La stanza dell’autocostruzione – 34 – Fish&Pitch Lab

Non sono molti gli autocostruttori che scelgono di misurarsi con la gomma. Lui invece, di fianco a creazioni più tradizionali come lipless, swimbait e minnow, l’ha eletta come uno dei materiali che gli permettono di dare forma alle sue idee, che comprendono una buona dose di insetti e inquietanti creature marine.

Non so nuotare, non so sciare, corsa così così ma ho il “senso dell’esca”. Parafrasando “il senso della frase” vi racconto qualcosa di me. Mi chiamo Roberto Tamburrino, ho 34 anni e abito in provincia di Milano. Oltre alla pesca, amo la buona cucina, la natura, la birra di qualità, la lettura e la compagnia degli amici. Non necessariamente in quest’ordine. Come molti dei miei coetanei ho fatto molti lavori nella mia vita. Quello che più amo in assoluto è il tecnico del suono, mentre quello che mi ha insegnato più cose rispetto a tutti gli altri è stato l’essere il “garzone” di mio padre. Mio padre ha avuto per diverse decine di anni un’attività d’imbiancatura e poter lavorare con lui mi ha insegnato tanto, soprattutto l’approccio al lavoro e la realtà del mondo artigiano. Sono felicemente spostato e da cinque mesi sono diventato papà di un bambino meraviglioso.

Da quanto peschi?
Mi piacerebbe dire, come molti altri costruttori, di pescare da quando ero bambino, ma non è così. Verso i 16 anni ho provato a fare qualche lancio al laghetto vicino casa con qualche amico. Pochi pesci, tanto freddo, infinite parrucche sulle improbabili montature impiegate ma indubbiamente il modo migliore di passare le mattinate con gli amici. Ho iniziato a pescare davvero 3 anni fa, incuriosito dallo spinning.

Quando hai iniziato a costruire? Ti ricordi la tua prima creazione?
Ho iniziato a costruire 3 mesi dopo il primo lancio. Chiaramente non conoscevo tecniche e tipologie di esche ma ero sicuro di poter combinare qualcosa. Era un rigido dicembre e al laghetto usavo molto i lipless, ottenendo discreti risultati. La mia prima creazione è stato il clone di un filibustiere, realizzato con materiali del campo dentale. Finito di fretta il venerdì notte e bagnato con emozione la mattina successiva. Così, proprio il sabato mattina, sono andato al Lago Airone, con tanta voglia di provarli e con poche aspettative. Al momento della prova c’era una calma piatta sulle sponde e le catture erano poche per tutti. Dopo qualche lancio ho sentito un attacco e ho portato a guadino la prima trota sui 2kg. Ritentando ho catturato anche la seconda, poco più grande. Ero incredulo e felice. La mia copia in resina era bruttina e poco curata nella colorazione ma era efficace.

Perché hai iniziato ad autocostruire?
La risposta farà sorridere. Un sabato ho perso 3 artificiali in 5 ore. Non mi piaceva molto l’idea di “pasturare” con esche nuove e costose, così tornando a casa, ha iniziato a girarmi per la testa l’idea di costruirmele.
Mi è sempre piaciuto realizzare le cose da solo e con l’aiuto di mio fratello, odontotecnico, ho creato il primo stampo e i primi lipless. Dopo la prima cattura, la sensazione di euforia mi ha fatto capire che non era il risparmio o l’hobby a dovermi far proseguire, ma la soddisfazione. Oggi costruisco perché mi piace, perché è come essere sempre a pesca, perché quando sento un attacco capisco di aver fatto bene.

Quando peschi che tecniche pratichi, dove e rivolte a che pesce?
Pratico il ledgering per insidiare barbi e cavedani sui grandi fiumi e la passata, anche in corsi d’acqua minori (oltre allo spinning n.d.r).

Qual è il tuo più grande vizio?
Sono un fumatore. Durante le sessioni di pesca fumo anche più del solito perché perdo la cognizione del tempo.


