Trebbia allround

piove sul fiume trebbia all'altezza di isola di rovegno

il diluvio sul trebbia sta per diventare universale

Delle parole inglesi, penso che meno se ne usano e meglio è. Alcune, poi, mi sono particolarmente antipatiche. Tipo multitasking. A me piace fare una cosa alla volta. Per dire: quando vado a pesca, scollego il cellulare. A questo sto pensando mentre parto da Milano con la Smart, auto ufficiale della Serie B. Accendo la radio, e lo speaker parla proprio delle parole inglesi entrate nell’uso di recente. Del concetto di allround,  dice più o meno questo: allround significa versatile, adattabile, in grado di fare tutto. Sentita questa definizione, penso: finalmente ho trovato la mia parola inglese preferita. Quasi tutto quello che mi piace è allround, secondo la definizione radiofonica: lo è la mia morosa (lavora 12 ore al giorno ma è anche una cuoca eccezionale), lo è la mia moto (va in strada e fuoristrada senza problemi), lo sono i miei scarponcini  di pelle preferiti  che se la cavano in moto, in montagna e in ufficio. Bene, mi dico superando il casello di Melegnano: voglio fare una giornata di pesca allround, cioè pescare ovunque, in scenari il più possibile diversi, adattando tecniche e approccio.  Mi basta alzare gli occhi al cielo per capire che alle variabili possibili devo aggiungere anche un meteo più pazzo dell’Inter.

Il fatto di non essere in moto un po’ mi dispiace, ma questa volta ho deciso così. Piove troppo. Da Milano a Bobbio l’acqua martella il parabrezza, mentre il mio amico speaker radiofonico passa a parlare del discorso del vecchio Napolitano al momento di accettare il reincarico. Alla mia sinistra, oltre il burrone, il Trebbia scorre gonfio e scuro, nutrito dalle piogge dei giorni passati e colorato dal riflesso del cielo in tempesta.

con la smart verso il fiume

cielo scuro e pioggia in avvicinamento al fiume

Decido di cominciare la giornata di pesca nel tratto No Kill in località Due Ponti, a Fontanigorda. Faccio il permesso (10 euro ben spesi) al Ristorante albergo Due Ponti, dove vengo accolto con grande gentilezza. Conosco nella hall due motociclisti olandesi, costretti a una sosta non programmata nel corso di un  tour italiano: uno dei due ha un guasto alla ruota posteriore e da quasi 24 ore aspettano un meccanico, con la faccia triste di fronte al camino acceso dell’albergo. Mi è capitato che una moto mi lasciasse a piedi a 3mila chilometri da casa, e non è bello. Mi vesto da pesca, saluto i motociclisti, mi preparo a scendere al fiume. L’accesso non è dei più semplici ma è divertente: passato un ponte (il primo dei due che danno il nome alla località), tocca infilarsi nella vegetazione e passare a piedi sotto un antico tunnel in pietra stando attenti a non picchiare la testa. Mi sento uno dei Goonies.

il fiume trebbia

arrivo al fiume trebbia

Il fiume è gonfio a dovere. I livelli si sono alzati nel corso della notte e la pioggia non mollla. Siamo però molto in alto, quindi la portata è tutto sommato buona. Come sempre, sul fiume sono da solo: avendo io i giorni liberi infrasettimanali (in questo caso, lunedì) è difficile trovare compagni di pesca. E la cosa, soprattutto in giornate come questa, non mi dispiace. Comincio a risalire, in molti tratti ho l’acqua alla cinta.  Monto un cucchiaio Mepp’s 2 ad amo singolo senza ardiglione (il regolamento del No Kill lo impone) e comincio a lanciare. Apprezzo la velocità del mio nuovo mulinello Shimano Stradic, un regalo ricevuto poco prima del mio compleanno. Le trotelle vengono su una dopo l’altra. Hanno livree bellissime, sono attive e veloci. Alla quinta smetto di contarle. Cammino verso monte per almeno un’ora prima di accorgermi di quanto sono lontano dalla macchina, dall’albergo e da  un qualsiasi punto a me noto. La pioggia, in compenso, rinforza.

trota fario pescata a spinning sul fiume trebbia

trota fario presa a monte di isola di rovegno

Cammino a scendere, seguendo la corrente. Lancio e prendo. Provo a montare piccoli ondulanti, sempre armati ad amo singolo, che lascio lavorare in corrente. Prima un Ardito 5, poi un Pica Sponn da 3,5 grammi. Prendo altre bellissime trotelle, le pungo appena e le rilascio, di nuovo libere di nuotare nel fiume. Solo quando torno all’hotel mi accorgo di essere davvero fradicio di pioggia. L’adrenalina alieutica cede il posto allo spirito di autoconservazione: bevo acqua, mangio un panino e una fetta di ottima crostata, cerco parole di conforto per i due motociclisti olandesi, che nonostante il passare delle ore sono ancora in attesa del meccanico. Mi piacerebbe essere bravo a sufficienza con attrezzi e ricambi per potere dare loro una mano, ma non lo sono. Il guasto è serio. Torno alla Smart: ho un conto aperto con le trote di Isola di Rovegno, e questo è il giorno giusto per saldarlo.

