La Piramide delle Tecniche di Pesca

pescatori al tramonto

pescatori al tramonto

Esiste una tecnica di pesca più nobile di un’altra? Esistono gerarchie morali tra i pescatori? Perchè alcuni pescatori pensano che il loro metodo sia più raffinato di altri metodi e su quali basi fondano le loro ragioni?

In questo articolo (preparatevi perchè è piuttosto lungo) esprimo la mia convinzione personale: una gerarchia teorica esiste e a mio avviso si fonda su validi principi anche se, come avrò modo di dire, sono possibili mille e ancora mille eccezioni.

“La ragione per cui tutti i pescatori che usano altri metodi ammirano il purista della mosca secca non è perché questi catturi più pesci di loro; al contrario, è perché ne cattura di meno. Egli incarna lo sportivo nella forma più pura, meno funzionale e meno materiale.”

William Humphrey, “My Moby Dick

E’ innegabile che nel vasto mondo dei pescatori sportivi esistano delle famiglie, diciamo pure dei clan, che poco hanno a spartire gli uni con gli altri. Certo accomuna tutti una grande passione per la “pesca sportiva” ovvero per insidiare e catturare creature che vivono sott’acqua, per diletto e non per professione. Ma su quali creature e sul come insidiarle e trattarle… beh, chi conosce un po’ la pesca sa che ci sono un gran numero di tecniche diverse e di vere e proprie scuole di pensiero in conflitto tra loro.

Quello che trovo più interessante è analizzare la gerarchia che tra queste tecniche esiste ipso facto o semplicemente nella mente dei pescatori, spesso convinti che la pesca da loro praticata sia quella più degna.

In genere nella piramide delle tecniche di pesca si tende a considerare alla base tutte le tecniche che usano l’esca viva, poco sopra le tecniche con esca morta o comunque esca organica, sopra di esse il mondo vasto delle esche artificiali, regno incontrastato dello spinning, del casting e di certa traina, poi, in alto verso la vetta, le varianti della pesca a mosca e sopra tutte la pesca a mosca secca.

Questa piramide, riscontrata nel sentire di molti pescatori, descritta in molti libri è contestata e vissuta con malumore da molti altri.

Ma è giusta questa piramide? Su cosa si basa? Non ha forse ragione il maestro del ledgering a ritenersi un pescatore migliore di tanti pagliacci che pescano a mosca bardati di mille ammenicoli con migliaia di euro di attrezzature per cercare magari qualche pollo iridea in costose riserve? Oppure colui che stana colossali carpe con appostamenti e tecniche raffinatissime, frutto di accurati studi, cosa dovrebbe dire di chi lancia esche in gomma o in ferro e li recupera a ripetizione senza particolari criteri?

Ebbene io credo che in linea di principio qualsiasi tecnica si nobilita nel livello a cui la pratichiamo, come diceva il poeta, l’importante è eccellere. Come dire appunto che il veterano della pesca al tocco avrà molte cose più interessanti da dirci che il novizio dello spinning o della mosca.

Tuttavia io credo che un fondamento di giustizia nella “Piramide delle Tecniche” come l’ho descritta esiste e si basa su questi 3 aurei principi:

  1.    sofisticazione dell’inganno al pesce
  2.    possibilità concesse al pesce di difendersi e liberarsi
  3.    limitazione dei danni provocati al pesce e possibilità di tornare a vivere

Ad innalzare o trascinare verso il basso, nella piramide, il livello delle tecniche ci sono poi le variabili di:

  • A  – grado di incontaminazione dell’ambiente di pesca
  • B  – grado di autoctonia e selvatichezza delle catture

Per intenderci la pesca a mosca secca praticata in una cava farcita di trote senza pinne pronta pesca non risulta nobilitata, mentre lo sarebbe se cercasse di insidiare un raro salmerino alpino selvaggio in un riale di alta quota.

Così come la ricerca di un luccio a spinning nel suo habitat naturale è più in alto rispetto alla ricerca dello stesso in una zona di pesca facilitata.

