Trote su appuntamento

Trota fario big sesia spinning release
Trota fario over 40... wild C&R
Trota fario over 40... wild!

Trota fario over 40… wild!

A parità di dimensioni e specie del pescato, il dolore provocato da una mancata cattura è direttamente proporzionale a quanto essa sia stata prossima a realizzarsi.

In altre parole, detto che più è grande il pescione che ci è scappato e più soffriamo, vero è che se lo abbiamo solo agganciato un istante fa meno male che se ci è scappato proprio quando era a portata di guadino, magari dopo una lunga lotta…

Pesci da record hanno seguito le mie esche in passato, ma le ferite profonde le hanno lasciate quel luccio slamato sotto barca, quella trota saltata sul bordo del guadino… 

libera....Il pesce che mi è scappato venerdì sera, quel pesce che ferito dai miei ami ha trafitto i miei sentimenti, la grande trota che mi ha beffato con lotta superba, non si è liberata all’ultimo istante, era solo l’inizio di un violento combattimento. Eppure durato abbastanza perché io ne sentissi a fondo la forza in canna, perché io la vedessi abboccare prima e dimenar testate a destra e a sinistra poi, sempre più vicina a me…. Fino al fatal momento, di paura e di sgomento. Così ho composto una poesia, di lutto e di lamento, assolutamente originale, chiunque ne avesse scritta una eguale, magari per la morte di una testa coronata, è evidente che deve averla copiata, la mia rima è per l’unica regina:

Lei fu. Siccome libera,

dato il fatale tiro,

stette la trota immobile,

stanca di tanto giro,

così percosso e attonito

il pescator al fiume sta,

muto pensando all’ultima

botta in canna finale;

né sa quando una simile

trota fenomenale,

la sua crudele esca

ad abboccar verrà.

 

Era abbastanza vicina da stimarne con buona precisione la taglia… Ma adesso saliamo con me in macchina in quel venerdì pomeriggio e capiamo come sono andate le cose.

 

Paesaggi dell'alta Valsesia

Paesaggi dell’alta Valsesia

 

Il lavoro è alle spalle e curva dopo curva il fiume è più vicino, arriverò giusto in tempo per un coup de soir a spinning sul mio amato Sesia. Proprio oggi parlavo con amici pescatori del fatto che non ho mai preso una trota grossa “su appuntamento”, ovvero non mi è mai capitato di averla vista e poi averla presa magari i giorni o le settimane seguenti. Contrariamente a quello che pensano alcuni, io le mie trote più belle le ho prese dove ero convinto ci fossero, ma senza averle viste prima e senza che nessuno mi avesse dato soffiate sulla tana; eppure questa sera voglio proprio andare dove il mio socio di serie A, Jacopo, mi ha detto che settimana scorsa un bestione over 75 cm gli ha seguito l’esca. Anzi lo chiamo e lo sbeffeggio: <Ciao! Sto salendo in valle, adesso vado a pescarti la trotona, ma guarda che se è meno di 75 mi arrabbio!>

Lo faccio rosicare di invidia, lui è ancora al lavoro, ma nella mia frase trapela il mio reale scetticismo sulle dimensioni della trota in questione. Non dubito un istante che fosse grossa e che abbia seguito la sua esca, ma addirittura così grossa? In Sesia sono così rare, poi l’emozione…

E poi si sa, i pesci persi diventano più grandi ogni giorno, perché si nutrono dei nostri rimorsi e delle nostre ambizioni. I pesci persi sono quelli con il tasso di accrescimento più rapido in assoluto!

Monto la canna e annodo la treccia al fluorocarbon ed il fluorocarbon al moschettone con cura maniacale. Mi carico sulle spalle il giubbino con esche selezionate e guadino appeso e cammino verso il fiume. “Chissà se la vedrò. Chissà se era così grande”.

Arrivo sullo spot ed ho il cuore in gola dall’emozione, adrenalina in circolo come se mi stessi giocando la vita.

Dopo due lanci rivolti a monte sento una buona abboccata, persa, non era lei. Pazienza.

Lancio in direzione dei sassi più a valle, dove Jacopo ha detto che ha visto l’inseguimento.

Purtroppo sono in una posizione scomoda, in alto dove non posso scendere più a valle, alla mia sinistra, a valle, una forte corrente, alla mia destra, più a monte, l’unico punto in cui potrei portare a riva l’eventuale cattura. Difficile, molto, ma non impossibile.

