Apertura Pesca al Luccio 2016… Grandi sorprese vengono a galla!

Luccio record big lago pietro invernizzi italy
Luccio record big lago pietro invernizzi italyOrmai da qualche settimana la canna da casting era già armata in un angolo del salotto, la moglie preoccupata guardava quelle grosse ancorette minacciare vestiti e carni di chiunque passasse per casa. Un gesto assolutamente irrazionale quello di armare la canna con tale enorme anticipo, con tanto di esca appuntata agli anelli. E che esca… un grosso jerk da luccio! Tanta eccitazione era generata proprio dall’attesa di questo giorno, il giorno dell’incontro con il Re del Lago: l’Apertura della Stagione di Pesca al Luccio.

Jacopo in pesca a casting

Jacopo in pesca a casting

Tutte le tecniche di pesca portano il pescatore ad acquisti compulsivi di attrezzature, per gli spinners, ovvero i pescatori a lancio con esche artificiali, la pesca al luccio è tra le più pericolose per il portafogli, superata solo dallo spinning tropicale… Le esche da luccio pescano i pescatori con strabiliante efficacia, ed è facile capirne il motivo: sono grandi, a volte enormi e promettono prede enormi; hanno colori vivaci o estremamente realistici, al punto che a volte, recuperare certe esche, dà l’illusione di avere catturato qualcosa ad ogni lancio… l’esca stessa è già una bella preda!  Abbiamo una borsa piena di queste succulente imitazioni di pesci, la borsa pesa un quintale circa e ad essa si affiancano un guadino che  potrebbe tranquillamente ospitare le evoluzioni di un delfino curioso e 4 canne… due più leggere da spinning e due più pesanti da casting.
La nostra meta è un grande lago piemontese, acque libere! Ci teniamo a specificarlo.
Dopo una lauta colazione al baretto del paese, god bless the cappuccino, ci compiacciamo del meteo cupo: cielo coperto e qualche goccia di pioggia, la temperatura è mite.  Iniziamo a caricare la barca, un fido Canadian 430 di alluminio con un vecchio 6 cavalli… La barca è fidata sì, ma dopo quarant’anni di servizio, di padre in figlio, adesso fa acqua… molta acqua, di tanto in tanto dovremo svuotarla, gli stivaletti a bordo sono d’obbligo e vedere le scatole delle esche galleggiare tra i nostri piedi ci sembrerà normale.
Il ragionamento di oggi è un classico del Pike fishing: i lucci, anche grossi, in questo periodo “post-frega” dovrebbero accostare a riva, anche in acque basse. Quindi li cercheremo su aree di bassi fondali, da 6 a 0 metri di profondità, magari in anse riparate dai venti e li cercheremo rigorosamente a lancio! La traina ci ha dato grandi soddisfazioni e anche grandissime soddisfazioni nei mesi invernali, ma
non c’è dubbio che ferrare un luccio a jerk, sotto il pelo dell’acqua, è tutta un’altra storia… è il massimo del godimento!
Passiamo la mattinata a lanciare come ossessi, raggiungiamo le aree che ci piacciono con il motore a scoppio, lo spegniamo ancora distanti e quindi remiamo per portarci in “zona di lancio” e sempre con i remi costeggiamo la riva che ci ispira. Lanciamo sia verso riva, sia verso il largo… Alterniamo esche di gomma pesanti per avvicinarci al fondo, ad esche di reazione come grossi minnow e jerk recuperati a galla. In particolare io insisto con “subwalk” della Rapala e grossi “shallow jerk” artigianali, detto come mangiamo: esche in legno che si muovono poco sotto la superficie.
Non prendiamo nulla, né vediamo pesci… piuttosto un paio di barche di altri pescatori super tecnici e agguerriti. Chissà a loro come sta andando…

All’una il sole si fa strada tra le nuvole e porta luce e calore e con essi l’illuminazione: abbiamo una fame mostruosa!  La barca alla deriva vaga per il lago e noi divoriamo i panini commentando le aspettative pomeridiane… non siamo affatto scoraggiati dal cappotto che incombe, anzi, sembra un’ottima giornata e ci crediamo moltissimo!