Qual è il materiale che ami di più? E quale tecnica di costruzione?
Per essere sincero i materiali sono due: la resina e la gomma. Sono molto diversi tra loro ma entrambi mi portano a sviluppare lavorazioni che altri materiali non consentono. Non ho una tecnica di costruzione preferita rispetto ad altre. Quello che mi piace di più è la progettazione.

Nel corso degli anni, produttori e tecnologie hanno migliorato molto le nostre attrezzature da pesca, per te qual è stata la novità più utile e rilevante?
Senza dubbio l’impiego di materiali performanti ha migliorato la sensibilità delle canne, aperto le porte a molti verso tecniche di pesca nuove e ridotto i costi delle attrezzature di buona fattura. Anche i fili sono frutto di ricerche mirate e non è difficile trovare sul mercato dei nylon o dei trecciati di qualità per ogni esigenza di pesca.

Qual è l’elemento che conta di più nel successo di un artificiale? Colore e realismo, equilibrio dei pesi e vibrazioni, forma e sua idrodinamica?
Credo che il movimento sia l’elemento principale di un artificiale. Equilibrio, vibrazioni e forme sono la chiave per far nuotare l’esca. La colorazione può aiutare in qualche caso ma il realismo è relativo. Molti mi hanno posto questa domanda e per semplificare, pongo sempre l’esempio dei rotanti e degli ondulanti. “Pezzi di metallo” che non assomigliano per niente a qualcosa di animale in natura, ma che catturano perché hanno il giusto movimento e la corretta vibrazione. Anche in questo caso la colorazione può aiutare. Chi di noi non ne ha nella propria cassetta?

Ci descrivi i principali processi e fasi della costruzione di un tuo artificiale?
Quando penso ad un artificiale, inizio a ragionare sulle forme, sui pesi, sulle linee e su come poterlo realizzare. Prima di iniziare a creare qualcosa devo avere il quadro completo di tutto e vagliare mentalmente ogni passaggio, eventuali problemi, lavorazioni e specifiche del materiale. Per la modellazione impiego i materiali più disparati, dalla cera da laboratorio al milliput, dal legno alla stampa 3d. Di volta in volta valuto cosa si presta meglio al progetto e inizio. Per la lavorazione faccio uso di materiali impiegati in campo dentale, come siliconi e resine, perché offrono una prototipazione più rapida e una precisione più alta rispetto a quelli da modellismo. Per le esche in resina, una volta realizzato lo stampo e lo sviluppo del modello, passo alla colorazione. A seconda delle campiture e del tipo di effetto che voglio, uso un aerografo o i pennelli. Per evidenziare i dettagli delle cavallette ad esempio, ho utilizzato la tecnica “dry brush” che per anni ho sfruttato nel modellismo, dipingendo miniature. Sebbene non siano rilevanti ai fini della pesca, per il mio modo di costruire è un piacere curare i dettagli. Finita la verniciatura stendo più mani di resina epossidica trasparente per proteggere il tutto. Per le esche in gomma invece inizio scegliendo il tipo di mescola, i colori e gli aromi che meglio si sposano al progetto. Faccio una prima colata e poi aggiungo i particolari. I siliconi impiegati per gli stampi sono gli stessi per tutte le lavorazioni.

Quanto tempo dedichi all’autocostruzione e quanto alla pesca?
Normalmente cerco di andare a pesca una volta a settimana, di sabato. Se salto per qualche motivo, la settimana successiva è sempre più pesante. Nei periodi di ferie ho dedicato qualche giorno in più ma da quando è nato mio figlio preferisco dedicare a lui tutto il tempo libero che ho. La stessa cosa vale per la costruzione. Quando hai questa passione, la tua mente è sempre proiettata lì. Anche se sto facendo altro, arriva un’intuizione, un pensiero, un lampo e la tua mente inizia a proiettare schemi e progetti. Al lato pratico della costruzione cerco di dedicare almeno due o tre sere a settimana.

Cos’è per te la pesca e cosa significa per te costruire esche?
È un modo di vivere. Non un modo per vivere, ma uno stile di vita. Ragionare, progettare, valutare fattori che possono determinare un successo o un fallimento. Non è solo uno svago o una passione. È qualcosa che mi ha completamente assorbito.

