo) o più duri di Sigourney Weaver in Alien (tutti).
Lentamente, grazie alle spiegazioni degli anonimi, un tremulo bagliore comincia a illuminare il buio che nel mio cervello occupa il significato “pescare”. E altrettanto lentamente comincio, si vede per osmosi con gli altri occupanti dell’auto, a non vedere l’ora di essere sui “laghetti”.
Incontro con le vaccheArrivati ai piedi delle montagne in questa splendida vallata, sistemiamo le ultime cose negli zaini; cibi vari, alcool vario, canne varie.
Evitiamo facilmente un gregge di mucche (evidentemente guidato da persone di città che vogliono però fare la vita montanara, probabilmente pagando lautamente il vero montanaro
che bestemmiava loro dietro) e comincia la salita. La nostra prima meta è un rifugio, il cui nome “Pestilenza” ci corrobora animo e spirito.
Alcuni dicono sia raggiungibile comodamente in un paio d’ore non di più. I nostri zaini la pensano diversamente, molto diversamente.

Realizziamo tutti fin troppo presto di aver sbagliato qualcosa. A tutti vengono in mente chili di cose che avremmo potuto lasciare a casa. Io, carico come un mulo di macchine fotografiche, comincio a pensare che forse la testa Manfrotto e il cavalletto non mi serviranno poi così tanto. Che forse la custodia subacqua per la Canon fa figo ma anche no.

Ripidi passaggi

Ripidi passaggi

Velocissimamente raggiungere il rifugio diventa ben presto sinonimo di impresa epica. Mentre arzille 60enni ci sorpassano discutendo tranquillamente dei fatti loro, il termine “baldi giovani” ci viene appioppato erroneamente  troppo spesso. Grazie a dio la splendida giornata di sole non peggiora ulteriormente la situazione. Raggiunto il rifugio (mai bevuto caffè fatto con moka così costoso neanche in centro a Milano), ci rifocilliamo, convinti da tutti quelli che incontriamo che orami la meta sia comunque vicinissima. Gentilissimi signori ci spiegano strade, tempistiche, spot (sto davvero usando questo termine?) migliori e la fauna ittica del luogo.
Ci straniamo solamente per la presenza di un gruppo di australiani che rimangono increduli sia per la quantità di materiale che stiamo portando su, che per la tecnica che useremo per pescare. Ora come ora credo che avrei quasi potuto rispondere persino io alle loro becere oscenità, d’altra parte sembra che alla fine non abbiano preso poco o nulla…. tzè.
Con nelle orecchie Caterina Caselli che ci canta “la verità ti fa male lo sai…” ci rendiamo conto, di nuovo, che l’agognato arrivo al primo dei due laghetti, quello più chiaro, e quindi il primo lancio, dovrà aspettare più del previsto. La fatica comincia a farsi sentire, (si potrebbe dire che cominciò a essere insostenibile. N.d.R.)ma la vista di una cascatella spinge tutti allo sprint finale. Arrivati vicino a un torrentello, un anonimo mi strattona per la manica e mi indica eccitatissimo un punto. Il tempo di rendermi conto della presenza di un pesce e il suddetto anonimo aveva già montato la canna e come uno swat si muoveva silenziosamente nascondendosi dietro le rocce.

Arrivando al primo lago...

Arrivando al primo lago…

In quel preciso momento ho cominciato a realizzare cosa volesse dire pescare. Nel mio immaginario, un vecchio con un verme su amo era un pescatore. Ormai arrivati al primo laghetto cominciano i primi lanci. Uno degli anonimi riesce a prendere alcuni di quelli che per me, in quel momento erano semplici pesci. E per una ragione che ignoravo avrei voluto avere la canna montata pure io. Ma era chiaro come, anche se ben disposti a darmi una mano, quei primi lanci fossero sacri, desideratissimi e conquistati con fatica.
Bellezza del SalmerinoSenza dilungarmi troppo sulla reale epicità della scalata, sulla fatica fatta, sull’incredulità della gente che incontravamo a causa degli zaini che portavamo, sulla presenza degli
australiani all’arrivo e su tante altre cose, decidiamo di arrivare direttamente al secondo laghetto, quello più scuro e molto, molto, molto più in alto, dove fare base.
Tenda, cambio maglietta sudata, acqua di fonte freschissima, un anonimo mi monta la canna e un esca e finalmente cominciamo a pescare.

Indottrinato sui rudimenti del lancio, tra l’ilarita generale comincio a pescare pure io. Tra l’archetto che mi si chiude mentre lancio (effetto fionda con esca in faccia), lanci praticamente verticali (effetto catapulta con esca in testa) e altri simpatici errori, grazie ai consigli a turno dei vari anonimi, comincio a prenderci la mano. Nonostante tutto perdo la scommessa “se riesci a fare 10 lanci di fila ti offro una birra”.