I primi due lanci non succede nulla, solo la mia pressione arteriosa cala, il battito cardiaco rallenta un po’ ed il fastidio di uno sciame atomico di zanzare che sta banchettando su di me mi distrae un pochino.

Quel tempo in cui i girini diventan rane!

Quel tempo dell’anno in cui i girini diventan rane!

Terzo lancio sul punto “X”, quinto in assoluto. Due strattoni all’esca e faccio una pausa, vedo uscire una trotona da sotto un sasso come un missile, ne riconosco la sagoma e le pinne, fa una specie di movimento ad “esse” sotto l’esca immobile… Imprimo con la canna un alto strattone e … l’ha presa! Fulminea ha afferrato l’esca, ho ferrato lungo e potente con uno scatto della canna verso monte! Una brutta sensazione: la canna, non la mia solita 2 oz da 9 piedi, ma una 7 piedi da 5/8 di oz si flette fino al manico, offrendo poca resistenza al pesce e poca determinazione alla ferrata. Nel dubbio faccio un passo indietro ferrando più deciso! La canna comunque è piegata all’estremo e non sembra avere alcun effetto nell’azione, è  “passiva”, il bestione non si avvicina a me anche se giro la manovella del mulinello con frizione piuttosto chiusa… Inizia ad accadere quel che non volevo accadesse: non riesco a guadagnare filo verso monte, verso di me, non posso andarle incontro, ed il trotone continuando a dare testate a destra e a sinistra “scarroccia” sempre di più verso la forte corrente alla mia sinistra… Va in deriva con la corrente, appesa alla mia lenza, descrivendo un arco dal punto di abboccata verso il correntone… Sempre più a sinistra, sempre più a galla… Panico. Puro panico. Altro che essere un bravo pescatore, come alle volte mi illudo di essere, mi sento il bambino alle prime armi…

Non doveva andare così! La trotona, la vedo bene è oltre i 75 centimetri sicuramente, in zona 80 e massiccia, sta inesorabilmente finendo dentro il micidiale tiro di corrente alla mia sinistra… se va lì è persa! Tolgo la mano sinistra dal mulinello per chiudere ancora un po’ la frizione già stretta e  appoggiarla all’altezza del primo anello della canna, metto la mano destra sul calcio del manico e tiro forte, la forzo per portarla fuori da lì… sperando ancoretta, nodi e fili tengano!

Mi sporgo dall’altezza su cui sto in equilibrio precario, abbasso la corta canna più che posso per avere un angolo della lenza verso il basso, ma la lunghezza non è abbastanza e il potente tiro contro corrente porta il pescione a mettere la sua grande testona fuori dall’acqua e a scuoterla brutalmente, una, due, tre volte… libera! Vedo l’artificiale farsi da parte e la canna di colpo è leggera. La trota lì sotto si dimena ancora un paio di volte, esattamente come stava facendo un attimo prima quando ancora scuoteva l’esca ed era appesa alla mia lenza. Si ferma un istante, sembra aver capito, poi fila veloce verso il buio profondo della sua tana. E’ finita.

Due lanci in Mastallone

Due lanci in Mastallone

Muto e disperato guardo l’acqua a lungo. Gli ami dell’ancoretta non si erano piegati, l’attrezzatura era tutta in ordine, peccato aver avuto questa canna morbida, forse con una appropriata l’avrei portata via da lì prima che fosse troppo tardi… o forse no. Ringrazio gli dei che mi hanno concesso di prendere un paio di trote di questa taglia prima di oggi, altrimenti la mia disperazione sarebbe assai più grande!

Chiamo Jacopo, glielo devo. <Jacopo, scusami! Scusami perché l’ho persa, la tua trotona, che secondo me è più grave che se l’avessi presa… Scusami anche perché confesso non ero convinto fosse davvero così grossa!>; lui da un parte è dispiaciuto e dall’altra è, giustamente, contento: <E’ ancora lì! Tornerò a prenderla!> mi dice; <Se non la prenderò prima io!> rispondo.

E’ quasi buio, sono le 21.45, vado alla festa di paese che c’è a Varallo, raggiungo gli amici e dopo un’ottima grigliata organizzata dagli alpini, mi saetto allo stand delle grappe! Devo bere per dimenticare… Una, due, tre… provo grappa ai mirtilli, al miele, alla genziana, poi il Genepy… arrivo a cinque e saluto tutti. Ore 1.40.

