Trote di Francia – Ep. 1

Pietro Invernizzi, Brown trout

release trota farioTrote. Pescare trote è nel DNA di Anonima Cucchiaino, è Alfa e Omega della nostra passione. Da qualche tempo mi dedico poco a questa tecnica, qualche uscita all’apertura per rito tradizione e devozione, ma poi altre tecniche e altri pinnuti mi distraggono, mi incuriosiscono con la loro novità e ambienti ancora da scoprire. A spingermi verso questo allontanamento c’è anche la dilagante mania per la pesca alla trota marmorata… Non credo sia una mia impressione, credo piuttosto di averlo obiettivamente constatato: la marmorata è una moda dilagante. Niente di male in questo, è stata la mia più grande ossessione alieutica e forse la mia più grande ossessione in generale finché non ho realizzato i miei sogni dove e come volevo io; capisco contagi altri pescatori. Anzi forse è un bene, se porta ad avere maggiore attenzione su questa specie a rischio, maggiori tutele e informazioni; purché non si traduca in abominevoli immissioni o in accanimento da caccia alla tigre bianca. Da decenni c’erano già molti pescatori esperti di marmorate prima che io iniziassi questa pesca e ci saranno sempre nuovi guru e nuove promesse, credo sia importante sapersi riconoscere in questo ciclo, mai primi in nulla, al servizio di una cultura del pescare.

Conosco bene la febbre da marmorata, una ricerca piena di fascino, una sfida prima di tutto con se stessi. Compatisco chi caccia trofei per sbatterli in faccia agli altri, il primo obiettivo deve essere la soddisfazione personale, quella deve guidarci e a quella non si può mentire.

Mentre me ne resto in disparte la pesca alla trota mi manca, soprattutto i suoi ambienti. Ma le piccole fario di torrente non esercitano più un grande fascino su di me, in un certo senso mi spiace troppo ferirle.

Sono giorni di Primavera quando penso tutto questo e mi  lascio sorprendere dall’invito di un amico, Fabio, abile pescatore genovese, costruttore di canne raffinate.  L’invito è per un fine settimana di pesca alle trote fario di lago, un lago francese in montagna! Una sfida nuova eppure plasmata nel DNA alieutico di Anonima Cucchiaino, lì era da sempre e aspettava solo il suo momento di essere vissuta! 

Trota fario in lago, cathc and release

Trota fario in lago, catch and release

La preparazione è stata breve ma intensa, qualche telefonata con Fabio per decidere appuntamenti, pensione dove dormire e attrezzatura media e leggera. Ho già visto quel lago tre anni prima, ma avevo fatto solo pochi infruttuosi lanci in agosto; è un lago artificiale abbastanza profondo, porto due canne: una da otto piedi per un’oncia e un quarto, con treccia da venti libbre e fluoro 0,30, nella speranza di usare qualche jerk serio, lipless generosi e crank blades; ed una biomaster offset da ventun grammi più morbida, con trecciatino sufix  0,10 di diametro e finale in fluoro 0,20 per approcci più delicati, magari con piccoli ondulanti, metal jig e gomme leggere.

Fabio Morini pronto a pescare

Fabio Morini pronto a pescare

Lunghe ore di macchina passano veloci quando chiacchieri di pesca con un amico, con l’autostrada ormai alle spalle iniziamo a salire verso il lago, un tornante dopo l’altro, un occhio alla strada stretta ed uno al torrente sotto di noi! Avremmo già voglia di scendere al torrente e pescare, ma il nostro obiettivo sono le trotone che vivono il lago. Rispetto all’estate dovrebbe essere più facile incontrare le trote sotto riva o comunque in acque basse e, stando alle informazioni raccolte, sono pesci assolutamente selvatici e di buona taglia! Siamo già in contatto con due pescatori del posto, forse gli unici due spinners che battono il lago seriamente: Morgan e Kevin.

mini trota fario

mini trota fario – livrea da incorniciare

Quando arriviamo è sera, dovremmo essere stanchi ma la voglia di lanciare è immensa, non ci cambiamo neppure ed attacchiamo la parte bassa del lago, un angolo che anni fa mi aveva regalato le uniche catture degne di nota. Sono convinto di essere sul punto di ferrare ad ogni giro di manovella… Invece non accade nulla. Solo la cornice paesaggistica e l’aria fresca e pulita di montagna spalancano i nostri sorrisi, pesci nulla. Provo un crank sottoriva e finalmente prendo una piccola fario. Il tempo passa, ci portiamo sulla parte più ampia del lago, uso una delle mie esche preferite al mondo: l’ardito 12 grammi doppiato. Lo faccio cadere verso il fondo in trattenuta e poi imprimo con la canna un paio di lunghe jerkate, quindi recupero lento qualche metro e via da capo. Un’abboccata violentissima mi toglie il fiato, ma poi la resistenza è minima… un’altra piccola fario. E’ il tramonto, sono le sette e mezza di sera e vogliamo pescare ancora, suona il telefono, è la pensione. Con gentilezza chiedo se può aspettarci ancora un po’ per il check in: <No! I have my private life>. La vita privata di Madame Pompidou, ci obbliga a rientrare alla base, posare le valige, essere cortesi e prendere possesso della stanza. Ed è subito cena.

