Trote di Francia 2019. Le furie del lago

Facciamo una tappa veloce a mangiare e poi a lasciare giù i bagagli e cambiarci, non più un confortevole, e alquanto costoso, bed and breakfast da coppietta romantica, come ci era toccato l’anno scorso, bensì la casa di un pastore del posto!

Il gentilissimo Napoleone, questo il suo nome, ci raggiunge mentre stiamo sbranando una omelette e degli affettati che da soli potrebbero valere tre o quattro stelle Michelin a questa locanda a due passi dal lago. Napoleone ha una folta barba con tutte le sfumature di grigio, un’età indefinibile ma uno sguardo luminoso e pieno di vita, di quelli che hanno visto molto del senso di questo mondo. La sua casa in affitto, neanche a dirlo, è a venti metri dalla locanda, il tempo di brindare con un bicchiere di rosso e ci presenta la nostra tana per queste giornate di pesca: una antica casetta di pietra naturalmente nascosta da grandi alberi di castagno.

Si salgono gradini di granito consumato che portano ad un piccolo pianerottolo poi la porta si apre: due piani dalle pareti di pietra e pavimenti in legno. Sotto una sala con camino e cucina, sopra i letti, il bagno e finestre sulle montagne intorno. E’ perfetto. A completare il quadro un nuovo amico, un enorme cane maremmano che vive alla base dei gradini di ingresso… l’aspetto è terrificante, per la sua mole ed il pelo arruffato e perché il lato destro del suo muso è solcato da spaventose cicatrici che gli tengono un occhio sempre aperto scoprendo, di quando in quando, denti paurosi. Lo battezziamo con il nome evocativo di “Ferocio”. Dopo un lungo tentennare ci facciamo coraggio e piano piano lo avviciniamo, si alza sulle quattro zampe, scalpita e… ci si avventa contro con i suoi 50 o 60 chili… sì, per prendere quante più coccole possibile! Ferocio si dimostra essere il cane più tenero d’Europa e forse del mondo, buon amico che ci aspetterà sulla soglia all’alba e al tramonto, prima e dopo ogni giorno di pesca.

I primi lanci sono carichi di aspettativa eppure… non prendiamo nulla! Poi Fabio incanna, slama, incanna, prende! Bellissime trote. Io incanno, slamo, poche volte. Il primo giorno vede il mio amico prendere diverse belle trote e me imprecare moltissimo. Fortunatamente il mio spot preferito mi salva dal cappotto con una fario discreta dai colori bellissimi.

Abbiamo pescato esattamente come l’esperienza dello scorso anno ci ha insegnato. I livelli e la trasparenza sono simili, ma non  uguali: acqua un po’ più alta e torbida.

Cerchiamo comunque taglie più importanti e ci saremmo aspettati abboccate più frequenti, è stata dura oggi, forse dobbiamo cambiare qualcosa. Discutiamo alla locanda davanti a piatti luculliani e un bicchiere di bordeaux. Ci svegliamo non propriamente all’alba, ma è mattina presto… Aggrediamo di lanci il lago, variando leggermente di più la scelta di esche ed il tipo di recuperi: qualche minnow  generoso, qualche esca di vibrazione forte.

Arrivano le prime abboccate e… le prime slamate! Questo sarà un tormento di questo viaggio: tante, troppe slamate.

Di solito, secondo la mia esperienza e quella letta in mille libri e racconti, le trote si slamano soprattutto se hai attrezzatura troppo rigida, se saltano molto o si rotolano, se non le ferri quando peschi grosso…  Noi abbiamo attrezzatura piuttosto morbida, peschiamo fino e ferriamo il giusto, eppure trote incannate si slamano in pieno combattimento!

Alcune in modo ragionevole: in salto o rompendo il finale sfregandolo sulle rocce sotto riva come fossero ricciòle. Ma la maggior parte si slamano inspiegabilmente: in piena trazione con canne in dolce piega e ami nuovi affilatissimi. Doloroso mistero.

Oggi piove, pioviggina, raggio di sole, piove forte: il lago cambia spesso il suo volto secondo luce e vento. Fabio si bagna gambe e piedi ma pesca imperterrito e, tra uno starnuto e l’altro, uno scroscio e una schiarita, ferra la trota più grande: vede una piccola cacciata sotto riva, lancia piccolo minnow, lotta e… presa! Il mio telefono suona e suona, ma io sono in macchina e mi sto vestendo con strati cerati: <Eccomi, arrivo! Tienila nel guadino!>. Gli dei della pesca hanno premiato la sua tenacia.

Foto e perfetto release. E’ una trota di taglia favolosa, vera fario selvatica cresciuta in lago, come tutte le trote che prendiamo qui. Livree diverse, conseguenza di ceppi diversi e passate immissioni. Mi congratulo: davvero massiccia.

Tempo per qualche altra cattura e altre trotone slamate misteriosamente tra cori di bestemmie inenarrabili. Stasera servirà più vino rosso, più legna per le fiamme del camino e porzioni abbondanti della mia leggendaria carbonara!

