Aspio a tutti i costi! Mosca e spinning per Aspius Aspius.

Aspio Rapala Pietro Invernizzi
Aspio a tutti i costi!
Aspio Rapala Pietro Invernizzi

Aspio a tutti i costi!

Un pesce che un tempo era solo sinonimo di degrado degli ambienti, al pari del siluro, del carassio o di altri alloctoni “infestanti”. Un pesce che continua a far discutere perchè di fatto, come il glano, è sempre più diffuso a discapito di altri pesci autoctoni. Un pesce che però piace ai pescatori, con quelle fattezze che ricordano pesci di mare e con le sue abitudini misteriose… Oggi in branco in un posto, domani sparito e di lui non v’è più traccia. Una volta attacca solo su recuperi veloci, la volta dopo premia la trattenuta in corrente.
E poi le dimensioni… già, perchè le dimensioni contano. Facilmente over 50cm, a volte over 80cm, leggendari quelli in zona metro. Pinne affilate, corpo massiccio. Non una grande lotta, infatti si stanca piuttosto in fretta, ma l’abboccata è da arresto cardiaco! Inoltre spesso si muove sul filo di correnti potenti come quelle del Grande Fiume, quindi se solo le raggiunge e si intraversa, il mulinello dovrà cantare a voce alta…

Aspio a spinning C&R Pietro Invernizzi

Aspio a spinning C&R

Avete capito di chi stiamo parlando, no? Ovviamente dell’Aspio.
Molte volte mi aveva solleticato l’idea di insidiarlo, ma poi ho sempre preferito la ricerca di pesci dal pedigree più pregiato, principalmente lucci in inverno, trote da febbraio a ottobre. Però nel mio curriculum di spinner scalpitante questo vuoto si faceva sempre più ingombrante. Il colpo letale sulla mia indecisione è arrivato mentre cappottavo godendomi il sole della Calabria e sognando lecce amia: Jacopo, nel gelo della bassa padana, inanellava catture di aspi notevoli e i suoi mms erano rintocchi di campane apocalittiche. L’ora era giunta. Dovevo cercare il mio primo aspio.
Ho aspettato il weekend giusto per espiare le mie colpe: neve e gelo. Ho pianificato una combo diabolica: sabato mosca con Ale e Massi, domenica spinning con Jacopo e Matteo. Due tecniche, un solo obiettivo: Aspius Aspius.

Bruma e nebbia sull'acqua

Bruma e nebbia sull’acqua

Sabato.
Camminiamo sul fango gelato lungo un canale, il paesaggio e la foschia sono quelli melanconici dei grandi argini dei fiumi di pianura in inverno: file di alberi ordinate, campi di grano come distese di grandi zolle di terra, dure e coperte di brina, una foschia lieve come vista appannata su un mondo trasognato. I suoni lontani ovattati, quelli vicini forti e nitidi, come il passo che rompe la pozzanghera ghiacciata o la risata dell’amico che beve una sorsata di whisky.

canale d'inverno

canale d’inverno alla mattina

Una lepre sbuca in corsa fulminea dall’angolo a gomito della strada sterrata, ci corre incontro, il terrore negli occhi; il latrato di cani precede pochi istanti dopo la corsa di due bracchi, immobili osserviamo la scena che ci corre incontro. Ed ecco dalla curva sbucare la canna di un fucile, armato e puntato verso i tre pescatori… un brivido lungo la nostra schiena. La lepre sparisce in un cespuglio, i cani scodinzolano impazziti saltando da una parte all’altra e il cacciatore abbassa il fucile. Si incrociano sguardi di fuoco, ma il fucile grazie al cielo è rimasto freddo. Pochi passi e sono saluti cordiali, cacciatori con fucili in spalla, pescatori con lunghe canne affusolate puntate al cielo.

strippando nel fiume!

strippando nel fiume!

Iniziamo a lanciare tra fiocchi di neve che cercano di entrare nel colletto della giacca, o meglio, loro due lanciano mentre io cerco disperatamente di scagliare lontano da me la coda shooting head affondante… <Dai la shooting head è fatta apposta, due movimenti e via…> Sentenziano i due giovani maestri della coda di topo. Intanto loro disegnano traiettorie con lunghe canne a due mani e lanciano a 30 metri… poi strippano serafici. Io invece frusto, frusto e lancio goffamente con la mia 9 piedi a una mano a pochi metri davanti a me… La coda affondante, per definizione, affonda, invece di volare non ne vuole sapere… sarà che io non sono molto coordinato. Lancio dopo lancio un pochino miglioro, ma poco. Intanto il freddo si impossessa di noi. So di aver fatto bene a lasciare la canna da spinning in macchina, altrimenti avrei già ceduto alla tentazione, avrei rinunciato ad imparare e avrei preferito sparare ondulanti a 50 metri da me bullandomi con i moschisti… Ma è bello mettersi alla prova con nuove tecniche ed imparare cose nuove.

Ci sto credendo!

Ci sto credendo! …che freddo.

Ed ecco arriva sulla piccola spiaggia dove stiamo pescando, un folto gruppo di pescatori a spinning. Maledetti spinners, loro e la ferraglia… eh eh eh! Dopo qualche sguardo torvo peschiamo tutti insieme appassionatamente. Poi si accende un falò, già come le povere nigeriane sulla statale, ma al posto delle autoreggenti ci sono waders umidi; esce del vino rosso e del whisky e siamo tutti lì a dire cazz.. a disquisire di pesca e del clima severo. Cosa salta fuori? Che i simpatici spinners sono nostri lettori! (Quindi gente in gamba, bravissimi pescatori, molto simpatici ed intelligenti, ma anche belli e grandissimi! Se ci stanno ri-leggendo li salutiamo con grandissimo affetto! N.d.R.)  Hanno anche letto l’articolo di Jacopo e sono anche loro amici dello SCI (Spinning Club Italia). Carramba!