La trota fario del lago alto e Pietro Invernizzi

La trota fario del lago alto e Pietro

Capisco sempre di più l’abilità dei pazzi che mi accompagnano quando uno di loro prende una fario di 44 cm (si ok, ho appena mandato una mail chiedendo come si chiamasse il pesce) e ancora di più realizzo che la loro è una passione benevola. Pescato il pesce con il massimo rispetto, è importante tanto la cattura quanto il rilascio. Un filmato o una foto valgono quanto un trofeo.
Ripresa la pesca, distratto dall’osservare gli altri e a farmi consigliare cosa e come fare, succede quello che credo abbia rovinato la vita a molti. Un’iridea abbocca alla mia esca. In seguito mi verranno fatti osservare tutti i miei errori, tipo aver smesso di recuperare e così via. Ma al momento mi sono sentito eccitato veramente. Certo, Sampei e Il Vecchio e il Mare mi hanno fatto immaginare imprese e fatiche epiche, cosa che non è stata, ma mai avrei pensato a una sensazione simile.

Emanuele Rock'n'Rod

Emanuele Rock’n’Rod

Tutt’ora, peró, non so dire cosa mi sia veramente piaciuto nell’aver preso il mio primo pesce.
Discutendo poi con gli altri, mi son reso conto che ognuno ha una sua ragione personale per cui la pesca sia di così vitale importanza. E nessuna di queste credo si possa applicare ad altri.
Il piacere di stare davanti a dell’acqua, vedendo il filo che scompare sotto la superficie, aspettando di intravedere l’esca e l’emozione di vederla seguita da una serie di ombre scure. Il cercare la combinazione giusta tra velocità di recupero, profondità, esca, lancio e anche una buona dose di botta di culo.

Una volta pensavo che i golfisiti fossero fortunati per la piacevolezza del loro sport. Mi sbagliavo, e anche di brutto.
Da quel momento non ho più voluto smettere. Sapevo di essere lì anche e soprattutto per fare delle foto. Ogni volta, come da ragazzino giocando a Pes (si ok si chiamava iss pro ma questa è una citazione) quando sapevo di dover studiare, guardavo l’orologio e mi dicevo “alle 7 ti fermi e gli fai delle foto”
“ultimo lancio e poi tiri fuori le macchina”
“ok quello di prima non è venuto…questo è davvero davvero l’ultimo lancio”
“okokok…davvero davvero davvero davvero…”

teste tra le nuvole...

teste tra le nuvole…

Il resto, la cornice dello splendido paesaggio, le tende montate in riva (quasi) al lago sull’erba (rocce), il riso in busta, le bottiglie di vino e uischi portate faticosamente su hanno solo reso ancora più memorabile quest’esperienza.

Mi son peró reso conto che qualcosa non andava solo la mattina dopo.
La sveglia relativamente presto ci ha regalato un lago ricoperto da una fitta nebbia e da un sottile strato di ghiaccio sulle cose rimaste fuori.
Il primo pensiero è stato, chiaramente preceduto dagli anonimi, di prendere la canna e andare a fare qualche lancio prima del caffè.

Franco & release

Franco & release

Prima del caffè?! Non immaginavo neanche ci fosse un momento prima del caffè.
Tutta questa mia esuberanza, insieme alla mia goffa inesperienza, mi porta a dovere delle generiche scuse. Immagino un futuro dove degli alieni sonderanno per delle ragioni ignote il fondo del lago e troveranno tantissime esche. Si domanderanno chissà perchè ce ne sono così tante.
So che puó succedere di perdere delle esche, ma credo di aver collezionato un record non invidiabile di boiate. Alcune, e lo accenno solo ora, nascosto agli occhi dei miei maestri per troppa vergogna. Certo mi hanno indicato come fare un nodo, ma al terzo lancio in cui il mulinello è rimasto fermo e l’esca è volata dritta per dritta nel centro del lago la loro pietà ha avuto la meglio. O quella o la consapevolezza che avrebbero dovuto continuare a
prestarmi le loro esche (e me ne hanno prestate di buone, dicono loro) e che comunque sarebbero andate perse o incagliate.La resa di un'iridea
Ringrazio, inoltre, uno degli anonimi per avermi fatto credere per un bel po’ di
tempo che alcune delle esche che avevo perso costassero fino ai 25 euro.
Con in tasca nascosti alcuni metri di lenza malamente attorcigliata e una nozione in più su come fare i nodi la mattina è continuata sotto uno splendido sole (di ritorno a lavoro ho potuto sfoggiare una splendida abbronzatura da muratore). Credo di aver preso altre 7 o 8 iridee, scoprendo l’esistenza dell’esca killer.
Non ho trovato la voce su wikipedia, ma la definizione secondo me è bene o male:
“dicesi esca killer quell’esca a cui abboccano un certo genere di pesci prima ancora di averla lanciata in acqua”.

Partiti!

Partiti!

Pesca, pesca, pesca, pesca, qualche foto, pesca, pesca, pesca, pesca, polenta, sbaracchiamo e verso le due ricominciamo la discesa verso il lago più chiaro.
Inutile sottolineare come la gravità in discesa sia tanto, se non di più, fastidiosa della salita. Soprattutto se ti sembra di portare sulle spalle il necessario per costruire un piccolo rifugio in mattoni. Arrivato al primo dei laghi, ancora, quella nuova strana voglia, nonostante avessi già impacchettato tutto, mi fa trovare le forze per montarmi la canna (da solo), farmi prestare un esca (il lupo so, sa…) e fare qualche lancio.

