Luccio a traina. Il lago in autunno

pietro invernizzi luccio metro italia

Luccio over Pietro InvernizziLa prima volta del nuovo “anno scolastico”. Nella mia testa l’anno è scandito ancora dai periodi della scuola, l’anno nuovo inizia a Settembre, anzi, ad essere precisi è scandito dalla stagione della pesca alla trota, sempre meno cardine unico dei miei pensieri, ma comunque cuore pulsante della mia passione per la pesca. Quindi l’anno nuovo inizia esattamente la prima domenica di Ottobre, quando chiude la pesca alla trota in Valsesia ed i pensieri si arrovellano, dal lunedì mattina al venerdì notte, se sia meglio andare ad Aspi, a Lucci, a Siluri o magari al mare…

Questo weekend è stato scelto il lago, un appuntamento importante: la prima “trainata” al luccio di questo nuovo autunno.

Marcello e Pietro Ready to go fishing!

Marcello e Pietro Ready to go fishing!

La traina al luccio è una pesca riflessiva, alcuni dicono noiosa, ma se ami profondamente il tuo lago è un modo perfetto per godere delle sue atmosfere, per salutare con calma le sue sponde ed accarezzare con la lenza i suoi fondali.

Per trainare la prima cosa che serve è una barca e la mia è ancora in riparazione. Questo chiaramente è un problema non da poco e rischia di far saltare l’appuntamento con l’amico Marcello e la sua ragazza, Sara. Perché se inviti un amico pescatore a fare una trainata insieme, ma non hai la barca, la pescata ne risulta compromessa e l’amico pescatore potrebbe odiarti per sempre per aver trasformato una potenziale giornata di pesca in un pic-nic con le fidanzate!

Marcello e Sara: una coppia in pesca!

Marcello e Sara: una coppia in pesca!

Ma Marcello, il celebre Okkio Remondi, prende bene la terribile notizia e insieme decidiamo di ripiegare sulla pesca da riva che, soprattutto in questa stagione, offre molte meno possibilità di insidiare i grossi lucci. Ci incontriamo alle otto di mattina in un punto dove l’auto si parcheggia vicino a lunghi pontili, l’acqua è piuttosto limpida ma spiego a Marcello com’è il fondale circostante: per lo più fangoso di appena due o tre metri di profondità, con diversi ostacoli ed alberi sommersi ed una zona precisa con un avvallamento di profondità superiore, forse cinque o sei metri. Quel “buco” mi ha regalato grosse soddisfazioni nei mesi scorsi, ero in barca allora, ma è a portata di lancio da riva…

Marcello lancia con precisione battendo l’area, muove piano un’esca che conosce molto bene, è forse il quarto o quinto lancio di questa giornata, abbiamo iniziato a pescare da pochissimo, lo sto osservando alle sue spalle quando lo vedo ferrare: <E’ grosso!> esclama.

La canna si piega sotto sforzo e due lunghi strattoni sono la firma inequivocabile di un grande esocide. Libero. Che peccato, sarebbe stato un inizio con il botto! Marcello non ha dubbi: era grosso sul serio. Continuiamo tutti e tre a pescare: Sara, Marcello ed io; camminiamo su e giù lungo la sponda e lanciamo al largo cambiando esca di frequente, ma usando per lo più esche di gomma come shad o grub oppure qualche ferro ondulante. Marta ci sta preparando la colazione a casa e in breve la raggiungiamo!

La sorte gira dopo il caffè. Bisogna sempre bere il caffè. Bussano alla finestra, è un caro amico di famiglia, l’abile falegname del paese, grandissimo pescatore e persona stupenda. Sa del mio problema e… mi presta una barca!

Marcello in prua alla barca

Marcello in prua alla barca

In breve Marcello ed io stiamo mettendo in acqua una splendida “Linden Fishing 410”, un guscio svedese di alluminio saldato che nel nome porta la sua missione: pescare. Le monto a poppa un altro prodigioso strumento della tecnica, il sei cavalli Evinrude “Fisherman” del 1968… Marcello ed io siamo felici come due bambini a Natale, la giornata ha preso una nuova piega: traineremo a lucci!

