A : Anonima = Cucchiaino : B

Jacopo con una fario 47 cm presa a spining nel Sesia
Prologo

“Tu che sei di serie A, a che ora vorresti venire a prendermi?”.
“Io passerei a prenderti per le 5 – 5:15 così siamo sul fiume prima dell’alba, che ne dici?”
“Zero. Visto che io vorrei che tu passassi almeno alle 6 facciamo una via di mezzo e passi per le 5:30”.
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Fin dalla pianificazione Jacopo ha subito fatto sfoggio del suo essere maledettamente di Serie A. Come un secchione che non passa mai i compiti cerca di di apparire – nonostante tutto simpatico – ha cercato di spacciami una sveglia alle 4.30 del mattino come se fosse una cosa divertente e normale. Ma io sono di B e nonostante la sera prima non avessi concerti o altre amenità – sono riuscito – a trattare un appuntamento alle 5.30 con conseguente sveglia alle 5.

All'andata leoni...L’appuntamento
Alle 5:28 sono sotto casa di Frank ad ascoltare gli squilli a vuoto che fa il suo telefono. Una scena già vista: la serie A che aspetta la serie B sotto casa, la serie A che tempesta di telefonate la serie B perché si svegli, la serie A che sveglia un vicino di casa della serie B alle 5:30 perché sbaglia citofono… Ma non questa volta. Mi giro e vedo Frank uscire dal portone. Il ritratto della vitalità è senz’altro diverso, ma il suo rantolare è meno strascicato del solito, sintomo che la sua vita da rocker impenitente gli ha concesso più dei canonici venti minuti di sonno…
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Mi sveglio riposato e agile – prendo le mie cose ascoltando un po’ di musica e scendo diretto all’appuntamento. Jacopo si mostra sorpreso e forse sollevato dal vedermi in straordinaria forma. Certo dico io, facile bullarsi di sveglie impossibili e partenze intrepide andando a letto alle 9 di sera bevendo acqua naturale. Facile svegliarsi presto andando a letto presto. Come naturale conseguenza anzichè trovarsi un cinghiale maleodorante in preda a postumi letali come compagno di viaggio, siamo partiti di ottimo umore, e concentrati per la giornata di pesca che ci aspettava di fronte.

L’arrivo al fiume
Quando ci affacciamo sull’argine lo spettacolo è desolante: potenti cascate ridotte a miseri Francis con Ibrido 38 del Sesiarigagnoli, profonde buche diventate poco più che pozzanghere  e l’impetuosa spina centrale che somiglia più a un chalk stream. Acqua ai minimi storici e di una trasparenza disarmante. Sarà una giornata difficile, meno male che il meteo promette bene. Mentre camminiamo sui sassi che di norma sarebbero in mezzo al fiume indico una pozza accompagnando il gesto con le semplici parole: “Fossi in te, io un lancio lì lo farei…”. Detto fatto, Francis al primo lancio attacca un bell’ibrido poco sotto i 40 cm che si esibisce in una serie infinita di salti. Iniziamo a pescare ma dopo un’oretta è chiaro che qualcosa non va, Francis prende trote a nastro e io invece riesco solo a sbagliarne una: tirone dall’altra parte del fiume, bella panciona bianca che si rigira e salutam a’ssòreta. Inutile questionare sull’approccio più o meno “pesante” al fiume, l’unica verità è che le trote ci sono (e si sapeva) e sono attive (che si sperava) ma io non ne riesco a spiaggiare nemmeno una. Il cambio di luce passa e sbuca un fastidioso sole splendente accompagnato da un irritantissimo vento. Ma porca di quella porca… Va bè, naturalmente si insiste in ogni correntina, rigiro o raschietto arrivi a portata di artificiale. Saliamo ancora guadando più o meno agilmente, a seconda dell’altezza personale, dove in condizioni normali sarebbe assolutamente impossibile e impensabile. Arriviamo a una buca sormontata da un salto d’acqua davvero risibile, mi ci acquatto sopra e al terzo lancio il mio tandem si blocca di botto. La sagoma scura si dimena piegandomi in due la canna e facendo esplodere la superficie. Urlo a Frank di correre col guadino (visto che il mio è andato perduto in un poco fortunato guado…) ma lui, vista la piega della canna, sta già correndo sui sassi e mi è ormai di fianco. La trota punta la cascatella e temo voglia provare a saltarla in pieno stile salmone, per fortuna ci ripensa visto che è presa in punta di becco. Il guadino le arriva vicino un paio di volte e altrettante lo schiva facendo temere la slamata. Ma ormai le riesco a tenere la testa fuori dall’acqua, ancora un paio di sfuriate e, appena entra nella rete si slama. Pacche e bestemmie festeggiano degnamente una splendida fario da 47 centimetri di massiccitudine. “Sai, ho avuto paura quando ho sbagliato la prima guadinata”. “Effettivamente mi sarebbe spiaciuto farti tornare a Milano a piedi…”.

