La stanza dell’autocostruzione – 22 – Sbembo

Una passione che si tramanda di padre in figlio e un chiodo fisso per il luccio. Questa congiunzione lo spinge a intraprendere il lungo (e a quanto dicono, anche impervio N.d.R.) sentiero dell’autocostruzione, portandolo nel giro di pochi anni a realizzare esche, esclusivamente a target esocido-dentuto, dalla silhouette molto riconoscibile e accattivante (sia per i lucci sia per noi pescatori).

Ciao a tutti sono Marco per gli amici, Sbembo, vengo da Arezzo, città dove sono nato e abito adesso, ho 25 anni. Fratello maggiore di due sorelle e un altro fratello, famiglia numerosa. Faccio parte e ne sono fiero dell’ASSOCIAZIONE LANCIATORI TOSCANI.

Da quanto peschi?
Pesco esattamente da quando avevo 6 anni, iniziò tutto quando il mio babbo, il quale già pescava da bambino, mi portò a pescare in notturna a carpe in diga per farmi passare la paura del buio… i primi tempi erano più i momenti che mi guardavo attorno per la paura di qualsiasi cosa che quelli dedicati alla pesca. Da li iniziò la mia passione per la pesca, crescendo nel tempo il babbo mi insegnò un po’ di tipi di tecniche: la passata in Arno, la trota torrente e la pesca al luccio, della quale mi sono innamorato.

Quando hai iniziato a costruire? Ti ricordi la tua prima creazione?
Personalmente ho iniziato a costruire la mia prima esca esattamente tre anni fa, dato che già mio padre costruiva piccoli minnow artigianali già da molti anni. La prima esca che ho costruito era una specie di jerk, se così lo si può chiamare, costruito con il primo pezzo di legno trovato in garage, due piombi, occhi con colla a caldo, bomboletta spray e vetrificante. Penso di averla messa immediatamente in un cassetto in garage dato che non aveva né movimento né funzionalità!


Perché hai iniziato ad autocostruire?
Ho iniziato a costruire perché mi è sempre piaciuta l’idea di pescare con un’esca realizzata da me e poi avendo già il babbo che creava piccoli minnow è partita la voglia di iniziare. Ora come ora l’autocostruzione fa parte della mia vita giorno e sera, non ci sono più momenti liberi che non sia all’opera, alla ricerca di nuove attrezzature, materiali e soluzioni e problemi che ogni giorno si presentano.

Quando peschi che tecniche pratichi, dove e rivolte a che pesce?
Da qualche anno pratico solo pesca a spinning in acqua dolce, alla ricerca della trota in torrente e del luccio. In particolare mi dedico di più alla pesca al luccio del quale mi sono innamorato: pesco con qualsiasi tipologia di esca, preferibilmente con quelle artigianali sia mie sia di altri autocostruttori!

Qual è il tuo più grande vizio?
Il mio più grande vizio è quello di essere sempre frettoloso. Il che a volte non porta buoni propositi, specialmente nell’autocostruzione. Compenso col fatto di essere un po’ perfettino (per quello che si può) nelle creazioni: anche se c’è un piccolo difetto non mi va bene!

Qual è il materiale che ami di più? E quale tecnica di costruzione?
Il materiale che preferisco lavorare è il legno di samba ed è quello che utilizzo maggiormente nelle mie esche. La tecnica che uso per costruire, diciamo, che per ogni autocostruttore è personale perché utilizziamo vari strumenti che adattiamo alle varie necessità.

Nel corso degli anni, produttori e tecnologie hanno migliorato molto le nostre attrezzature da pesca, per te qual è stata la novità più utile e rilevante?
La novità che mi ha segnato è stata la scoperta di resine, materiali e grezzi di canne da spinning che oggi ci permettono di pescare qualsiasi pesce con qualsiasi esca senza alcun problema.