La pensioncina

La pensioncina di Francia, deliziosa magione di Madame Pompidou

Facciamo i bravi, giusto un po’ di vino e un mirto. Sveglia presto, ci vestiamo veloci e silenziosi, caffè in camera e qualche biscotto preso la sera prima in cucina. Scendiamo in punta di piedi le scale della pensioncina, non vogliamo svegliare nessuno, siamo quasi fuori quando una porta si apre e la vecchia Madame Pompidou fa capolino con la sua faccia furba: < Bonjour et… boooon peeeeeche!> L’occhio le si illumina satanico, sembra una bambina di settant’anni, ritorna nell’ombra senza fare un passo e la porta si richiude. Silenzio. Usciamo all’aria fresca di montagna, ma a gelarci è quella sentenza lapidaria: < …bon peche!>. Un buona pesca a tuono, sparato a bruciapelo sull’uscio della gloria. Oscuro presagio.

Si inizia a pescare un nuovo tratto del lago, Fabio ha un approccio molto leggero, io invece provo con jerk e minnow generosi. Mi chiama, ha la canna con una piega strepitosa… in breve gli fotografo una trota fario magnifica! Non passa molto tempo e la scena si ripete… ancora un pesce bellissimo per lui.

Fabio e una grande trota fario di lago

Fabio e una grande trota fario di lago

Questo sabato vede il sole alzarsi e spuntare tra le montagne attorno, qualche nuvola bianca si sposta e lascia che i raggi di luce scaldino un po’ noi pescatori che imperterriti martelliamo di lanci le acque del lago.

Una macchina si fa vedere sulla strada alle nostre spalle: è arrivato Morgan! Non è solo, ha un figlio di quattro anni che non vede l’ora di pescare, un altro figlio di un anno e mezzo che ci seguirà sempre con entusiasmo sulle spalle di Morgan e un piccolo cagnolino ipersocievole che corre dappertutto libero e felice.  Ci presentiamo e siamo istantaneamente contagiati dalla simpatia di questa banda, Morgan in pochi minuti diventa il mio modello di gestione famigliare: bambini piccoli all’aria aperta e all’avventura, senza  eccessive preoccupazioni, fa il papà e intanto pesca e pesca molto bene!

Morgan's fishing family!

Morgan’s fishing family!

Il primo giorno ci fa divertire oltre ogni più rosea aspettativa. Una volta trovati un paio di punti del lago dove evidentemente le trote amano sostare, arrivano le catture. E’ la stagione giusta e le condizioni sono giuste. C’è un momento di puro delirio in cui Morgan lancia, incanna un pesce sui sessanta centimetri usando una piccola gomma leggera, il pesce salta lotta e si slama, io lancio a ruota e ferro un pescione… amo aperto, rilancio e inspiegabilmente rompo in ferrata, ancora un attacco, incanno e… slamo. Quattro pesci di taglia in pochi minuti, tutti persi. Dev’essere la maledizione di Madame… non c’è dubbio.

Morgan Calu and a Big Brown Trout

Morgan Calu and a Big Brown Trout

Ma trote meravigliose nella giornata vengono prese, soprattutto da Morgan e Fabio, io li seguo a distanza ma comincio a capire l’errore: pesco piuttosto pesante con esche grosse e stranamente qui non funziona. Non me l’aspettavo. Passo alla canna leggera e ad esche più leggere, Morgan mi presta le sue piccole gomme killer della Delalande e Fabio uno dei suoi mini-minnow della Smith che sono veri gioielli, oltre a questi lancio piccoli lipless e metal jig che mi ero portato e, finalmente, inizio a prendere anche io.   Si rivela vincente un recupero lento con frenetici movimenti di vettino per squotere le esche nervosamente nelle acque immobili.Pietro Invernizzi, Brown trout

Sono trote fario  massicce, con un’ottima taglia media, vere e potenti come solo l’attività pelagica di lago le sa trasformare! Pescarle con attrezzatura leggera è molto divertente e impegna il pescatore in una lotta tecnica, dove l’assenza di ostacoli permette  delicatezza, ma allo stesso tempo piccoli ami e fili sottili su bocche dure e pesci potenti obbligano a movimenti corretti di canna, ad una gestione precisa dei carichi di rottura e degli angoli di leva.

