Spinning Aspi, Skunk Anansie

aspio_spinning_pietroAvete presente quei racconti, quei report di uscite a pesca, che iniziano montando la cattiveria alieutica come panna montata con la frusta? Quelle storie di notti insonni con gli occhi sbarrati aspettando l’alba? Sì insomma, il classico racconto del furore della passione che ci fa uscire di casa al buio, affrontare il gelo, camminare ore ed ore lungo angusti sentieri per essere a pescare a tutti i costi dall’alba al tramonto nei luoghi più segreti, avete presente? Beh, questa storia è un’altra storia.

rilascio_aspioNegli anni il sacro fuoco della pesca non ci ha mai mollato e le sveglie le mordiamo ancora per andare a pescare (mentre tutti gli altri giorni ci limitiamo ad odiarle e picchiarle. N.d.R.). A testimoniare la nostra grinta giusta  ci sono moltissimi articoli in questo blog; ma questa volta, beh questa volta è andata diversamente.  Gli sbadigli leonini di ieri sera lasciavano presagire un risveglio più duro del solito. E ieri sera era venerdì sera, ho finito di lavorare alle otto come del resto ogni altro giorno della settimana trascorsa, poi a stento sul divano di casa ho tenuto gli occhi aperti davanti ad un film che non ricordo, infine, quale indomito pescaoperaio di Anonima Cucchiaino, mi sono messo allo scrittoio ad “elaborare” qualche esca classica da aspio con anellini e ancorette nuovi di pacca, per sentirsi sicuri dalla ferrata al guadino.

Il consueto lavoro di preparare le esche al loro meglio.

Il consueto lavoro di preparare le esche al loro meglio.

Credo fosse l’una di notte quando ho puntato la sveglia alle sei e quarantadue (odio la sveglia alle ore esatte… N.d.R) quasi sei ore di sonno mi sono sembrate un buon compromesso tra stanchezza e durezza, in inverno non serve svegliarsi prima per essere in pesca di prima mattina.

#truestory

#truestory

Nei miei sogni dorati un suono lontano si è insinuato con fastidio, non era parte della dolce armonia che vivevo tra le lenzuola calde, disturbava la simbiosi perfetta tra la mia guancia ed il cuscino. Il mio braccio è stato coraggioso a sfilarsi da sotto le coperte verso il comodino e, audacemente, a zittire quel coso nero che emetteva suono.  Un’ora più tardi un altro suono ha tentato l’assalto alla mia corteccia cerebrale cercando di fare breccia sul timpano dal mio padiglione auricolare, questa volta gli strazianti rintocchi elettronici hanno costretto l’occhio sinistro ad aprirsi, il braccio e la sua mano ad afferrare il coso nero e, supportati da un manipolo di neuroni combattivi, aggredire i segnali luminosi sulla piatta tastiera, zittire il suono nefasto e riprogrammare la sveglia definitivamente alle nove e zero due minuti!

Alle nove e mezza ho bevuto con calma il caffè, in macchina ho ascoltato il cd della band che stasera andrò a sentire in concerto, (già, perché oggi alle tre del pomeriggio smetterò di pescare! Devo andare con Marta al concerto di Skunk Anansie a rockeggiare durissimo… rod and rock, rock’n’rod! N.d.R.). Infine alle dieci e quarantacinque sono arrivato dove dovevo arrivare…  al baretto.

Guardo il caffè scendere dal becco della Cimbali dietro il bancone e so di aver fatto la scelta giusta, il fiume può continuare a correre, io oggi devo andare piano.

Piano piano sorseggio il caffé e penso al posto giusto dove andare ad insidiare le “frecce d’argento”, i pesci che allietano il mio inverno: gli aspi! La scelta è guidata da un rigoroso metodo scientifico: andare dove non si debba camminare troppo. Voglio parcheggiare e pescare, stile pensionato al laghetto. Un po’ perché ormai la pigrizia è la firma di questa pescata, un po’ perché ho pochissimo tempo in pesca e voglio sfruttarlo al meglio.release_aspio

Il primo lancio arriverà poco dopo  le undici. E’ un posto che mi piace, in passato ho preso molto bene qui. Metto in pratica quel che predico… Lanci lunghi, esche argentate piccole e pesanti, recupero lento vicino al fondo.

All’inizio mi godo il silenzio del fiume, la pace e la solitudine quieta di questi luoghi. Sono concentrato a godermi il momento e a pescare a ritmo dell’acqua. Dopo meno di mezz’ora però, la quiete e la pace zen stanno già lasciando il posto alla smania di sentire una maledetta abboccata!