Attenzione, mi preme precisare che in questo articolo non si vuole denigrare nessun pescatore e nessuna tecnica, tantomeno giudicare le persone! In ogni caso, purchè si rispettino le leggi e la natura, tutti i pescatori vanno rispettati. Qui si vuole capire perchè alcune tecniche sono ritenute più “nobili” di altre e spiegare quindi quel senso di superiorità che pervade lo spirito del pescatore che le pratica fino a portarlo a guardare dall’alto al basso chi sta sotto di lui nella piramide delle tecniche.

E’ un discorso che, ovviamente, va molto al di là delle catture. L’importanza di una cattura per il pescatore è direttamente proporzionale alla tecnica con cui si è effettuata e al luogo di pesca!

Il pescatore a mosca non guarderà mai con invidia una grossa trota catturata con il lombrico, anzi, ne sarà disgustato; mentre si comparerà con i suoi compagni di “ceto”, gli altri moschisti. Così come chi avrà preso, quale che sia la tecnica, una preda in acque libere, non la comparerà  con le catture effettuate in laghetti pronta pesca e non proverà invidia per quelle prede.

I laghetti di pesca sportiva con pesci pronta pesca in realtà sono luoghi dove alcuni pescatori raggiungo livelli altissimi di tecnica e questo è incontrovertibile. Ci sono competizioni molto agguerrite a testimoniarlo. Tra l’altro è provato dal numero di catture che riescono a totalizzare rispetto a qualsiasi altro avventore del laghetto, anche rispetto al pescatore esperto delle acque libere. Ma questo riguarda il bello di eccellere in un campo, ma non può sovvertire la piramide per i suddetti 3 aurei principi e, nella fattispecie, per l’aggravante assoluta delle variabili A e B.

Qualcuno potrebbe contestare la validità delle variabili A e B per parlare di livello dell’esercizio della pesca; ma parlando di grado di incontaminazione dell’ambiente di pesca e grado di autoctonia e selvatichezza delle catture si rimanda ai valori più nobili dell’attività alieutica, intesa come pesca sportiva: godere dell’ambiente e della natura, nel massimo rispetto di quest’ultima; ovvero quei valori culturali, molto forti in negli USA, legati all’esperienza “Outdoor” che la pesca può offrire. Non solo pescare per pescare, ma pescare per vivere un’esperienza di immersione nella natura, un’esperienza etica, legata profondamente al saper apprezzare il bello che l’ambiente può offrirci lontano dalle città e dalle occupazioni più prettamente “civilizzate”. Vivere questi valori inevitabilmente eleva il pescatore mentre misconoscerli lo avvicina ad una condizione più gretta.

Vediamo più da vicino i 3 principi aurei.

“Sofisticazione dell’inganno del pesce”.

Oggettivamente offrire ad un pesce il cibo di cui naturalmente si ciba è meno sofisticato che cercare di ingannarlo con una imitazione di quest’ultimo. Banalmente è più facile che risulti efficace un bel lombrico di terra piuttosto che un pezzo di gomma agitato dal pescatore. Se l’efficacia si inverte sarà merito di una notevole sofisticazione. Di nuovo: è più facile che un grosso predatore si faccia ingannare da un pesce vivo (innescato) piuttosto che da un pezzo di metallo o di plastica manovrato al solo scopo di imitare quel pesce vivo; se qualcuno vuole mettere in dubbio la maggiore efficacia, non può però negare la maggiore sofisticazione nella manovra. Infine pensate al paradosso della camola. Non è forse una maggiore sofisticazione (e soddisfazione aggiungo io) autocostruire un’imitazione di larva arrotolando un amo (magari barbless) con fili scelti e cercare di presentarla in acqua in modo verosimile piuttosto che innescare una camola viva?

Ovviamente in certi casi l’abilità della presentazione di una camola viva, così come di altra esca naturale, sarà molto sofisticata; mentre il recupero di molti artificiali risulterà grezzo, di nuovo si tratta di eccellere in una categoria; ma il principio generale alla base delle differenze resta valido e giustifica le distinzioni nella piramide.

“Possibilità concesse al pesce di difendersi e liberarsi nella lotta”.

Questo secondo principio, strettamente correlato al terzo, parla di quella “sportività” legata alle chances che diamo alle nostre prede, una volta allamate, di liberarsi nel corso di una lotta che sia quanto più possibile “ad armi pari”.