Qual è  l’elemento che conta di più nel successo di un artificiale? Colore e realismo, equilibrio dei pesi e vibrazioni, forma e sua idrodinamica?
Secondo il mio punto di vista la cosa fondamentale di un artificiale è che prenda pesce. Può essere bello esteticamente ma quello che conta sono i risultati. Tutti i dettagli che compongono la costruzione di un artificiale, se fatti con criterio di ciò che si ha mente di creare, fanno sì di ottenere un ottimo prodotto.

Ci descrivi i principali processi e fasi della costruzione di un tuo artificiale?
Le fasi principali della costruzione delle mie esche sono queste: disegno la forma utilizzando un’apposita dima creata precedentemente, faccio i buchi per il piombo dove ritengo che sia giusto per quel tipo di movimento, stucco, scarto e impermealizzo il pezzo. Una volta impermealizzato applico più mani di fondo e dopo questo la resinatura finale.

Quanto tempo dedichi all’autocostruzione e quanto alla pesca?
Il tempo che dedico alla costruzione non so come calcolarlo dato che ormai tutti i momenti liberi sono utili per stare in laboratorio. Per quanto riguarda il tempo in pesca, lo ritengo ancora sacro: almeno una volta a settimana (quando la stagione è aperta).

Cos’è per te la pesca e cosa significa per te costruire esche?
La pesca per me ormai è parte integrante della mia vita, sono i momenti nei quali riesco a staccare totalmente dalle problematiche di tutti i giorni, un momento di vero relax. L’importante è pescare, dove e a cosa, non importa. L’importante è esserci. Costruire invece è quella forza che mi rende fiero di quello che faccio e mi gratifica. E anche solo veder prendere con un tuo artificiale non ha prezzo, ti fa fare i salti di gioia.

Qual è la tua marca di esche artificiali presente sul mercato preferita?
Non ho marchi preferiti ad oggi dato che cerco di pescare il più possibile con le mie esche. Però posso dire che, tra le poche commerciali che uso, il Replicant vince su tutte!


Qual è il tuo sogno di costruttore di esche?
Il mio sogno di costruttore, che penso sia condiviso da tutti coloro che praticano questo hobby, è di riuscire un giorno a pescare solo con le mie esche. Inoltre mi piacerebbe che i miei artificiali “girassero” ovunque sia possibile pescare il luccio…

Se potessi scegliere un altro costruttore a cui affiancarti, presente o passato,  il più bravo, chi sarebbe?
Non ho un qualcuno di preferiti da seguire, anche se sono obbiettivo e se trovo artificiali belli e funzionali sono il primo ad ammirarli! Faccio però il nome di un amico, anche lui costruttore, per l’impegno, la capacità, la funzionalità e la qualità delle esche che produce: Cristiano Luraschi.

Quali sono, nell’ordine, i primi materiali e attrezzi che consigli a chi vuole iniziare ad autocostruire? E con quale imitazione partire?
Come inizio consiglio un seghetto, carta vetrata, acciaio aisi 316, turapori, stucco, trapano e una confezione di epox. Oltre naturalmente a un listello di samba da 2cm di spessore. Per iniziare a prenderci la mano partirei con un semplice jerk.

Che consigli daresti a chi si avvicina all’autocostruzione?
L’importante è sapere ciò che si vuole creare e mai abbattersi alle prime difficoltà perché questa è una delle esperienze più belle che ci sia nel mondo della pesca e la strada è lunga e in salita. Ogni giorno però, se si sta attenti, si possono apprendere consigli e nuove tecniche da chiunque sia disponibile a fornirli. Le difficoltà sono all’ordine del giorno quindi mai arrendersi e mettere tutte le energie possibili in questa passione che poi i risultati arrivano. Io poi posso dire che di ritenermi fortunato e fiero di avere mio padre affianco a me in questa bellissima passione.

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Per contattare Marco e avere maggiori informazioni sui suoi artificiali potete scrivergli all’indirizzo fagnonimantechi@gmail.com oppure visitare la sua pagina Facebook.

 

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