La mattina dell’ultimo giorno trova Fabio febbricitante ma carico come una molla ed il sottoscritto bramoso di vendetta come poche volte.

Sin dai primi lanci ci raggiunge il nostro amico Kevin, in compagnia di una giovanissima coppia di pescatori a spinning.

Siamo in cinque a lanciare, ma ci distribuiamo a buona distanza e camminiamo un lungo tratto di sponda piuttosto difficile da raggiungere e quindi molto poco battuto. Passano solo pochi minuti, sto pescando con una strana esca siliconica arancione, una botta violenta in canna, ferro, il mulinello sfriziona deciso, la canna si flette e sento il peso di una trota importante, grido <Fish! Big one!>, Kevin corre verso di me con il guadino, la trota corre in diagonale verso il largo e… libera!

Recupero muto, sbigottito. Controllo l’ancoretta: nuova, stupenda e con ardiglioni. Niente, la maledizione continua.  

Qualche bella trota arriva a guadino, poi si pranza in compagnia e ci si saluta. Restiamo io e Fabio sul lago, motivati più che mai a prenderne una davvero grossa.

Si alza il vento. Tanto vento, forte vento. Siamo avvolti nelle cerate, baveri alti e cappuccio; il lago è scuro e spazzato da raffiche che alzano piccole creste bianche sulle onde veloci. Non ho dubbi: <A me ‘sta storia che qui il jerk non prende mi sembra una boiata! Adesso prendo con un tide minnow da 18 centimetri, vuoi vedere?>

Cambio canna, la mia fedelissima NRX 5/8 con il lungo jerk è pronta, il diametro del filo è salito, diciamo pure raddopiato. Primo lancio lungo su acqua profonda. Una jerkata, pausa, due jerkate, pause. Tre… Esplode l’acqua a galla, gorgo e spruzzi, la canna si flette violentemente sulla mia ferrata! Scricchiola la frizione e… libera. Santi del cielo, dei della pesca, perché? Quando vi ho offeso? Sono peccatore per molte religioni, ma quando ho peccato innanzi a voi? Non vi venero forse con imbarazzante elargizione di denari a tutti i negozi di pesca online e offline? Non ho forse perduto con generosità innumerevoli esche in tutte le vostre acque? Quanti litri di alcol, a voi tanto caro, ho bevuto devotamente? Forse che qualche volta ho lanciato ancora dopo aver dichiarato l’ultimo lancio? Forse che ho mostrato tecniche segrete ad adepti indegni? Oh, dei della pesca, perdono! Vogliate volgere il vostro sguardo implacabile su questo alfiere di Anonima Cucchiaino e dare la cattura agognata.

Gli dei della pesca ci osservano… sempre.

L’inizio a long jerk è stato sbalorditivo, continuo. Cambiamo spot. Dopo pochi lanci sullo stop ho una botta in canna e nulla di fatto. Il Tide si spaletta da solo nel recupero: “ottimo, bene così, in fondo costano poco”. Non parlo più con gli dei, non chiedo più nulla, sento che loro stanno parlando con me e devo ascoltare.

Cerco un’altra esca nella cassetta e … per sbaglio la rovescio in acqua. Le esche affondano in un istante in un metro e mezzo d’acqua su fondale sabbioso. Tante esche, milioni di euro, forse milioni di milioni. Calma. Provo con la punta della canna con un’esca in cima a recuperarle, ma muovo la sabbia e rischio di rompere la canna. Rifletto e c’è una sola soluzione: bagno! L’acqua è profonda quindi mi spoglio come mamma mi ha fatto, nudo come un lombrico mi immergo nelle gelide acque di montagna ed in due minuti recupero tutte le esche. Dopo questa sacra tragicomica abluzione, battesimo di rinascita alieutica, mi rivesto e continuo a pescare. Fabio ancora ridendo per la scena mi presta un jerk argentato che mi convince, io sbacchetto e, dopo qualche minuto… ferro! <C’è!> grido emozionato. In pochissimo è a riva la mia trota più bella di questo viaggio: forte, colorata e massiccia. Esempio di splendore della sua specie. Foto e rilascio. Sono felice. Gli dei si sono espressi e hanno ripagato, seppur con parsimonia, i miei sacrifici.

Cala il tramonto. Torneremo a casa con un rammarico ed una convinzione: le più belle ci sono scappate! Ma verremo ancora e le prenderemo più grosse!

Niente preconcetti la prossima volta, niente lezioni impartite da altri, per questo lago: estro, fantasia, istinto e caccia a tutti i costi.

Pietro & Fabio

Salutiamo le montagne, le acque, Ferocio e Napoleone con un groppo al cuore: anche questo viaggio di pesca è stato spettacolare e memorabile! Grazie Fabio, grande angler e grande amico, grazie Francia, grazie lago di sogni e misteri… a presto!

Rock’n’Rod

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