Abbracci al tramonto e si torna alla pensioncina dove ci accoglie il dispiacere di Madame per non veder padellata qualche trota. Ed è subito cena.

Domani ci attende una grande giornata. Ultimo giorno per cercare altre regine.

(Seguici, presto il secondo episodio. Iscriviti alla newsletter per non perderti neanche un articolo! N.d.R.)

8 Comments

  • Francesco ha detto:

    Molto bello il report Trote di Francia.Complimenti
    Mi piacerebbe sapere di che lago si tratta
    Grazie
    Francesco

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao Francesco, ti prego, non odiarci ma… preferiremmo non dirlo. E’ un lago ancora molto poco frequentato da pescatori a spinning e comunque da pescatori che non siano locali ed i pesci sono selvatici. Sinceramente crediamo che sarebbe bello se si conservasse così e conserviamo gelosamente questa perla frutto di lunghe ricerche…
      Grazie mille dei complimenti e scusa il “mistero”!

      Auguri e Rock’n’Rod

  • Mattew ha detto:

    Ciao Pietro, mi permetto il tu saremo coetanei, ho spesso letto il tuo blog nel corso degli anni con piacere. Tu parli giustamente di questa ossessione della marmorata che è esplosa nel corso degli anni. Gente che la cerca maniacalmente per infrangere muri dei record e ottenere i suoi 15 minuti di celebrità alieutica. Gente pronta a tutto per una foto con la tigre bianca come l’ hai chiamata tu. Gente che facendo no kill si sente assolta da tutti i peccati. Io siedo in una consulta pesca del Piemonte e posso assicurarti che appena c’è da sbattersi per battaglie concrete i super testimonial star del fiume si allontanano tutti a razzo verso la loro tana. Ripensando al buon Guy Debord e alla sua società dello spettacolo, al narcisismo dilagante, al pescatore che vive per centellinare su Instagram le sue catture e postarle in risposta alla cattura y… Mi fa davvero tristezza. Come in altri campi del fare umano non c’è azione comune ma mille ego onanistici in vetrina, per un like, un cuoricino e un ego ipertrofico. La vedo dura, durissima…
    Un saluto.
    M.

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie Mattew,
      davvero un commento profondo, amaro ma lo condivido.
      Mi fa piacere sapere che ci leggi da anni, come avrai notato la nostra attività sui social ha rallentato molto, in primo luogo per via degli impegni, il lavoro, la famiglia; ma anche perché il “dialogo” ci sembra ridotto in gran parte a quel che tu descrivi, soprattutto su Facebook.
      Ad ogni modo condividere la nostra grande passione resta un imperativo e le soddisfazioni, come il tuo commento, non mancano. Sempre più spesso vedo anche ragazzi molto giovani pescare con lo spirito giusto, forse sono fasi… certo anche io sono in un consiglio direttivo che gestisce diritti di pesca e la situazione generale del mondo “pesca” è ancora molto difficile, molto indietro.
      Ad maiora.
      Grazie ancora e a presto!
      P.

      Rock’n’Rod

  • Mattew ha detto:

    Grazie per la tua risposta Pietro, ora ci sarà da lottare per difendere il decreto legge del Ministero Ambiente dai mille attacchi. Stoppare le immissioni selvagge, sopratutto in tratti dove sono presenti specie autoctone è vitale ma le resistenze sono fortissime. E il punto è uno solo, non solo per salvare la Marmorata e la Mediterranea da ibridazione ma per difendere magari il Barbo canino dalla predazione di pesci di vasca scaricati a go go e via dicendo. E per smettere di farsi comprare da camionate di iridee e pretendere un fiume sano. Io sono il primo a rilasciare praticamente tutto tranne qualche iridea quando mi capita e se ho voglia di cibarmene e quel pesce all’ anno che pescando a spinning statisticamente mi muore, la classica fario sui 40 che ingurgita il vibrax del 4 tanto per capirci. Ma non basta dire libero tutto sono Figo, le lotte sono altre… Sono arrivato a stimare di più” padella” onesti e moderati che si sbattono per il loro tratto di fiume al solitario dio no killer Instagrammiano. In questa luce molto bello il tuo pezzo , la lettera agli ambientalisti…
    A presto, magari dove l’ acqua scorre!
    Un saluto
    M.

Rispondi a Francesco Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *