Il giorno in cui la grande salita si è travestita da passeggiata

Il lago alpino Seja

Il lago alpino Seja
Tenda, sacco a pelo, scarponcini, zaino e vino.
Tutto è pronto per l’attesissimo fine settimana ribattezzato dai detrattori “Broke Back Salmerino”. Siamo diretti al lago della Seja, dove nessuno di noi è mai stato ma mesi addietro abbiamo strappato le informazioni a una gentilissima guardacaccia fidanzata con un guardapesca, che ci indica la strada e ci dice che indicativamente ci vogliono tre ore.
“Però io mi sono appena operata a tutte e due le ginocchia. Figuratevi voi due che avete le gambe buone…”.
Se non sono attendibili le sue informazioni, di chi ci potremmo mai fidare?
Io e Pietro rombiamo nella fresca notte e arriviamo all’appuntamento con Francesco a Varallo, caffè veloce e subito a fare i permessi nel negozio di pesca più pittoresco di tutta la Valsesia. Anche qui chiediamo all’espertissima vecchietta di Balangera quanto avremmo dovuto camminare per arrivare al laghetto alpino. La risposta arriva secca: “Bè, sulle tre ore”.
Fedeli al motto “Una voce è una voce, due voci sono una prova e tre voci sono una certezza” cerchiamo il terzo a cui chiedere l’ultima valutazione sulle ore di cammino. Lo troviamo a Rassa e, sorpresa sorpresa, conferma quanto detto dagli altri.
Il verdetto è insindacabile. Saranno su per giù tre ore.
Spavaldi come un siluro che se la prende con un avannotto di macrostigma ci prepariamo, ci dividiamo le vettovaglie e il necessario per il campeggio in alta quota. Pietro è ancora indeciso e, malgrado i 32 kg dello zaino, decide di portarsi anche i waders mentre Francesco si rende lentamente conto del fatto che il suo vestiario è più adeguato a broccolarsi le tipe in Corso Como il venerdì sera piuttosto che per camminare.
I primi cento metri di salita spaccano il gruppo e io che mi accollo il primo turno di trasporto tenda mi trovo velocemente a rantolare. Quanto avrei rimpianto quella freschezza…Le Ande della Valsesia
Dopo un’ora di strada immersi in un bosco meraviglioso ci fermiamo in uno spiazzo a mangiare mirtilli a manate piene. Due pescatori stanno risalendo in torrentello che scorre vicino al sentiero e tutti preoccupati che ci vogliano precedere chiediamo se anche loro stiano andando al laghetto. Niente da fare, sono troppo vecchi e grassi per fare tutta quella strada. Qui le cose non tornano, stiamo camminando da più di un’ora e dovrebbero mancarne un paio. Riprendiamo a salire non prima che i due simpaticoni insinuino che Francesco sia sulla buonissima strada per diventare come loro. Grasse risate per tutti, bestemmie neanche troppo velate per Francesco.
Intanto il sentiero cambia marcia e impenna come uno zarro sul suo Booster cromato. Passate le fatidiche tre ore di cammino, ci si para davanti una parete d’erba verticale. Mentre mi sto ancora chiedendo come faccia l’erba a rimanere appesa mi rendo conto che quell’esile strisciolina ocra che si inerpica sul muro-prato è il nostro sentiero. Ormai siamo in ballo e non ci tireremo certo indietro malgrado lo sguardo assassino della mandria che attraversiamo. Mucca dallo sguardo assassinoAdesso siamo sopra i nevai che vedevamo da fondo valle. Inizia a fare un freddo barbino, il vento rinforza e le gambe reggono a fatica. Andiamo avanti al ritmo di un passo e tre madonne masticate a mezza voce perché il fisico di tre milanesi, per i quali tenersi in esercizio significa far lavorare gli avambracci al bancone del bar, mal si adatta alle grandi altezze. Dopo quattro ore e mezza di supplizio incrociamo due arzilli camminatori sulla sessantina. Quando gli argentati, garruli e pimpanti, dicono che “con le nostre gambe” ci vuole ancora un’ora per arrivare in vetta mi sento venir meno, avrei voglia di piangere e lasciarmi morire lì dove sono. I posteri troveranno solo un mucchietto d’ossa sormontato da un cartello: “Odio i salmerini”.
Anche se la tentazione è forte questa soluzione ci sembra decisamente poco da duri e ridurrebbe drasticamente la possibilità di pescare. Mangiamo un panino e affrontiamo l’ultima parete.
Arrivo in vetta
Pietro, rinvigorito dal pasto ci distacca di un bel tocco infatti quando io e Francesco arriviamo su lo troviamo a contemplare il paesaggio maestoso che le valli ci offrono. Per qualche minuto rimaniamo in silenzio, senza fiato per lo spettacolo, le cinque ore e mezza di camminata e forse anche un po’ per l’ipossia.
Davanti ai nostri occhi lo scorcio di tre valli che si uniscono ottocento metri sotto di noi, ci giriamo e vediamo il lago, una perla blu incastonata tra rocce spoglie e coperte di neve.
Il lago Seja
Pare ci sia più vegetazione sugli anelli di Saturno che quassù. E adesso che cazzo ce ne facciamo della griglia che Pietro ha portato per 1.300 metri di dislivello?!? Pazienza, tre italiani riescono a preparare un piatto di pasta anche nel deserto, ci arrangeremo.Campo base
Montiamo il campo base cercando di riprendere fiato dopo le fatiche della scalata anche se l’ossigeno, per le prossime ore, sarà solo un timido ricordo. Appena ci alziamo anche solo in piedi partono subito fiatone e tachicardia.
Ma siamo qui per pescare quindi velocizziamo tutte le fasi e iniziamo a pucciare i nostri artificiali nelle gelide acque. Francesco allama subito una bella fario con una livrea meravigliosa praticamente davanti alla tenda. Bella ma noi siamo lì per i salmerini e non ce ne andremo senza.Francesco con una fario del Seja
Ci dividiamo. Pietro e Francesco prendono la circumlago a sinistra, io invece vado verso destra. Cammino lanciando i miei cucchiai e non prendo una cippa. Sto iniziando a offendermi sul serio quando sento le prime timide toccatine. Capisco che devo rallentare ulteriormente il recupero e inizio a prendere anche io.
Fario del SejaFario del SejaFario del Seja
Tutte fario. Bellissime fario. Combattivissime fario. Piccole fario commisurate all’ambiente in cui sono cresciute. Sempre fario. Quando incrocio Pietro mi dice che ha già preso tre salmerini. Cazzo, cazzo, cazzo. Voglio anche io il mio salmerino, anche piccolo, mi sembra di essermelo meritato dopo quella scarpinata. Mi rivolgo direttamente a tutte le divinità conosciute più un paio inventate da me per l’occasione. Ma ecco che gli dei della pesca ascoltano le mie preghiere laiche…
Lancio lungo, aspetto che il rotantino arrivi sul fondo e inizio il recupero. Due giri di manovella e arriva la botta secca in canna che si trasmette dritta al cuore già provato dai 2.160 m.s.l.
Questo deve essere il nonno di tutti i salmerini del lago, una bestia mitologica rimasta intrappolata nel ghiaccio perenne che ha deciso di liberarsi solo per venire a mordere la mia esca. Vedo una bella schiena in acqua ma quando spancia non voglio credere ai miei occhi: un’iridea?!?

Iridea del Seja
Anche grandina per l’estensione del lago, ma cosa ci fa lì? Come ci è arrivato fin quassù questo monumento all’alloctonia? Sconsolato la libero anche se poi subirò un giusto rimbrotto dagli altri due. Effettivamente avrei dovuto togliere quel famelico concorrente degli autoctoni salmonidi.
Con le pive nel sacco riprendo a lanciare. Vedo vicino a riva dei piccoli salmerini ma vigliacca se degnano anche solo di uno sguardo i miei cucchiai. Ci ritroviamo alla tenda tutti e tre e scopro che anche Francesco, oltre ad altre prede, ha preso il suo salmerino. A questo punto mi sento l’unico bambino della festa a cui sia negata la torta e mi tocchi mangiare i panini con la bandierina della Grecia. Inizia il coup de soir e noi lo accogliamo con una bottiglia di vino rosso.
Coup de soir con aperitivoPietro, al quale il peso dell’attrezzatura da spinning sembrava troppo poco e si era portato anche la canna da mosca, si dedica a questa nobile tecnica prendendo l’ennesimo salmerino. Di dimensioni risibili, ma è l’ennesimo salmerino. Ci dedichiamo ai fuochi e tiriamo fuori un piatto di eccezionale raffinatezza: porc au vin avec moutard. Cucina in quotaUna delicatezza esagerata! La notte in branda passa abbastanza indolore anche se i fratelli Invernizzi pare abbiano passato tutta la notte a rotolare uno sull’altro causa pendenza estrema della tenda. Rinvigoriti e rifocillati, all’alba abbiamo già i Mepp’s tra i denti per aggredire il lago prima di tornare a valle. Io naturalmente sono un po’ più carico per via del conto da saldare coi salmerini. Fino a pranzo continuiamo a pescare senza eccessivi colpi di scena tranne una bella fario sui 35 cm di Francesco. Purtroppo il tempo stringe e ci aspettano un po’ di ore di caminata per tornare. Speranzoso faccio i miei ultimi lanci sperando di attaccare un salmerino ma niente. Ci prepariamo una pasta al volo, smontiamo il campo e ci accingiamo alla discesa. Sarcasticamente però il viaggio di ritorno dura le famose tre ore predette dagli espertoni. Arriviamo alla macchina proprio quando i dolori muscolari mi fanno muovere come la sposa di King Kong dopo la prima notte di nozze. Ma a bruciare più di tutto però è l’orgoglio ferito di un pescatore che non ha catturato neanche un salmerino.

