Fishing Halloween. Storia di Pesca dell’Orrore (primo episodio)

Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orrore

Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orroreEra ancora notte, il vento sibilava gelido oltre la finestra e le grosse gocce di pioggia picchiettavano contro i vetri, come se tutto il freddo di quel mondo bagnato là fuori volesse irrompere nella quiete calda della stanza.

Il camino crepitava ed un profumo di caffè e pane tostato si spandeva nell’aria. Il giovane pescatore, appena un uomo, aveva i brividi all’idea di affrontare quella tempesta là fuori, ma allo stesso tempo voleva uscire il prima possibile e mangiava con avidità quel pezzo di pane con burro e marmellata di albicocche, doveva essere a pesca lungo il fiume prima che sorgesse il sole. 

Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orroreSi calcò con forza il cappellaccio di tela cerata verde, gli andava un po’ stretto, ma così i capelli non si bagnavano; le braccia invece dopo appena qualche minuto di cammino nel bosco erano già fradice; anche il giaccone era di tela cerata impermeabile, ma rivoli di acqua gelida scendevano dai polsi dentro le maniche, inzuppando la spessa lana del maglione e facendo rabbrividire il ragazzo. Almeno gli stivaloni alti gli tenevano i piedi asciutti, ma inspiegabilmente, per quante calze mettesse una sull’altra, là sotto sentiva freddo… quel freddo però lo aiutava ad accelerare il passo, lunghi passi sul sentiero ben noto verso il fiume.

Uscì dal fitto di neri alberi ed ombre di cespugli, camminando piano sui sassi scivolosi del letto del fiume. Se prima, nel bosco, sentiva il frusciare violento delle foglie nel vento e il rombo di tuoni lontani, ora il mugghiare cupo e potente del fiume sovrastava ogni cosa.

Un passo dopo l’altro era più vicino all’acqua… una massa grigionera che si muoveva veloce, come posseduta, nella semioscurità, facendo un frastuono infernale; nel frastuono, tonfi sordi facevano tremare il cuore nel petto, erano grandi massi che rotolavano sul fondo.

Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orrore

Alzò gli occhi verso il cielo, con cautela, quasi temesse di vedere il volto del diavolo in quell’inferno d’acqua. Sentì pesanti gocce d’acqua fredda schiaffeggiargli la pelle del viso e gli parve di scorgere masse di nuvole nere in movimento, disegnate nei contorni da una fioca luce bluastra; l’alba era vicina, pensò, e si mise ad unire i due pezzi della canna da pesca.

Aprì l’archetto al mulinello, prese il capo del filo tra le dita bagnate e tremanti e cominciò a passare quel nylon sottile dentro il primo anello e poi su dentro il successivo più piccolo, e via via, mentre il filo passava un anello dopo l’altro in quel tunnel concentrico, si sentì più sicuro, fradicio fino al midollo ma determinato, quasi che quella canna finalmente armata, potesse sfidare la furia degli elementi e quel fiume impetuoso in piena urlante.

Era solo nella notte, trascinato dalla sua ossessione per la pesca, la pesca alla grande trota. Nere pareti di alte montagne lo sovrastavano tutto intorno e lì, in piedi tra quei sassi, sotto all’oscurità del cielo, assordato dal ruggito della piena, non era che una creatura fatta di un po’ di carne e poco peso.

Con un gesto ripetuto mille e mille volte, lanciò la piccola esca di metallo dentro la schiuma tumultuosa del fiume, l’esca sparì immediatamente inghiottita da quel gigante d’acqua, il ragazzo girava veloce la manovella del mulinello per recuperare quel finto pesciolino di ferro più rapido della corrente del fiume. La pioggia era fitta, la luce fioca e lui quasi non vedeva dove fosse la lenza… intuiva la posizione e recuperava veloce, veloce perché era necessario, veloce perché tremava di freddo. La sua ossessione lo divorava da dentro: catturare la grande trota, spirito selvaggio e demone del fiume. Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orrore

Uno strattone della lenza gli piegò il polso in avanti e la canna si curvò pericolosamente, il mulinello si mise a gemere, con straziante lamento il filo usciva dalla bobina, il ragazzo teneva stretta la canna e a stento si reggeva in equilibrio tra quei sassi scivolosi che faticava a vedere con gli occhi pieni d’acqua.

Colpi sempre più lunghi e violenti arrivavano al suo braccio, era come se l’anima del fiume lo stesse strattonando… camminò verso valle incespicando, cadendo diverse volte picchiò forte le ginocchia contro le rocce, ma non mollava mai la canna, si rialzava e inseguiva verso valle quella furia oscura che tirava con la forza del demonio. Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orrore

Il tempo sembrò essersi rallentato come per prolungare lo strazio di quei momenti di terrore, la pioggia fitta sembrò sospendersi nell’aria, il vento trattenersi e l’acqua stessa del fiume arrestare la sua corsa immobile… il pescatore tratteneva il fiato, girava il mulinello tirando verso di sé il suo destino. Una lunga schiena nera ruppe la superficie dell’acqua, il corpo massiccio di una trota immensa che finalmente si avvicinava alla riva.

Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orrore

L’eternità era quel momento, tutto il sogno della sua vita era appeso a quel filo, si chinò sull’acqua alzando la canna con il braccio destro, mentre il braccio sinistro si tendeva verso il pesce immobile, ormai esposto in tutta la sua terrificante mole, le dita protese sfiorarono la coda nello spasmo verso una presa decisa… in quell’istante in cui sfiorò la creatura, la coda si scosse in un colpo violentissimo, l’acqua cadde dal cielo più violenta che mai, il fiume esplose in un sussulto e riprese la sua folle corsa verso valle, riempiendo del suo rombo la valle intera, la canna si piegò fulminea e parve rompersi, ma tornò in un lampo verticale a puntare il cielo… Fishing Halloween. Storia di pesca dell'orrore

Sgomento, le gambe che tremavano forte, il giovane uomo volle piangere e urlare, ma non sentiva le sue calde lacrime nella pioggia fredda ed il suono del suo dolore era spazzato via dal tumulto del fiume. La trota non c’era più, inghiottita dalle acque nere. Lasciò al pescatore un’unica traccia di sé, a conferma che quell’incubo era vero: un amo d’acciaio aperto, raddrizzato, che ora il ragazzo stringeva forte, fino a farsi sanguinare le mani. Non sarebbe mai arrivata l’alba di quel giorno.

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