Paure, deliri e la grande pesca allo squalo

Paure, deliri e la grande pesca allo squalo - Hunter S. Thompson

Paure, deliri e la grande pesca allo squalo - Hunter S. ThompsonLiberamente tratto da  “Paure, deliri e la grande pesca allo squalo”, di Hunter S. Thompson – B.C. Dalai Editore 2010 -(“The Great Shark Hunt”, 1979)

Un libro che è una raccolta di articoli apparsa negli anni ’70 in USA su Playboy, Rolling Stones e New york Times (quello che segue è un estratto da Playboy), un autore che è leggenda… l’inventore del giornalismo “gonzo”. Avete presente il celebre film “Paura e delirio a Las Vegas?” E’ tratto dai suoi scritti, che tra le altre cose sono autobiografici! Ebbene prendete un giornalista psichedelico anni ’70, dedito ad alcool e droghe; avvezzo ad occuparsi per lo più di campagne elettorali, mettetelo nel mezzo di un torneo di pesca d’altura… ne esce un pezzo scritto da un punto di vista interessante, certamente distante da quello di noi pescatori!

Mi viene da dire che se Hunter fosse stato capace di apprezzare di più l’alto mare e la pesca, avrebbe fatto durare di più le Mustang e consumato meno droga… Di cosa sto parlando? Leggete e lo capirete. 

Ah, potremmo anche noi interrogarci sull’importanza dei ruoli su una barca da pesca…

Il primo giorno del torneo trascorsi otto ore a bordo del probabile vincitore  – il Sun Dancer, uno Striker di sedici metri di proprietà di un ricco industriale di mezza età, Frank Oliver da Palatka, Florida.

Oliver gestiva una flotta di chiatte sull’idrovia di Jacksonville, e il Sun Dancer, mi disse, era l’unico yacht nel porto di Cozumel che sfoggiava una bandiera sudista. Vi aveva investito <circa 320.000 dollari> – incluso un aspirapolvere centralizzato per pulire la spessa moquette. Benché trascorresse <soltanto cinque settimane all’anno> sulla barca, era un pescatore molto serio e aveva l’intenzione di vincere il torneo.

Pe questo motivo aveva alle sue dipendenze uno dei capitani da pesca migliori al mondo – un piccoletto nervoso di nome Cliff North – cui affidava il Sun Dancer per tutto l’anno. North era una leggenda vivente nel mondo della pesca d’altura, e l’idea che lavorasse per Oliver non andava giù agli altri pescatori. A detta di un concorrente, era come se un ricco golfista della domenica ingaggiasse Arnold Palmer per fargli giocare al posto suo l’ultima buca in un importante torneo di golf. (…) Grazie a North e alla sua esperienza, frank Oliver figura negli annali della pesca d’altura come uno dei pescatori migliori di tutti i tempi. Se Oliver sia in grado di vincere un qualunque torneo senza North e il Sun Dancer è argomento di interminabili discussioni e accese diatribe tra i professionisti del settore. Neppure il pescatore più egocentrico potrà negare che un’ottima barca e un capitano in gamba sono fattori fondamentali nella pesca oceanica… ma sull’importanza relativa delle rispettive abilità, tra i pescatori (di solito facoltosi dilettanti) e i professionisti (capitani di navi ed equipaggi) c’è totale divergenza di opinioni.

Inizialmente, la maggior parte dei professionisti incontrati a Cozumel erano restii a parlare di questo argomento – soprattutto con un giornalista – ma al terzo o quarto giro di bevute, finivano tutti con il dire che i pescatori erano più che altro un pericolo e che, in linea di massima, avrebbero pescato di più se avessero fissato la canna in un supporto a poppa della barca, lasciando che i pesci facessero tutto da soli. A distanza di due o tre giorni, l’opinione tra i professionisti era che persino il pescatore più in gamba non conta più del dieci per cento in un torneo, e che quasi tutti sono una palla al piede.

<Gesù Cristo Onnipotente>, disse un capitano veterano di Fort Lauderdale una notte, nel bar di un hotel. <Se ti raccontassi cosa ho visto fare a questi idioti, non mi crederesti!> Fece una risata nervosa e il suo corpo sembrò tremare mentre i ricordi affioravano. <La moglie di uno di quei tizi per cui lavoro è matta come un cavallo>, mi disse, scuotendo tristemente la testa. <Non fraintendermi… le voglio bene, come persona… ma quando andiamo a pesca, porca puttana, avrei voglia di farla a pezzetti e darla in pasto agli squali.> Bevve un sorso generoso di rum e coca. <Non dovrei dirtelo, ma quella donna è buona solo per questo… fare da esca ai  pescecani. Cristo, l’altro giorno quasi si è ammazzata! Un grosso Marlin aveva abboccato. In questi casi devi muoverti velocemente… ma tutto d’un tratto, la tipa comincia a urlare come un’invasata. Mi affaccio dalla mia postazione e cosa vedo? I suoi capelli impigliati nel mulinello della canna!> Rise. <Buon Dio! Riesci a crederci? Si è fatta quasi scalpare! Sono stato costretto a lanciarmi sul ponte viscido – un salto di quasi cinque metri – con il mare mosso che ci sballottava da una parte e dall’altra, per tagliare la lenza con il mio coltello. Altri dieci secondi e adesso la tipa non avrebbe più un capello!>

