Pensieri al mare, trote in montagna

Una bella fario presa e rilasciata a ninfa

Trota a ninfa

I pensieri sono già al mare, tutti i pensieri e per primi quelli di pesca, che poi sono sempre quelli più veloci e attivi nel groviglio della mia testa.

Il corpo invece langue, trasportato da misteriosa inerzia, tra il caldo afoso dei marciapiedi ed il fresco emicranico dell’aria condizionata nell’ufficio desolato.

Sono gli ultimi giorni di lavoro e tra di loro c’è l’ultimo weekend da cittadino.

Alba sul Fiume SesiaSabato passa, un’ora alla volta, con la famiglia. Dopo i saluti, ormai nel tardo pomeriggio, c’è tempo per controllare l’attrezzatura da pesca, così, solo per il gusto di avere tutto in ordine. Niente mi fa sentire più sereno che constatare che ho sufficiente attrezzatura da pesca; magari non posso pagare le bollette o le spese condominiali, ma sono ricco se non basta una giornata a riordinare tutte le esche, i mulinelli, i fili…

Intanto un riflusso di pensieri risale dal mare in cui si era perso, si fa strada nel groviglio mentale e lotta contro corrente per andare verso i monti… E’ questione di pochi minuti e prendo una decisione drastica sulle ore imminenti: vado a fare due lanci a spinning al tramonto in Sesia, poi butto la tenda su un prato, dormo alla selvaggia, all’alba altri due lanci e alle 7.30 caffè con mio fratello per dedicare il resto della giornata alla pesca a mosca!

Preparando mosche, ninfe e streamer...

Preparando mosche, ninfe e streamer…

Questo è il piano e questo è esattamente quello che farò. E’ stato un anno ricchissimo di soddisfazioni alieutiche, ma mi sono dedicato soprattutto ad altri predatori, trascurando un po’ le trote ed il “mio” amato fiume. Dopo l’apertura  di Febbraio ho cercato pochissime volte l’incontro con la divinità, la grande marmorata. Inoltre è da circa un anno che non pesco a mosca, forse solo un paio di uscite a ninfa la scorsa primavera

Queste saranno ore intense, la mia despedida estiva, il mio arrivederci, al Sesia e ai salmonidi!

In macchina con me c’è il vecchio Jimi che con le sue foxy ladies e le sue chitarre marziane mi tiene compagnia, rockeggiando fortissimo i tornanti passano in un attimo e alle 19.40 sto scendendo al fiume. Wet wading, non è una nuova categoria di You Porn ma il massimo piacere della pesca estiva: niente stivali, solo pantaloni leggeri e scarponcini e via nel fiume!

Pesco quasi due ore accanendomi in una gola profonda con grosse esche di gomma sul fondo e grandi minnow in superficie… In quel posto conosco per nome più di una “vecchia signora”, ma le nonne pinnate non ne vogliono sapere di farsi vedere, quando sarà ormai quasi buio avrò preso solo tre belle fario e una marmoratina di meno di 30 centimetri su un’esca lunga quasi quanto lei.

la prima trota del tramonto

 

Respiro a fondo l’aria di montagna e mi sento di appartenere a questo mondo di rocce, alberi, acqua e animali, più di quanto io non appartenga all’ufficio, all’asfalto, all’aria condizionata e alle automobili e a tutto quanto rappresenta la vita cittadina. Sospiro e mi affretto a recuperare la tenda dal baule, ormai è buio… Scendo un sentiero incespicando tra le radici e raggiungo una radura nel bosco, vicina al fiume sottostante e lontana abbastanza dalla strada, come insegnano a non fare a qualsiasi boyscout, mi metto sotto un albero. L’erba è alta e la superficie è pianeggiante: penso che dormirò bene, una lunga dormita senza soste!

La tenda solitaria nel bosco

#revenant #into_the_wild #zanzare #temporalenontitemo

Nella semi-oscurità monto a memoria la tenda, incalzato da uno sciame immenso e mostruoso di zanzare, che inizia a banchettare sulla mia pelle sudata. La notte è calda e afosa, il cielo senza stelle e senza luna è un manto di nuvole cupe. Appena la tenda è pronta e i picchetti piantati mi lancio dentro abbracciato al sacco a pelo. Controllo sia ben chiusa e uccido le due o tre zanzare che sono riuscite a entrare. Mi alimento in modo basico con gallette e mocetta, bevo l’acqua raccolta poco prima ad una fonte. Mi sdraio, ho caldo, ma dormo. Un’ora.

Alle 12.30 mi sveglia un brivido di freddo e umido… entro nel sacco a pelo. Animali ringhiano nel buio fuori, probabilmente volpi o altre piccole bestie. Il cielo è nero. Dormo, un’ora.

Alle 01.30 un lampo accecante mi costringe ad aprire gli occhi. E’ come se un dio avesse allestito un set fotografico fuori dalla tenda e con la sua enorme macchina fotografica stesse scattando con potentissimo flash… Impossibile tenere gli occhi chiusi: lampi illuminano la tenda fortissimamente per pochi attimi, mentre un suono straziante arresta il cuore: un lungo strappo nell’aria, una mano enorme ha afferrato il cielo e lo ha squarciato… lunghe crepe si allungano spaccando le nuvole come fossero di ghiaccio e cristallo… Ed è tutto terribilmente vicino. Forse non ho paura, ma neppure il coraggio di mettere il naso fuori dalla tenda. Una mitragliata d’acqua comincia a tempestare il tessuto sopra la mia testa ed il suo rumore si mischia al brontolio di tuoni lontani e squarci vicini. Mi rannicchio sul tappetino di plastica, confidando nel suo potere isolante dalle migliaia e migliaia di volt che probabilmente stanno per raggiungermi.