Il filo sottile con un basso carico di rottura (comparato al pesce allamato), gli ami senza ardiglione e di misura proporzionata, allamare sul bordo della bocca o sulle labbra, sono esempi di scelte che possono aumentare la difficoltà del recupero e dare maggiori possibilità di fuga al pesce.

All’estremo opposto un’ancoretta piantata nell’esofago, legata a un cavo d’acciaio e poi a un bel 0.40 per tirar su un luccetto di 2 kg… tanto per fare un esempio.

A costo di essere oltre modo noioso, ribadisco ancora che, malgrado l’apparenza, non c’è critica in queste  parole. Io stesso ho praticato moltissime tecniche di pesca  diverse tra loro, tra cui con esca viva, e fino a qualche anno fa ho “killato” e “padellato”, come si usa dire, molti pesci, seppur sempre nel rispetto dei regolamenti. Con la ragione penso, ed esorto a pensare, che tutti i pescatori abbiano il diritto di praticare la pesca come più gli piace e che anche il trattenere i pesci non sia di per sé un’eresia (in un certo senso anche il C&R è molto criticabile da un punto di vista morale anche se io adesso lo pratico al 100% e mi sono convinto sia fondamentale). Sottolineo ancora che in ogni tecnica ci sia una grande dignità  e che la sfida sia, sempre e comunque, migliorarsi in quello che si fa, indipendentemente dal metodo che si è scelto per divertirsi e svagarsi, primo e fondamentale impulso moderno che spinge alla pesca sportiva (considerando che la pesca per alimentarsi sia ormai appannaggio della sola pesca professionale/reti e pescherecci).

Il compito di limitare tecniche di pesca dannose all’eco-sistema, di tutelare le specie ittiche con regolamenti precisi, spetta alle autorità; anche se i pescatori hanno il dovere di cercare di tenersi informati su cosa è bene e cosa è male per colmare le enormi lacune del sistema “gestione delle acque”. (Basti pensare che in molte regioni la misura minima della marmorata è 35cm o che è permesso trattenere 10 trote al giorno in acque libere).

Con questa lunga divagazione mi ricollego direttamente al principio 3:

“Limitazione dei danni provocati al pesce e possibilità di tornare a vivere “.

Indipendentemente dalla pratica del “catch & release” che qui è solo accennata e meriterebbe un lungo dibattito, questo principio è un valore di per sé.

Anche se il pescatore è intenzionato a trattenere il pesce catturato, qualora di misura e nel periodo consentito. E’ un valore assoluto perchè permette al pescatore di scegliere se trattenere o meno una cattura, mentre, se le possibilità di vita della preda fossero seriamente compromesse non ci sarebbe scelta: dovrebbe essere trattenuta. Non solo, il principio è valido di per sé perchè contempla la possibilità che il pesce rompa il filo o si slami e, in queste eventualità, possa continuare a vivere! E sul fatto che sia auspicabile che un pesce perso nel recupero possa continuare a vivere,  penso nessuno possa muovere obiezioni. Ad esempio se una trota rompe il finale e ha un amo del 18 con ardiglione schiacciato che gli fa da “piercing” al labbro, quasi certamente se ne libererà presto, oppure continuerà la sua vita con questa sgradita appendice (capita di pescare grossi pesci con ami arrugginiti in bocca). Al contrario una pesca che prevede lacerazioni interne per via dell’ingestione dell’esca oppure l’ostruzione dell’apparato boccale o delle vie respiratorie, in caso di rottura del finale o eventualità simili, non lascerà scampo al pesce allamato. che morirà in acqua.. e con il rammarico di non vedere nemmeno la fine in cucina.

In conclusione spero sia chiaro che per me non è mai giustificabile la spocchia di chi pensa di pescare nell’unico modo degno, la spocchia di chi guarda dall’alto in basso, l’unica cosa davvero importante è che sia trovato un equilibrio della pressione di pesca per rispettare  pesci e ambiente. Ognuno, partendo da questo rispetto, è libero di fare quel che più gli piace e magari quel che meglio gli riesce. Ogni tecnica di pesca è piena di fascino e di segreti, ogni tecnica conosce altissimi livelli di raffinatezza e conoscenza, ogni tecnica ha i suoi riti ed i  suoi profeti. Non solo, ogni pescatore può imparare qualcosa da un altro pescatore.