Pochi pescatori – e soprattutto i vincenti come Frank Oliver – sono d’accordo con la percentuale fornita dai professionisti. <Questo è uno sport di squadra>, mi disse Oliver. <O, se preferisci, una catena senza anelli deboli. Il pescatore, il capitano, l’equipaggio, la barca… tutti ingranaggi fondamentali del meccanismo.>

Sarà… Oliver vinse il torneo pescando 28 Marlin in tre giorni. Ma era da solo sul Sun Dancer – una barca talmente lussuosa ed accessoriata che non sfigurerebbe nell’appartamento di Nelson Rockfeller sulla Quinta Strada – e con l’Arnold Palmer della pesca d’altura sul ponte di comando. La maggior parte degli altri concorrenti aveva gareggiato in coppia o in gruppi di tre su barche assegnate a caso, con capitani irascibili e sprezzanti che non conoscevano fino al giorno prima. (…) Ma questo è ininfluente ai fini del regolamento della pesca d’altura.

(…) ormai era chiaro che del pezzo non me ne fregava più niente e forse non lo avrei mai scritto. Il nostro era un problema non da poco: passare otto ore al giorno in pieno mare, sotto un sole rovente, sballottati sul ponte di un’enorme barca, con nient’altro da fare che osservare uomini d’affare di mezza età che di tanto in tanto tiravano a bordo un Marlin, era una noia mortale. Venerdì sera Bloor ed io, dopo un’intera giornata trascorsa in mare – rispettivamente sul Sun Dancer e sul Lucky Striker, le uniche due barche del torneo su cui succedeva qualcosa, giungemmo alla medesima conclusione: la pesca d’altura è una gran rottura. Ne ho viste di oscenità in vita mia, dagli incontri di wrestling a squadre a Flomaton, Alabama, al Roller Derby sulla tv di Oakland passando dai tornei indoor di softball alla base dell’Air Force di Scott, Illinois. Ma che io sia dannato se ricordo qualcosa di più follemente e fottutamente barboso del Terzo Torneo Annuale Internazionale di Pesca di Cozumel. L’unica cosa recente che ci va vicino è quel pomeriggio dello scorso marzo, quando rimasi imbottigliato nel traffico sulla freeway di San Diego… ma persino quello al confronto è stato un evento adrenalinico. Dopo due ore, ero talmente incazzato che spezzai il volante della Mustang a noleggio, feci fondere la pompa dell’acqua portando il motore al massimo dei giri e infine abbandonai il rottame sulla corsia di sorpasso, a circa tre chilometri dall’uscita per Newport Beach.

5 Comments

  • Andrea Monferrato ha detto:

    bene, toccherà cercarlo..
    “in linea di massima, avrebbero pescato di più se avessero fissato la canna in un supporto a poppa della barca, lasciando che i pesci facessero tutto da soli…”
    chi non ha, almeno una volta, formulato lo stesso pensiero? 🙂

    • pietro invernizzi ha detto:

      Ciao Andrea! Di certo l’abbiamo pensato tutti almeno una volta… almeno quelli tra noi dotati di un minimo di autocritica ed ironia. Comunque pensaci bene prima di ordinare il libro, malgrado il titolo, quello qui riportato, e’ l’unico articolo di pesca su circa 300 pagine ; )

  • jacopo savoia ha detto:

    Tagliente e spietato come solo chi non ha nessun interesse in ciò che osserva può essere. Bello, altro titolo in coda sul comodino…

  • franco vanni ha detto:

    Come scrive bene, viene davvero voglia di leggerlo e me lo leggerò. Per me (e magari mi sbaglio) è una dissacrazione, un po’ come la Gioconda con i baffi. Concetto: quelle che per il padre della scrittura moderna americana sono emozioni forti, per me sono rotture di palle. La pesca d’altura è un tema ricorrente negli autori americani, Lansdale compreso, segno che con tutti devono fare i conti con Hemingway. E’ un po’ come fare er cucchiaio su rigore per i ragazzini delle scuole calcio a Roma.

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