Alle 2.30 è solo pioggia lieve. Dormo.

Alle 4.30 mi sveglio per necessità di dare il mio contributo diretto all’irrigazione della valle.

Mangiare strudel e bere succo di frutta, solo soletto nel fresco e nella bruma dell’alba, è un piacere intenso. Fuori le prime luci allontanano nubi ormai leggere e scoprono i contorni neri delle montagne. Due volpi attraversano veloci l’erba a qualche decina di metri da me; la seconda, è più piccola e magra, un ciuffo bianco in fondo alla coda, si ferma, mi guarda qualche istante curiosa, sembra voler venire più vicino, ma poi si gira di scatto e corre via. IMG-20160731-WA0001

Alle 5 smonto la tenda. Mi muovo in una nuova danza di tarantolato… visto dall’esterno devo sembrare un pazzo, ma una banda di tafani mi sta ronzando intorno, se mi fermo un istante si posano e mi pungono… quindi saltello, sbatto le braccia e intanto smonto tutto in pochi attimi!

Alle 5.15 lancio un voluminoso pesciolino di legno snodato nella splendida lama del Sesia che mi stava aspettando. Nulla. L’acqua ha quel colore latte e menta da scioglimento di neve, non il massimo.

Mi stufo in fretta della caccia alla grande marmorata, quella richiede concentrazione e sacro fuoco alieutico, invece mi sento leggero e randagio; monto il più classico degli “acchiappa-trote”, un rotante argento, il Martin 15gr, e mi metto a pescare risalendo la corrente, lanci precisi e recuperi accompagnati per pettinare sassi e rigiri d’acqua, come facevo una volta…

In breve ho preso e rilasciato quattro trote, due fario, un ibrido e una marmoratina; tutte piccole ma selvatiche.

Trota a spinning

Trota a spinning

Francesco, mio fratello, è puntuale, spacca il minuto, alle 7.30 mi trova al bancone del Bar della Stazione per ordinare il caffè. Oggi pescheremo a mosca insieme, lo facciamo almeno una volta all’anno. Ho dei permessi omaggio per delle “Riserve Turistiche”, non li uso mai, ma è un peccato non approfittarne per fare pratica!

Francesco pesca a mosca secca

Francesco pesca a mosca secca

Lui non ha dubbi: <O a mosca secca o nulla!> è una questione di principio; io parto a streamer con l’idea di fare il tardo pomeriggio a ninfa. Il sole si alza e ci scalda, raffiche di vento a tratti ci rinfrescano. E’ un pescare rilassato, una ricerca di gesti appresi e dimenticati, lanci ora riusciti e spesso sbagliati. A secca sarà dura prendere per lui, a streamer qualcosina di bello viene fuori, ciccio-fario e iridee , persino una marmorata sui 60 esce dal fondale, appare e scompare come per magia.

Le fresche acque del fiume di montagna

Panino a bordo fiume con frittata alle cipolle, sgombro e… Autan! Una ricetta sopraffina per fare colpo sulle donne più sofisticate. Nel mio caso poi, l’aver passato due giorni a sudare in pesca e in tenda, senza possibilità di lavarmi, ha creato un effetto ascella irresistibile… eau de murator n°5, quell’afrore raffinato da uomo sovrappeso alla ventesima ora di cantiere sull’autostrada a ferragosto…

Francesco lascia il fiume, torna dalla sua prole, il cielo torna a coprirsi di nuvole scure, io continuo a pescare. Ora a ninfa. Una trotona ben oltre i 50 centimetri mangia la mia phaesant tail di punta, ma io sono un caprone, in tutti i sensi, e spacco dopo pochi secondi il finale dello 0,14. Il resto del pomeriggio mi vede impegnato a ricercare il contatto con le ninfette, questa pesca a lungo da me snobbata è in realtà molto molto tecnica, nelle correnti veloci è difficilissimo calibrare la passata, velocità, profondità… stare in pesca. Ho l’impressione di mancare moltissime abboccate senza neppure accorgermene.

Una bella fario presa e rilasciata a ninfa

 

Qualche bel pesce comunque riesco a prenderlo e mi farò degli autoscatti impietosi…

Ci sarebbe da pescare la parte migliore della giornata, il lungo tramonto estivo, ma lo confesso… sono stanco e domani inizia l’ultima settimana di lavoro. Fino a pochi anni fa non avrei neppure potuto pensare un simile concetto: stanco? Per pescare? Ebbene sì.

autoscatto a ninfa... flashhhh

autoscatto a ninfa… flashhhh

Guido sereno, rilassato dalle splendide ore sul fiume e rigenerato dalla notte selvatica, poco sonno ma tanta pace.

Congedo Jimi e le sue chitarre, faccio salire a bordo Roger Waters e i suoi amici rosati, gli do un passaggio fino a Milano.

Diluvio in autostrada

Diluvio in autostrada

In autostrada un diluvio universale rallenterà la nostra corsa, ma non quella dei pensieri marini che velocissimi scendono a valle, mi superano e si buttano tra acque salate e cristalline, si lanciano sotto forma di popper, metal jig, long jerk, fuori dalle scogliere, nelle risacche delle onde, nelle correnti delle foci, sotto le luci notturne dei lampioni del porto; con la mente sono già lì, pescatore innanzi al mare. Ancora pochi giorni e arrivo.

Rock’n’Rod

 

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