Varallo deserta il Sabato mattina...

Varallo deserta il Sabato mattina…

La sveglia suona alle 5.00 ed io non so dove sono. In bocca gli aromi alcolici della montagna mescolati sono diventati rancidi, in testa un dolore forte. C’è già luce fuori… Mi infilo le calze in neoprene ancora bagnate e raccatto giubbino e canna… Voglio fare delle lunghe gole in alta valle prima che scendano canoisti e rafting e hydrospeed e chi più ne ha più si tuffi!

Mi inerpico sulla montagna sudando grappa, eppure è mattina presto e fa fresco. Sono solo nella natura e ne godo intimamente.

Arrivo finalmente al fiume che ha un aspetto orribile: “acqua di neve”, ovvero ancora fusione di neve e ghiaccio che scendendo da altissima quota arriva dal giorno prima con il fuso orario. Non importa, me l’aspettavo.

Primo lancio tra le 6 e le 6.30 con un grosso rotante: c’è! Eccolo a me un bellissimo ibrido sui 30 centimetri.

Acqua di scioglimento neve...

Acqua di scioglimento neve…

Risalgo le gole pieno di gioia e riflusso gastrico. Un pesantissimo cerchio alla testa mi opprime, “chissà perché” mi chiedo, poi la sequenza di piccoli bramiti semi-spontanei che emetto dalla bocca a intervalli regolari e che puzzano fortemente di genepy mi suggerisco la causa.

Sono circa le 7.30 del mattino, nonostante i postumi e le tre ore di sonno sto pescando bene, almeno credo. Affronto la fine di una lunga pozza pieno di convinzione, qui l’ultima volta con il mio amico Fede avevamo visto una fariona ruspante da 40 seguire le esche… Armo un BX minnow 10, color fario, un classico contemporaneo. Molto chic in tutte le occasioni. Lancio lungo, gli do due jerkate e BAM! Eccola una trota di taglia in canna! C’è c’è! Recupero con accortezza e penso di avere in canna un pesce sui 50. A guadino farà 42 centimetri, ma è una trota del fiume ed è molto massiccia e cicciona!

Esca killer! Rapala BX Minnow fario!

Esca killer! Rapala BX Minnow fario!

Alla fine mi sa che è la stessa che avevamo visto… chissà, forse è il weekend delle trote su appuntamento! Questa sera torno dalla regina, alla stessa ora, e le chiedo di uscire!

Finisco tutto il tratto giusto in tempo per vedere un’orda barbarica di canotti, pinne e pagaie dai colori sgargianti che si buttano nel fiume ululando.

Mi allontano intontito, riportato dall’organismo ai bisogni primari: mangiare e dormire!

Mangio alle 11.30 e vado a letto alle 12.30, bevendo molta acqua.

Trota fario over 40... wild!

Trota fario wild!

Il mondo mi sorride alle 16.00 quando mi alzo dal letto e faccio una doccia. Gelatino in paese e vado a salutare Matteo in Mastallone. Il tempo di chiacchierare e fare due lancetti leggeri e si fa l’inizio del tramonto.

Il sole cala e la tensione sale.

Metto attrezzatura in ghingheri per la serata. Non vado a pescare da nessuna altra parte. Studio la corrente di quel luogo maledetto per almeno 15 minuti. Non c’è altra soluzione: si può pescare solo da quel punto e si deve forzare il pesce per evitare che vada nel correntone… oppure sperare che decida lei di andare verso l’altro lato del fiume…

Oggi ho la canna giusta. Oggi sono pronto. Oggi faccio 1, 2, 10, 100 lanci… Oggi niente, mi ha dato buca.

Cambio tutte le esche e ogni dieci lanci lascio riposare l’acqua almeno 10 minuti. Nulla di fatto.

Offro il mio corpo in sacrifico alle zanzare sperando che gli dei apprezzino. Alle 21.00, non è ancora buio, un vento piacevolmente freddo spazza l’acqua e una fitta pioggia sembra il pianto degli dei della pesca. Alle 21.30 dichiaro gli ultimi lanci a me stesso, tra tuoni cupi e scrosci di pioggia. Nulla accade, ma tornerò… Tornerò… Tornerò!

 

Rock’n’Rod

See You Spoon

In Rod We Trust

 

 

 

 

 

 

 

 

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