Intervista ad Americo Rocchi

Il suo nome è sinonimo di metrolucci, coccolucci e lucciodrilli. Di esocidi da urlo. Nasce a Frosinone nel ’64 e inizia a pescare a soli quattro anni. Rimane folgorato dall’incontro con un luccio e quasi subito si appassiona allo spinning. Grande ecologista e attento osservatore dei comportamenti dei lucci collabora con ittiologi del calibro di Zerunian ed è l’ideatore di sostanziali modifiche a esche famose come il Gretail Buck antialga. Scrive regolarmente su riviste importanti come Spinning Passione allo Stato Puro e La Pesca a Mosca e Spining oltre a collaborare per alcune trasmissioni di Caccia&Pesca. Attualmente è una delle pochissime guide di pesca certificate e legalmente autorizzate in Italia e accompagna sui suoi spot del centro Italia pescatori che arrivano da tutta l’Europa. Per contattarlo e chiedergli informazioni sul guiding basta andare sul suo sito oppure sul forum, che ha aperto per creare un luogo di scambio di idee alieutiche basato sul rispetto dell’ambiente e dell’educazione.
Da quanto peschi?
Dopo alcune battute da ragazzo con cannetta e bigattini ho iniziato la carriera dello spinning e, dopo qualche anno, anche quello della mosca. Ora sono più di 30 anni che pesco con queste due tecniche. Oggi ho impostato la mia vita per poter andare a pesca, sicuramente meno ricco in soldi ma tanto di più nello spirito. Ho sempre pensato che in una delle mie vite precedenti fossi un animale acquatico, non c’è niente da fare, l’acqua m’ipnotizza.

Che tecniche pratichi, in genere dove e rivolte a che pesce?
Spinning e mosca. Ho pescato in diversi paesi del mondo come Canada, Irlanda e Austria, ma preferisco i miei spot. Tutti posti che mi sono sudato e studiato palmo a palmo da solo e che ormai conosco a memoria. Devo specificare a che pesce mi rivolgo generalmente?

Qual è la tua tecnica preferita e perché?
Dopo aver osservato i lucci per tanti anni sono giunto alla conclusione che i piccoli e i grandi ecocidi si comportino in modo completamente differente, quasi come se non fossero la stessa specie. Inutile dire che preferisco misurarmi con i grossi pike e in questo senso la tecnica che preferisco è senz’altro la pesca open water, che secondo me rappresenta il nirvana del pensiero lucciofilo…

Quanto tempo riesci a dedicare alla pesca?
Per fortuna tanto. E ora sicuramente più di prima perché vado almeno 3 volte alla settimana in ogni situazione, anche le più avverse e prendo appunti su tutto soprattutto sulle interazioni tra variabili attivanti.

Cos’è per te la pesca?
È tutto! È la mia stessa essenza. Pesca e musica sono la mia anima e senza una di queste due componenti vitali mi sentirei mutilato.

Ti ricordi il primo pesce che hai preso?
Certo, l’ho descritto anche nel mio primo articolo da giornalista. Ci incrociammo guardandoci negli occhi e ne rimasi folgorato. Ero un bimbo e pescavo persici sole. Apparve davanti a me, maestoso, sospeso nell’acqua, ghermì il povero pesciolino che avevo allamato e se ne andò dissolvendosi, quasi per magia. Indimenticabile. Dopo tanti anni provo ancora una grande emozione a ricordarlo e raccontarlo.

Quali sono i tuoi record attuali?
Pur pescando in tutto il mondo sono orgoglioso di poter dire che i record di taglia li ho fatti sempre in Italia. Per ora in testa a tutti c’è un 141 incredibilmente possente.

Cosa ne pensi della gestione delle acque in cui peschi?
Pur vivendo in un paradiso del luccio, infatti ho laghi  pieni di bellissimi pike, secondo me la gestione è poco attenta! Se non fosse per le difficoltà intrinseche dei posti che frequento forse non ci sarebbero così tanti pesci. In genere i laghi vulcanici e le dighe sono difficili da affrontare quindi autocustodiscono i pesci migliori, in numero e taglia. La mentalità generale se pur cresciuta deve fare tanta strada. Ci sono ancora troppi killatori in giro! Basti pensare che ultimamente in alcuni laghi pregiati hanno reintrodotto la pesca con le reti… una cosa indegna! E noi stiamo lottando con tutte le nostre forze per impedire questo scempio.

Catch&Release si o no? (Su quali specie e per quali motivi)
Si, assolutamente si e ancora si, su tutte le specie. Io parlo di pike visto che li pesco in maniera quasi esclusiva, ma lo faccio ovviamente per tutti gli altri pesci che pesco, soprattutto trote e black. I motivi? Semplice, dobbiamo dare una mano alla natura!

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