I “nazivegani”, il fiume, un padre e un figlio.

il blitz animalista a Quarona, sul fiume Sesia

Il filmato lo avete visto tutti. E se non lo avete visto, eccolo QUI, con un articolo del quotidiano “La Stampa” che spiega l’essenziale sulla vicenda. Potete immaginare cosa pensiamo noi di un gruppo di animalisti integralisti che interrompe una storica gara di pesca a mosca in Valsesia, cercando di umiliare un padre di fronte al proprio figlio. Ma siamo pescatori, quindi ogni nostra considerazione al riguardo sarebbe irriducibilmente di parte. Per questo, abbiamo deciso di pubblicare una riflessione di chi non ha dimestichezza con ami e mulinelli. Si chiama Michele Dalai. Fra le altre cose è scrittore, editore, padre, uomo di radio, di rugby, di calcio e di tv. Non di pesca.

Dopo avere visto il filmato, il 26 luglio 2016 Michele ha scritto su Twitter: “Animalista nervosetto che fai piangere il figlio del pescatore, hai fatto più danni alla causa tu in 5 secondi che la pesca con le bombe in 15 anni”.

Dopo poche ore, Michele Dalai ha pubblicato su Facebook un pensiero più ampio:

“Tornandoci su con un po’ di calma. La storia dei pescatori e degli animalisti è terribile nella sua liturgia, per la stupidità colossale delle parole e dei gesti mandati a memoria dagli animalisti vestiti di nero, per le dichiarazioni solenni e marziali, per la triste incapacità di trovare un posto al mondo e di capire la propria irrilevanza, di accettare la marginalità della propria lotta in giorni come questi.
Ci sono un padre e un figlio che pescano sulle rocce. In Italia la pesca sportiva non è proibita, è disciplinata e ben regolamentata, esiste. Davvero, il fatto che esista è uno dei punti nodali della questione. Io ho pescato solo una volta da bimbo, mi facevano impressione gli spasmi del pesce che annaspa in cerca di ossigeno, il grande occhio che si fa vitreo, l’idea stessa della morte. Non sono un pescatore e con tutta probabilità non lo sarò. Le immagini delle tonnare mi fanno stare male. Ma proviamo a concentrarci sul momento di quel video e non sulle petizioni di principio.
Quello che mi interessa sono il padre e il figlio, che passano una giornata insieme sul fiume, il padre fa cose che ha imparato da suo padre e le tramanda. È un valore centrale quello delle tradizioni, consegnare l’esperienza dei padri ai figli, dare un senso al proprio passaggio da queste parti. Un figlio vede suo padre come l’eroe più potente, invincibile e giusto. Quei gesti, la canna retta con sicurezza, i luoghi più pescosi e l’intuito del cacciatore sono lezioni che si possono un giorno cancellare o rivalutare ma che in quel momento creano un legame. Esperienze vissute insieme, condivisione.

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Michele Dalai in radio

Una delle militanti dice, e si sente distintamente: “Non ci paga mica nessuno per farlo”.
Ecco, meglio mi sentirei se qualcuno li avesse pagati per mettere in scena l’aggressione più ipocrita che abbia visto negli ultimi tempi e sì che son tempi terribili.
Dire a un bambino che pesca con il padre se si rende conto di essere un assassino e farlo senza essere pagati significa avere un’idea dell’umanità ormai drammaticamente compromessa.
Io non sono un animalista, sono un animale.
La mia specie si è evoluta prima bene e poi malissimo ma ha comunque raggiunto questo stadio grazie alla capacità di pensiero e discernimento che ogni tanto le permette di valutare opportunità ed errori con lucidità.
Non sono un animalista, sono un animale che rispetta enormemente le altre specie, consapevole però di amare e preservare più volentieri la mia.
Aggredire verbalmente un padre, mettere in scena il teatro orrendo del sofismo più bieco da lite di strada (‘non avvicinarti’, ‘abbassa quella mano’, non toccarmi’, ‘mi stai minacciando’ e tutto il corollario di puttanate mandate a memoria alla centesima visione di un servizio televisivo), dopo aver ampiamente provocato l’uomo e aver fatto piangere il figlio è parecchio peggio che stroncare la vita di una trota, con tutto l’amore per la trota.
Violare una legge che permette ai pescatori sportivi di esercitare la loro passione, farlo con quella furia psicologica paramilitare che poi si è pronti sia a rinnegare che a rivendicare con la stessa facilità, è una cosa che mi preoccupa e spaventa.
Meno di altre, più di altre ancora.
Perché ‘se non vi pagano per farlo’, se far piangere un bambino catechizzando il padre è il vostro atto di forza, la rivendicazione della vostra esistenza, bene io ho paura sia per noi che per le trote (o qualsiasi altro pesce fosse attaccato all’amo)”

 

P.s. Sul blitz animalista a Quarona si è pronunciata ufficialmente anche la Fipsas, la federazione italiana pesca portiva e attività subacquee. L’intevento lo trovate sulla pagina Facebook dell’ente

3 Comments

  • Daniele ha detto:

    Pseudo delinquenti e bulletti travestiti travestiti da animalisti. Che tristezza..

  • Daniele ha detto:

    Pseudo delinquenti e bulletti travestiti da animalisti. Che tristezza..

  • Fabio ha detto:

    io sono sia un papa’ che un pescatore, e a modo mio, come uomo cerco di trasmettere alle mie bambine tutto il rispetto possibile per la natura.
    non giudico un manipolo di ragazzotti galvanizzati perche’ e’ evidente che non sanno proprio nulla della vera filosofia di un pescatore evoluto. quando porto le mie bambine a pesca la prima cosa che cerco di trasmettere e’ il contatto con l’ambiente sentire gli odori i rumori e provare a immaginare dove possa nascondersi il “gobbetto” la scardola o l’alborella…. le mie bimbe amano pescare, ma la cosa che amano di piu’ e’ osservare le cose e soprattutto liberare la preda!
    le mie bambine si indignano se vedono una lattina di cocacola in acqua, si indignano per gli atteggiamenti dei grandi , per gli scarichi nel loro torrente vicino a casa , per le spazzature lasciate da sedicenti naturalisti picniccari della domenica. le mie bimbe che hanno ancora un cervello puro senza filtri hanno capito che la pesca ricreativa fatta con amore non fa alcun danno, ma hanno gia’ compreso quanti imbecilli dovranno affrontare durante il loro percorso tra gli esseri umani…

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