Il grande Black Bass di Paolo. Tra passione e ossessione

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Un’avventura di pesca, anzi la storia di un sogno che si realizza… A metà tra passione e ossessione, questo è il fantastico racconto che ci ha mandato il nostro amico e lettore Paolo e noi lo pubblichiamo con piacere…

LA FAME DELLA PASSIONE di Paolo Goldaniga

In ogni pescatore esiste, più o meno celata, un’irresistibile attrazione per l’acqua, che siano fiumi, stagni, laghi o mare. Questo legame indissolubile è fatto di sensazioni talmente radicate che sembrano avere vita propri, di sogni e di ricordi, di profumi e di immagini.

Ma la passione ha fame e va alimetata: alcune volte non bastano 12 ore di pesca, altre sono sufficienti pochi minuti sulla sponda a respirare il lago. 

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Io, quando il tempo e il lavoro non mi permettono di pescare, mi concedo delle boccate d’acqua, anche solo per osservare l’ambiente e fantasticare su cosa possa succedere al di sotto della superficie.

L’INCONTRO

Era ottobre quando lo vidi per la prima volta.
In un bacino che conosco da anni, in cui avevo pescato decine di volte senza catture eclatanti. Invece quella sera era lì, in un erbaio. Immobile e immenso.

Dovevo prenderlo, volevo fotografarlo.

Il giorno dopo mi presento di nuovo lì, certo di aver avuto un segnale.

Ma l’arroganza, fortunatamente, spesso viene punita. E quando tutto sembra semplice, la natura ti ricorda che non fa nulla a caso. L’innesco lo scelgo nel corso della lunga notte insonne e il lancio è millimetrico. Il bass lo guarda affondare con pigrizia e si gira, se ne va mostrandomi nuovamente la sua mole. La prima di una lunga serie di sconfitte.

Da diversi anni dedico la maggior parte delle uscite alla ricerca dei grossi esemplari e questa è una di quelle sfide troppo avvincenti per non essere accettate.

Un bel bass di Paolo nel "lontano" 2006

Un bel bass di Paolo nel “lontano” 2006

Lascio passare qualche giorno, il meteo cambia e decido di rivoluzionare completamente l’approccio e la tecnica. Mi presento all’appuntamento al tramonto, pochi e decisi lanci a rana. O la va o la spacca!

Al secondo passaggio sull’erbaio, su una pausa, la rana sparisce in un fragoroso gorgo.

Abbasso la canna, inarco la schiena e lascio andare una ferrata da Oscar. C’E’!!!! Nei pochi istanti di combattimento ci credo, il peso pare quello giusto, ma la palla d’erba che il pesce si porta dietro mi inganna. Non è lui, è un bel bass ma non è lui.

Ha vinto di nuovo la canaglia.

La stagione volge al termine, l’inverno incombe e i miei tentativi falliscono con una regolarità disarmante. Non lo vedo più e non riesco a capire come si comporti; ma so che c’è, un pesce così grosso non può andare lontano.

E’ gennaio quando torno di nuovo sull’acqua per una battuta a persici insieme ad alcuni amici toscani che sono venuti a trovarmi per le feste. Cannine leggere e vernacolo toscano, un piacere totale.

Una testina si impiglia in un’ostacolo galleggiante ridossato alla sponda e da buon padrone di casa mi offro di scendere per staccare l’esca. Muovo leggermente la struttura ed eccolo comparire, nero e sornione che, con una calma teatrale, sprofonda nel verde dell’acqua mentre seguiamo ogni pinnata finchè gli occhiali polarizzati ce lo consentono. Quello diventa naturalmente l’argomento della cena. Dopo troppe sfide e provocazioni, isopportabili per il mio orgoglio di pescatore di bass, e in preda ai fumi dell’alcool dichiaro: “Lo prenderò in pieno inverno!”

E’ l’epifania di un inverno che si fatica a chiamare tale. Le temperature non si decidono a scendere mentre la pressione degli toscani continua a salire, maledizione a chi ha inventato WhatsApp!

 

Il primo dell’anno

Reduci da un capotto e già sulla via di casa, convinco il socio di pesca a fare una breve sosta strategica a tentare nuovamente la sorte. E’ già buio, pochi lanci poi a casa.

