Luccio a traina nel mio lago

DSC_2699Qualche giorno di vacanza.

Cerco la pace del lago, le sue acque calme, il profumo della legna bruciata quando cala il sole, i vicoli ciottolati di pietra del paese.
Da quando sono nato il mio lago è per me un luogo speciale, custode di moltissimi ricordi importanti. Mi conosce da sempre e mi rende sempre felice, io cerco di ricambiare con tutto il mio amore. Amo le sue sponde, che conosco a memoria, amo i riflessi di luce delle sue acque, che non finiscono mai di stupirmi.

DSC_2708La casa di famiglia è sulla riva, il mio sguardo è sempre stato in acqua.
Una barca d’alluminio piatta, con un vecchio motore Evinrude sei cavalli mi ha portato a zonzo per tutto il lago. Mille volte a pesca con mio padre da piccolo, da adolescente e da grande; altre volte con amici, con ragazze, con parenti, persino con mia moglie in abito bianco, appena sposati! Quella barca d’alluminio per me si fonde con il paesaggio, è parte di esso da prima che io nascessi, è il tramite con cui entro a far parte delle creature del lago.
Il lago conosce mille aspetti della mia vita ed ovviamente conosce anche la mia storia di pescatore d’acqua dolce, da gobbetti e scardole con il bigattino, lucci con il vivo o trainando ondulanti con la “tirlindana” ed il filo di rame a mano; ma anche persici e cavedani con nylon e rapalini,  quindi persici a vertical, perca a gomma, lucci a lancio da riva e dalla barca ed infine traina con canna e grandi esche artificiali.
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Questo lago è difficile da pescare. Fondali irregolari, pochi punti di riferimento, fondali troppo ripidi o troppo piatti. Dicono sia avaro di catture, in particolare per chi cerca lucci, ed in effetti lo è.
Negli anni ne ho presi tanti rispetto al numero di pescate, qualcuno anche piuttosto grosso, ma in questi giorni di vacanza mi approccio con la massima umiltà, pescherò poco, pochissimo: due o tre ore al giorno di traina pomeridiana, giusto per prendere un po’ di freddo prima del vino rosso davanti al camino.
Vita da lago.

Vita da lago.

Due o tre ore di pesca per tre giorni; lunghe, lente, meditative traine. Senza ecoscandaglio, senza trucchi e senza inganni. Solo esche fidate su fondali ben noti.
E’ il tramonto, ultimi minuti. La canna si flette brusca con sussulti: non è il solito ramo del fondo! Ferro lungo e lento: c’è!
L’attrezzatura è potente, con calma il pescione è sotto di me in pochissimo tempo. Lo vedo. Bello, sano e forte. Una sola fuga, ma con la frizione del mulinello chiusa, l’esocide non va lontano.
Lo avvicino di nuovo, canna nella mano destra, l’enorme guadino nella mano sinistra è già in acqua; il luccio fa per partire di nuovo e… è nella rete!
DSC_2719Sono solo, mani fredde e bagnate, ho il cellulare per fare una foto. Ha mangiato profondo, taglio l’anellino dell’ancoretta con il tronchese, la sfilo da dietro la branchia con cura chirurgica. Non esce una goccia di sangue mentre lo tengo saldamente con presa opercolare.  Vorrei una foto più bella, così non gli ho reso giustizia, ma il release è più importante.
Appena lo appoggio in acqua mollo l’opercolare, non faccio a tempo a prendere la coda per ossigenarlo che con un guizzo fulmineo mi ha lavato la faccia di spruzzi e si è inabissato nell’acqua scura!
Tiro il cordino e accendo di nuovo il vecchio motore fuoribordo che scoppiettando infrange la quiete.
Faccio rotta verso casa, compiaciuto della lunga scia dietro la barca, compiaciuto del vapore che esce dalla bocca, godendo per lo spettacolo delle prime luci che si accendono sulle sponde: mille riflessi danzano come scie di stelle imprigionate nell’acqua, festeggiano anche loro la pace della sera. Il lago è questo.
Un altro re mi ha salutato oggi, un altro scambio di omaggi e di amore tra me ed il mio lago.
Rock’n’Rod
In Rod We Trust
See You Spoon

4 Comments

  • Andrea ha detto:

    Bellissimo racconto come sempre Pietro, e pesce stupendo!
    Si possono prendere 1000 lucci all’estero, ma quelli in casa propria hanno tutto un altro valore…

  • Pietro Invernizzi ha detto:

    Grazie infinite Andrea!
    Sono assolutamente d’accordo! I pesci di casa propria, ancor più quelli dei nostri posti di sempre, hanno tutto un altro valore, un’altra soddisfazione! Giusto e bello così 😉
    Grazie ancora, a presto!
    Rock’n’Rod

  • Umberto Borghi ha detto:

    Carissimo Pietro ho letto il tuo articolo . Ho condiviso i tuoi entusiasmi per la pesca e per il lago d’Orta ormai da decenni. Mi vedo ancora quando a piedi partivo da Vacciago per andare a pescare sul lungo lago a Orta sotto la panoramica . Quando presi una scardola di più di due chili quando si pescavano solo gibboni ( 1970 ). Negli anni saltuariamente andavo a pescare, con poco successo. I’ Orta e’ un lago molto difficile. Ora che sono in pensione vorrei divertirmi pescando. Ho provato in primavera in estate in autunno , con lago alto e basso ma con pochi successi. Pesco a spinning . Potresti darmi qualche dritta su periodi condizioni lago , meteo, luoghi ( sto a Pettenasco ) per vedere di fare qualche pescatina. Ti ringrazio. Umberto.

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Buongiorno Umberto, grazie mille del commento e di aver condiviso ricordi!
      Se ti fa piacere cerca nel blog ci sono diversi altri racconti sui lucci, anche a Orta, che potrebbero tornarti utili e un altro paio dovrei ancora scriverli e pubblicarli… a trovare il tempo!
      Come dritte generali ti posso dare quelle che sappiamo forse un po’ tutti: pescare tanto, variare esche e recuperi, non esitare ad usare esche grosse e attrezzature potenti. Se conosci punti dove ne hai presi: tornarci. In particolare per Orta, come condizioni, secondo me le migliori sono quando l’acqua è leggermente velata, né troppo limpida (spesso è cristallina) né troppo torbida e quando il cielo è variabile, cioè coperto con qualche timido raggio di sole che viene e va. Così per me statisticamente parlando è il massimo, ma capita di prenderne in tutte le condizioni o di non prenderli quando tutto sembra perfetto…
      Come punti: cerca “gradini”, cioè cambi di profondità del fondale, o magari piante e alberi caduti oppure dove sai che stazionano branchi di pesce foraggio.
      A primavera, dopo l’apertura, cercali anche sotto riva e in superficie; d’inverno vai un po’ più lento e profondo.
      Mi raccomando però: rilasciali sempre tutti con cura!
      A presto, rock’n’rod
      P.

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