Ed eccola: una tuonata mi piega la canna, la lotta è entusiasmante e dubito perfino si tratti di un aspio, che solitamente si stanca in fretta, invece un bel padellone d’argento arriva a guadino. E’ lungo, passa i settanta centimetri, uno dei più grossi di quest’anno per me. Vorrei farmi una foto ma sono a parecchi metri dalla spiaggia, con l’acqua alla vita. Lo libero senza foto, peccato per il report. Sono già molto felice. Insisto un po’ ma nulla. Scendo a valle qualche decina di metri, comincio a sentire fame e freddo ai piedi, è l’una circa, l’azione di pesca è sempre la stessa, il trecciato nuovo, il Kairiki 0.15 fila via che è un piacere, una grande novità, lancio lunghissimo e affondo in fretta, soprattutto adesso che ho armato la mia esca preferita di sempre: un ondulante “ardito” argento.

Altra botta in canna, altro pesce che tira con decisione e caparbietà, oggi gli aspi sono davvero in forma! La combo “rolex”, ovvero la canna fedele GLoomis NRX 822 6’6″ con stella 4000, si comporta proprio come un orologio svizzero e in poco tempo lo avvicino e vedo che è un pesce davvero spesso e massiccio, una femmina grossa e grassa e probabilmente carica di uova. Questa volta sono più vicino alla riva sabbiosa, la accosto e mi concedo un paio di foto prima del rilascio.  aspio_spinning_leggero

Torno a lanciare qualche metro dentro l’acqua, ma un vecchio taglio si riapre nei waders, negli stivali, lo capisco perché sento una lama di gelido acciaio pugnalarmi la coscia e quindi affondare nella carne tagliando la tuta di pile piano piano fino al piede… l’acciaio è acqua, di sangue neanche l’ombra, ma la gamba sinistra in breve tempo è congelata. Decido di ritirarmi in anticipo dalla sfida con gli aspi. Sto camminando verso la macchina quando incontro un giovane pescatore a cucchiaino che si sta recando verso il mio primo spot… lo incrocio e ci salutiamo: <Aspi?> chiedo al ragazzo, avendo notato un classico ondulante Toby argento e un’attrezzatura relativamente leggera, <Sì, aspi… ci provo un’ora!> mi dice. Sembra simpatico e bravo. Perché bravo? Non so, credo di capirlo dalla faccia e dall’attrezzatura giusta, non top di gamma, ma adatta a quella pesca, e poi attitudine umile ma con una luce furba in fondo agli occhi. Qualcosa mi dice che non posso tornare alla macchina… <Ah beh, se tu peschi qui, no problem, io vado un po’ più a valle>.

Torno sui miei passi, cinquanta metri a valle del ragazzo entro in acqua, il piede sinistro mi sembra stia scricchiolando da quanto è gelato, la gamba ormai fradicia invece urla… stringo i denti e penso a pescare… il ragazzo a monte sta già lanciando. Per fortuna al secondo lancio ferro un aspio e l’adrenalina mi fa dimenticare il freddo. Con la coda dell’occhio vedo che lui se n’è accorto, fingo indifferenza mentre  fotografo velocemente il pesce e lo rilascio.  freccia_argento_aspio

In realtà godo come un riccio in amore e mi rendo conto di essere una brutta, bruttissima persona! Il freddo però mi sta uccidendo, dopo poco mi ritiro definitivamente e vado all’auto. All’auto, quando mi sono cambiato e sto chiudendo il baule ormai pronto a partire, arriva un signore in bicicletta, mi saluta e decide che vuole chiacchierare con me. Ha 88 anni e, giustamente, ne va molto fiero: sono ottanta anni che “va a al fiume” e che con la sua bici va su e giù lungo l’argine. Ha una barca, pescava con la bilancia, ma ormai non riesce più a metterla giù e a manovrarla, la barca. Sono fortunato a pescare da riva oggi, dice, che ormai non passano più le “bettoline“, quei barconi da trasporto lunghe più di quindici metri e alte quattro, quando passavano loro si alzavano certe onde… Poi mi da un consiglio saggio: <Se prendi un aspio continua a pescare lì, ne puoi prendere anche quattro o magari dieci, nello stesso posto!>. Ha ragione.

<Io pescavo con la bilancia, una volta con la piena ho tirato su un siluro. A quei tempi non si sapeva neanche bene cosa fosse, era lungo un metro e settanta… con la bilancia, capisci? Quasi si rompe tutto!>. Lo ascolterei per ore, ma mi fa un cenno, inizia a pedalare e se ne va.

Apro la portiera e … sbuca dai cespugli il ragazzo. In effetti è passata un’ora. <Presi?>, chiedo con fare gentile e voce melliflua. <No. Nulla>.

<Ah, peccato! Dai andrà meglio la prossima, l’aspio è così…>, sorrido e saluto, ma siccome sono una persona brutta, bruttissima, un po’ ci godo. Marta e Skin mi stanno aspettando, sarà un concerto straordinario, band e voce a tutto rock!

Skunk Anansie al Mediolanum forum

Skunk Anansie al Mediolanum forum

E così Gennaio sta finendo, Febbraio è alle porte e gli aspi prosperino in pace perché presto, molto presto, sarà tempo di trote! Quel giorno leggendario che scandisce il nostro calendario anno dopo anno, si sta avvicinando: Il giorno dell’apertura della trota 2017. Noi ci saremo. #rocknrod

See You Spoon

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