Ne basta uno! Prima ancora che mi renda conto di cosa sia successo, un grosso pesce sta rimbalzando sull’erba.

Il primo bass dell’anno, per chi dedica l’intera stagione a questo pesce, ha un sapore tutto particolare, lo guardi come se fosse un essere mitologico, studiando ogni particolare della livrea e delle gengive infiammate di rosso per il freddo. Il primo bass dell’anno è un rito.

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SI RICOMINCIA

Di nuovo al lavoro, di nuovo ad aspettare il weekend di pesca, di nuovo a cercare quei brevi momenti in riva al lago in attesa di un segno o di un ispirazione. L’inverno alla fine è arrivato. Amo questa stagione, la gente si chiude in casa e resta più natura da osservare; l’acqua si riposa, diventa più cristallina e rivela angoli nascosti e sconosciuti. Questa è una delle ragioni per le quali mi trovo spesso a girovagare nei vari laghi e cave: scoprire cose che quando ho una canna da pesca in mano spesso passano inosservate.

Sabato 6 Febbraio.

La notte ha gelato e per tutto il giorno è scesa della pioggia mista neve, ma una passeggiata sull’acqua non costa nulla.

Ed eccolo ricomparire, esattamente dov’era un mese prima, “appoggiato” sotto la struttura galleggiante, sicuro di sé ed enorme come sempre.

– Domani mettono pioggia – penso, se è li un motivo ci sarà, io ci provo!!

Domenica 7 Febbraio

Puntuale mi presento all’appuntamento al calar del sole, un voluminoso jig ed una creatura come trailer, come sempre pochi ma essenziali lanci nelle zone dove ormai sono certo il mio rivale stazioni. Ancora una volta il silenzio, solo il ticchettare delle gocce di pioggia sul GoreTex della giacca, le mani iniziano a gelare e torno a casa con le pive nel sacco. Cosa sto sbagliando?

Le intuizioni arrivano sempre quando meno te le aspetti, basta smettere di accanirsi con ragionamenti troppo complessi e lasciare che lavori l’istinto del predatore, che cova in ogni pescatore.

Un grosso bass, così come una grossa trota o un vecchio luccio non ha raggiunto quelle dimensioni a caso; conosce bene il suo ambiente e soprattutto sa ascoltarlo. L’essere umano invece è il più rumoroso e goffo degli animali, me compreso e soprattutto da riva. Devo provarci in belly!

Mercoledì 10 Febbraio

La ciambella è già in macchina e la giornata di lavoro vola, ma dopo tutte queste sconfitte non ho molte aspettative, anche se per la legge dei grandi numeri..

Ho con me solo una canna, chissà perchè la scelta è ricaduta sulla mia vecchia Major Stick, la prima monopezzo regalatami da mio padre 10 anni orsono. Un pezzo di storia dall’inestimabile valore affettivo che uso solo nelle occasioni speciali.

E’ già buio quando entro in acqua, fa freddo ma non lo sento ed il silenzio della sera viene rotto solo dal ritmico saliscendi delle pinne nell’acqua scura. Quante volte ho ripetuto questi gesti. Il termometro non è dalla mia parte.. 3 gradi esterni e 6 nell’acqua.

Dopo 10 minuti raggiungo la zona calda, rallento il ritmo per ridurre i rumori, controllo il respiro e sono pronto. Mi posiziono a diversi metri dalla sponda e sono certo che lui non abbia avvertito la mia presenza. Non capita spesso di trovarmi in acqua da solo, di sera e per giunta d’inverno, perciò, per qualche minuto, mi lascio avvolgere da questa piacevole atmosfera.

Il primo lancio cade preciso. Così come il secondo, il terzo e il quarto, tutto il mio corpo è teso e concentrato ad ascoltare ogni minimo segnale che arriva da quel piccolo pezzo di tungsteno che striscia sui sassi del fondo. Immagino i movimenti del gambero e quasi prego che quel dannato pesce decida di mangiarlo.