La piramide delle tecniche è però un modo di “sentire” le diverse tecniche che molto spesso capita di vedere discusso nei forum o nei negozi di pesca, e troppo spesso mi sono trovato, con fastidio, in compagnia di quelli che con un sorrisetto di superiorità mal celato guardavano un signore comprare i vermi mentre parlavano di quale imitazione di effimera fosse più adeguata alla stagione, prendendo a pretesto il fatto di essere in cima a quella piramide. Ho voluto quindi spiegare su quali basi, a mio avviso, la piramide si è costruita ed in effetti resta solida ad ogni analisi, senza togliere dignità a nessuno dei suoi elementi. Come ogni buona architettura infatti è bella nel suo insieme e nessun elemento deve ad essa essere sottratto, ogni lastra, pietra o mattone resta in armonia ed equilibrio al suo posto e tutti i pescatori potranno ammirare la complessità della piramide, apprezzarne ogni lato e ogni differenza per poi scoprire che la bellezza è nell’insieme e che ogni faccia di quella complessa figura è uguale all’altra, solo la disposizione cambia e ognuno è libero di vederla dal punto di vista che più gli piace.

7 Comments

  • Andrea Monferrato ha detto:

    E’ interessante questa analisi, e la faccio rimbalzare volentieri sulle mie paginette.

    Condivido, nell’ambito della pesca definibile come sportiva, i criteri e le variabili che individui. Vedo personalmente, come grande valore aggiunto alla sportività, la semplificazione dell’attrezzatura in favore della capacità tecnica, dell’esperienza e delle conoscenze del pescatore.

    Penso comunque che la ricerca degli elementi di sportività nella pesca sia peculiarità di alcuni e non possa rappresentare l’unico metro di giudizio in merito al valore delle attività di pesca non professionale.

    Non credo infatti che tutta la pesca dilettantistica (o ricreativa) sia considerabile come “sportiva”.

    E’ dignitosa pesca ricreativa, in cui non trovo però elementi di sportività, passare un paio d’ore sul fiume rilassati, con una lenza a fondo, è sempre dignitosa pesca ricreativa quella fatta per cercare di catturare un paio di persici da sfilettare e da cuocere al burro.

    • pietro invernizzi ha detto:

      “Vedo personalmente, come grande valore aggiunto alla sportività, la semplificazione dell’attrezzatura in favore della capacità tecnica, dell’esperienza e delle conoscenze del pescatore.” Giustissimo, avrei potuto aggiungerlo!
      Quanto alla dignitosa pesca ricreativa, quel che dici è inattaccabile; magari è lontano dalla nostra visione della pesca, ma è assolutamente giusto e sicuramente condiviso da ottima parte dei pescatori non professionisti.

  • pietro invernizzi ha detto:

    Ci tengo anche ad aggiungere che a mio avviso è “cosa buona e giusta” imparare a pescare “un po’ per volta” e non iniziare subito con la mosca senza conoscere le magie della canna fissa con il pane o delle attese con le lenze a fondo! Ed è bene anche, ogni tanto, tornare a praticare tecniche che magari abbiamo quasi dimenticato: scopriremo emozioni che non ricordavamo e magari accorgimenti tecnici a cui non avevamo ancora pensato.

  • Lore ha detto:

    Ciao, metto il sito tra i preferiti: pescavo da bimbo (12-16 anni) e sto riprendendo ora e mi sono fatto anche io un’etica della pesca. COncordo con l’albiente di pesca. Un pesce pescato nel lago di pesca i fiducia null aha a che vedere con un’orata presa al mare… Difatti il prossimo anno vorrei pescare al mare…impegni permettendo.
    Lorenzo da Torino.

    • pietro invernizzi ha detto:

      Ciao Lorenzo! Grazie, spero continuerai a seguirci a commentare e… a pescare! Se vuoi puoi anche fare “like” alla nostra pagina Facebook per essere aggiornato o fare “follow” sul blog per ricevere notifica dei nuovi articoli. A presto, rock’n’rod

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