pesca a spinning nel fiume trebbia a isola di rovegno

il fiume gonfio di pioggia è un’autostrada d’acqua

Parcheggio la macchinetta di fianco al vecchio ponte di ferro, operazione che con un’auto “vera” mi sarebbe stata impossibile per ragioni di spazio. Scendo al fiume e realizzo che in questo tratto i livelli sono veramente alti. Diciamo altissimi. Diciamo anche che mi cago sotto: la corrente tira, l’acqua è fonda a sufficienza da apparire nera, mi faccio strada tenendomi con le mani ai rami solidi delle piante della sponda. Penso per un attimo che sarebbe forse meglio spostarmi più a valle in tratti in cui il fiume scorre più lento, ampio e docile, ma è solo un pensiero e lo caccio via: a Isola nella mia ultima uscita in Trebbia ho perso la frizione di un mulinello a cui tengo molto e non ho potuto pescare. Devo rifarmi, e infatti mi rifaccio. Prendo alcune fario gialle come limoni, punteggiate di rosso fuoco. Sono bellissime, da illustrazione di un libro sui pesci. Purtroppo le fotografie non sono all’altezza: più che a scattare penso a non scivolare sui sassi. Quando torno all’auto, soddisfatto, realizzo che è già pomeriggio inoltrato. Per concludere la giornata allround, dopo il No-Kill e il correntone, mi manca il supermarket: visto che le trote fario selvatiche o comunque inselvatichite le rilascio tutte (viva il Catch and Release), decido di puntare sulla riserva di Gorreto per prendere un paio di trote d’allevamento da infilare in forno la sera.

autoscatto metrosexual in smart

mi sparo le pose a bordo della smart

Arrivo a Gorreto, scendo dalla Smart e … arriva il sole. Un sole stupendo, caldo ma non troppo, accompagnato da un venticello piacevole. Metto ad asciugare sul tetto della macchina tutto l’asciugabile e faccio il permesso da 20 euro all’hotel Miramonti. So già che più di due trote non le tratterrò, anche se il limite è cinque: non voglio portare a casa pesce che non mangerò. Baldanzoso e rinfrancato dal clima mite, scendo al fiume.

spunta il sole sulla riserva di gorreto sul fiume trebbia

e quando meno te lo aspetti alla faccia delle previsioni meteo

Gorreto è la solita Gorreto: un lancio, un pesce. Infatti, lancio e prendo. Pulisco la trota (una fario allevata pigmentata di grigio) e proseguo a monte lungo il fiume senza pescare. C’è l’obbligo di trattenere il pescato e so che se lanciassi … prenderei troppo. Allora cammino, cammino e cammino, canna in mano. Gli scenari sono stupendi: passo prismate, cascatelle che creano veri e propri gorghi e lame tranquille. La seconda trota, che mi farà da cena, la aggancio in una grande pozza. Questa volta di lanci me ne servono addirittura … due. Pulisco anche la seconda trota (una fario identica alla prima) e torno verso il paese. Quando incontro un pescatore, mi spavento quasi: è il primo essere umano che incrocio sul fiume in quasi dieci ore di pesca. Ci salutiamo. Mentre salgo in auto, penso che sono le giornate come questa che mi hanno fatto innamorare della pesca.

trota fario pecata a spinning nella riserva di gorreto sul fiume trebbia

ultima trota prima di tornare a casa

11 Comments

  • pietro invernizzi ha detto:

    Grande giornata per te! Spettacolo il Trebbia, con intuii racconti mi sembra sempre piu’ bello! Possiamo essere bravi, bravissimi o caproni… ma comunque la grande differenza la fanno le condizioni meteo/acqua! Speriamo anche il weekend porti i suoi frutti 😉 Rock’n’Rod

    • franco vanni ha detto:

      Se magnano, magnano. Potevi lanciare in acqua anche le chiavi di casa e dopo due giri di mulinello sentivi lo strattone. Peccato solo che la più bellina la ho persa. Comunque, fossero tutti così i giorni di pesca …

      • Raimondo sessi ha detto:

        unico dubbio è sulla reale differenza fra le trote della zona no kill e le trote pollo del tratto a 20 euro ,,di sostanza la differenza potrebbe anche solo essere ”temporale” nel senso che le prime hanno solo avuto, giusto il tempo di ”direi” rinaturalizzarsi o inselvatichirsi ,con tanto di pinne a pagaia ,, poco importa ,,,,
        e visti i tempi che corrono ,in fatto di allround e versatilità ,
        a sinistra alla sinistra oltre i burroni ,abbiamo i Renzusconi ,,
        di fatto una ,giornata cosi, rinfranca la mente e lo spirito,, e direi ne abbiamo tutti bisogno

