Back to Black (Bass)

black bass fishing

Big Black Bass

Era una delle prime giornate davvero calde di questa primavera, un sabato di alcune settimane fa.

Non avrei potuto perdere l’occasione: pescata in belly boat a Black Bass in un piccolo lago prealpino insieme a un asso di questa tecnica di pesca, l’amico Paolo.

Il Black Bass, boccalone o persico trota, è il pesce prediletto da moltissimi pescatori d’acqua dolce ed il “bass fishing” è un vero e proprio mondo a parte nell’universo della pesca. Le competizioni agonistiche di pesca al “bass” sono le più importanti in acqua dolce, negli Stati Uniti si tratta di tornei da centinaia di migliaia di dollari con sponsorizzazioni da capogiro, i pescatori europei vanno un po’ in scia allo stile americano, con un’attitudine verso questa disciplina che molto spesso sembra più una moda legata al look piuttosto che una tecnica dai molti aspetti sofisticati.

Sono sempre stato un pescatore poliedrico, nel senso di curioso verso tutte le tecniche in tutti gli ambienti, ma essendo cresciuto soprattutto pescando trote e lucci in modi tradizionali ho guardato con sospetto al bass fishing e a quei colleghi pescatori con mille canne e cannette per pescare qualche ora. Look da rapper e maglie da ciclisti tappezzate da sponsor dai colori sgargianti e una infinità di parole inglesi per definire i loro lanci o i modi con cui innescare e lanciare esche di gomma… 

Lago prealpino

Lo scetticismo era fomentato anche dal fatto che, con un po’ di fortuna e qualche buon consiglio sugli spot, insieme agli anonimi siamo sempre riusciti pescando a spinning nel modo più tradizionale del mondo a prendere dei bei bass, anche a cucchiaino rotante oppure a mosca con streamer e piccoli popper. Mai dubitato che gli specialisti fossero più bravi di noi, piuttosto il dubbio era: ne vale la pena di fare quel cinema per prendere simpatici pesci verdoni all’apparenza piuttosto tonti?

Un giorno di parecchi anni fa, Jacopo ed io, decidemmo di provare ad avvicinarci al bass fishing partecipando ad una lodevole iniziativa di un importante club di pesca al bass milanese. Ritrovo all’Idroscalo di Milano, mattina presto. La lezione iniziò con la teoria, due ragazzi allestirono un grande tavolo con una miriade di esche, per lo più in gomma ma non solo, spiegando per un tempo infinito i diversi inneschi e le diverse possibilità di utilizzo a seconda degli ambienti e quindi con le adeguate mille combo di canna e mulinello. Finalmente giunse il momento della pratica e lì, in quel preciso momento, il mirabolante mondo del bass fishing perse ogni credibilità nel nostro immaginario, letteralmente colò a picco: il primo equipaggio iniziò a caricare una piccola barca a remi con mille scatole di esche, mazzi di costosissime canne, batterie ed ecoscandaglio ed infine, nell’intento goffo di salire a bordo, ancora attaccati al molo, ma pur sempre su tre metri di fondale di acqua torbida, i ragazzi fecero inclinare pericolosamente la barca e l’acqua iniziò ad entrare velocemente a bordo… In un minuto la barca era affondata con un miliardo di milioni di euro di attrezzatura a bordo. I pescatori maestri erano a mollo nell’acqua e le loro magliette multi-sponsor sembravano ancora più ridicole. Un po’ ci spiaceva, i ragazzi erano stati gentili, ma non ridere della scena era davvero difficile.

Milano la mattina, albe per andare a pescare

Milano la mattina, alba per andare a pescare…

Lasciammo alcuni di questi abili pescatori al molo, impegnati nel bolentino di profondità in cerca di attrezzatura sommersa; con un’altra barca e un altro ragazzo-bassman-guida andammo a sperimentare la pesca al bass fatta secondo i criteri del bass-fishing.

Dopo ore di girovagare e lanci infruttuosi, avvistammo un pesce verdone e ciccione che pigramente nuotava vicino al fondo. Eseguii correttamente la manovra spiegata dal tutor: fare affondare vermone di gomma nero davanti al muso del pesce, stare fermo, pesce vede esca e si avvicina, stare fermo, pesce aspira esca, ferrare e recuperare. Foto. Quello che ci stupì maggiormente fu l’entusiasmo del ragazzo-bassman-guida che accompagnò questa misera azione. Da allora il bass fishing rimase per me solo un grande reparto dei negozi di pesca che frequento.

Belly boat fishing

Belly boat fishing

Ma gli anni sono passati ed il dubbio che mi stessi perdendo qualcosa di interessante è rimasto sempre vivo.

Il mio amico Paolo non è solo un bravissimo pescatore poliedrico, è prima di tutto un bass-man di razza… uno di quelli dal passato agonistico, uno di quelli che li prende over anche in pieno inverno; il candidato migliore per farmi da guida in una gionata di pesca a Black Bass.

Le “ciambelle” o bellyboat in spalla con le pinne attaccate, gli stivaloni addosso, in uno zaino qualche scatola di esche e i panini. Era ancora mattina presto, ci siamo lasciati la macchina alle spalle ai margini del bosco e ci siamo incamminati lungo il sentiero. 

Era dai tempi dei lucci in Danimarca che non mi ritrovavo seduto a pelo d’acqua a pinneggiare con una canna in mano; è una sensazione stupenda!