Falò. 50 la bocca 100 la canna.

Falò. 50 la bocca 100 la canna.

La compagnia si divide, loro cedono al freddo e restiamo soli. Un lancio credo di aver capito i segreti della coda, il lancio dopo mi avvolgo come un salame nella medesima per la gioia dei miei amici che se la ridono. La tecnica in assoluto è semplice: finale corto e resistente, 0,30/0,40mm, streamer di buone dimensioni, colorato e magari ricco di flash (argento, oro, crystal etc.). Ci spostiamo, ultime luci. Una bollata! Primo segno di attività dei pesci in tutta la giornata. Ma come diceva il poeta: la bollata è fuori dalla mia portata.

Streamer Albero di Natale!

Streamer Albero di Natale!

Ale ci arriva: c’è! Eccolo l’aspio: 45 cm di aspietto che fa l’enorme differenza per lui tra cappotto e cattura. Ancora una volta il pescatore stiloso si conferma un maestro!
Ho male alle braccia a furia di lanci e strippi, per sbadataggine ho mangiato solo un panino dell’autogrill freddo, ho patito la fame, sono a pezzi. Penso che ho imparato tanto sulla pesca a mosca in ambienti vasti anche se ho dato sfoggio della mia scarsezza in questa tecnica, penso che se gli Dei esistono domani mi ripagheranno. Se non altro la sola idea di lanciare fiducioso a spinning mi rilassa…

Spettacolo di pinne!

Spettacolo di pinne!

Domenica.
Stessa strada stesso autogrill. Ma questa vota non compro un panino da consumare freddo… la sera ne ho preparati 9 e mezzo con i migliori affettati e le salse più golose, e li mangerò tutti, insieme a mandarini e cioccolatini. Soffrire la fame non deve appartenere al ventunesimo secolo! Nella macchina le canne da spinning, con Jacopo e Matteo proviamo nuovi spot lungo il maestoso Po’.

Il Po'. Grande Fiume.

Il Po’. Grande Fiume.

I primi due posti ci vedono incerti, poco ispirati dalla corrente piatta, dall’assenza di attività e dal fatto che niente sembra corrispondere alla descrizione di chi ce li ha consigliati. E’ comunque tutta un’altra musica rispetto al giorno prima: consapevolezza nel lancio e nella scelta di esche e recuperi, cibo in abbondanza e… sole! Tanto sole, fa quasi caldo o almeno si sta bene. Per l’ora di pranzo siamo a martelllare di lanci un pennello di rocce che si spinge nella corrente profonda del fiume. Peschiamo tutti e tre con canne 270cm, trecciati generosi e finali in nylon o fluoro da 0,35mm. Ancora niente attività. Perdo un Tranviere (celebre esca lipless artigianale in legno e carta argentata. N.d.R.) sul fondo del fiume, ma abbasso lo sguardo e trovo tra i sassi un grosso jerk snodato da siluri, praticamente nuovo! Che cu…rioso! La giornata va di bene in meglio.

Canne armate ready to cast!

Canne armate ready to cast!

Decidiamo un cambio spot. Se gli aspi non sono in correntoni e buche profonde, dovranno essere su bassifondi e correnti meno forti.
Matteo ci saluta, noi di Serie A cerchiamo la gloria nell’ultimo posto di giornata. Ultimi lanci, ultime possibilità di cattura.
Jacopo è a monte a una quarantina di metri da me, io decido di cercare l’aspio con una pesca lenta: trattenuta e jerkatine. Entro nell’acqua per poter lanciare in centro al fiume. I miei passi muovono il fango sul fondo e un’ampia nuvola scende a valle con la corrente, proprio dove voglio far lavorare l’esca a fine passata. Allora decido di restare immobile parecchi minuti prima di lanciare, per non sollevare più nuvole sospette dal letto del fiume. Scatto qualche foto al paesaggio e mi godo il panorama mozzafiato. Ho le gambe semi-atrofizzate dal freddo, ma resto ancora immobile. Monto un minnow palettato bianco dal nuoto sempre efficace, un classicone rivisitato, un’arma letale. Confido nel bianco, nei suoi slash di luce al tramonto e nella sua naturalezza, sia in trattenuta, sia sulle jerkate leggere. Lancio. Filo in tensione ed aspetto. Lo muovo a colpetti mentre descrive un arco scendendo con la corrente. E’ ormai esattamente a valle rispetto a me. La mano sulla manovella sta per iniziare il recupero: botta violenta! Ferro e sembra di ferrare il fondo! Ma è un pesce ed è a circa venticinque metri da me, in pieno contro-corrente! Sulla ferrata accenna anche un salto alla tarpoon, con testata fuori dall’acqua a destra e sinistra. Non salterà più, si limiterà a fare resistenza, zizzagando con quella sua bella pinna dorsale fuori dall’acqua, quando ormai sarà vicino proverà ancora un paio di volte la fuga diagonale vincendo alcuni metri alla frizione. Mi scavalcherà andando a monte, errore per lui: eccolo docile nel guadino.

Aspio Rapala Pietro Invernizzi

Aspio a tutti i costi!

Foto di rito con Jacopo e perfetto release.
Pesce non male, soddisfazione immensa.
Si torna a casa, missione compiuta.
ROCK’N’ROD

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