Apertura Pesca alla Trota in Sesia – 2017

La Bangher Rod e l'alto Sesia

La Bangher Rod e l’alto Sesia

Una storia che inizia come molte altre storie di pesca, con il protagonista che va a letto troppo tardi e una sveglia che suona troppo presto. La giornata però è speciale, è quel numero sul calendario che segna l’apertura della stagione di pesca alla trota!

Dice un antico proverbio vaticano: “alle quattro e quaranta la bestemmia è santa”; parafrasato vuol dire che a quell’ora puoi essere contrariato se non sei in un letto. La mia sveglia è suonata alle quattro e zero quattro, lo so perché l’ho puntata io a mezzanotte e mezza, ma come sia arrivato in trentasei minuti a camminare su di un marciapiede desolato, vestito da pesca, con una grossa borsa a tracolla e una canna da pesca in mano, questo lo ignoro.

Metto un cd nello stereo dell’auto, Roxy Music,  la città è buia e deserta. Turn the lights down – Way down low – Turn up the music – Hi as fi can go  

L’ansia di non riuscire ad arrivare sul fiume per primo mi tiene con il fiato sospeso anche senza aver ancora bevuto il caffé, è esaltante la possibilità di poter essere il primo dopo mesi a lanciare l’esca nei miei tratti preferiti di fiume.

notte a milano

Mi sembra di essere in ritardo… una corsa contro il sole che sorgerà.

Parcheggio e sono solo, scendo al fiume che è ancora buio, e sono solo. Sbuffo vapore, un voluminoso pesciolino snodato di legno è appeso in fondo al filo. Il fiume è lì dove lo avevo salutato a Ottobre, bellissimo e misterioso. Sospiro qualche volta con calma, rallento il battito e mi godo il momento. Sono circa le sei e venti del mattino. “Alle sei e venti apri il cu…  l’archetto e stringi i denti”.  Apro l’archetto del mulinello, l’indice sul filo trecciato soppesa il peso dell’esca, le braccia ruotano, la canna si flette indietro e scatta in avanti, il filo fruscia in spire veloci e l’esca vola lontano su acque ancora scure. Il suono dell’esca che rompe la superficie dell’acqua segna l’inizio ufficiale della mia stagione. Lento recupero, il primo di una lunga serie. Ogni tanto cambio esca, provo ferraglia e gomme, scendo piano verso valle. Sono ancora solo. Alle prime luci un anziano signore sbuca dalla boscaglia alle mie spalle e si sorprende di vedermi, è un pescatore a verme; galleggiante, lombrichi e cestino di vimini per le catture…

Gli sorrido a denti stretti e gli lascio il posto, proseguo verso valle.

Ho grandi aspettative per questa giornata, l’apertura in passato ha regalato trote importanti!

Finalmente una sagoma scura di buone dimensioni si fa scorgere dietro il pesciolino di gomma che recupero, si avvicina e scarta lateralmente. Rilancio immediatamente nella sua direzione, muovo in modo più irregolare l’artificiale, con pause e colpi di cimino… Controllo a vista la mia esca e all’improvviso, mentre è in caduta, non la vedo più… Ferro! C’è! Quasi istantaneamente un pesce dai riflessi argento salta in verticale fuori dall’acqua! Non è la marmorata che pensavo, bensì una bella iridea di qualche vecchia immissione più a monte. Pochi salti domati ed è a guadino. trota iridea del Sesia

Ho scappottato, questo è un punto di svolta, mi motiva ancora di più a cercare solo la grande marmorata e non indugiare tra tecniche e luoghi dove so che potrei prendere bene pesci di immissione…

Vedo un pescatore avvicinarsi, è un amico che sta per iniziare con altri tre amici… oggi saremo in troppi sul fiume!

Tornando sui miei passi vedo l’anziano signore con la canna in piega, mi tocca l’onere di guadinargli una bellissima trota oltre i cinquanta centimetri, almeno lo convinco a rilasciarla ma dobbiamo tagliare il filo… Ha un amo conficcato nell’esofago. Mi viene una grande tristezza, ricordo di un colpo perché odio la pesca con esca naturale, soprattutto alla trota, soprattutto dove ci sono specie da tutelare. Per un pescatore che è capace di ferrare i pesci in punta di labbra rischiando qualche slamata in più, altri mille pescatori lasciano mangiare ed ingoiare il boccone…

Release di una bellissima trota del Sesia

Release di una bellissima trota del Sesia… speriamo sopravviva…

Tempo di caffè doppio. Lo bevo con un amico al bar, anche lui pescatore, anche lui è qui per l’apertura; non siamo soli, anche al bar ci sono pescatori… sono dappertutto, li vedo mentre risalgo la valle in auto. Mi infastidiscono.

Scelgo di pescare un tratto impervio e faticoso, l’obiettivo non è solo la grande trota ma la grande armonia con la natura!

Dopo pochi lanci una marmorata sui quarantacinque centimetri segue l’esca, segue ma non mangia, rilancio mille volte con mille esche e ottengo solo di farla muovere una seconda ed ultima volta.

Inizio a risalire il fiume, salgo e scendo nel bosco, mi arrampico tra le rocce rischiando un po’ troppo… Sono fuori forma, ho sonno, ma è un contesto meraviglioso, natura pura e solitudine. Un picchio nero saluta dagli alberi, due corvi imperiali volteggiano alti. Il fiume canta saltando da una buca all’altra e le rocce grige sono calme e levigate, ricordano che il mondo ha una lunga storia e che i nostri affanni più grandi sono meno di un battito di ciglia nel corso degli eventi. Qui non ci sono auto, né cemento, né plastica, né artefatti, qui trovare il cranio di un camoscio a terra o un’intestino animale che galleggia non rattrista, la morte fa il pari con la vita esuberante tutt’intorno. Le forme e i colori sono quelli per cui il nostro occhio è stato creato, non monitor, non led, non auto, non edifici, non cavi elettrici, niente di artificiale tranne quello che ho io addosso… capisco che la città è una violenza psicologica costante.

La meraviglia dell'alto Sesia

La meraviglia dell’alto Sesia

Un’altra trota insegue, piccola. Le buche promettono ben altri mostri!

Passano le ore, i muscoli accusano il continuo salire e scendere. Ho fame e sonno. Dormo mezz’ora accasciato su una roccia liscia. E’ un sonno favoloso.

Mi sveglio e la luce è cambiata, meno forte e diretta, più velata e di taglio; quello che ci vuole pescando un’acqua tanto bassa e cristallina come quella di oggi!

Continuo a pescare imperterrito e cattivissimo, a metà pomeriggio  mi fermo solo per mangiare della frutta e del cioccolato.  Torno all’auto con la coda tra le gambe. Messaggi sul telefono mi costringono a congratularmi con amici pescatori che hanno fatto belle catture… questo strazio durerà tutta la settimana! Mi sembrerà che chiunque sul fiume abbia preso bei pesci, chiunque tranne me.

E’ il tramonto. Sento il richiamo di un luogo molto conosciuto e battuto dai pescatori, sicuramente oggi vi avranno pescato in tanti, ma me lo sento… una bella trota è lì che mi aspetta.

Come ad ogni uscita, alcuni oggetti non biodegradabili recuperati dal greto del fiume e portati in pattumiera! Fate lo stesso!

Arrivo acquattato sulla sponda, un’esca dai colori accesi per contrastare questa luce fioca. Al primo lento recupero una marmorata sui quaranta centimetri afferra l’esca, ferro a vuoto, la afferra ancora, ferro ancora a vuoto…  Nel nulla odierno sarebbe un risultato, ma è una cucciola, meglio così.

Insisto pochi metri più in là.

Mi impegno al massimo nel disegnare traiettorie lente tra le fessure dei massi  del fondo, li accarezzo, rischio l’incaglio, muovo l’esca come un piccolo pesce ferito… Un missile nero mi mostra il suo muso, sta seguendo l’esca, la tocca, credo con la bocca chiusa… sparisce.

Riprovo e riprovo. Compare nuovamente, è massiccia e lunga circa cinquantacinque centimetri. Non il pesce della vita, no di certo, ma una bellissima trota last minute che svolterebbe l’inizio di stagione! Ma non è la mia giornata, la signora ignora l’esca e sparisce definitivamente. Chiamo gli ultimi lanci e torno alla macchina.

Roxy Music cantano esattamente i miei pensieri straziati:

I tried but I could not find a way
Looking back all I did was look away
Next time is the best we all know
But if there is no next time where to go?
She’s the sweetest queen I’ve ever seen

Mi ha fatto bene questa giornata, la natura ha fatto bene all’anima e la dura lezione delle trote ha fatto bene alla mia coscienza di pescatore: mai dare niente per scontato, mettersi sempre in discussione, tornare sul fiume con amore, dedizione, devozione, cercare sempre di imparare con il giusto spirito: tra impegno e leggerezza.

La regina merita corteggiamento e promesse, se si concede troppo facilmente non è una regina!

Tornerò a pescare, tornerò a sognare.

Rock’n’Rod

14 Comments

  • Luca ha detto:

    Bel racconto!

  • Fabio ha detto:

    Ciao Pietro! Leggerezza ,hai detto bene, continuiamo a sognare….
    Nel frattempo il fiume lava e rinforza.

  • Andrea ha detto:

    Bellissimo racconto come sempre Pietro!

  • marco ha detto:

    Grande Pietro, poesia sul sesia, l’ hemingway della pesca alla trota, i tuoi racconti sono sempre avvincenti anche senza il pezzo da 70 che sicuramente arriverà’ presto.
    Ti lascio il link del mio, molto più’ grezzo, report di dicembre dalla nuova zelanda. Ci si vede

    http://www.pescanetwork.it/forum/index.php/topic/76412-kia-ora-trote-in-nuova-zelanda/

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Marco!
      Mi hai fatto un complimento di cui so di non essere affatto degno, ma che comunque mi ha fatto un enorme piacere 😉
      Appena letto il tuo report… favoloso! Che posti e che pesci… ma ancor più dei pesci invidio quella natura strepitosa! A prestissimo!!!

  • Manuel Dimache ha detto:

    Racconti sempre avvincenti, anche se il finale non è sempre col botto! Ti dico solo che mi son fatto un bel caffé prima di iniziare a leggere 😉

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie mille Manuel!
      In effetti la pesca, e quindi anche il suo racconto, deve essere vissuta pienamente anche al di là della cattura. La cattura a tutti i costi e l’ossessione per i pesci trofeo sono molto dannosi, è importante che sia sempre avvincente pescare per pescare 😉 Grazie ancora del commento e a presto! E viva il caffè!

  • liuis ha detto:

    Ciao Pietro…bellissimo racconto anche se non è andata come speravi…
    comunque mai demordere…
    P.S…hai mai pensato di scrivere un libro sulle tue avventure di pesca?
    un saluto…

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Liuis!
      Grazie infinite dei complimenti!
      Mai demordere, assolutamente!

      Scrivere un libro mi piacerebbe moltissimo, sarebbe un vero sogno poter toccare con mano le mie storie e sapere che altri le potranno sfogliare… il blog è una “piazza” straordinaria, ma i libri secondo me hanno un fascino enormemente superiore, proprio perché materici, tangibili. A presto! Grazie ancora! Rock’n’Rod

  • mimmus ha detto:

    Il tuo racconto è stata l’unica luce di una giornata schifosa, un sabato di lavoro straordinario.

    Mi piace come parli delle nostre esche: un pesciolino di legno, un pesciolino di gomma, ferraglia… Soprattutto pensando alle mille marchette che vediamo oggi sul web!

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Mimmus! Mi fa davvero felice pensare di aver potuto allietare un po’ qualcuno in una giornata pesante! Questi commenti mi danno la voglia di scrivere!

      Quanto alle esche confesso che spesso anche io cito marca e modello, così come spesso cito mulinello, filo etc. Ma di certo lo faccio solo quando davvero uso quei materiali e quando credo davvero abbiano fatto la differenza 😉 A presto! Rock’n’Rod

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