Francis Needham pesca il lago basso

Francis Needham pesca il lago basso

Certo provi fastidio quando la persona di fianco a te, mezzo metro al massimo, continua a tirare su pesci e tu al massimo riesci a credere di avere preso qualcosa per poi scoprire che sono solo alghe.
Ma anche qui il dio della pesca ha deciso di farmi la grazia (o di farmi entrare ancora di
più nel vortice, non ho ancora capito) e mi ha permesso di prendere un paio di salmerini, che ancora non avevo preso.
Ormai stanchissimi, il ritorno, anche se lungo e faticoso, è stato un bellissimo attimo in cui ricordarsi di tutti i fantastici momenti appena passati. Quel poco fiato che avevamo lo abbiamo sprecato per ricordare le catture, gli aneddoti o per (farmi) spiegare alcuni trucchi e informazioni (si puó pescare all’idroscalo?)
Tutto si è trasformato in sano e puro cazzeggio (si puó dire su un blog di pesca cazzeggio?), persino l’aver rischiato di non riuscire a tornare, persi per i campi, alla macchina o l’attacco a un anonimo da parte di alcuni cani, zittiti dallo stesso, ormai allo stremo delle forze, con un “cosa vuoi che faccia?”(Rivolto con serietà al cane. N.d.R.).

Bellezza del Salmerino

Bellezza del Salmerino

Spero di non essermi dilungato troppo, ma consiglio a tutti di provare a pescare almeno una volta nella vita. È un’esperienza unica, soprattutto se fatto intelligentemente. Se fatto con amici diventa quasi irripetibile.i 4 scalatori dell'apocalisse

Concludo ringraziando ancora sinceramente l’Anonima Cucchiaino e anche il guardia pesca, noi sappiamo perchè. Hanno tutti un nome e un cognome e sono davvero persone splendide e pescatori fantastici, ma visto che si vuole evitare di ingolfare il magnifico posto dove siamo stati, i nomi delle località e alcune etnie sono stati contraffatti, così come le loro identità, come veri supereroi, sono state da me volutamente nascoste.
Ora peró sorge un problema: voglio una canna e un mulinello, in barba a quello che dice mia mamma, tanto ormai vivo da solo… (Emanuele, “Vitta”).

Alba sul lago, nuvola

Alba sul lago con nuvola

Epilogo tecnico-alieutico.

Lo splendido report di Emanuele racconta tutto e lo ringrziamo per una testimonianza così bella che fa rivivere a tutti la meraviglia di chi si avvicina alla pesca e ne coglie il fascino ed il giusto spirito. Aggiungo solo qualche nota tecnica per i lettori più interessati a “trucchi e suggerimenti”… Nei riali e torrenti di scarico dei laghi abbiamo pescato con una canna ultralight, circa 1,50mt, mulo 1000 bobinato a 0,14 e rotanti tra i 2 e i 4gr, prendendo molti scaltri e coloratissi salmerini. Nei laghi, entrambi ben oltre i 2000 metri di altitudine, pescavamo tutti con canne ML sui 2,40mt circa 7/21gr, bobinate con 0,18. Moltissime le catture di trote iridee (evidentemente immissioni stagionali, ma probabilmente anche riprodottesi) tra i 15 e i 30 cm, molti i salmerini tra i 10 e i 25 cm. I tre salmerini più grandi erano 28/29 cm. Due sole le trote fario, però di buona taglia, una di circa 30cm presa da Franco e la 44,5 cm del sottoscritto. Sinceramente credo sia la trota esteticamente più bella che io abbia mai visto! Forse per via dei lunghi tempi di accrescimento in alta quota, questa regina aveva colori stupendi, una mole massiccia e un becco imponente e averla in canna in quel piccolo lago d’alta quota è stata una lunga scarica di adrenalina!

Le esche più efficaci sui salmerini sono risultate essere piccoli rotanti, (mepps black fury, vibrax bullet black o silver), sulle trote piccoli ondulanti (cyclops e ardito, colori oro, perla, bianco). I picchi di attività si sono registrati nella prima parte del tramonto (tra le 18.00 e le 19.00) e nel primo caldo della mattina (tra le 9.00 e le 10.00). Notevole anche l’attività a galla, ho fatto qualche tentativo a mosca secca, ma apparentemente i pesci che bollavano erano tutti di piccola taglia.
I predatori più grandi sono stati stanati da sotto i sassi del fondo. Spettacolari le difese delle iridee con molti salti e abboccate decise, meno in forze i bellissimi salmerini.

E’ davvero tutto. Chi avrà saputo riconoscere le località dalle foto, sarà contento di ritrovarle nel nostro racconto, chi ignora il nostro itinerario non se ne rammarichi, abbiamo dato la nostra parola a chi ci ha suggerito la meta, ma si senta stimolato a cercare le sue vette!

Rock’n’Rod

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