Il motore parte al primo colpo ma si spegne subito, è il serbatoio che non pompa benzina… prova, prova… è il cavo al contrario, Pietro sei un cretino… no non funziona lo stesso… dobbiamo riuscirci… cambia spinotto… non va… non può essere, dobbiamo farcela… rifai gli innesti… non va… cambia pompetta… ecco perfetto… tira e… Va, va, va!  Marci ha sistemato il problema meccanico meglio di MacGyver  e finalmente iniziamo la pescata, lasciando le donne a fare giretti del paese, shopping, cioccolate calde al bar o altre cose disdicevoli che non sono pescare. Noi caliamo le lenze e costeggiamo la sponda su batimetriche tra i sette e i dieci metri di profondità. Non ho l’ecoscandaglio, ma ci pesco da sempre e lo so.

 Ormai la mattinata sta volgendo al termine, le uniche emozioni sono state due belle abboccate del fondo ed il recupero della lenza di un pescatore di persici, allamata grazie a una mia discutibile manovra di traina nota come “giro giro tondo” tutto intorno alla tua barca e alle tue lenze…

L’idea era pescare i grossi esocidi intorno al banco di percidi su cui probabilmente il gentile signore stava pescando, il risultato è stato raccogliere una manciata di insulti a testa bassa.

Ci allontaniamo, io insisto con una delle mie grandi esche preferite, agganciata ad un moschettone top di gamma (stringease stay-lok) legata a due metri di fluorocarbon da 1mm, legato a sua volta al robusto trecciato powerpro, imbobinato in un mulinello da casting Shimano Cardiff 301, montato sulla mitica Shimano Yasei jerk 6’6″ da 4oz.

C’è un modo segreto per far abboccare i pesci. E’ una tecnica antichissima che conoscono i grandi maestri orientali. Diceva Combucio: “Quando dopo ore di ben pescare tu ti distrarrai, allora il grande pesce prenderai!”

Appoggio la canna sul fondo della barca, la blocco nello scalmo dei remi e la tengo con un piede sopra; quindi estraggo il cellulare dalla tasca e compongo il numero: risponde la canna in piega!

Sussulti violenti dal cimino al mio piede! Scaglio il cellulare in barca, afferro la canna e tiro una lunga ferrata. Non un colpo secco, ma un lungo tirone verso prua.  <C’è! E’ grosso!> Il pescione tira, io lo contrasto a canna bassa. La sua forza dei primi momenti mi fa sperare in un pesce anche più grande di quel che sarà.

Marcello va al motore e mette in folle, io recupero piano. Lo vediamo, è un bel pesce, non ci deve scappare!

Luccio in gran forma!

Luccio in gran forma!

Marcello ha pronto il guadino e alla prima occasione utile il luccio è in barca! Aveva l’esca fuori dalla bocca e solo un amo piantato esternamente sul labbro. Qualche rapida foto e riesce uno splendido rilascio! Ci diamo il cinque e pacche sulle spalle, è un momento stupendo ed è ancor più bello condividerlo tra veri appassionati!

Release del luccio!

Libero! Release perfetto!

Trainiamo ancora un’oretta, certi ormai che sia una buona giornata. La fame dei pesci forse si è placata, la nostra è cresciuta enormemente: risotto alla zucca, lardo e rosmarino e tanto barbera d’asti sono il rimedio!

Sara, Marcello e Pietro; foto by Marta

Sara, Marcello e Pietro; foto by Marta

Nel pomeriggio pescheremo ancora un paio d’ore con le ragazze, una specie di gita pescante in giro per il lago. Quando ormai il sole sarà tramontato Marcello con qualche lancio con piccoli shad dai colori accesi cercherà il perca, il lucioperca, rimediando con esperienza un’ultima abboccata, purtroppo anche questa persa… probabilmente un invito del lago a tornare!

Rock’n’Rod

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