Apertura della Trota 2026. Noce e Sesia

Hotel Ristorante “Alla Nave”. Ma sei in montagna. Vicino a Trento e l’aria è bella frizzante, temperatura sui due gradi. La ricera su google è stata veloce: la camera libera più economica vicino al fiume, l’aspettativa è bassa. Invece l’hotel è accogliente ed il suo ristorante gremito e di ottimo livello. Ceno felice con Marzemino, il vino; sbrano due stinchi di camoscio con polenta e salsa ai lamponi che fanno pensare nell’ordine: Dio esiste, Dio forse non ci vuole vegetariani. O è un inganno del demonio? Mah, passo a un gelato alla crema coi lamponi e vado a letto in pace con il mondo alle dieci e mezza.

(Forse se il mondo pescasse di più sarebbe più in pace? N.d.R.)

Sono sul fiume a buio, una zona del Basso Noce, tratto D2. Poca acqua, bella buca. Mi sento strano, non “sento” nulla, il senso dell’acqua arrugginito da lunghi mesi lontani dal fiume e una stagione 2025 non dedicata alla trota. Al secondo lancio, all’intramontabile e ormai vetusto Rapala CD11, si allama un ibridino di marmorata. Non fa trenta centimetri. Lo slamo frettolosamente per rilanciare!

“Si comincia, mangiano di brutto!” …non sentirò più una tocca.

Sale il sole. Mi sposto in altra bellissima zona.

Non vedrò neanche una pinna. Alle nove mi raggiunge il vecchio amico, il Sandokan del piacentino, Nicola Vitali. Lui pesca a mosca, streamers. Cambiano gli addendi ma il risultato non cambia: cappotto assoluto.

La cosa sconcertante è che, all’aprire e chiudere una diga a monte, il livello del fiume cambia di oltre mezzo metro d’altezza, due portate totalmente diverse nell’aerco di pochi minuti. Su e giù. Molto strano, non mi piace.

Pranzo al volo su prato: due buste di Akta, Polenta e Pasta Maltagliati e Ceci. Acqua bollente, due cucchiai e via, si mangia! Saliamo un po’, troviamo un tratto meraviglioso, siamo sinceramente felici di pescarlo insieme. Non ero mai stato sul Noce prima di oggi, bellissimo.

Nonostante l’assenza totale di catture, in queste ore ho rotto il ghiaccio con il torrente, sono tornato a “sentirmi in pesca”, l’acqua mi parlava, sensi affinati e l’attrezzatura rispondeva di nuovo al mio volere: sono pronto. Domani , sul “mio” fiume, spero farò bene.

Ore tre e mezza del pomeriggio, abbracci e tanti saluti. Battiamo la ritirata. Due ore e mezza di macchina e passo da Milano a prendere la fidanzata per proseguire con un’altra ore e mezza di viaggio verso il Piemonte. È sabato sera: andiamo in Valsesia. Domani lì apre la Trota.

Spritz nel bar del corso alle otto, cena romantica alle nove e si ripete il copione: a letto alle dieci e mezza, sveglia alle sei. Attrezzatura pronta, buio fuori.

Vado sparato al mio spot preferito per l’alba. Trovo due pescatori ed il fiume diverso da come lo ricordassi… decido: perdo le prime luci, cambio spot. Il sole sta sorgendo, c’è luce, freddo ma non si gela, cielo terso, poca acqua lenta ma ho davanti una buca profonda e pesco piano.

Non passa mezz’ora che il filo, il carbonio della canna, tornano a trasmettermi quell’inconfondibile scossa di adrenalina che è l’allamata di una bella trota. Marmo a guadino.

Continuo il tratto, alterno ad artificiali in gomma manovrati lenti vicino al fondo qualche jerk sbacchettato con lunghe pause e, siccome sto diventando nostalgico, anche qualche rotante pesante e voluminoso. Ma è sullo shad di gomma che arriva la seconda mangiata! Un’altra marmo, taglia simile alla prima, bella livrea, ma sembra un pesce un po’ malconcio.

Il sole sta salendo ma è ancora pallido, cambio tratto di fiume. Cammino sui sassi del greto del fiume e mi sento a casa, a mio agio, libero e felice, concentrato e sereno. Inizio a battere la lama, anche qui devo riscoprire i nuovi giri d’acqua, la piena autunnale ha cambiato un po’ la conformazione del fiume.

Mi sento in pesca, l’acqua non piace molto: sembra un cristallo, limpido e freddo. Ma è pur sempre la Sacra Apertura, in questo periodo tutto può succedere. E succede. Ho lanciato contro i massi della sponda opposta e sto recuperando lento e lineare, l’esca accarezza i sassi sul fondo; una sagoma si materializza dietro, sembra un aereo, le pettorali aperte e immobili come ali, recupero ancora lineare, il missile accelera, mi viene incontro aprendo la bocca, non sento e non vedo più l’esca… Accelero recupero e ferro!

La canna si piega, il pesce prova una fuga, poi salta, ma la tengo giù con la canna bassa, qualche passo verso valle con recupero veloce, altri due salti tenuti a bada ed entra nel guadino.

È stupenda, davvero meravigliosa. Una della Trote Fario più belle che abbia mai visto! Non la più grande di sempre, ma tanta bellezza selvatica in una fario in Sesia non capita spesso di vederla.

Rilascio. Altri due lanci ed è tempo di cappuccino e brioche a Varallo con la mia apprendista pescatrice.

Lei si è svegliata da poco, munita di permesso stagionale (Regalo di San Valentino, donna fortunatissima. N.d.R.), dotata di attrezzatura di altissimo livello, mi seguirà tutto il giorno in lungo e in largo fino al tramonto. Non prenderemo più nulla. Da segnalare delle paffute iridee di semina incontrate e molestate qua e là, una grossa marmorata sui sessanta che ha seguito svogliata un jerk, un tramonto favoloso e la voglia di tornare sul fiume presto.

È inverno e anche se peschi fino a buio, sei a casa a Milano per cena… tutto sommato, non è affatto male!

See You Spoon

In Rod We trust

8 Comments

  • simone ardigò ha detto:

    Caro Pietro, effettivamente il Sesia rimane sempre un gran bel torrente…..anch’io quest’anno ci sarò perché con mio figlio abbiamo fatto lo stagionale….ci vedremo sul fiume !!!!!!

  • Pietro Invernizzi ha detto:

    Mitico Simo! A prestissimo

  • Massimo Bini ha detto:

    Quando belle pagine di letteratura pop incontrano la pesca questo è Anonima Cucchiaino
    Thanks

  • Franco Esposito ha detto:

    Solo chi pesca alla trota può capirti , io ricordo una mattina presto dopo aver dormito in tenda con sacco a pelo . Con Antonio mio amico d infanzia sul fiume metà mattina veramente fredda ,Anto ferra una trota da favola, sale l adrenalina e dalla fretta salto da un masso ad un altro impuntò la canna , rimango in bilico eeee mi giro lascio la canna e cado in un pozzo tre metri d acqua arrivo in fondo mi do la spinta risalgo ,guadagno la riva ,da non credere non ho patito freddo ,raggiungo la tenda mi cambio e la giornata di pesca ricomincia , il m’era bel fiume e riceve l acquafraggia altro bel affluente ciao Franco

  • Marco ha detto:

    È molto bello, tornare a leggere delle avventure di pesca di Anonima Cucchiaino, mi mancavano, complimenti per le catture

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