      • franco vanni ha detto:

        Ciao Raimondo! Sulle trote hai ragione, le differenze sono davvero sottili. Nel tratto No Kill, come nei tratti liberi del Trebbia, le trote sono in gran parte fario mediterranee (non tutte, alcune sono grige come quelle di riserva), di dimensioni generalmente contenute e ben pinnate. Ce ne sono anche di minuscole: che siano immesse alla stadio di avannotto, autoctone (le mediterranee) o frutto della riproduzione di trote precedentemente immesse, sinceramente non so dirlo. A Gorreto in riserva viene su di tutto: iridee, fariozze grige, salmerini (!) mai sotto i 35 centimetri e immessi già di taglia. Per essere una riserva sono bei pesci, ma restano pesci di riserva. Sono la stessa cosa? Secondo me no. Mentre le prime (selvatiche o inselvatichite) hanno un comportamento naturale (mangiano, non mangiano, si nascondono, regolano l’attività in base a pressione e temperatura dell’acqua …) le altre sono tonte, si agitano libere in corrente, affollano le buche senza criterio. Quindi ben volentieri rilascio le prime e, con moderazione, trattengo le seconde (anche perchè è obbligatorio). ovviamente potrebbe scocciare pagare 20 euro, però ogni tanto si può fare, in cambio si ha un fiume stupendo e ben gestito. diciamo che è un buon investimento.
        Io sul tema del catch and release la penso così … mi piacerebbe parlarne insieme una volta nelle riunioni dello Sci: da te ho solo da imparare, sia come abilità in pesca, sia come approccio al fiume e all’ecosistema!
        Sulla politica e sui Renzusconi, lasciamo perdere: non so davvero più cosa pensare.
        A presto, f

  • jacopo savoia ha detto:

    Ormai sei di casa e, appena i giorni liberi coincidono devi porarci a scoprirlo. Ottima giornata davvero!

  • raimondo sessi ha detto:

    ciao Franco ..
    si! sulla sinistra allround destra sono decisamente andato fuori tema ,,chiedo venia,,
    in quanto alle trote ,in tanti anni di pesca non mi stupisce la varietà di tavolozze di colori attribuibili alle fario , siamo arrivarti ad un punto che da alcuni allevamenti selezionano trote a secondo delle richieste (se le vogliono con pallini rossi con la grandezza di ciliegie o di ribes , mega esperti che si riempono la bocca pronunciando l’ aggettivo di denominazione ”mediterranea ” ,senza macchia opercolare tipica della macrostigma , o il pronunciarsi in base alla livrea se il ceppo sia atlantico o meno,ma tantè..,in anni di pesca sulla marmorata (secondo alcuni ittiologi forse l’unica vera autoctona del bacino Alpino )mi sono poi reso conto che la livrea assumeva colorazioni quasi completamente diverse a secondo della stagione e delle condizioni , non solo ambientali ma anche metereologiche ,, tanto per farla breve una marmorata pescata in Adda in apertura tirata fuori da un prismatone , aveva spesso un colore scuro scurissimo,,stesso pesce stesso fiume , ma pescata a maggio su un raschio a magari dopo la piena era chiarissima ..,, per non parlare poi del ‘ibrido fario/marmorata ,,la ricerca di piccoli puntini rossi sulla livrea ,,alla fine controllavo se i denti vomerini avessero una fila monoseriale o biseriale , spesso ci si affannava in una identificazione ,sommaria ,,rilasciando il pesce ,,ma nella sostanza quello che ho imparato è che se si lasciasse fare a madre Natura (ammettendo che il tutto avvenga in un ambiente non compromesso)
    lei stessa trova la strada la via in una scelta genetica e selezionatrice già fatta in millenni . nel selezionare chi meglio di diritto e di caratteristiche possa farne parte ,,

    è spesso l’uomo che condizionato dai propri gusti e desideri ,crea un parco giochi ,,ma la pesca ,pesca per diletto è anche questo , la componente ludica è una motivazione forte .ma nello stesso tempo crea un meccanismo rivolto solo all’oggetto (pesce )dei nostri desideri ,diventando selettivo
    nel palinsesto alieutico /editoria / web/ televisione ,,difficile trovare un ”scardola club”
    o un ”pesca al triotto on line” o un ”Sky stasera ,il gobione questo sconosciuto”..

    chiudo perché sono le 2 di notte passate ..il discorso in apparenza potrebbe sembrare integralista , ma ben lungi dal mio pensiero l’essere un talebano su un discorso che di certo ,riassumere i 2 righe sarebbe troppo arduo ..
    ci si vede ..R

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