Salmoni enormi e Trote CocaCola. Un autore pescatore

Pesce Coca Cola - Google Immagini
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Pesce Coca Cola – Google Immagini

Questo racconto si fa leggere di un fiato! Chiunque di noi si può immedesimare facilmente nei protagonisti dell’aneddoto e, finito di leggerlo, tutti avremo un bel sorriso stampato in faccia ed il giusto spirito, ironico e divertito, con cui andare a pesca! In barba all’ossessione dilagante per la “Foto Trofeo”, già perché la foto della cattura sembra essere diventata più importante della cattura stessa… E’ la S.A.S.M. “sindrome alieutica da social media”, un male moderno che ci affligge tutti! 

Noi grandissimi di Anonima Cucchiaino come abbiamo scovato per voi questa perla? Inizio di ChatLeggendo qua e là, ci siamo imbattuti in un racconto dal titolo “Pippa e il serpente”! Pippa e il serpente non parla di autoerotismo, sporcaccioni,  al di là dell’accostamento di termini c’è una storia di Beppe Tosco,  uno dei più affermati autori televisivi italiani, in quel racconto il sottoscritto ha colto un riferimento ad un “secchio con dei pesciolini vivi”.  Pippa e il serpente parlavano di tutto fuorché di pesca, ma in quel secchio cadevano tutte le mie attenzioni. Vuoi vedere che l’autore è un pescatore? Altrimenti perché avrebbe dei pesciolini vivi in giardino?  Detto fatto gli scrivo: <Sei autore e pescatore? Quei pesci vivi erano esche per perca e lucci?>; in breve stiamo chattando in maniera serrata di pesca!

Et voilà la scoperta: l’autore di Luciana Litizzetto, lo scrittore di successo è pescatore e scrive anche di pesca! Forse pubblicherà anche i suoi racconti di pesca su riviste o in un libro, intanto ecco il suo regalo per i lettori del nostro blog!

Epic weather!

IL TROFEO D’IRLANDA di Beppe Tosco

E’ uno dei paradisi della pesca, l’Irlanda.

Della pesca in acqua dolce, quella che piace a me.
In Irlanda ci sono trote e lucci, ma soprattutto ci sono i salmoni. Che da noi mancano.
E così ci sono andato, in Irlanda, molti anni fa, insieme a un amico. A luglio. Quando i salmoni non ci sono più. E io non lo sapevo. Ero giovane.

I giovani non sanno, quando ci sono i salmoni.

I salmoni, i funghi, i mirtilli e aiutatemi voi a dire quante altre cose ci sono, ma solo quando è stagione.
Ecco e bene a luglio, in Irlanda, i salmoni sono già passati. Loro vanno e vengono come tutti, ma a luglio sono andati. Sono risaliti prima, hanno deposto le uova, e sono ridiscesi. Tutto prima. Prima di me.
Che però non sapendolo presi soggiorno per una settimana in un comprensorio circondato da laghi e fiumi tutti a disposizione dei clienti.
L’hotel era spartano ma di classe. Al centro del corpo centrale, e non posso dubitare che non ci sia più, c’è una sala da pranzo per i clienti con le vetrate che danno sulle colline irlandesi basse e spoglie, inframezzate da pianure deserte nelle quali se ti inoltri ti sembra di camminare sulla spugna.
Nel ristorante, alle pareti, ci sono centinaia di fotografie di gente col salmone. Mitchum Horn, è il nome di uno di questi signori che reggono un salmone con una mano, mentre con l’altra reggono la canna da pesca a mosca.
E tutte le altre foto che ci sono nella sala sono simili a quella.

Salmoni con stile!

pic da orakingsalmon.co.nz

Cambia il nome, cambia l’ora in cui il salmone è stato pescato, cambia l’esca, cambia la temperatura dell’aria e dell’acqua, ma il salmone è su per giù sempre quello.
Sette chili e sei etti, quattro chili e duecento grammi, nove chili e otto. Salmone pescato con la mosca secca, salmone pescato con la ninfea, pescato alle sei di pomeriggio di un giorno di bassa pressione, quando il cielo coperto. Non dicono di che umore fosse il salmone quando ha abboccato e se quel giorno la mosca di piume magari non si sentiva tanto bene, ma per il resto nelle foto c’era scritto tutto.
Gli irlandesi sono precisi.

Monster Salmon

pic da odditycentral.com

Nell’hotel tutte le pareti, anche negli spazi fra una finestra e l’altra, erano tappezzate da foto del genere. Un ossario. Un mausoleo, un crematorio del cimitero.
Roberto ed io passavamo le ore. “Salmone grigio pescato col sole a picco nel lago di Fitribonny ( Fitribonny lough) .
…..
No, non era questo, il nome del lago. Non me lo ricordo più. Fitribonny. Ma secondo voi, suona bene, Fitribonny?
“Fittibonny”
Um.
Derrawarack lough. Metto questo, va. “Pescato col sole a picco nel Derrawarack lough”.
Dunque dicevamo. Fotografie di olandesi, inglesi, americani, francesi, irlandesi ovviamente ognuno con il suo salmone, ognuno con la sua canna, chi accosciato chi in piedi, e con il paesaggio irlandese alle spalle. Spugnoso.
Roberto ed io andavamo a pesca tutti i giorni tutto il giorno.
E prendevamo solo trote. Grosse come bottigliette di Coca Cola.
Due, tre, sei, mai di più. Partivamo al mattino per qualsiasi direzione. Ovunque ci fossimo diretti avremmo trovato, per quanto sperduto, almeno un laghetto.