Qual è la tua marca di esche artificiali presente sul mercato preferita?
Indubbiamente Rapala. È un sinonimo di garanzia sulla qualità del prodotto. Un pezzo importante di storia della pesca a spinning e un riferimento mondiale. Posso dire però che tra i grandi marchi ammiro Molix, azienda italiana che in un momento difficile come questo, riesce a portare in Italia e nel mondo i propri prodotti.


Qual è il tuo sogno di costruttore di esche?
Molti miei “colleghi” sognano di poter fare della costruzione il proprio lavoro e li capisco. Io però sogno un po’ più in grande. Mi piacerebbe creare un’azienda che si occupi solo di esche handmade, in cui possano lavorare gli artigiani della pesca. Un’azienda che sappia far fronte alle più diverse esigenze di pesca e possa portare esche artigianali di qualità sugli scaffali dei migliori negozi italiani e del mondo.

Se potessi scegliere un altro costruttore a cui affiancarti, presente o passato,  il più bravo, chi sarebbe?
Difficile dire chi sia il più bravo tra quelli che conosco. Ho avuto modo di conoscere molti costruttori su Facebook e di incontrare alcuni di loro alla fiera di Ferrara. Ho visto lavori eccellenti, nati da mani sapienti, esche che non hanno bisogno di presentazioni. Forse più che a un singolo, sceglierei di affiancarmi al gruppo Project Handcrafted Bait: è una fucina di veri talenti.

Quali sono, nell’ordine, i primi materiali e attrezzi che consigli a chi vuole iniziare ad autocostruire? E con quale imitazione partire?
Io modello con qualsiasi cosa si presti a farlo. Il “Kraken Nano” è nato da una candela di cera. Prendete quello che vi è più comodo e congeniale, che sia un pezzetto di balsa o un blocchetto di cera, del fimo o della plastilina. Insomma, qualcosa che possa far esplodere la vostra fantasia ma non la vostra cucina, che sia facilmente reperibile e lavorabile. Ragionate su un movimento che possa essere semplice, così come la forma, ma adescante. Tornate bambini, sporcandovi le mani con quello che preferite e divertitevi. Gli attrezzi che si trovano solitamente a casa, come un cutter, una pinza e un tronchesino vi aiuteranno nei primi lavori. Troverete infiniti tutorial su come fare successivamente gli stampi e gli sviluppi.

Che consigli daresti a chi si avvicina all’autocostruzione?
Iniziare a costruire esche richiede curiosità, manualità e voglia di imparare. Non abbiate la pretesa di avere da subito dei grandi risultati: molte volte, anche per i più bravi artigiani, un’esca è frutto di fallimenti, modifiche, test e migliorie continue. Seguite i consigli che può darvi qualche costruttore più esperto e informatevi sui materiali che meglio si prestano al lavoro che volete svolgere. Partite da progetti semplici e perfezionatevi con il tempo. Divertitevi a costruire, a inventare a “osare” con idee che pensate essere originali e arriverete a concepire delle esche tutte vostre. Mi sento in dovere di precisare che ci sono anche delle controindicazioni: dopo la prima cattura potreste diventare dipendenti, lo stato di euforia a ogni ferrata vi disegnerà un sorriso raggiante sul volto e la soddisfazione, se miscelata a nuove idee, potrebbe causare insonnia!

Per vedere tutte le sue esche andate sulla sua pagina Facebook o su quella di Fish&Pitch Lab.

2 Comments

  • Walter Scandaluzzi ha detto:

    Ma quando ci aspettate ad intervistare Roberto Leso di Novara detto RL minnow che ogni suo video in You Tube fà dalle 2000 alle 10.000 visite? Negozio a Novara Bicocca davanti alla chiesa con nome Punto Pesca.

    E Alberto Sambugaro e Loris Ferrari? Ci ho dovuto pensare io……Ciauuu e dite al Savino che lo saluta il CAVEDANO ah ah ah

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