Pronti a pescare... crederci al massimo, modalità Rock'n'Rod

Pronti a pescare… crederci al massimo, modalità Rock’n’Rod

Dopo pochi colpi di remo lungo un canneto e pochi lanci a destra e a manca, mi sembra di vedere due pesci nel sotto riva, in mezzo metro d’acqua… aguzzo la vista e riconosco le sagome di due luccetti sui cinquanta, forse sessanta, centimetri. Sono piccoli ma non resisto, lancio con la canna da spinning un long jerk argentato poco oltre i loro becchi… due jerkate col fiato sospeso, uno dei due esocidi si gira lento,  si avvicina all’esca sullo stop… riparto, dovrebbe scagliarsi, avventarsi, afferrare, abboccare… nulla, si gira e se ne va.
Non molliamo.
La fiducia nella propria esca è fondamentale, apprezzarla e conoscerla bene, sapere come muoverla come farla vivere. Ci porta a pescare meglio e ad essere più concentrati.
Io nel mio jerk-one credo fermamente, è quello che era armato in salotto da settimane, quello che ho studiato per ben benino anche in Madagascar sui Giant Trevally… E anche la combo anna e mulinello è quella di quasi tutti i miei lucci degli ultimi due anni: Yasei 6’6” da 4 oz e Cardiff 301, tracciato power pro  e fluocarbon da 1 mm.
Ready! Yasei 6'6", cardiff 301, Subwalk Rapala

Ready! Yasei 6’6″, cardiff 301, Subwalk Rapala

Lancio lungo, parallelo alla riva, su un fondale che credo essere di quattro o cinque metri. Inzio con una “pullata” lunga, ovvero con un tirone, poi mi fermo, due jerkatine side-to-side, due colpetti di cimino destra e sinistra. Stop.
Appena provo un altro colpetto sento una botta brutale sul polso e vedo un grande gorgo aprire le acque là dove c’è la mia esca! Ferratona lunga, canna in piega!
Abbasso velocemente il cimino verso l’acqua perché quel grande pescione dorato che vedo là in fondo è indemoniato ed è troppo vicino alla superficie per i miei gusti, ho paura di eventuali salti. Funziona. Corre verso il fondo… lascio che la frizione del mulinello faccia il suo lavoro. Poi si ferma e istantaneamente inizio a recuperare, lentamente, con calma. Assecondo con la canna le testate potenti che di tanto in tanto scuotono l’attrezzatura e le mie coronarie. Arriva vicino alla barca, è grosso. Scopriamo che il guadino si è arricchito di nuove decorazioni… il casino che regnava in barca  ha fatto sì che la rete catturasse diverse esche… no comment.  Il re sembrava arreso, sul fianco, ma in un attimo si raddrizza, scoda violentemente e parte verso il fondo… grazie al cielo ho la prontezza di assecondarlo abbassando di nuovo la canna e lasciandolo sbobinare per alcuni interminabili secondi… si ferma. Adesso è il momento. Recupero lento ma con decisione. Il guadino mi da poca sicurezza… la destra alza la canna al cielo, il luccio è accanto allo scafo d’alluminio, con la sinistra lo opercolo sotto la mandibola sinistra, la destra molla la canna e va sotto la pancia del pesce, alzo il piacevole e notevole peso. Preso!
Velocemente è liberato del jerk e messo nel guadino ora libero da altri ami, dentro l’acqua. Con due colpi di remo siamo a riva. Due o tre foto di rito con sorrisi a mille denti.
E’ un pesce maestoso e bellissimo. E’ massiccio, molto massiccio; si vedono i segni della recente frega, ma non è affatto patito…
Lo appoggio in acqua e appena sfiorata la superficie una codata favolosa lo fa allontanare fulmineamente da me.
Poi con un nuoto lento, quasi stupito e perplesso si allontana davanti ai nostri occhi. Grande apertura! Luccio big mama a jerk by Pietro Invernizzi
Riprendiamo la pesca a lancio fiduciosi ed entusiasti, ma nulla verrà a minacciare le nostre esche per le successive due ore.
Al tramonto, un po’ stanchini dopo mille milioni di lanci, decidiamo di fare una traina spiombata con dei crank.
Appena partiti, dopo aver chiuso il freno del mulinello da un minuto circa, una tuonata, uno strattone tremendo mi sorprenderà…
Rispondo ferrando lungo, ma un’altra testata violenta fletterà la canna, istintivamente, di reazione, con il pollice bloccherò la bobina e proverò a contro-ferrare… Eccessivo, un errore. L’unghia del pollice quasi si incastrerà sotto il ponte del mulinello, la canna si piegherà forte e… libero…
Basito e triste recupererò e scoprirò di aver aperto due ami delle due ancorette… assurdo! Ma quelle ancorette originali del crank, che credevo buone, a ben vedere sono gracili e sottili. Quest’ultima emozione, quest’ultimo amaro rimpianto, rovinerà un po’ la festa di una grande apertura luccio 2016. Perché si sa, i pesci persi sono sempre i più grossi, crescono nella nostra fantasia, ci ossessionano, diventano un luccio da un metro e mezzo o forse una trota lacustre gigante, magari un perca enorme, probabilmente un drago… non lo sapremo mai. Ma quel che è certo è che torneremo a cercare di prenderlo! Un eterno inseguire i propri sogni, con la canna da pesca in mano.
Rock’n’Rod

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