Tonno Alletterato da record in Mar Ligure

tonno alletterato record pietro invernizzi

tonno alletterato record pietro invernizziGiulio, mio figlio, non era ancora nato quattro mesi fa. Marta, la mamma, era in cinta di sette mesi ed io stavo pescando troppo poco, così un venerdì pomeriggio di luglio le dissi: <Ci sono mangianze in Liguria, devo andare, torno comunque per pranzo a casa…>.  Lei era preoccupata, troppe ore di guida da solo tra andata e ritorno e poi il meteo dava temporali. <Facciamo così> mi disse, < vengo anche io, ti tengo compagnia in macchina, mentre tu peschi io dormo. Poi però mi porti a fare il bagno o se piove facciamo due passi lungo mare>. Così mi ritrovai in piena notte in autostrada, secchiate d’acqua dal cielo, buio pesto e la radio a farci compagnia. Guidavo piano. Con la coda dell’occhio vedevo quel pancione e mi sentivo protettivo. Nonostante temporali sulla Serravalle e guida apprensiva, arrivammo all’appuntamento con Fabio in perfetto orario: prima dell’alba. Scesi dall’auto nel parcheggio della marina, pioveva forte, Marta abbassò lo schienale del sedile per provare a dormire,  io e Fabio, schierate le canne da pesca contro l’auto, ci mettemmo a guardare il cielo cupo.  Spirava un vento ostile, l’acqua cadeva a scrosci improvvisi; solo tra qualche nuvola stracciata si lasciava intravedere la prima fievole luce del giorno. Fabio chiese: <Cosa facciamo? Fuori c’è onda…>

Alba sul Mar Ligure

Sopra le occhiaie lo sguardo incendiato dalla voglia di pescare, Fabio ed io decidemmo di provare a uscire in mare. Rischiando che i servizi sociali mi portassero via moglie e figlio, li lasciai nel parcheggio sotto la pioggia, barca pronta, mollati gli ormeggi, finalmente ero in rotta verso il primo lancio. Intorno a noi nubi minacciose verso terra e schiarite verso il largo.

Appena la prua passò oltre il riparo della diga di massi del porto, onde lunghe iniziarono a farci ballare, fummo costretti ad avanzare piano per non sbattere tra masse d’acqua scomposta che si agitavano intorno a noi. Fabio mi guardò perplesso: <Butta male, che facciamo torniamo indietro?>; <L’onda è lunga, per me cala… forse un po’ più in là è meglio>. Avanzavamo lenti, nessuna barca fuori. Ero convinto di quel che dicevo, sotto costa le onde lunghe che arrivavano dal largo si spezzavano con le onde di ritorno, quelle che rimbalzavano su massicciate e moli. Il vento sembrava in calo, le onde sempre più basse, la barca di Fabio affidabile e poi… un meteo così ispira sempre pesci in attività!

La febbre alieutica & Fabio Morini

L’amico Fabio Morini e gli occhi pazzi da febbre alieutica per le mangianze! …poca pioggia…

<Proviamo un po’ più in là> ci ripetevamo a vicenda, e intanto il porto si faceva sempre più lontano alle nostre spalle. Fabio dopo meno di un’ora di lenta navigazione vide qualche movimento tra le onde, difficile vedere la mangianza lontana in quella luce plumbea, ma lui vide qualcosa. Planammo più veloci che potemmo, sbattendo forte la chiglia tra le onde, poi via: velocemente lanci lunghi verso gli spruzzi dei pesci. <Eccolo!>, il suo mulinello sfrizionava già al primo lancio, dalla piega della sua canna RodHouse custom si capiva subito che doveva essere un bel pesce.

La canna custom di Fabio in piega

La canna RodHouse custom di Fabio in piega

Manovrai la barca assecondando le fughe, <Un alletterato, grosso> profetizzò, in breve lo stavamo fotografando. Un bellissimo tonnetto alletterato, la preda perfetta per il tipo di attrezzatura che stavamo usando.