Fario del SejaSejaFario del SejaSalmerino alpinoSalmerino alpino

10 Comments

  • Pietro ha detto:

    E’ stato un weekend da leggenda leggendaria! Porto ancora negli occhi la meraviglia del paesaggio e sulle spalle le cicatrici dello zaino più stupido della storia del trekking! Prendere i salmerini sia a spinning che a mosca è stato fantastico anche se il più grande passava di poco i 25cm. Bella anche la fario più grande, sui 35cm, dai colori molto scuri ed il corpo magrissimo. Quest’estate torneremo sicuramente su un altro laghetto alpino. Senza dubbio un’esperienza da fare per chi ama la pesca e la natura, ma in questo caso, più che mai, è obbligatorio il massimo rispetto per l’ambiente e per i pesci! Anonima Cucchiaino… rock on!

  • fra21 ha detto:

    Esperienza incredibile! mi ha segnato a tal punto da essermi messo a dieta…12kg in meno! Pronto per il prossimo lago alpino da raggiungere in scioltezza…alla faccia dei due simpatici signori che hanno fatto dell’ironia sulla mia forma fisica.
    Aggiungo solo un ricordo per uno dei protagonisti dell’operazione Seja…BLACK FURY! direi solo: devastante! Acqua molto limpida e ferma, sole…1 fario da 35cm, salmerino 16/18, fario 18/20.
    Sto affilando scarponcini e zaino per il prossimo…sempre “stiloso con stile” come cantava il menestrello J.Ax

  • jacopo ha detto:

    Caro Black Fury, la tua crociata contro i kili di troppo è lodevole. 12 kg sono tantissimi, però adesso basta! Non esagerare, altrimenti arriverai senza forze all’appuntamento con la salita e soccomberai sotto i 70 kg di zaino da portare in quota…

  • franco ha detto:

    Jacopo, la prima volta che ho letto questo report ho riso moltissimo. Ma evidentemente con il tempo migliora, come il vino buono: ieri sera lo ho riletto e mi veniva da piangere dal ridere. Non vedo l’ora di laghettare fortissimo!

  • Matteo Boroli ha detto:

    Mamma che invidia…anche quest’anno non potro’ partecipare, incredibile…coincide sempre con qualche sbattimento inderogabile!!
    Cerchero’ di rifarmi l’anno prossimo…buona missione ragazzi!

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