Nulla, la zona in cui ripongo più fiducia, pare priva di ogni forma di vita. Mi sposto di qualche decina di metri, vicino alla “struttura dei toscani”. Appoggio delicatamente l’esca sull’erba della sponda e la faccio scivolare lentamente verso il fondo, alzo la canna per animare il gambero e, finalmente, avverto una dolce, dolcissima sensazione di vivo dall’altra parte. Il tempo si ferma e il respiro con esso.

Con grande difficoltà riesco a controllare adrenalina e battito cardiaco, metto il filo in tensione e ascolto nuovamente quel peso, che finalmente si muove da un lato. L’impulso non passa nemmeno attraverso il cervello e la ferrata arriva come una sentenza.

L’acqua fredda è dalla mia parte e il grosso pesce fortunatamente non riesce ad esprimere al massimo la sua forza. Nel buio fatico molto a infilargli il pollice in bocca e ogni secondo in più in acqua è un agonia, non riesco a vedere com’è bucato e non voglio forzarlo. In un ultimo tentativo di fuga mi porge il fianco e d’istinto gli metto una mano sotto la pancia. Pelle e squame si incontrano, il mio braccio si ritrae come una molla e in un istante mi trovo in braccio un sogno. Enorme, scuro, vecchio e vissuto, arrabbiato come pochi ne ho visti. Una creatura perfetta in ogni dettaglio.

Il bacio liberatorio

Tremo. Dopo 15 anni di spinning ancora tremo per un singolo pesce, un concentrato di pura gioia e soddisfazione con le pinne, una delle sensazioni più belle che auguro a ogni pescatore.

Mi gusto ogni istante, con somma soddisfazione rimuovo il mio 3/0 ben piantato in quella sontuosa mascella, soppeso l’animale e mi rendo finalmente conto che tutti quei mesi di stime sulla sua dimensione erano azzeccate! La bilancia decreta 2.960 meravigliosi grammi: uno dei 5 pesci più grossi della mia carriera di pescatore di bass. bacio3

Lo faccio scivolare nella nassa saggiandone ogni centimetro e mi metto al telefono per cercare un fotografo disponibile a venire fino a li, alle otto di sera, per una foto degna di essere appesa nella All of Fame. Al quinto “Ti prego vieni a farmi una foto, ho preso un mostro” ottengo finalmente una risposta positiva!

Matteo arriva dopo circa mezz’ora, ancora in abito da ufficio e con la morosa febbricitante che lo aspetta in macchina. Io mi sbrodolo in ogni tipo di ringraziamento eterno e promesse che, in futuro, mi toccherà mantenere.

Gonfio d’orgoglio gli mostro il risultato di tante fatiche, 4-5 scatti e sono pronto a rilasciarlo.

In silenzio lo guardiamo per l’ultima volta in ogni dettaglio, libero la presa sulla mascella e immediatamente sparisce nel nero dell’acqua, restiamo a fissarla finchè non torna calma, quasi a voler essere sicuri che davvero sia tutto finito.

Una sonora stretta di mano, di quelle che solo due pescatori sanno darsi e la storia, almeno questa, è finita.


 

R0ck’n’Rod

See You Spoon

In Rod We Trust

 

 

5 Comments

  • Andrea ha detto:

    Grandissimo! Un racconto stupendo, in cui lasci trasparire le emozioni che hai vissuto durante i vari mesi che hanno preceduto la cattura, mi sembrava di essere lì con te. Complimenti!

  • Fabio ha detto:

    L’acqua per noi pescatori non e’ solo un elemento naturale , per noi si tratta veramente di uno specchio interiore, di un mondo scuro e misterioso nel quale immaginazione e curiositá si fondono nella ricerca spasmodica e irrazionale di qualcosa che spesso è dentro di noi, come nel piú scuro dei fondali.
    Il mio approccio alla pesca nasce trentacinque anni fa, e vi giuro su dio che ogni volta che sono lungo un greto, su una barca o comunque a pesca riesco ancora ad emozionarmi come un bambino.
    Bravo Paolo dal tuo racconto traspare tutta la tua passione, ovviamente complimenti anche per il Boccalone Rex animale stupendo.

  • Marco ha detto:

    NO COMMENT
    L’unica cosa che mi viene da scrivere e COMPLIMENTI

  • Gabriele ha detto:

    Bravissimo, sei un grande!

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