La stanza dell’autocostruzione – 37 – Intralures

La passione per la costruzione di esche artificiali è relativamente nuova, ma grazie alla tenacia arrivano conferme in pesca, anche da mari molto, molto lontani. Come arriva a un risultato così alto? Perché si cimenta solo in quello che utilizza, sia le esche sia le sue battute sono infatti esclusivamente rivolte ai predatori marini, e infonde nelle sue opere tutta l’esperienza accumulata sul campo.

Ciao, mi chiamo Giuseppe. La mia vita ha un andamento molto frenetico… cerco in tutti i modi di conciliare tutto nel più breve tempo possibile, anche se nella maggior parte dei casi il tempo stesso diventa il nostro peggior nemico…
Tra vari impegni familiari e lavorativi trovo anche spazio per la costruzione delle mie esche, realizzate interamente a mano e in legno… La mia più grande soddisfazione nel costruire è il numero di catture che sono state fatte con le mie esche. Questo è quello che mi gratifica dopo tutti gli sforzi fatti per realizzarle! L’importante è guardare sempre al futuro e non pensare mai minimamente di essere arrivati… cercando di migliorare ogni singolo giorno!

Da quanto peschi?
La mia passione per la pesca è iniziata alla tenera età di 6 anni.

Quando hai iniziato a costruire? Ti ricordi la tua prima creazione?
La mia passione per la costruzione inizia 4 anni fa e la mia prima creazione è stata un long jerk 180 che… si rivelò un fallimento!

Perché hai iniziato ad autocostruire?
Sembrerà strano ma ho iniziato ad autocostruire per una scommessa fatta con un amico: per lui non sarei mai stato in grado di poter autocostruire un’esca vista la mia poca esperienza nello spinning.

Quando peschi che tecniche pratichi, dove e rivolte a che pesce?
Pesco esclusivamente in salt water con hardbait alla ricerca di pesci di taglia come serra e barracuda.

Qual è il tuo più grande vizio?
Il mio vizio più grande è quello di essere troppo sincero. E questo alle volte viene frainteso.

Qual è il materiale che ami di più? E quale tecnica di costruzione?
Il mio materiale preferito è senza dubbio il legno, anche di diverse essenze. E non uso altro… la mia tecnica di costruzione a mano, pezzo per pezzo, è basata principalmente sulla resistenza. Poi un pizzico di estetica non guasta!

Nel corso degli anni, produttori e tecnologie hanno migliorato molto le nostre attrezzature da pesca, per te qual è stata la novità più utile e rilevante?
Sicuramente il cambio di materiale nelle nostre canne, cioè il carbonio.

Qual è l’elemento che conta di più nel successo di un artificiale? Colore e realismo, equilibrio dei pesi e vibrazioni, forma e sua idrodinamica?
Quello che conta in un’esca è un insieme di elementi: vibrazione, colori naturali ma soprattutto il movimento!

Ci descrivi i principali processi e fasi della costruzione di un tuo artificiale?
Parto sempre con il progetto in carta millimetrata. Dopo aver fatto molte prove sia cartacee che in vasca, quando arrivo al movimento e alla forma desiderati, faccio il progetto definitivo. Quindi inizio da un listello di legno, dopo aver modellato la sagoma passo all’alloggio per l’armatura passante interna, posiziono e chiudo il piombo, sigillo tutto con vari materiali in base alla destinazione d’uso. Da qui in poi comincio tutto il trattamento del legno e la preparazione ai colori con successiva resinatura.

Quanto tempo dedichi all’autocostruzione e quanto alla pesca?
Dedico molto più tempo all’autocostruzione rispetto alla pesca, e questo è l’unica pecca della gran parte dei costruttori di esche.

Cos’è per te la pesca e cosa significa per te costruire esche?
La pesca per me è libertà, amicizia, rispetto e condivisione… La soddisfazione poi di realizzare un’esca e vederla nuotare bene con cattura a seguito non ha prezzo!

Qual è la tua marca di esche artificiali presente sul mercato preferita?
La Duo e la Rapala sono tra i miei preferiti.

Qual è il tuo sogno di costruttore di esche?
Quello di far conoscere le mie creazioni in tutto il mondo…

Se potessi scegliere un altro costruttore a cui affiancarti, presente o passato, il più bravo, chi sarebbe?
La mia stima è rivolta a molti costruttori, ma se dovessi scegliere direi indubbiamente Horo di Manuel Barraco e il grande Alessandro Massari, costruttori che fanno delle proprie creazioni arte allo stato puro.

Quali sono, nell’ordine, i primi materiali e attrezzi che consigli a chi vuole iniziare ad autocostruire? E con quale imitazione partire?
Gli attrezzi essenziali sono pinze piatte, pinze a becco tondo, cesoia, cutter e tanta ma tanta buona volontà. Per iniziare consiglio come esempio i top water vista la loro semplicità… io ho iniziato prendendo spunto da un semplice wtd.

Che consigli daresti a chi si avvicina all’autocostruzione?
L’unico consiglio è di non copiare il lavoro altrui e di trovare il proprio stile e la propria strada: provando e riprovando fin quando si trova quello che si cerca e tanta ma tantissima pazienza…

Per vedere tutte le sue creazioni potete contattarlo direttamente sulla sua pagina FB Giuseppe Intravaia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.