Idroscalo, zanzare e bass formato portachiavi

Fa caldo, le giornate sono lunghe e la voglia di lanciare è sempre tanta. Ci vuol poco a decidere: corriamo all’Idroscalo. Uscita tattica dai rispettivi uffici e alle 18,30 Pietro è sotto casa mia con un ondulante tra i denti. Ci facciamo venire il sangue marcio per il traffico milanese che si frappone ai nostri pruriti alieutici ma alla fine arriviamo.

Il parcheggio è pieno di auto che rigurgitano giovani coi capelli lunghi e le magliette nere: il popolo del metallo pesante si è dato appuntamento al Magnolia. In genere vestirsi da pesca fra tanta gente in borghese mette un po’ in soggezione, ma ieri eravamo tra quelli con meno cose che penzolavano dai giubbotti…

Dopo la vestizione si passa a un’abbondante bagno nell’Autan visto che le zanzare dell’Idroscalo le fanno atterrare direttamente a Linate e, mentre mi sto generosamente cospargendo di repellente sento una voce alle mia spalle: “Se mi fai fare una spruzzata ti do dieci panini”. Mi giro e vedo il ragazzo che tiene il chiosco di hot dog si sta avvicinando schiaffeggiandosi fragorosamente gambe, braccia e testa in stile ballo tirolese. È un uomo al bivio, distrutto da una dimenticanza che potrebbe costargli un paio di litri di sangue nel corso della serata. Gli passo l’antizanzare e gli offro una sigaretta. Insiste per offrirci dei panini, Pietro accetta l’offerta mentre io rimando a dopo la pescata.

Adesso è il momento che sulle acque risuoni il nostro metallo. I nostri lanci precisi sondano gli anfratti in cui con più probabilmente potrebbe esserci un predatore pronto a sferrare il suo attacco. Nessun brivido corre sulla lenza per avvisarci di un’abboccata ma in compenso riesco a perdere due spinnerbait nel giro di pochi lanci. Gli aerei che atterrano oscurano cortesemente la sfilza di bestemmie che tiro.

Battiamo tutti i punti che negli anni ci hanno dato più soddisfazioni ma non si vede una pinna tranne quelle dei persici sole che nuotano sornioni nelle acque basse. Continuiamo imperterriti e otteniamo solo qualche inseguimento da parte di persichetti e bassettini. Ogni tanto, in mezzo al lago a distanze irraggiungibili, salta qualche mostro che non si riesce a identificare con certezza e questo non fa altro che aumentare la nostra carogna. Cambiamo esche a raffica provando di tutto e Pietro riesce a far abboccare un minibass su jig metallico che però non ferra nemmeno vista la taglia esigua.

Io mi sposto in un’ansetta tranquilla e finalmente qualcosa mangia, un bassettino che a stento avrà fatto i 25 cm che dopo un paio di salti mi saluta. Pazienza, però potrebbe essere un segnale che qualcosa si sta muovendo. No, niente da fare. Continuiamo a spostarci e dopo un lancio millimetrico sotto un albero sotto al quale avrebbe dovuto esserci un boccalone di taglia bella ferro il fratello di quello che mi era scappato prima, piccolo e chiaro.

Se si tiene conto che la mia mano misura 60 cm. alla fine non è neanche male come cattura…

Mi sposto un po’, entro in acqua e visto che in queste condizioni pesco in scarponcini e pantaloni senza waders mi bagno fino alla vita per raggiungere un anfratto che sembrava promettente. Lancio, due giri di manovella, un bel tirone e non ci resta malgrado la ferrata pronta… Iniziamo a tornare indietro quando vediamo un bel bass bighellonare in superficie. Gli lanciamo sopra, segue le esche ma non attacca. Purtroppo non c’è tempo per un secondo tentativo perché arrivano le solerti guardie del parco a comunicarci che hanno già chiuso da venti minuti e che dobbiamo andarcene se non vogliamo un bel verbale…

Usciamo contando le punture di zanzare, ormai evidentemente immuni all’Autan, mentre la musica disturbapesci aumenta progressivamente di volume. Altra sigaretta al ragazzo del chiosco che ricambia il favore con un hot dog. Non è stata una battuta proficua o leggendaria, ma il tempo speso a pesca non è mai buttato. Ce ne andiamo mentre un ragazzo, l’unico in maglietta bianca, prendeva un paio di sganassoni ben dati da uno dei buttafuori.

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