PesceMangiaCane. L’omicidio del Grande Fiume

 

Un serial killer si aggira nella Bassa padana, tra le sponde del Po. È qui che uccide le sue vittime con
un macabro rituale e le fa ritrovare con la testa infilata nella sabbia. A indagare sugli omicidi sono il magistrato Federica Della Lovere e il burbero maresciallo Barillà, del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente di Milano. E sullo sfondo, il Grande Fiume malato, depredato e sfruttato: dai furti sistematici di sabbia, alle discariche abusive nelle golene, dai rifiuti tossici alle secche che danneggiano le colture, fino alle piene, paurose e disastrose. E poi ancora i ricordi della gente del fiume, i suoi ritmi, e le parole di un vecchio pescatore che ha negli occhi la piena del 1951 e nelle mani un canna per catturare il pesce siluro, il marlin del Po. PesceMangiaCane è un giallo potente, pubblicato da una casa editrice che ha a cuore l’ambiente, come lo abbiamo noi di Anonima Cucchiaino. Paolo Roversi, l’autore, ama il Po da prima di essere nato.  È di Suzzara, provincia di Mantova, il cui centro dista un chilometro dalle sponde del Grande Fiume.

Il romanzo comincia così:

«Il fiume dà e toglie: la gente della Bassa è abituata a convivere con questa realtà.» I racconti di mio zio iniziavano sempre con le stesse parole. La sera, dopo una lunga giornata di pesca, quando le braci ancora rosse riscaldavano la stanza e nei piatti non restavano che le lische. Grappa o nocino nel suo bicchiere. Io seduto sul pavimento di pietra della cascina, accanto al camino: le storie della gente del Po.  «Il giorno in silurocui il fiume fece la voce grossa, 12 novembre 1951. Quei momenti sono rimasti impressi a fuoco nella mia
memoria. Impossibile scordare il grande, gonfio fiume nero che corre via nel vuoto della Bassa. Sempre quando fa freddo, quando siamo più indifesi… Ma non si può odiare il fiume. Ci provi quando accadono disgrazie del genere, ma non ci riesci. Il Po è parte di te. Lo diventa piano piano, sin da quando sei piccolo e ti portano a vederlo per la prima volta, una passione che cresce giorno dopo giorno, che ti scava dentro finché non ci puoi più fare niente. È lì, lento e maestoso, e pretende rispetto. L’Eridanioper i greci, il Padusper i romani, il Bodincusper i celti. Seicentocinquantadue chilometri, sedici milioni di persone che vivono sulle sue sponde. Quella volta finì con centottantamila persone costrette ad
abbandonare case e averi, e ottantaquattro vittime. Il basso Polesine sommerso: il Po aveva rotto gli argini ruggendo.

Ecco un altro estratto:

Quaranta giorni senza pioggia. Il fiume ridotto a un rigagnolo. L’alveo scoperto, trafitto da crepe e rami secchi. Golena d’erba gialla e terra aguzza. In quella radura desolata e polverosa si schiattava dal caldo; nemmeno un’ombra a pagarla oro. Il maresciallo Barillà si asciugò la fronte con il fazzoletto di seta nero, sbuffando. L’avevano tirato giù dal letto all’alba. La solita procedura d’urgenza, come se ce ne fosse effettivamente bisogno: quando lo chiamavano, in genere, il danno era già stato fatto. Inutile affrettarsi quindi. Al telefono la voce roca del grande capo del nucleo operativo di Milano, il tenente Colombo. Grado e cognome su cui era meglio non scherzare. Parecchi dei suoi commilitoni l’avevano imparato a furia di giorni di rigore. La chiamata era arrivata a casa, dato che il cellulare di servizio era spento. Poche siluro2parole; anzi un solo ordine: «Vai» e l’indirizzo di un luogo sperduto nella Pianura Padana. Riva di Suzzara, settecento anime a vegliare fra il grande fiume e il nulla. Centosessanta chilometri esatti dal suo appartamento. E soprattutto la fatica di doversi separare dal corpo caldo a cui era avvinghiato. Per cosa poi? Non era ben chiaro. Un morto. Ammazzato forse. In ogni caso che diavolo c’entrava lui? Il mal di testa per il poco sonno e la calura di quel giorno non lo aiutavano certo a ragionare, così la smise di farsi domande. In macchina il tenente l’aveva richiamato, giusto per precisare che era stata la dottoressa a chiedere espressamente di lui. Barillà si fece bastare quella spiegazione che, nelle intenzioni del suo superiore, doveva essere sufficiente per convincerlo a lavorare anche nel suo giorno di riposo. La rogna sarebbe toccata a un altro, di regola; al fortunato di turno, ma la dottoressa aveva chiesto espressamente di lui. Vai a sapere perché. Ormai comunque era lì, l’avrebbe scoperto. Accese una Camel. Caldo per caldo tanto valeva darsi fuoco e farla finita. La luce della fiamma si riflesse nelle lenti a specchio dei suoi Ray Ban. Assomigliare a uno dei Village People non lo disturbava. Aveva una pistola e gli piaceva menare le mani: in pochi si sarebbero permessi il lusso di fare dell’ironia a riguardo. Un appuntato con la faccia da faina gli si parò davanti. Uno sbarbato con la divisa zuppa di sudore per il sole di mezzogiorno. «Non si può stare qui» esordì. «Se ne deve andare.» Barillà non era in divisa. Non la metteva mai. Indosso aveva solo un paio di jeans, una camicia azzurra con le maniche arrotolate e la valigetta con l’attrezzatura. Mostrò il tesserino. «Sono un collega, fammi passare.» «Noe?» «Non ci chiamiamo più così. Ora siamo solo i Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, CTA.» «Ma fate sempre le stesse cose, no?» Barillà non ritenne opportuno continuare quella discussione e passò oltre senza più degnare l’appuntato di uno sguardo.

 

Del libro è stato realizzato un booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=hHoX5iv2S-w

Qui potete essere aggiornati su tutte le attività di Paolo Roversi: http://www.paoloroversi.me

4 Comments

  • Manolo ha detto:

    Ciao Franco,
    Prenderò nota del tuo consiglio per la lettura, dalla tua recensione mi pare molto interessante e affascinante, sopratutto per un pescatore.
    Ti consiglierei, se non lo conosci, il libro di Guido Conti “Il grande fiume Po”, è appena uscito, edito da Mondadori. Anch’esso racconta il grande fiume, però il filo conduttore non sono omicidi, ma tutto ciò che è legato all’Eridanio: leggende, miti, anneddoti, arte culinaria, storia, arte, religione,letteratura….etc…senza dimenticare la depauperazione del Grande Fiume dei giorni nostri. Insomma una narrazione a 360° sul Po dal Pian del Re al delta.
    Penso che ne valga la pena leggerlo e averlo nella propria biblioteca, ancor di più se sei un pescatore affascinato dalla Bassa.
    Oltre a questo, ma penso che li conosci più di me, ti cito “Il mulino del Po” e “Il Po si racconta”.
    A presto,
    Manolo
    Spinning Brugherio.

  • franco vanni ha detto:

    Grazie per i consigli Manolo! A dire il vero ultimamente sto leggendo solo gialli, e ne ho “in coda” ancora da leggere una dozzina. Appena mi passerà il trip del giallo, e se mi conosco temo durerà un bel po’, seguirò i tuoi consigli. Intanto: BUONE VACANZE!!! (a te e a tutti gli amici di Anonima Cucchiaino)

  • franco vanni ha detto:

    Ciao Manolo! Lo ho comprato su Amazon, ho controllato ora e risulta ancora disponibile!
    Fai la cosa giusta: compralo! Ti copio qui di seguito il link. Buona giornata
    http://www.amazon.it/Pescemangiacane-Paolo-Roversi/dp/8896238552

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