Paolo mi ha dato una canna da casting armata con una linea da venti libbre e un gambero di gomma innescato a Texas. Io nel dubbio mi sono portato una canna da spinning armata con una swimbait... Semplicemente perché ero abituato a pescare i lucci a casting con fili spessi ed esche pesanti, temevo la parrucca del secolo al primo lancio!

Combo casting e belly boat action

Combo casting e belly boat action

Invece Paolo mi ha spiegato i rudimenti del lancio delicato e preciso con le combo casting leggere, correggendomi durante tutta la giornata. Un pendolo di polso da fare in modo armonioso che farà volare l’esca parallela all’acqua con un controllo millimetrico su posa e distanza. A lui riusciva ad ogni singolo lancio, l’esca si appoggiava delicatamente sotto le radici dell’albero proteso, tra le canne del fitto canneto, sopra la ninfea, accanto al palo sommerso sotto al pontile… all’occorrenza “skippando”, ovvero facendo spiattellare l’esca sull’acqua per farla entrare in anfratti altrimenti irraggiungibili.

Paolo lancia con precisione millimetrica

Paolo lancia con precisione millimetrica

Chiunque creda che il casting ed i mulinelli a bobina rotante siano una tecnica utile solo per le pesche gravose, non sa cosa sia la pesca di precisione al black bass. Lancio dopo lancio miglioravo anche io, restando comunque nella sfera di possibilità di un principiante. Lanciare con precisione diventava parte del divertimento in pesca, ma non era fine a se stesso… i bass non si facevano vedere e l’unica possibilità di prenderli era l’estrema precisione del lancio, ovvero proiettare l’esca nella tana, svegliare l’istinto in un predatore che quel giorno non stava affatto predando.

Passate alcune ore e fatto mezzo giro del lago forse ho avuto  una abboccata che prontamente ho sbagliato, Paolo invece, due minuti dopo, aveva preso un bellissimo pesce! Foto, libero.

Black Bass pose...

Black Bass pose…

Abbiamo incontrato altri tre ragazzi in ciambella come noi che giravano il lago in senso opposto, tutti “a cappotto”, non incoraggiante. Giornata molto negativa. Ci siamo goduti il sole caldo e la pace di mangiare dei panini a mollo nel lago. Panorama, quiete e battute tra amici: paradiso. Finita la sezione in belly boat nel pomeriggio siamo andati ad esplorare un tratto più lontano, a piedi sulla sponda.

Paolo mi ha portato nei pressi di una pianta con grosse radici nodose dentro l’acqua e rami protesi sopra l’acqua, sapendo che lì, dentro le radici, vivono dei bass. Avrebbe voluto che facessi il primo lancio, ma era un lancio molto difficile per un principiante del “light casting” come me, inoltre aveva montato una swimbait da un milione di dollari… prefigurando l’esca tra i rami, ho insistito affinché lanciasse lui. Così l’esca è caduta sotto i rami, tra le radici, con precisione millimetrica e ben quattro bass sono usciti a seguirla, Paolo ha recuperato veloce e mi ha passato la canna. Ho lanciato, questa volta con tranquillità, davanti alla pianta e, recuperando piano con “stop and go”, ho preso anche io il mio bass di giornata, con un violento attacco a vista sotto al pelo dell’acqua. Praticamente una cattura telecomandata dal mio amico.

black bass a swimbait

Quello che ho imparato quel giorno di inizio primavera è che, al di là di terminologie anglofone e buffi modi di vestire, al di là degli eccessi di alcuni individui nel modo di vivere questa pesca, l’universo di esche specifiche, inneschi e modi di lanciare hanno perfettamente senso nel bass-fishing. Noi abbiamo pescato quasi solo a texas, ma Paolo mi accennava alle diverse altre tecniche e a quando usarle e, lo confesso, mi è venuta una gran voglia di impararne di più.

Texas rig

Texas rig

Certo tutti possiamo prendere qualche bel bass quando i pesci sono attivi, ma prenderli sempre o quasi è cosa da specialisti… Inoltre il bass, come l’aspio che pesco assiduamente da qualche tempo, è un perfetto “game fish”, cioè si presta più di altri ad essere pescato e rilasciato con un rischio di mortalità ben più basso di altre specie più “nobili”. Insomma non so se mai diventerò un bravo bassman, ma di sicuro spero di avere presto altre occasioni per migliorarmi perché in un solo giorno mi sono ricreduto totalmente: mettendo da parte l’agonismo ed il bizzarro folclore dei “bassari medi”, è una pesca che davvero può essere estremamente tecnica e divertente, dal lancio alla scelta delle esche, passando per ambienti e combattimenti: la pesca al Black Bass è spettacolare!

Ci vediamo al prossimo lancio.

Rock’n’Rod

 

 

 

4 Comments

  • Nicoletta ha detto:

    Bravo neobassman!

    Nicoletta, neononna da 6 giorni!

    Un abbraccio!

  • Mimmus ha detto:

    Concordo in tutto.
    Mi piace pescarli ogni tanto ma da me non ci sono bass, ogni tanto vado a cercarli nella regione confinante, con l’approccio da spinner generalista. Qualche volta mi sono divertito, qualche volta ho miseramente cappottato, come con tutti i pesci.
    Secondo me, il discorso è tutto qua.

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Ciao! Mi ero perso via questo commento… sempre piacere leggerti!
      Ma sì, cappottare ciclicamente è cosa buona e giusta, cercare di essere specializzarsi può essere un altro modo di divertirsi e cercare di capire meglio le regole di Natura, nel nostro caso, come si comportano i pesci… Allo stesso tempo l’approccio generalista è più semplice e a volte più divertente.
      Un saluto, a prestissimo!

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