Episode Two. Trota a mosca e… Il pranzo

mosca fario sesia

mosca fario sesiaAttraverso il grande ponte sfrecciando e con un cenno di mano saluto Matteo e Francesco che se ne vanno, svolto a destra al cartello “Locarno” e, come il vecchio aveva predetto, trovo una piccola strada sterrata e sbarrata.
 Parcheggio e armato di canna da mosca scendo, cammino per 7 minuti e arrivo al fiume. La lama promessa c’è, ed è bellissima. Corrente placida che si muove gorgogliando intorno a grandi rocce e si distende su un letto di sabbia e sassi si ogni dimensione, il fondale oscilla tra i 40 cm e il metro e mezzo, la larghezza del fiume si snoda tra i 20 e 30 metri, la lama è lunga circa 200 o 300 metri.
A monte una lama d’acqua più ferma che arriva fin sotto il grande ponte, a valle un tuffo di corrente in un dislivello e lontana lontana un lunga oscura lama…

 Si alza un venticello tanto piacevole per temperatura quanto fastidioso nell’esecuzione dei loop. Provo con sedges e poi con mosche chiare, infine mi convinco su una pelo di cervo beige, i miei lanci migliorano di minuto in minuto e questo mi dà grande soddisfazione, anche perchè lotto con un vento ormai stabile sui 12/15 nodi …per averne ragione perfeziono la doppia trazione che aumentando la velocità del volo della coda contrasta meglio il vento. Scopro anche che con una spinta decisa del pollice in avanti nell’atto della posa, lo shooting, la lenza si distende molto meglio. Comunque: non becco un cazzo.
 Finalmente una bollatona, ferro, la trota c’è, cerco di recuperare sempre più veloce, nel farlo alzo la canna fin dietro la testa… ehm.. termino gli ultimi metri di recupero in modo veramente poco pro. Però poco importa, finalmente ho scappottato, a mosca secca, con il vento, alle 13.30… fame…
 Faccio ancora un paio di lanci sull’onda dell’esaltazione, giusto giusto per farmi uccellare a vuoto sulla sesta abboccata. Risultato finale della giornata a mosca: 6 abboccate, 5 uccellagioni, 1 cattura: fario 24cm circa.

 Saltello sui sassi verso la macchina e il pensiero corre, più veloce dei miei passi, alle tagliatelle coi funghi. La coda dell’occhio vede, a valle in lontananza, l’oscura lama di Doccio…

IL PRANZO. 
Il pranzo merita il suo siparietto di comicità. Arrivo alle 13.50 alla consueta Trattoria dell’ “Antica Quercia” di Valmaggia e in sala da pranzo sono da solo. Solo in mezzo a tavoli ancora da sparecchiare. Un po’ triste il quadro. Per renderlo ancora più tetro entrano due ospiti: una coppia sui 75 anni che si inveisce addosso tanta rabbia, sibilano e urlano impracazioni di odio, litigando e litigando prendono posto dietro di me… sono insopportabili due anziani che si trattano tanto male. Mentre mangio il dialogo tra i due finisce più o meno così: lei –  “basta non ne posso più di sentirti urlare e lamentarti” lui – “e allora devo stare zitto. Ecco, ho ragione, ti spiego le cose e devo stare zitto?” lei – “ohh, magari, magari lo facessi una buona volta…”  
Da questo momento i due signori staranno in perfetto tombale silenzio per almeno 40 minuti, fino a quando me ne sono andato… Ma il quadro non è completo. L’allegria del pranzo era destinata a crescere, infatti proprio quando è iniziato il muro di gelo tra i non-giovani è entrata una coppia di giovanissimi ventenni. Affiatatissimi come neanche due ciellini a san Pietro, come un bacio cornetto Algida, brutti con i nasi con la gobba ma belli nell’anima solare… tutto un picci-pucci-amo-teso-teso-tesorino… lui occhiali da sole in testa, sundek rosso e t-shirt sgargiante, lei vestitino a fiori e tanto amore. Lei ordina un panino ed esce al sole, lui vede che ci sono i primi e ordina degli gnocchi… la tragedia. Si pentirà per il resto dei suoi giorni di quegli amarissimi fottuti gnocchi. Lei rientra, si accomodano entrambi al tavolo di fianco a me. Io in silenzio osservo l’ i-phone morto ( è annegato al mattino e non ce l’ha fatta…), i vecchi covano odio elettrizzante senza proferire parola, loro sono il quadretto della felicità.
Arrivano il panino e… gli gnocchi.
Il visino della giovane si tramuta in una maschera di ferocia. Attacca con una sequela di parole crude e violente il partner. Assomiglia più al ruggito di una leonessa ferita che ad un discorso di senso compiuto. In sintesi la querelle verte sul tema: lei – tu sapevi dei piatti caldi e non mi hai detto un cazzo, adesso io devo mangiare il panino e poi mi tocca pure aspettarti sei un bastardo egoista non capisci un cazzo.  lui – ma cazzo, amo, porca troia, cazzo tu non chiedi mai un cazzo io che cazzo ne so che cazzo vuoi da mangiare cazzo potevi chiedere il cazzo di menù e ordinare checcazzo devo pensare io al cazzo mangi tu eppoi la tipa mi ha detto che gli gnocchi arrivavano subito e se vuoi te ne do un po’. lei -no guarda veramente io ti odio sei un bastardo, porca puttana sei una merda come cazzo è che non mi capisci cazzo merda bastardo gnocchi panino solo mozzarella freddo tu io aspetto fanculo. 
Il tutto prosegue incalzando e con vocabolario coloritissimo per almeno 30 minuti, poi sono uscito. 
I vecchi in silenzio.

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