pic from: quoteinsta.com

pic from: quoteinsta.com

Ovunque. Da qualsiasi parte andassimo, dopo massimo un chilometro ci trovavamo davanti a uno specchio d’acqua, un fiume, un fosso spugnoso. E dentro c’erano pesci, ma non salmoni. Trote. Grosse come Coca Cola. Tutti i giorni così.
Tornavamo portandoci qualcuna delle nostre trote Coche per toglierci il gusto di mangiarle. In hotel ce le cucinavano, ce le servivano, tre a testa in un piatto, simili a sardine, poi, di spontanea volontà, lo chef ci faceva servire dio lo odio una trota vera, da sei etti. In più, capite? In più. Extra. Per porre l’accento inequivocabilmente ed inderogabilmente, sul fatto che se volevamo sfamarci era meglio mangiare una trota pescata da altri.
Ma si può? Ci guardavano. Dai tavoli vicini. Gli irlandesi. Birraioli maniaci, prede dei folletti meglio un morto in casa che un irlandese all’uscio.
Scherzo, sono simpatici. Molta ironia, bravi.
A metà settimana Roberto ed io provammo anche ad affittare una barca a motore e a spingerci su un lago grigio e lungo sotto un cielo grigio e basso. Ma alla lenza…sempre e solo Coche Cole.
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A un certo punto, sotto una pioggerellina irlandese, vedemmo un salmone saltare a centro lago.

Trainammo avanti e indietro, trolling trolling, ( in Irlanda trainare si dice trolling ) ma nulla.
Ogni tanto il salmone saltava. Salmone meccanico, credo. Di latta. Messo lì dalla pro loco ad inganno.
E arrivò così l’ultimo giorno. Il giorno per cui vale la pena che vi abbia tediato fino a qui con fotografie di salmoni, laghi irlandesi e terreni spugnosi.
Roberto e io quel giorno andammo a pescare per l’ultima volta in Irlanda. Accaniti. Un salmone, cosa chiedevamo? C’è, un dio, di chi parte da Orio al Serio alle quattro di mattina e sta sette giorni nella spugna sotto la pioggia? Un dio che con un abile gioco di mano afferra un dannato salmone per la coda e ce lo appende all’amo per dimostrare che esiste? Non c’è, signori. Non c’è. Solo trote da due etti. Tornammo. Al mattino durante la colazione avevamo visitato un’altra parete zeppa di salmoni e pescatori. E noi non saremmo stati immortalati con loro mai.
Mai.
A meno che.
A meno che.

Chiesi alla reception di essere fotografato. Con la mia trota da due etti. Forse una delle più piccole. In posa. Come un irlandese. Ginocchio a terra, trota di lato al petto, canna, sorriso.

E una scritta che chiesi venisse sovrimpressa sulla foto nel caso fosse stata appesa insieme a tutte le altre.
Sopra avevo scritto l’ora della cattura, il peso, due etti e dodici grammi, l’esca, un Mepps, le condizioni atmosferiche, la fase lunare, e in fondo una scritta: Italian style.
Dopo due mesi mi arrivò copia della fotografia, e una lettera. Che raccontava come la mia foto fosse stata appesa, e ancora penso che sia lì, fra le foto degli altri pescatori.
Con una differenza rispetto alle altre, presumo.
Sarà la più visitata.
Nessun dubbio. Il trucco sta sempre lì. Ci vivo, con trucchi così.
Se non puoi, se non ci arrivi, se non sai, cambia le carte in tavola. Spariglia. Mi correggo. Con “trucchi” così ci viviamo noi italiani. E’ l’anima nostra.
Mai mi sono sentito appartenente a un popolo come quella volta. Noi siamo così, all’ultimo ce la caviamo, egregiamente, con un colpo di coda. Nel bene e nel male.
La fantasia degli italiani.
Se vuoi, chiamala così. Ma è un’altra cosa. E’ un guizzo, un girare il culo di centoottanta gradi, un perdere volontariamente il senso del sopra e del sotto che ci viene spontaneo. E che gli altri ci invidiano e chiamano fantasia.

(Leggi anche il nostro racconto di una straordinaria pescata in Irlanda! N.d.R.)

2 Comments

  • Matteo ha detto:

    Grandi ragazzi, articolo davvero molto bello e appassionante, mi ha colpito molto, soprattutto per lo spirito di iniziativa e la passione per la pesca che traspira dal racconto, ma anche per l’ironia e il sarcasmo con cui descrive la mitica “avventura”…naturalmente il merito è soprattutto dell’autore….Complimenti!!!

    L’Anonima sempre al TOP 😉

  • franco vanni ha detto:

    Grazie mille Beppe per il bellissimo racconto. Vivi la pesca come la viviamo noi, e trovarsi è bello. Un abbraccio da tutta Anonima Cucchiaino!

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