Fario 47 cm del Sesia
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Dunque è andata così : io prendevo un sacco di trote e Jacopo no. Al passare del tempo l’ombra proiettata dal suo cappotto si faceva sempre più lunga e buia. Lo ammetto – mosso da generosità e senso della famiglia ( sentimenti tipicamente di Serie B ) –  ho rinunciato alla tentazione forte di fare un sacco di suca suca a Jacopo urlando soddisfatto ad ogni cattura. Anzi. Ad un certo punto ho iniziato a fare il tifo per lui, sperando in una sua bella cattura. Ovviamente questa è arrivata poco dopo – e sono contento di aver guadinato bene la sua bellissima fario : non oso neanche cominciare a pensare a quali sarebbero state le  conseguenze di un mio errore.

Panoramica del Sesia

La mattinata
Ci raggiunge Matteo che intanto stava pescando un altro tratto e saliamo alla ricerca di spot che conservino ancora un po’ di elemento liquido sul greto. Matteo scende, io e Frank saliamo. Mentre i raftingari si ostinano a scendere il fiume sciando sui massi, l’attività dei pesci scema, ma la musica non cambia, la B prende qualche piccola trota e io solo una. Va bè, è il momento di riposare le gambe sotto il tavolo, poi si vedrà.
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Arriva Matteo – peschiamo svogliati perchè l’acqua si è fatta trasparente e il sole intenso. Io comincio a pensare insistentemente al cibo.

Relax sul fiumeIl pomeriggio
Scorre senza grandi emozioni tranne quella di Matteo che è costretto a ripercorrere un pascolo sul quale qualche settimana fa è stato caricato da una mandria imbufalita. Qualche trotelle viene a mettersi in posa per uno scatto veloce ed è già il calasole.
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Ancora trotelle, paesaggi bellissimi, lanci precisi, foto qui e là. Le condizioni però non ci piacciono e il pensiero va al tramonto. Jacopo ha intenzione di fare il fighetto con la mosca secca. Io sogno marmorate epiche a spinning.

Il tramonto
L’acqua che scende morbida e l’aria ferma mi ricordano i miei intenti di aspettare il buio frustando l’acqua con la coda di topo. La lama è meravigliosa, il silenzio totale e come sbuco dai cespugli una bella 45 cm salta interamente fuori dall’acqua. Pare ci sarà da divertirsi. Ma il tempo passa e le bollate sono pochissime e sicuramente di microbiche trotelle. Qualche altra cacciata in lontananza mi fa rincorrere l’attività finché, stravolto, capisco che questa sera proprio non ce n’è a secca…
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Arriviamo in un punto che ci permette di pescare insieme senza romperci le scatole a vicenda : Jacopo a monte a secca – io a valle in buche profonde. Jacopo paga l’assenza di attività e lancia nel vuoto. Io mi sposto come un ninja per arrivare alla pozza che preferisco. Passo lento, testa bassa, giro l’angolo e … Ragazzi che fanno il bagno. Vi risparmio i miei pensieri, ma nonostante tutto lì dentro finirò per prenderci una marmoratina che prontamente rilascio senza neanche toccarla. Stanchi ma soddisfatti ci riuniamo e decidiamo ora di tornare in città, dopo l’ennesima spettacolare giornata di pesca che ci ha regalato il Sesia.

Rock’n’Rod

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