tonno alletterato fabio morini

Restammo sul mare a lungo, cercando segnali che ci indicassero la posizione dei pesci: spruzzi d’acqua, voli d’uccello. Qualcosa si scorgeva verso il largo, tempo di arrivarci a tutta velocità ed i segni erano spariti… sempre un po’ più in là, sempre più al largo. Dopo un’intera mattinata in mare ci eravamo spinti a bagasce, metafora ligure per dire lontano, parecchio al largo. Intorno groppi di nuvoloni neri non ci facevano stare tranquilli, eppure quei maledetti uccelli tutti insieme… un po’ più in là… Ancora una planata e ci parve di scorgere spruzzi importanti in superficie, non una mangianza concentrata, ma singoli pesci in caccia. Fabio con maestria aveva letteralmente volato verso quei pesci, arrestando il motore appena a portata di lancio. Provammo qualche tiro ma nulla… difficile lanciare su sporadici spruzzi, difficile anche tenere il filo in tensione e quindi l’esca in pesca tra vento e mare rotto. Ebbi un’unica intuizione che, forse, fece la differenza: lanciai ancora i venti grammi del mio metal jig verso gli ultimi spruzzi visti, ma questa volta misi il filo in tensione e aspettai alcuni secondi prima di iniziare il recupero, così, pensando che se l’esca fosse affondata un po’ sarebbe stata più visibile, anche da lontano,  in quelle condizioni di mare spezzato, luce debole e pesci sparsi…

Feci due giri di manovella e la canna GLoomix e6x 5/8 si piegò velocemente, il mulinello twin power 5000 iniziò a cantare: avevo già incannato un treno! Le ferrate che diedi furono più che altro uno scrupolo e un automatismo: era già allamato e in fuga verso l’orizzonte. Sbobinavo a una velocità impressionante nonostante la frizione fosse ragionevolmente stretta, Fabio prontamente si mise a seguire la fuga con la barca, così fu possibile accorciare le distanze e ruperare filo. Fu allora che il pescione puntò deciso il fondo e riguadagnò distanza, la profondità era poco oltre i cento metri: preoccupante ma gestibile. Iniziò un lavoro delicato di canna e mulinello, pompando e recuperando appena possibile; una lunga danza durata una eternità di minuti in cui la treccia Sufix 20 libbre ed il finale dello 0.40 venivano stressati, così come quell’unico amo singolo VMC 7266, ma ancora più stressati eravamo io ed il mio amico, appesi al filo, in attesa di sapere cosa aveva abboccato davvero… Tonno rosso? La cosa più probabile a quel punto.

Finalmente si fece scorgere una grande macchia argento sotto la barca, troppo grande per essere un alletterato, doveva essere un piccolo rosso. Ancora qualche fuga, sempre più corta, noi sempre più con il fiato sospeso… Ecco fu sotto barca, a portata del grande guadino di Fabio, preso! Inconfondibile la livrea: tonno alletterato. Grande, molto grande, un metro quasi perfetto di lunghezza per circa quindici chili… certamente non un record assoluto, ma è praticamente la sua taglia massima. Ci abbracciammo pieni di entusiasmo, felici come bambini, era stata una strepitosa cattura di squadra! Grazie Fabio! Tonno Alletterato Record Pietro Invernizzi Mar Ligure

Poi, come al risveglio da un lungo sogno, dopo qualche foto ci accorgemmo di essere davvero a bagasce, molto al largo, il vento c’era ancora e le nuvole nere erano sempre minacciose. Tempo di riparare verso il porto.

Non lo dimenticherò mai: avevamo i sorrisi stampati e gli occhi chiusi a fessura per via di spruzzi e pioggia battente che iniziò a caderci sulla testa con violenza, decretando definitivamente la fine di quella memorabile pescata.

Pietro e Fabio, pioggia in mare

Pietro e Fabio, pioggia in mare

Al rientro in porto, fradici come pulcini, ritrovammo Marta sorridente con il suo pancione; nessuno mi aveva denunciato per abbandono e anzi, fu bellissimo vedere la mia felicità specchiata in lei.

Un pesce dall'acquario di Genovaa

Foto di un pesce dall’acquario di Genova

Come promesso da quel momento si fece quel che voleva lei: pranzo con la miglior focaccia del mondo, gita con Fabio al bellissimo acquario di Genova e infine, come per magia, le nuvole si dissolsero, il sole inondò di luce e calore la Liguria e noi passammo tutto il pomeriggio a fare il bagno al mare. Una giornata semplicemente perfetta.

Rock’n’Rod

See You Spoon

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Pronti per fare il bagno al mare!

Pronti per fare il bagno al mare!

 

1 Comment

  • Claudio ha detto:

    Come ti ho già detto…leggendo il report le mie più sincere congratulazioni non vanno alla cattura del tonno…nonostante sia veramente notevole…ma piuttosto all’arrivo di una nuova leva da instradare alla “via” della pesca per poi poter così condividere indimenticabili momenti con lui…
    Ancora congratulazioni !

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